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24 novembre 2014 1 24 /11 /novembre /2014 08:20

Ci sono ferite più profonde di altre, che fanno più male. Ferite che nel corso degli anni smettono di sanguinare certo, ma rimangono sempre con te,  come una cicatrice che pizzica.
Il dolore dopo un po' passa e quasi te ne dimentichi, ma rimane sempre con te il ricordo di quello che hai provato, come un brufolo dietro la schiena. Lo senti, ti da fastidio, ti ricorda che c'è, ma non lo vedi e per quanto tu possa cercare di arrivare ad estirparlo non ci riesci.
Il tempo cancella molte cose, ed io non sono capace di portare rancore. Non perché sia troppo buona, sono solo troppo pigra. E poi diciamocelo: anche il rancore va meritato, va curato e ci si deve dedicare un po'. 
L'odio, come l'amore è un sentimento che va alimentato: il primo con dedizione e attenzione, il secondo con una certa predisposizione d'animo e con comportamenti concludenti.  L'odio è  una vecchia stufa in cui va buttato un po' di carbone tutti i giorni, altrimenti il fuoco si spegne e muore. A dire il vero, a me per spalare con costanza è necessaria molta motivazione e quindi il mio odio si derubrica il più delle volte in malcelata indifferenza. Diciamocelo, ma sti cazzi.
Non a caso essere un buon villain 
è sempre difficile, è un ruolo che regala glamour e luce, tra i più ambiti al cinema. Volete mettere che gnocca la strega di Biancaneve? Non a caso la interpreta Angelina, mica la prima che passa. Biancaneve è così buona, bella e stucchevolmente perfetta solo perché brilla di luce riflessa. Oppure Joker, lucidamente psicopatico e brillante, che rende Batman un eroe solo per il fatto di esistere.

Essere un buon villain è importante, cazzo, è un lavoro che va fatto con scrupolo e serietà altrimenti si cade nel ridicolo ed è un attimo a ritrovarsi tra i piedi Will Coyote che cerca di rubare le pecore al cane da pastore. 
O peggio nel patetico, così come è successo a me.
Ci vuole classe, perdincibaccolina.
Luce, smalto, sarcasmo e cattiveria a pizzichi, ma non a mazzi, perché l'esagerazione fa cadere nel grottesco e non ci piace.


Le persone che investirei con la macchina non sono molte, e se si escludono personaggi inventati, politici e scrittori da strapazzo che non sanno usare il congiuntivo la lista si riduce fin quasi a scomparire. Però c'è, eccome. Diciamo che le dita di una mano non sono tutte necessarie a contarli, ma quasi.

Ieri incontrando per caso un allegro abitante della mia suppur breve lista è scattato il patetico. Mi ha visto da lontano (o forse mi pedinava? Boh, io facevo la spesa) e quando i nostri sguardi si sono incrociati ha assunto l'elegante espressione di chi sta per avere un attacco di cuore. Dopodichè ha abbassato lo sguardo ed è scappato più veloce dei lupi della steppa alla vista di Masha.
E dire che di lui ricordavo soprattutto l'ironia, che delusione.  Invece ho visto proprio il timore nel suo sguardo, la paura che potessi reagire male. E'vero che ho un brutto carattere, ma son passati quasi dieci anni, non potremmo lasciarci cullare dal sereno mare della placida indifferenza?
Che poi, paura: stavo comprando la pastina per Emma, mica un kalashnikov, abbi pazienza. Che avrà pensato, che potessi tirargli contro le stelline rotanti come i ninja?
Ad ogni modo, una delusione. 
E' proprio vero che se uno vuole un cattivo di un certo livello se lo deve far da sé.
In effetti io come matrigna mica son male. 

Buauhahahahhahahah!

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21 novembre 2014 5 21 /11 /novembre /2014 14:37

Signora mia, c'è la crisi.
Nessuno assume più, nessuno lavora più, nessuno si prende più la briga di fare nulla.
Il paese ristagna, signora mia, e la colpa lei lo sa di chi è? No, non dell'Europa e nemmeno della Cina.
L'euro? Nono, lui non c'entra. E nemmeno la corruzione imperante del nostro paese, il fancazzismo in cui ci beiamo e neanche il carrozzone del pubblico: non sono questi i problemi.
Il problema numero uno dell'Italia, signora mia, è l'art. 18.

Articolodiciottodechè?
Signora mia, l'art. 18, l'art. 18, possibile che non sappia nulla? E' la legge che difende i lavoratori dalle cattiverie dei datori di lavoro, l'unica norma che li salva e che vogliono togliere. Proprio quella lì, pensate che gente che ci governa. L'art. 18 smacchia e sbianca, pulisce il water e bagna anche le piante quando lei non c'è.
Ma chi? Chi? E come mai?
Eh, signora mia, son comunisti, son fascisti. Sono capitalisti senza scrupoli legati alle lobby del petrolio e delle scie chimiche, c'è da aver paura, soprattutto dei rettiliani.
E che possiamo fare? 
Sciopero, signora mia, sciopero!

Abbiamo trasmesso: sintesi del pensiero comune italiano.

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20 novembre 2014 4 20 /11 /novembre /2014 15:00

Ci sono giorni in cui va tutto storto, dalla bolletta che arriva al momento inopportuno ed è sgraziatamente troppo alta, alla televisione che si blocca e proprio non ti va giù.
Ci sono giorni in cui la stanchezza va oltre il tuo limite massimo e ti dici: "Non ce la faccio più"​.

Ci sono giorni in cui non ricordi più la tua vita com'era, quando la tua unica responsabilità era il gatto e fare la spesa. O al massimo la pianta grassa che tieni sul ripiano in cucina, che campa con l'umidità dell'aria e ogni tanto ti gratifica con un fiore. Gratis.
Ma la nascita di un figlio cambia le carte in tavola, molto più dell'adozione di un gatto, seppur problematico come Nevruz. Non si tratta dell'impegno fisico, o meglio non solo di quello. Non è cambiare pannolini, ninnare una creatura che superaormai i dieci chili, guardare almeno duecento volte lo stesso episodio della Pimpa pregando che cambi almeno un dettaglio e nemmeno attendere con appassionante pazienza che si decida ad aprire la bocca per mangiare la minestra. 
E' pesante, certo, ma è la parte che poi passa. Dicono.

Me ne sono resa conto quando Emma non è stata bene e tra febbre, vomito e diarrea mi guardava con la faccia supplichevole di chi chiede aiuto senza riceverne affatto. Me la sono tenuta addosso, rannicchiata sul petto come quando era piccola. Poetico, vero? Lo diventa meno se si considerano le sue dimensioni, ma una mamma lo fa volentieri lo stesso, povero uccelino mio.
Se ne stava acciambellata stretta a me e io non sapevo che fare se non stringerla forte e sperare che non fose niente, impotente e inutile come una saliera nel deserto. Perché poi queste cose capitano sempre nei giorni festivi, in cui il pediatra non ti risponde manco a morire e passa le sue giornate a fare yoga per ritemprarsi giustamente dopo cinque giorni consecutivi di deliri di mamme stalker. Come me, del resto.

Dentro di me si è andato insinuando il peggiore dei dubbi: ma chi me lo ha fatto fare? Io non sono capace, una creatura così piccola, fragile e bella in mano a me che son capace di fare i peggiori casini del mondo. Povera creatura, non mi guardare così. Amoredellamamma, ora che facciamo?
E anche se lei ha dormito un sonno di piombo, io son rimasta a guardarla attonita e spaventata, chiedendomi
se sarebbe stata ancora bene, se avrebbe di nuovo mostrato il suo sorriso sdentato e colorato di fossette.
Ma è venuto alla fine il lunedì, e con lui la sentenza inequivocabile del pediatra: acetone, signora mia.

Ommioddio! ho esclamato io.
Tale e quale sua mamma! ha affermato mia madre senza scomporsi.
Acida sin da piccola pure lei ha commentato l'Amoremio.
Acido, acida, acido, acida!

Cabaret in famiglia. 
No comment.

Nulla di grave, ma la paranoia di non saper gestire e fare rimane. Vederla fare la parodia dell'idrante senza sapere cosa fare non è stato bello, no. Ma capita, dicono. Come capita il sentirsi senza forze davanti all'ennesimo malanno, al raffreddore che dura tre mesi ed alla tosse che fa concorrenza all'abbaiare del cane del vicino. Capita, dicono, pensare "Chi me l'ha fatto fare" e rimpiangere un prima che non esiste più e che non era nemmeno così scintillante. O almeno, non come i suoi occhi.
 
Ora, dopo qualche giorno di integratori, diversi cucchiai di Coca Cola dati sottobanco e un milione di coccole, Emma è guarita e si prepara alla sua grande rentrée all'asilo pronta per iniziare i laboratori di Natale.


Riusciremo a non crollare ancora?

 

 

 


 

 
 

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12 novembre 2014 3 12 /11 /novembre /2014 09:00

Emma ha nove mesi. Oddio, il tempo scorre così velocemente che in realtà ne ha già quasi dieci, di mesi. Son lì, li sta per compiere: è un baleno.

Sembra impossibile, eppure si sta trasformando con una velocità inarrestabile. Ogni giorno scopre una cosa nuova, ogni giorno il suo cervello cresce ed immagazzina milioni di informazioni.
Afferra oggetti con sicurezza, li manipola, riesce persino a portarsi il mangiare alla bocca anche se solo con grande sforzo e solo se il gioco vale la candela. Se si tratta di prosciutto crudo ok, sennò v'attaccate.
Sta in piedi nel box e lo circumnaviga almeno cento volte al giorno. Gattonare no, ma lo stare in piedi la fa impazzire. 
Insomma, cresce.
La neonata che stava tutta ripiegata ed era intrappolata nel grande circolo poppata/pannolino/pisolino sembra lontana mille mila chilometri.  Eppure è lì, dentro di lei. E' dietro l'angolo.
Cresce, cresce veloce, ed io non vedo l'ora di sentirle pronunciare la prima parola. Che voce avrà mia figlia? E che carattere? Andremo d'accordo?
E' bellissimo vederla crescere, scoprire come i processi cognitivi del suo cervello si evolvono, la rapidità con cui apprende, la bellezza del suo sorriso malizioso e sdentato che sta a dirti: "Abbèlla, guarda che ho già capito tutto".
Proprio ieri ha deciso che il momento di lanciare baci a destra e sinistra era finalmente arrivato. Immaginato le scene di scioglimento parentale a cui ho assistito? Sì, anche io ovvio.
Ma gli altri di più.
Ci sono mamme che rimpiangono i loro figli da neonati; io, almeno per il momento, non vedo l'ora che cresca, non riesco nemmeno ad immaginare il momento in cui potrò interagire con lei ad un livello diverso. Magari cambierò idea presto, o magari quando sarà adolescente e mi sbatterà le porte in faccia.
Perché accadrà, oh se accadrà.

Per ora la guardo cercare di controllare l'indice ed il pollice e penso a quanto sia meraviglioso. 


E a quanto LEI sia meravigliosa.
 

 

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4 novembre 2014 2 04 /11 /novembre /2014 13:18

Ha cominciato la gnocca, con un po' di raffreddore.
E poi la tosse, canina e catarrosa.
E la febbre.

E' l'asilo, dicono, il primo anno pare che sia uno scotto impossibile da non pagare.
E giù aerosol, gocce, sciroppino omeopatico che ne potresti bere una mezza confezione tanto non fa una cippa, palliativi vari ed assortiti.
Poi è arrivata la febbre. Non tanta, ma abbastanza per non andare all'asilo e far saltare per aria tutte le bella abitudini appena consolidate.
E per trasformarla in un'arma batteriologica di distruzione di massa.

Già, perchè ora che finalmente lei sembra (e dico sembra incrociando tutte le dita delle mani e dei piedi) uscita dal tunnel e sgombra dall'assistenza indesiderata di antibiotici e succedanei tutto il parentado intorno a lei ha iniziato a crollare.
La prima, ovviamente, è stata la mamma,  ma a ruota sono seguiti i nonni e poi gli zii preferiti. Perché far fare a tua sorella e al suo compagno la madrina ed il padrino al battesimo se poi non possono godersi in ogni senso tua figlia? Bacilli compresi, ovvio.
Non è difficile prenderla con un mostriciattolo di dieci chili che ti abbaia in faccia tutto il suo disappunto. E che vuole le coccole. E sbava.

Che poi io odio l'aerosol e non lo farò MAI, chiaro? 
Sì certo, Emma lo fa eccome anche se strepita.  

E quindi?

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27 ottobre 2014 1 27 /10 /ottobre /2014 09:18

Io e l'Amoremio in genere siamo un cervello solo diviso in due corpi. Abbiamo gli stessi gusti, le stesse convinzioni, le stesse idee. Certo, io sono il caos e lui l'ordine, ma per il resto dal giorno del nostro incontro parlando è stato un susseguirsi di Anch'io, anch'io!.
Tranne per un'unica, piccola questione: l'idea di fare una crociera.
A lui l'idea sollazza e intriga, a me decisamente NO.

Sarà per la mia claustrofobia, sarà per il viaggio in Sardegna fatto ormai più di quindici anni fa in unma cabina angusta e soffocante, ma io anche no.
Ma lui non demorde e periodicamente mi propone volantini, brochure e siti di crociere per provare a farmi venire voglia. Ed eccolo quindi arrivare con due nuove proposte della MSC Crociere, una "calda" (Marocco e Canarie) e una "fredda" (verso il Nord Europa). Nel tempo ho imparato che resistere non serve a nulla, solo a farlo tornare alla carica prima, e quindi come al solito mi son messa a guardare la sua proposta, printa a dire il mio sonoro NO.

Ma avevo fatto i conti senza MSC, stavolta. Lasciando perdere la seppur bella ma classica crociera Marocco e Canarie, la mia attenzione è stata catalizzata dalla bellissima MSC Orchestra e dall'idea di navigare verso il Nord Europa. Non ho mai amato il freddo, ma le fotografie del sito parlano una lingua meravigliosa. Norvegia, Danimarca, Estonia e Russia sono destinazioni che non avevo mai preso in considerazione. Sbagliando. Che dire di una crociera in mezzo ai fiordi? O di visitare l'Islanda? E che dire della bellissima San Pietroburgo? così piena di fascino, di storia... 
Una crociera (molto estiva, chiaramente) arriva fino alle isole Svalbard. Chi avrebbe mai detto che fosse possibile visitarle? 
Ecco, mi sono quasi innamorata.
In fondo, queste navi sono bellissime, dotate di tutti i comfort e lontane anni luce dal traghetto claustrofobico per la Sardegna che tanto mi ha traumatizzato.
E poi, prenotando prima, il costo non è nemmeno elevatissimo... 

Che faccio, cedo?

Per amore, chiaramente...

 

 

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4 giugno 2014 3 04 /06 /giugno /2014 07:30

Sono viva, eh.

Cioè, abbastanza viva, anche se mi sento come uno di quei topi da laboratorio messi per una settimana sotto un neon per vedere l'effetto che fa.

Avete presente quella sensazione che vi prende(va) alle sei del mattino quando da gggiovani si andava a ballare tutta la notte? Quella sensazione di testa leggera, vagamente scossa, le sensazioni corporee leggermente attutite? Ecco, ma senza aver bevuto nulla, però. Nemmeno un cocktail, nemmeno un crodino.

E soprattutto con le capacità di ripresa di una trentottenne. Ben tenuta, magari, ma sempre trentottenne.

E' che mia figlia ha deciso che la notte si balla, si canta e si ride. Si ride, sì, che a lei la cosa la deve far scompisciare parecchio, visto che si sganascia alle tre di notte come se fosse la cosa più naturale del mondo. Non c'è niente da ridere, bella mia proprio niente.

Le cause?

Era una notte buia e tempestosa... ah, no. Scusate, mi cala l'attenzione. Dicevamo? Sì, giusto. E' iniziato tutto con la cosiddetta “calibrazione del latte”: in pratica mia figlia è un piranha e il mio latte non le bastava più, perciò di notte ha iniziato a svegliarsi con la fame. Un paio di volte, non di più, ma da zero a due ho accusato il colpo. Sono anziana, l'ho già detto?

Quando la questione sembrava risolta è arrivato lui: il richiamo del vaccino.

Ora, non voglio sembrare né allarmista, né grillina ma il vaccino esavalente ha i suoi begli effettucci collaterali, specie se sparato insieme allo pneumococco, gentilmente offerto dalla Regione Umbria.

Non capite male, i vaccini secondo me vanno fatti, sono non solo indispensabili ma anche un dovere civico verso il prossimo. Ma hanno effetti collaterali, è inutile negarlo. Più o meno pesanti, più o meno duraturi nel tempo, ma ce l'hanno. Non è acqua fresca, è comunque una botta al sistema immunitario del neonato che va gestita e tenuta sotto controllo.

Un male necessario, ecco li definirei così i vaccini.

Fattostà che Emma ha iniziato a saltare nel sonno come una molla. Avete presente quando state nel dormiveglia e sognate di cadere? Ecco, così. Trenta volte a notte. Salta, si sveglia, chiama, ride e dopo poco si riaddormenta. LEI. Io, chiaramente, no. Glom.

A distanza di otto giorni le cose vanno meglio, ma io avrei bisogno urgente di otto giorni in una SPA con due massaggiatori cubani a pieno servizio.

Mi sorge spontanea una domanda: ma come facevo ad andare a ballare fino alle quattro del mattino, tornare a casa ed essere in ufficio sveglia alle otto?

 

Ah, già. Era dieci anni fa.

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19 maggio 2014 1 19 /05 /maggio /2014 08:22

Io convivo.
Un po' per convinzione, un po' per via dell'usato seminuovo, un po' perché l'idea folle e dispendiosa di imbarcarmi nell'organizzazione di una cerimonia mi rende idrofoba.
Motivi futili? Forse, ma io devo dire che mi ci trovo bene.

Ad ogni modo ritengo siano fatti miei e del mio compagno, convinzioni e decisioni che riguardano solo la coppia in sé e non dovrebbero interferire con niente altro.

Ma non è che sia proprio così, specie in Italia, paese fortemente cattolico più nelle sue leggi che nelle attitudini del suo popolo. Le chiese sono vuote, ma gli scranni del potere non se ne sono ancora accorti, troppo presi dal comune senso del pudore.

Tutto ciò ha generato un vuoto normativo che comporta il binomio convivenza/nulla e questo in linea di principio potrebbe starmi anche bene, purché venisse mantenuta una linea normativa con una certa coerenza. E chiedere troppo?
Evidentemente sì.

Facciamo degli esempi.

Nell'anacronistico modulo di richiesta degli assegni familiari non compare lo status della convivenza, non essendo riconosciuto. Io potrei essere nell'ordine: nubile, separata, vedova, coniugata, divorziata o abbandonata. Ma non convivente. Questo comporta che nella compilazione del modulo stesso non vengano inseriti i redditi del mio compagno, con un aumento dell'importo mensile erogato dall'INPS visto che l'importo si basa sul reddito imponibile. Bello, vero? Questo perché non viene riconosciuta la convivenza o forse perché nessuno all'INPS si è preso la briga di modificare un modulo per non pestare i piedi a qualche moralista, e così facendo genera iniquità sociale.
Per due spicci poi, ma ormai è una guerra tra poveri e mi sono sentita dire che non mi sposo perché sono furba ed ho trovato un modo per fregare lo Stato.
Eh.

Se si va a guardare bene, però, non è proprio così.
Tralasciando tutti i diritti dei coniugati che non vengono riconosciuti (a torto o ragione a seconda del vostro pensiero) e sorvolando sul fatto che coi punti del cesareo son dovuta andare a iscrivere mia figlia all'anagrafe insieme all'Amoremio (che sennò non ci credevano che l'avevo fatta io, li mortacci vostri), la convivenza, per farla semplice, non genera una famiglia nel senso fiscale perciò se uno dei due perde il lavoro non può essere considerato a carico dell'altro nel modello delle detrazioni IRPEF e non si può fare il modello 730 congiunto.
Per dire.

Chiaro? Giusto, anche.

Ma allora mi spiegate allora perché il modello ISEE per l'assegnazione delle graduatorie degli asili nido (e di molto altro) invece tiene conto anche della convivenza come nucleo familiare?

No, spiegatemi il perché in maniera logica, astenersi perditempo e ciarlieri d'occasione che si sentono in dovere di pontificare. O lo Stato riconosce la convivenza, e allora vale per tutto, oppure non la riconosce ed allora anche nell'ISEE sono una povera ragazza madre, con buona pace dell'Amoremio.

Non è che io voglia far pesare le mie scelte sugli altri, è solo che voglio capire.

E' troppo chiedere coerenza e chiarezza? Evidentemente per lo stato italiano sì, visto che gioca da anni su questo status.

 

Attendo numi. Ma anche strali...

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30 settembre 2013 1 30 /09 /settembre /2013 11:20

carrie-diaries-ratings-are-in.jpgPer la mia generazione di donne Sex & The City è stato un punto di riferimento importante, non tanto per la storia d’amore (orrevole e malsana, secondo me) tra Carrie e Mr. Big che magari ha fatto sognare le più romantiche tra noi, ma per lo sdoganamento dell’argomento sesso nelle chiacchiere tra amiche e soprattutto del linguaggio diretto, per non dire sboccato secondo alcuni, ed ironico che lo caratterizza. Lo, so, ora sembra una cavolata, ma che volete? Erano gli anni ’90, anni in cui Donna di Beverly Hills predicava la verginità, per dire.

 

E’ sempre un piacere rivederlo in televisione, specialmente e soprattutto le prime serie, anche se non è che fosse perfetto. Prima di tutto Mr. Big è figo come il corriere di Bartolini che stamattina mi ha portato il mio ultimo acquisto su Groupon, e ‘sti attributi li vorrei proprio vedere ché mica ci credo tanto; c’aveva solo il fascino dell’uomo sfuggente, impegnato e stronzo che in genere piace ad un certo tipo di donna, ma che andrebbe fustigato nella pubblica piazza con un gatto a  nove code.

 

E poi Carrie.
Dico io, va bene: TUTTE noi ragazze, soprattutto se  con velleità di scrittrice, ci siamo sentite un po’ Carrie e ci siamo identificate con lei, ma c’ha rovinato la vita. C’ha fatto credere che bastasse scrivere una pulciosissima rubrica settimanale su un giornale per poterci permettere una casa a Manhattan, scarpe di Manolo e cene fuori quando ci pare. Certo. Infatti io sono in causa con un giornale e devo prendere diecimila euro che non so se vedrò mai. Grazie Carrie.

Lo sapevo che dovevo prendere come modello Samantha.

O al limite Miranda.

No, Charlotte no: c’ha un marito pelato e un cane orribile.

 

Ora, dopo la fine del telefilm e due film di cui uno realmente indecoroso, ecco uscire fuori The Carrie Diaries, ossia la nostra eroina all’età di 16 anni fatti e finiti. Com’era? Dov’era? Che scarpe portava? Ho cercato di starne lontana lo giuro. Anche perché è il genere di telefilm che l’Amoremio proprio non digerisce. Ma ho fallito, miseramente, ed inseguo le repliche su Foxlife ad orari impossibili per non dare troppo nell’occhio.  Troppa la curiosità e la voglia di “conoscere” Carrie da ragazzina anche se:

  1. Carrie a 16 anni è troppo carina e per essersi trasformata poi nella thirty-someting Sarah Jessica Parker degli anni 2000 possiamo solo immaginare che traumi abbia dovuto affrontare. Oppure un taxi di Manhattan l’ha messa sotto. Un paio di volte. Almeno.
  2.  Storia del telefilm vuole che Carrie inseguisse sempre l’amore sbagliato perché vittima di un padre assente e fedifrago. Quello della serie è buonissimo, quindi o c’ha raccontato un sacco di storie nel telefilm per giustificare le sue pessime scelte sentimentali o questo telefilm ha più incongruenze di X-Men - L'inizio e questo è tutto dire.
  3.  E’ noioso. Va bene, è un teen drama, ma in confronto Dawson’s Creek era Sodoma.

Però la musica anni Ottanta ed i vestiti sono bellissimi.

Ma quant’era fica la moda anni’80? I nastri di pizzo tra i capelli, le calze rotte, le spallin… ehm, no. Forse anche no,

Dovrei smettere di guardarlo, è una perdita di tempo.

Uno sciacquacervello, al più.

 

Ma tanto  va a finire che lo guardo tutto, che vi credete?

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11 settembre 2013 3 11 /09 /settembre /2013 14:21

french-john-pillbox-hat-with-feather-1960s.jpgOgnuno ha i suoi vizi, io mi faccio il gel alle unghie.

E’ comodo, pratico, mi permette di non pensare al capitolo mani per almeno un mese e, fatto non trascurabile, mi regala mezz’ora solo per me in cui sono gli altri che pensano a coccolarmi e io non devo fare nulla.

Senza contare poi che Laura, la mia estetista, è in pratica la mia psicologa. Poraccia, che vita grama.

 

Sì, lo so che per qualcuno è volgare.

Per me, no.

E' comodo.

E poi io odio farmi le unghie, mettermi lo smalto e pensare alle mani, quindi l'alternativa al gel è lo stato brado.

Chiaro?

 

Tra chiacchiere e amenità varie, suona il telefono del centro estetico e lei va a rispondere.

 

Nel momento di silenzio che segue non posso far a meno di ascoltare il vociare proveniente dalla cabina attigua, e grazie alla voce particolarmente discreta della cliente apprendo che:

 

Ha una figlia che quest’anno farà la prima media

L’hanno (anatema!!!) messa in una classe con troppi stranieri. Siamo in Italia, porca miseria, dove arriveremo? A quei ragazzini che c’hanno due madri o due padri?

Gesùcristo!

Ah, ma lei ha protestato, eh! Pure dal sindaco! Perché lei li conosce i suoi diritti, mica si fa fregare, eh!

No, non ha ottenuto nulla, ma s’è fatta sentire. Certo, c’è uno che s’è ritirato per questo motivo ed è andato in un’altra scuola media, ma a lei sta scomoda e quindi…

La figlia studia pianoforte da tempo immemore, è brava bravissima, ma la professoressa del Conservatorio le ha detto che no, non è il suo mestiere.

Che gente incompetente che gira, tutti raccomandati poi!

Ha accompagnato il figlio piccolo ad un compleanno che si svolgeva su un prato e per star seduta sull’erba “me s’è agrencheto tutto l’culo, pareva ‘na salamella!

AIUTO.

AIUTATEMI.

 

Tutto nei cinque minuti in cui la ragazza è andata a rispondere al telefono, che al suo ritorno mi ha trovata tramortita e stesa sopra il fornelletto in preda a convulsioni di riso e disperazione.

Non so se essere divertita o terrorizzata, devo ancora decidermi.

Comunque, la gente di paese è meravigliosa.

 

Ma anche no.

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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