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21 aprile 2017 5 21 /04 /aprile /2017 14:00

Con colpevole ritardo (forse, ma non ne sono sicura) sto introducendo nell'immaginario della gnocca le principesse della Disney. 
Ho iniziato in maniera indolore con il più classico tra i classici, Cenerentola, per poi deviare verso la mia preferita (assieme a Mulan): La Bella e la bestia, classe 1991.

 

Le reazioni nell'ordine sono state:
- "Mamma, ti prego, cambiamo cartone. Ho paurisssssssssima!" dopo soli 3 minuti di dvd (sigla compresa) ed al solo apparire della bestia.
- "Mamma, è superbellissimissimo. Ma non voglio vederlo MAI PIU'"
- "Mamma, posso vedere solo il finale?"
- "Mamma, lo vediamo ancora?"

Insomma, è piaciuto.
E non solo a lei.
Ho assistito, defilata, alla seguente conversazione tra bambine treenni che sfogliavano il libro de "La bella e la bestia".
Emma: "Ti piace? E' MIO."
Amichetta: "Ah."
Emma: "Già. Lo sai che la bettia poi torna ad essere un principe?"
Amichetta: "Lo sai che io sono Bella e mio papà è la bestia che poi diventa il principe? E tu?"
Emma: "Io no!! Io sono Emma e mio papà è mio papà, mica un principe qualsiasi! E' papà!!!"

La faccia dell'amichetta è rimasta a punto interrogativo per venti minuti, l'Amoremio viaggia ancora con due massi da cinque chili l'uno attaccati ai piedi.

E non si dica che la gnocca è arida, suvvia. 



 

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13 gennaio 2017 5 13 /01 /gennaio /2017 14:30

- Emma, ma ce l'hai il fidanzato alla scuola materna?"
- Ghmmhgmmhmm
- Tutto chiaro. Ma non ti piaceva Alberto? Non è il bambino che ti chiama Emmina
(E che causa per questo un capello bianco in più all'Amoremio).
- Sì, è bello. Ma è bichirino.
- Ah, ho capito.
- E poi vuole che io faccio sempre quello che vuole lui. E IO NO.
- Mi sembra giusto. E quindi?
- E quindi meglio Ettore, mamma.
- Perché?
- Perché è buono, gentile e fa tutto quello che dico.

Ecco.

Donne di tutto il mondo, prendete appunti

 

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25 settembre 2013 3 25 /09 /settembre /2013 10:36

workingIl mio lavoro è complicato, fatto di rapporti personali e di gestione di dati sensibili, non solo di burocrazia spiccia e di conto di monete. Almeno io amo viverlo così, e il mio lavoro mi piace tanto. Così tanto che l’Amoremio mi rinfaccia sempre di essere una tossica, di non saper staccare ed è vero: me lo sogno anche, a volte. Ho sognato di fare le buste paga, lo giuro. E nemmeno una volta sola.
Insomma, è così: in quanti possono dire di amare il proprio lavoro? Io sì.
Ok, mi capita di avere a che fare con la gente. Con tutti i tipi di gente, anche i più assurdi.
Anche con quelle persone che pensano che tu, anche se sei un collega, li stai certamente cercando di fregare, ma loro sono moooolto più furbi e di certo riusciranno a sgamarti. Magari chiamando anche Giacobbo ad intervistarli, poi. Sì, come no.

Ma in genere ho tanti bravi colleghi, eh, gente che lavora e che magari a volte rimane di stucco davanti alla esponenziale e logorroica burocrazia italiaca e allora sclera. O chiede almeno un milione di volte le stesse cose, facendo sclerare me.
Ad ogni modo cerco di essere più gentile e comprensiva possibile, specie con quelle donne che si avvicinano con timore alle pratiche per la marternità. E qui casca l’asino (povera bestia), nel senso che trattasi della questione lavorativamente più spinosa che possa capitare.
Spesso per un retaggio maschilista del piffero, a cui avrei voglia di rispondere “Ma tu sei nato sotto un cavolo? Oppure ti hanno clonato da un primate?” Col massimo rispetto per le scimmie, eh.

Non c'è giustizia e non c'è femminismo che tengano: tra un uomo ed una donna il selezionatore medio sceglierà sempre un uomo perché, per dirlo alla perugina, non ha impicci. Poco conta se le donne lavorano meglio, sono più produttive, più sveglie, ecc. Stereotipo contro stereotipo vince sempre quello della maternità. Quello che fa affermare che "una donna incinta poi non la rivedi più". O almeno dopo due anni.
Ché le donne, si sa.

L’argomento mi tocca molto da vicino, chiaramente, ma non posso fare a meno di chiedermi: c’è del vero? Dalla mia posizione privilegiata, che mi permette di osservare un discreto campione della popolazione, posso solo dire che alcune donne si approfittano pesantemente dell'attuale disciplina della maternità, specie di quella anticipata.
Lo so, non è bello detto da una donna, o forse sì.
Molte persone hanno lottato per la tutela della materità e credo che questi istituti vadano rispettati. Eppure molte donne non la pensano così, lo vedono come un evento logico. Sei incinta? E perchè lavori? Chi te lo fa fare? Basta il certificato di uno specialista che dica che tu non te la senti ed il gioco è fatto: chi metterebbe in dubbio la parola di una incubatrice?
E allora ecco fiorire le scuse più colorite. Dal classico sono molto stanca al fantasioso la testa non m'accompagna, passando per sono gli ormoni, salvo poi prodursi in fantasiose attività ricreative documentate dall'immancabiel Facebook.
Alla faccia dell'INPS, del datore di lavoro e dei cadaveri di coloro che hanno lotatto per la sacrosanta tutela della maternità.

Io, se fosse concesso, queste future mamme le prenderei a schiaffoni. Primo perché offendono tutte quelle donne che hanno davvero bisogno di stare a casa, e secondo perché buttano benzina sul fuoco del maschilismo esasperato che domina l'Italia.

Che carina la mentalità italiana, in tanti anni non è cambiata di una virgola. La donna, se può, deve stare a casa, anche bluffando. 

 

O frodando lo Stato, perchè questo è. 
 

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5 febbraio 2013 2 05 /02 /febbraio /2013 11:11

tumblr_lo7azyYjxX1qji877.jpgSulle ridenti sponde del Trasimeno.

Interno sera.

Televisione accesa.

Lui e lei seduti sul divano.
Lei sono io, lui ovviamente l'Amoremio.

Passa un trailer.

 

“Uh, c’è anche Catherine Zeta-Jones!”

“Ahm… è viva?”

“Bella donna”

“Mah.”

“Mah che?”

“Un po’ chiatta… si fa per dire, eh?”

“Tu stai male”

“Ma l’hai mai vista quando non si tira per un film? Non ho detto che non sia una bella donna, solo…”

“Solo?”

“Solo che io preferisco una tipo Claire Danes.”

“…”

“Che c’è?”

“Un mostro, insomma”

“Ma che dici???!!”

“E’ secca”

“E quindi?”

“Sembra malata”

“Ma non è vero”

“Non a caso in Homeland fa una psicopatica, eh. Matta forte, tra l’altro.”

“A parte che non è matta, ma è disturbata, ma poi non vedi che bella linea che ha?”

“…”

“Io a chi ha un fisico così la invidio, va bene? Si può mettere quel che vuole e non è mai volgare!”

“Ah, non c’è dubbio. Non la guarda di sicuro nessuno: è un’autostrada!”

“Non capisci niente”

“Vorresti essere brutta? Fammi capire?”

“Mpf”

 

I maschi non capiscono niente…

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20 agosto 2012 1 20 /08 /agosto /2012 23:15

retro-girl.jpgPrima di incontrare l'Amoremio, non ho avuto manco un fidanzato serio e nemmeno molte storie.
Cioè, alcune. Diverse travagliate, ma niente numeri trascendentali.
Sia chiaro, mi sono divertita, eh.
Ma sempre mantenendo un certo distacco. 

E questo non perché me ne sia mancata l'occasione, quello no, e nemmeno per mancanza di scelta o di volontà. Anzi, sì, è stato per mancanza di volontà, perché io nonostante le mille lamentele con le amiche, i miei peana sul blog sulla carenza di maschi con gli attributi, ecc ecc la verità è che io da sola ci stavo bene.


Perciò non mi andava affatto di sacrificare la mia autonomia e libertà all'altare del primo ragazzetto brufoloso solo per dire “sto con qualcuno”.

Nonostante le badilate di filmetti romantici, Sex & the City e libri su quanto sono cattivi gli uomini con noi donne, la verità è una sola: io da sola ci stavo bene.

Sin da piccola non ho mai avuto bisogno di grandi compagnie, di amici per giocare e di motivi per stare in gruppo. Anzi, io da sola giocavo meglio, mi inventavo bellissime storie e gestivo il mio tempo come se fossi stata adulta. E una volta raggiunta questa età adulta tanto bramata, non è cambiato nulla, ho continuato a godermi i miei spazi, lasciando entrare gli altri solo dove volevo io, reagendo con la violenza di un gattaccio di strada che soffia al nemico ad ogni tentativo inverso.

Fino all'arrivo dell'Amoremio, che come uno tsunami ha cambiato con violenza le carte in tavola.

Già, perché quando si decide di stare con una persona davvero, le cose cambiano, si modellano in maniera differente e se si vuole che duri nel tempo l'iodeve per forza di cose lasciare spazio al noiBisogna imparare la delicata arte del compromesso, dare un colpo a destra e uno a sinistra cercando di livellare il proprio istinto a fare un po' quel che ci pare coi bisogni dell'altro.

E così io, abituata a gettarmi sempre in nuove avventure, equilibrista della socialità estrema, con mille appuntamenti e cento questioni aperte (ma con la tendenza a sparire un giorno intero a letto senza dire nulla a nessuno e senza render conto), mi sono trovata a dover fronteggiare abitudini, vizi, virtù e necessità di un altro individuo.

E non è stato facile, affatto.

E non lo è nemmeno ora, ad essere sinceri. Mi costa sempre un po' di fatica, un aggrottare le sopracciglia che mi si legge sempre in faccia e che fa periodicamente dispiacere l'Amoremio che non vorrebbe che io rinunciassi mai a nulla, nemmeno in astratto.

Non è colpa mia, è il mio carattere: sono sempre stata abituata a fare tutto da sola, e cedere punti di autonomia e decisionalità mi costa sempre.

Non dovrebbe dispiacersi, l'Amoremio. In fondo ho scelto di stare con lui, rinunciando con la vita di coppia alla consolante certezza del dover pensare solo a sé.


Se l'ho fatto è perché lo voglio, no?

 

 

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10 maggio 2012 4 10 /05 /maggio /2012 13:41

casalinga.jpgSono una casalinga approssimata.

Non stiro, per dire. Non ce l’ho nemmeno il ferro da stiro, tanto è il mio astio.

Quando vado a comprarmi qualcosa, la scelta definitiva la opero in base al tessuto: se non c’è bisogno di stirare ha già vinto.

 

E poi non so cucinare. Cioè, cucinare so cucinare. Ma per la sopravvivenza. Senza nessun amore. Senza fantasia.

Insomma, non sono una casalinga 2.0, affatto.

Ma tutto sommato non me ne frega nemmeno nulla.

Sono per la sopravvivenza spiccia, tutto il resto posso impararlo quando la Fornero mi manderà in pensione.

 

Ma se c’è una cosa che amo fare sono i barattoli.

Inscatolare, creare, infiocchettare e mettere in dispensa.

Imbarattolo ed imbottiglio qualunque cosa.

Ma qualunque.

Con conseguente moto di stizza dell’Amoremio, in genere chef ufficiale del nostro maniero.

 

Latente nei mesi invernali, questa mania esplode in tutto il suo splendore in estate, quando l’orto di mio padre regala ogni ben di Dio in dosi sovrabbondanti.

Negli anni di esperienza ho manifestato questa pazzia producendo svariati prodotti, alcuni… ehm… poco riusciti (molto poco riusciti), altri ottimi.

Esempi?

Zucchine e melanzane sott’olio profumate con le erbe aromatiche dell’orto sono oramai un must, ma mi sono prodotta anche in altro: preparato di peperoni e tonno, marmellate ai sapori più disparati, composta di cipolle e molto altro. Faccio anche allegri barattolini di erbe aromatiche essiccate da regalare agli amici, ma che donna sono?

E poi i liquori: dal celebre e mitico liquore alla liquirizia, al più fascinoso liquore di corbezzoli, in casa nostra il cordiale homemade non manca mai.

Certo, non è tutto ora quel che luccica.

C’è stato l’increscioso episodio della marmellata di fichi, ad esempio.

La puttana a distanza di un mese, nonostante le mie cautele e la mia fissa per il sottovuoto a tutti i costi,  ha deciso di esplodere.

Così, nella notte.

Isolata, nella dispensa.

Boom.

Cinque barattoli.

Non è stato bello. Mai più fichi, questo è certo. Mai più.

 

Ma l’estate è vicina, non pensiamoci più. Per questa stagione ho grandi progetti, enormi progetti. E questo nonostante il parere contrario dell’Amoremio, che vede in questa mia fissazione per l’imbarattolamento il primo stadio del bipolarismo.

Ma dicevo, ho grandi progetti anche grazie ad internet ed alla facilità di reperimento di ricette e consigli. C’è un mondo, credetemi.

A parte i classici, intendo buttarmi nella marmellata pere, peperoni e zafferano (fashion e esotica, non trovate?) e la marmellata pere, vaniglia e zenzero.

Per ora.

 

Quando arriverà l’estate poi, chi può dire cosa combinerò?

Nel frattempo, volete unirvi anche voi a questa mania?

O ne avete altre, anche più ossessive?

 

… e buoni barattoli a tutti!!!

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10 gennaio 2012 2 10 /01 /gennaio /2012 07:33

imagesCATWNATS.jpgChe l’amore sia una questione complicata è abbastanza risaputo. Se fosse semplice come un fiume di montagna, certo parolieri e cantastorie, poeti e scrivani assortiti non c’avrebbero sprecato valanghe di parole ed inchiostro.

E’ complicato, sì.

Un po’ perché si parla di sentimenti, ed i sentimenti si sa che non hanno colori e confini definiti. Si intersecano, si confondono e si fumano in mille confuse geometrie. Non esiste bianco e non esiste nero, solo un rataplan di sconvolgimenti fisici e psichici. Ah, i sentimenti! Le emozioni. Siete contrari alle emozioni? Davvero? Peccato.

E poi uomini e donne. il problema più grande dell’amore è che sono diversi. Ma non un po’, sono proprio agli antipodi come modo di ragionare. E non che un modo sia giusto e l’altro sbagliato, no. E’ solo diverso.

Oddio, quello delle donne magari è un filino più giusto, ma in ogni modo.

Dicevo. Sì.

Nel rapporto di coppia le diversità uomo/donna emergono in tutto il loro fulgore, specie se servite col piatto della convivenza nella stessa casa. Uomo e donna hanno talmente punti di vista diversi (in genere) da non capirsi tra di loro. Tralasciando le amenità vignettisti che tipiche, dal calzino spaiato maschile lasciato in ogni dove alla tavoletta del water lasciata su (ma perché?) le differenze ed i motivi di attrito nel piccolo e nel piccolissimo sono ormai state sviscerate in tutte le sitcom americane dal 1970 in poi.

 

Ma non è questo che intendevo.

Sono le differenze nella comunicazione.

Noi donne siamo le regine del sotteso.

Con mezze parole, allusioni, sottintesi per noi evidentissimi pretendiamo che il nostro lui ci capisca al volo e stia sempre con le orecchie a mo’ di radar interstellare che nemmeno i Borg per capire, investigare o anche solo sospettare.

E lui, immancabilmente, non lo fa.

Anzi, dotato di comode pantofole non si accorge nemmeno che la sua compagna, quella che gli stira le mutande per dire, scalpita in preda ad un attacco di isteria e funesta rabbia. Perchè noi donne, anche se gli uomini che abbiamo accanto ci amano, vogliamo di più.

Vogliamo la magia, come disse Vivian Ward.

Quindi, se ci regalate un ferro da stiro più potente perché così facciamo meno fatica NON LA PRENDIAMO BENE. Anche se voi l’avete fatto con le migliori intenzioni, se ci avete riflettuto su e fino all’ultimo siete stati in ballottaggio tra quello e il finesettimana romantico in SPA.

Sì, noi donne vogliamo la magia. Vogliamo sentire l’amore anche in quei modi sdolcinati e un po’ scemi, che nel tempo sono diventati iconografia spiccia dei film coi cuoricini.

Ma che vi costa, maschi?

 

Un fiore, anche rubato al giardino della vicina, in un giorno che non è nulla.

Che vi costa? Quante guerre, liti e sofferenze sarebbero state risparmiate con un fiore?

Un bigliettino attaccato sul frigo con la calamita della Coop, che vi costa?

Un pensiero, non un miliardo.

Noi donne moderne ci contentiamo con poco, mica è necessario l’anello e la proposta fatta in carrozza sotto la neve a Central Park.

Basta meno, ve lo giuro.

Siamo molto molto sceme, noi donne, quando si parla di romanticismo.

 

Eppure, la stragrande maggioranza degli uomini non ci pensa.

E regala ferri da stiro.

Magari pure senza pacchetto.

NON VA BENE.

Fidatevi, prima o poi ne pagherete il conto.

 

Evolvetevi maschi, evolvetevi…

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13 maggio 2011 5 13 /05 /maggio /2011 12:23

Ci si può rimettere in gioco a cinquantanni?
Oh, sì. Tutte le riviste dicono di sì. E lo dicono pure gli amici, che come son bravi a sputar sentenze e a diree ribadire sisistemeràtutto.
Vedrai.
Sì.

Intanto non ci sono loro seduti ad un bar del centro aspettando l'appuntamento delle nove. Sì, ebbene sì. Per la gioia di grandi e piccini, nonché per l'ilarità del proprio fratello minore (latin lover da due soldi che non capisce nulla delle donne, ma invece crede di sì) Andrea se ne sta seduto al bar attendendo il suo appuntamento.

S'è fatto fregare da Marta, una sua amica del liceo da cui è andato a cena di recente.
Lei ed il marito hanno parlato tutta la cena di Eleonora, una loro carissima e bellissima amica, che come se non bastasse è dolcissima anche coi bambini. Se non fossero bastati tutti questi -issimi ad irritarlo, il tirare in ballo i suoi figli ha fatto il resto.
“E perché una così superlativa è ancora single?” ha chiesto sbilenco.
Le vaghe e melliflue risposte della coppia lo hanno reso più sospettoso ancora, ma è stato tentato dal sardonico: “Che hai da perdere?” di Marta.

La dignità? Del tempo prezioso per piangersi addosso? La stima di sé?
Molto divertente.
Vabbè, ha accettato.

Tra le risa di suo fratello, ha accettato: “Dopo un appuntamento al buio, ci manca che ti iscriva ad un sito di incontri on line!” l'ha sbeffeggiato.
Che bellezza, i parenti.
Ed ora la aspetta, sto fenomeno di donna.

Entra una ragazza, l'età potrebbe corrispondere. Ha la gonna troppo corta, le labbra troppo rosse e (orrore!) le tette rifatte. Devono essere rifatte, perché sfidano la forza di gravità in modo illogico. Viene verso di lui. Oddio è lei.
“Ciao, sei Andrea? Piacere Eleonora”. E si siede.
Ordinano due drink, rum invecchiato per lui e uno di quei cocktail alla moda con la frutta per lei.
La conversazione ristagna. Dopo quindici minuti non hanno più niente da dirsi, e non è nemmeno scattata quella scintilla che li obbligherebbe a strapparsi i vestiti di dosso.
Lei guarda in giro, sperando che nel bar ci sia di melgio. Lui rimira il fondo del bicchiere.
Bella serata, Andrea, davvero.
Non si può dire che sia brutta, anzi. Avrà di poco superato la quarantina e ha tutto quello che dovrebbe avere: bei capelli, belle curve, tutto quello che le riviste di moda dicono dovrebbe avere.
Eppure non ci siamo.
Non si conoscono.
Non si capiscono, si scambiano il cellulare più per dovere verso Marta che per interesse, si baciano sulla guancia con la promessa reciproca “Ci sentiamo presto” ma entrambi sanno che no, non si sentiranno.
Nè presto, né mai.
Magari si incontreranno da Marta e si saluteranno con un sorriso.
Ma è stato un buco nell'acqua.
Andrea esce dal bar e si stringe nel cappotto.
Magari l'idea del sito incontri on line non è malvagia e ridicola come crede suo fratello.
Almeno potrebbe farsi un'idea.

 Magari...

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Published by phoebe1976 - in femmine vs maschi
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21 marzo 2011 1 21 /03 /marzo /2011 14:08
Una mail inviata all’indirizzo sbagliato fa nascere una tenera e divertente amicizia tra Emmi, sposata e madre di due figli non suo, e Leo, professore alle prese con l’ennesima delusione sentimentale. I due non si conoscono, non parlano (quasi) mai della loro vita vera, ma si scrivono centinaia di mail che formano lo scorrere incessante del libro.
Il loro patto è di non raccontarsi nulla della propria vita, di essere solo “compagni di mail”.
Ma sarà possibile? Ovviamente no.
Dall’iniziale ironia e distacco, la loro amicizia si evolve tra fiumi di parole e diversi incontri mancati. 
Come potrà evolvere la loro amicizia, che è già quasi amore? 
 
Le ho mai raccontato del vento del Nord nasce da un’idea originale di Daniel Glattauer è un giornalista e scrittore tedesco ed ha avuto un eccezionale passaparola mediatico che ne ha fatto un piccolo caso.
 
Sarà che si parla di un uso creativo del web e delle mail, sarà che il romanticismo non passa mai di moda, ma il successo di questo libro è diventato enorme specie nelle donne 2.0.
 
Con colpevole ritardo (ma anche no) alla fine ci sono arrivata anch'io.
Che dite?
Che faccio il giro di tutti i fenomeni letterari e non ne perdo nemmeno uno? 
Che ci posso fare, sono curiosa. 
 
Ed il libro nello specifico ha un solo vantaggio: si legge in due ore.
Un po' poco? Sì, certamente. Visto soprattutto il costo del libro ( € 16,00), che non mi pare sia proprio a buon mercato 
Lo stile di scrittura (che riporta fedelmente le mail di Emmi e Leo senza mai uscire da questo stile)  è divertente e piacevole, ideale per la sala d’attesa di un dottore o un viaggio in treno o aereo. Ma tanto l’idea è graziosa, così è sviluppata male. Alla fine risulta un brodo allungato troppo, reso insipido dall’inseguimento di un cliché e dall’assenza di pathos nella storia. 
Inoltre Emmi è una delle donne più odiose che la carta stampata abbia creato: perfettina, saccente e mielosa. E anche irritante. Sembra me a dirla tutta. 
Vi rendete conto quanto può essere insopportabile?
Ma siccome mi piace farmi del male, non è mica finita qui: mi sono bevuta anche l'attesissimo seguito, La settima onda. 
 
Ecco, era meglio di no. 
 
Visto che accompagna i due protagonisti verso un atteso e scivolatissimo (nel senso che si scivola sulla melassa) happy end che rende felici e soddisfatti i cuori puri e disgustati quelli irrimediabilmente cinici come il mio.
 
Quasi quasi preferisco chi fa stalking via mail...

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Published by phoebe1976 - in femmine vs maschi
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29 luglio 2005 5 29 /07 /luglio /2005 12:13
Ci sono cose che risultano incomprensibili: i crops circle, la Madonna di Acerra, l'invasione dei gamberi nel Lago Trasimeno, Berlusconi premier anche se nessuno dice di averlo votato.

Tutti misteri seri, a cui Alberto Angela dovrebbe, come minimo, dedicare un ciclo di trasmissioni.
Ma il mistero più intrigato di tutti è un'altro. Un mistero che potrebbe addirittura spazzare via il problema del ritrovamento dell'anello mancante tra l'uomo e la scimmia: il mistero della chiattona.

Dicesi chiattona, badate bene, non la normale ragazza in sovrappeso seppur notevole, nè la bruttina stagionata con gli occhiali spessi quattro dita.
La chiattona DOP è la ragazza abbastanza carnosa che dentro di sè si sente una 38, e questa sua insindacabile proiezione mentale la porta a comprare vestiti che nemmeno Kate Moss riuscirebbe ad indossare, forzandoseli addosso con spirito indomito e portandosi poi nei luoghi deputati allo struscio per dar bella mostra di sè.
Lei si sente una ragazzina di Non è la Rai, ma la triste verità è che assomiglia più a Platinette.
Panza de'fori e piercing in bella vista, non s'accorge che l'orecchino è affogato nell'ombelico. Minigonna inguinale  che la lo slalom tra i buchi della cellulite che, se uniti, secondo me danno il paesaggio di Hong Kong a mezzanotte. 
Troppo truccata, troppo pettinata, con troppi accessori.
E troppo eyeliner, stella mia. Troppo.

E non venite fuori con la storia del buon carattere delle chiattone, eh!
Per favore!
Che tutte quelle che ho incontrato si tiravano dietro l'arroganza ostentata e la ingiustificata sicurezza di sè che stonano a qualsiasi over 18 che si rispetti, pavoneggiandosi nella loro cicciosa vanità.
Il punto cruciale dove sta?
Perchè tanto odio?
Non è che una debba per forza essere Grace Kelly, no?
Il nodo centrale della questione è che questi novelli cloni ruspanti della Lecciso piacciono agli uomini.
Già.

A VOI uomini.

Io ed il gruppo di auto-aiuto ci siamo più volte imbattute in coppie francamente eterogenee, formate dai suddetti esemplari e ragazzi "normali", a volte più che decenti, persino carini, cavoli!
 
E la verità è che accettare che il tuo ipotetico Mr. Right sia fidanzato con una superdonna è molto più facile piuttosto che vederlo scodinzolare dietro ad una a cui vorresti assomigliare solo in un incubo da peperonata.
Certo che, a dirla tutta, Mr. Right ci perde assai in tutto ciò... Che uomo è uno che vanta cotanto essere dietro? Magari, uno che ha la necessità die ssere dominato. Forse nell'intimità porta pure un collare, chi può dirlo?
Non voglio proprio scoprirlo, grazie.
 
Anche se lo so, lo so io e lo sappiamo tutte, che l'aspetto fisico per un uomo non conta nulla, che ci sono altre cose, che non sono quei due chili di quà o di là, che l'importante in una donna è il cervello, ed altre amenità simili.
Ovvio. Certo.
E io ho le antenne verdi in testa.
E le branchie.
Che son sempre comode.
E trendy.
 
In tutto questo, il mistero mitico della chiattona aleggia sopra tutte noi.
Sopra di noi che la vita la prendiamo con senso critico a volte devastante, specie se si tratta di noi.
Magari avremmo molto da imparare da loro, se solo i nostri due mondi venissero a contatto in maniera civile e senza insulti.
Loro si sveglierebbero dal loro torpore, noi dal nostro.
Lo scontro di civiltà è sempre costruttivo.
 
Ma anche molto difficile...
 

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Published by phoebe1976 - in femmine vs maschi
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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