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16 ottobre 2017 1 16 /10 /ottobre /2017 14:00

Autunno, mattina.
Accompagno Emma a scuola in macchina.
Le sponde del Trasimeno sono sempre state luogo di sosta per le migrazioni di tutti i tipi di uccelli e in questa stagione il cielo è pieno e a volta fa anche un po' impressione.
Passa uno stormo che fa il cielo nero.
"Emma, guarda quanti sono! Lo sai dove vanno?"
"Certo mamma"
"Ma dai? E allora dimmelo."
"Vanno in vacanza, no? Quando qui fa freddo vanno in vacanza in un posto caldo e poi tornano quando il freddo è passato"
"Ah."
"Mamma?"
"Dimmi"
"Ma vanno in Tunisia?"
"Sì, amore può essere. In Tunisia fa caldo."
"Lo so. Nour c'è stata a trovare i nonni. Al mare."
"Quando siete grandi, magari, potrete andare insieme in vacanza. Che ne dici?"
"Eh, mi piacerebbe... ma non posso proprio. Da grande devo già andare a trovare Alma in Danimarca".
"Ah"

Emma.
Quattro anni il prossimo gennaio.

E già l'agenda così fitta.

 

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5 ottobre 2017 4 05 /10 /ottobre /2017 13:45

Emma adora leggere, il suo più grande cruccio è non saperlo fare da sola e a poco valgono le parole di mamma che la esortano ad avere pazienza. 
"Amore, non hai quattro anni. Stai tranquilla, presto imparerai!"
(Sospiro) "No, non è vero"

Io mi presto a fare da voce narrante e non c'è sera che non mi tocchino un paio di libri di varia natura. 
Tra cui un paio di giorni è spuntato, dimenticato dopo l'acquisto, "Il dragone puzzone". Il libriccino, edito da Emme Edizioni nella collana degli Albumini (che adoriamo e tra cui si trova anche il Gruffalo) è scritto da Henriette Bichonnier ed illustrato da Pef con dissacrante ironia.

Il dragone puzzone è Dragoberto, un drago molto curioso di vedere cosa succede nel paese degli umani.

Dragoberto, nonostante i genitori si raccomandino di non oltrepassare le montagne e di non entrare nel pericoloso paese degli umani, non si arrende ed un bel giorno dopo la scuola decide di andare.
Con sua grande sorpresa, sono le persone ad avere paura di lui e alla sola vista scappano e si dimenano, per non parlare della loro reazione se sputa fuoco e ruggisce. 
Tutti temono Dragoberto, tranne una bambina, una certa Sedanina Soffritto, che non scappa ed alla quale il drago non incute neanche un briciolo di paura. Anzi, a guardarla bene il drago le stuzzica una certa voglia di sfida. E poi deve andare a fare la merenda, che è la cosa più buona che c’è.

Dragoberto ricorre allora alla minaccia: “Se non mi porti la merenda, verrò di notte e mangerò te e tua mamma!”
Sedanina racconta tutto alla mamma che ritiene di dover obbedire di fronte a chi è così potente e prepotente.  Quindi prepara un bel cesto con torta, crepe e succo di mela per Dragoberto e Sedanina si avvia a portarlo nel luogo stabilito.
Tuttavia, lungo il percorso a Sedanina viene fame.
Comincia dalla torta.
Come sostituirla? Idea! Passa una mucca, la ragazzina chiede alla mucca di fare una cacca …
Il seguito potete bene immaginarlo e vi consiglio di divertirvi a leggerlo coi vostri bambini.
Vi anticipo solo che Sedanina e la sua mancata sottomissione al prepotente avranno la meglio, mentre Dragoberto riceverà una bella lezione.

 

Un bel libro, divertente e scorretto quel tanto che basta a catturare l’attenzione anche del bambino non avvezzo alla lettura e che affronta il tema dei bulli con intelligenza ed ironia.

Volete che vi legga un altro libro?

 

 

 

 

 

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28 luglio 2017 5 28 /07 /luglio /2017 14:00

Emma è sempre stata malaticcia. O meglio, ha sempre sofferto di febbri improvvise e molto molto alte, ma il suo aspetto non è mai stato quello classico dalla bambina cagionevole. 
Anzi.
Schiere di dottori a cui ho donato l'equivalente monetario di una vacanza alle Maldive mi hanno trattato come la peggiore delle mammine pancine cuccioline, dandomi della paranoica isterica perché "Ma signora, non la vede? E' il ritratto della salute!"
E va bene, grazie, sarà anche 17 chili per 105 centimetri di altezza e 700 metri di lingua, ma l'esaurimento nervoso mi viene perché ogni venti giorni le si piazza addosso una febbre da cavallo che non se ne vuole andare, mica perché sono matta io!

E poi.
"Sarà la socializzazione!" Ma va all'asilo nido da quando ha sette mesi, cazzo. Non si immunizza mai?
"Ma quest'anno è tremenda, signora mia!" Sì, certo, son tre anni che c'è un'invasione di virus, presto saremo tutti zombie.

Poi, il mio pediatra SantoSubito (della ASl, lo voglio precisare) si è fatto venire un dubbio. 
- Signora, ma sarà pfapa?
- Che??????
- PFAPA! Ma lei non ci va in internet?
- Sì, ma non a fare le diagnosi, che mi monta l'ansia!

E insomma, dopo un bel prelievo di sangue (ricordate? Sì, proprio quello) ci siamo aggiudicati la sindrome più cool del web: la Pfapa.
Cos'è?
E' una sindrome che colpisce i bambini, la cui caratteristica principale è una febbre alta che si verifica periodicamente ad intervalli di 3-8 settimane. Ad oggi non sono ancora state chiarite le cause alla base della sindrome; l’ipotesi più accreditata è che la PFAPA rappresenti un disturbo dei meccanismi di controllo dell’infiammazione: l'organismo crede di dover affrontare una grossa infezione, ma si sbaglia.
I sintomi sono vari e a parte la febbre sopra i 39° non è detto che si verifichino tutti; Emma ad esempio ha la febbre alta, una leggere infiammazione alla gola, i linfonodi del collo ingrossati e stop. Ma la febbre può durare anche 4 o 5 giorni.
Come si ferma? Nurofen, Tachipirina, esorcismi, preghiere tibetane e tisane ayurvediche sono inutili. Ci vuole il cortisone. Una singola dose, almeno per Emma, ed è come spingere il tasto “reset” del PC. Comodo, no? No, perché in alcuni bambini avvicina gli attacchi e quindi bisogna sopportare a volte ed spettare che semplicemente passi.
E in genere con l’età scompare. O, nei casi più insistenti, occorre togliere le tonsille.

 

E’ pericolosa? No, per fortuna no.
Una volta (sì, è sempre esistita, anche se ha un nome solo dal 1987) si chiamavano “febbri di crescita” e le nostre nonne le trattavano con un scrollatina di spalle.

 

Lo saprò fare pure io?
 

 



 

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24 luglio 2017 1 24 /07 /luglio /2017 08:00

Mare della nonna.
Luglio.
Caldo.
E sono anche a dieta.
Favoloso.
Seduti al tavolino allo stabilimento, guardo Emma e Alice, la figlia dodicenne del mio compagno, sbranarsi un gelato sotto gli occhi invidiosi miei e dell'Amoremio (a dieta per solidarietà).
Allegria.

Sono strappata via da considerazioni amene sulle calorie da urla e parolacce che provengono dalle nostre spalle. 
Tutti gli astanti girano la testa verso la fonte della diatriba. 
Un gruppo di ragazzini col ciuffo e di ragazzine limitrofe stanno prendendo in giro un uomo. Lo riconosco, gira sempre per lo stabilimento vestito da ragioniere, ma con tutti i colori dei vestiti sbagliati. Ama giocare a carta, i numeri ed ha l'intelletto di un bambino di sei anni.
Lo stanno sbeffeggiando, gridano e lo spintonano.
Lui reagisce mugolando, poco più di come potrebbe fare Emma al suo posto.
C'è un ragazzino, forse il capetto del gruppo, che è il più aggressivo di tutti. Gli grida forte in faccia che non capisce niente e che deve stare zitto. E' così avvelenato che gli si muove il ciuffo sulla testa, nemmeno avesse vita propria.
Lui ha gli occhi pieni di lacrime, risponde con voce stridula.
Dalla mia posizione non capisco l'oggetto del contendere, ma qualunque esso sia mi sta salendo una rabbia che non posso più tollerare. 
Mi alzo per intervenire, ma l'Amoremio mi prende per un braccio e mi fa rimettere seduta. Lo guardo interrogativa e lui mi indica un ragazzo, coetaneo di quello col ciuffo, che dal fondo del bar si sta dirigendo, scuro in volto, verso il capannello. Va da Mr. Ciuffo e lo invita a smetterla subito, a prendersela con lui che può difendersi invece che con chi non può e che è, come è ovvio, un coglione.
Il gruppo rumoreggia, ride, schernisce il Don Chiscotte della situazione che però non arretra di un passo, anzi inviata nuovamente Mr. Ciuffo ad andare fuori dallo stabilimento a misurarsi gli attributi in solitudine. Quest'eventualità sembra non piacere molto a Mr. Ciuffo che invita i suoi prodi ad andarsene che qui è una noia.
Anche il proprietario dello stabilimento finalmente interviene tentando di sedare gli animi con fare annoiato, ma ormai è tutto finito.
Mr. Ciuffo e la compagnia dei coraggiosi se ne vanno, Don Chiscotte se ne torna al mare mentre il ragioniere sbagliato torna a contare le carte seduto al tavolino. Sembra si sia dimenticato già di tutto, e voglio credere sia così.
Emma non ha percepito nulla, ma Alice sì. 
Mi guarda, vorrebbe una risposta, ma l'unica cosa che mi viene da dire ad una dodicenne che ha già capito tutto è: "Mi raccomando: quando ti innamori non ti far fregare da quelli come Mr. Ciuffo che non valgono nulla. Scegli sempre, c'è speranza!"

E stavolta lo credo davvero.


 

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21 luglio 2017 5 21 /07 /luglio /2017 14:00

Emma e l'Amoremio innaffiano in una calda sera d'estate. 
E per calda intendo in modo sconcertante, non romantico.
Io rassetto la cucina dopo la cena e dalla terrazza li sento chiacchierare.
Idillio.
Finché un urlo squarcia il crepuscolo: "Mammmmmmmmmmmmmaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!"
Ecco, è caduta.
Lo sapevo.
La vedo arrivare dopo qualche minuto in braccio al padre, che ha la mia stessa faccia.
- E' caduta.
- Immaginavo.
Emma è campionessa olimpica di inciampo nei propri piedi, a medaglia proprio.

Piange e si dispera, ed i decibel emessi aumentano ancora quando, da brutta madre, le disinfetto a tradimento il ginocchio graffiato. 
Sì, è solo un graffio.
A ginocchio sinistro.

Da vera drama queen, Emma si sdraia sul divano e piagnucola.
- Mamma, non posso muovermi... sto male, portami la cioccolata.
- E certo, come no?
- Stai con me? Mi abbracci? STO MALEEEEE!
- Emma, dai... usciamo, continuiamo ad innaffiare. Non è nulla, amore.
- NON E' VERO! - afferma la mia prole stringendosi al petto il ginocchio destro - SONO FERITA! STO MALISSIMO!
- Emma?
- Sì, mammina?
- Hai sbagliato ginocchio.
- Ah.

Seguono venti minuti di risate sguaiate da parte mia e dell'Amoremio, nonché di silenzio indispettito della gnocca.

- E comunque mi sono fatta male, ecco.
- Certo Emma. Vuoi un po' di fondente?
- Sì.
- Usciamo.
- Occhei.

Amo la mia drama queen. 


 

 

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17 luglio 2017 1 17 /07 /luglio /2017 08:00

Spiaggia della nonna.
Luglio.
Domenica.
Affollamento di gente.
Caldo.

- Mamma, che fanno quei bambini laggiù?
- Ehm, niente Emma.
- Vado a vedere.
E parte di corsa sul bagnasciuga.
Dopo mezzo minuto la gnocca torna a velocità supersonica.
- Mamma, mamma devi correre subito!!!!
- Ma che succede?
E mentre mi trascina racconta.
- Mamma, quei bimbi hanno catturato dei granchi e li hanno messi in un secchiello!
- Ah.
- E non possono uscire, sono in trappola!
- Amore, vedrai che adesso li lib...
- NO, TU LI DEVI LIBERARE!
Ci avviciniamo al capannello di piccoli delinquenti in erba che ammazzano il tempo torturando creature e, cercando di essere credibile, dico a mia figlia: - Vedrai che poi li liberano.
- Mamma, non è vero. IO NON ME NE VADO FINCHE' NON SONO LIBERI!

E mi guarda con gli occhi umidi di lacrime. Ed è subito Delfinario di Cattolica. nonché rievocazione di vecchi traumi infantili.
Guardo Emma, guardo i bambini.
Nessuno guarda il secchiello, tutti sono attenti solo a rovistare tra gli scogli vicini.
- Emma, quando ti dico corri, scappiamo velocissime, ok?
- Perché mamma?
3, 2, 1... sferro un calcione al secchiello che si rovescia, mentre una trentina di granchi scappano via. 
Noi corriamo, ridendo, e ci tuffiamo in mare.
Quando smettiamo di ridere, Emma mi prende la faccia tra le mani e mi stampa un bacio grande.
- Mamma, li hai liberati!!! Sei il mio eroe!

I manigoldi intanto si sono accorti del rovesciamento del secchiello e cercano invano di recuperare il malloppo.
Li ripescheranno, ne sono certa.

 

Ma forse domani il secchiello lo rovescerà Emma.


 

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14 giugno 2017 3 14 /06 /giugno /2017 14:30

Arriva per tutti, un giorno o l'altro.
La prima volta fa paura, specie perché si è piccoli, ma molti continuano ad esserne terrorizzati anche da grandi.
Ed è toccato anche ad Emma, come a molti della sua età, prima e dopo di lei.

E' il primo prelievo di sangue.
PANICO.

Soprattutto per i genitori, visto che la gnocca si è recata con me (brutta madre) al centro analisi con la stessa consapevolezza dell'agnellino che non conosce le festività pasquali. Pensava di fare un tampone alla gola ed era tranquilla, l'ingenua.
Il tampone è una cosa che mi spaventa da morire, tanto per essere chiari. Mi devono tenere ferma tre infermiere nerborute, sempre concesso che mi presenti all'appuntamento.
Ma a lei no, lei va serena. Sempre che poi arrivi il dottore che le regala due caramelle gommose.
Ma questa è una storia diversa.

Appena arrivata, però, ha subito intuito la portata dell'avvenimento e si è irrigidita. Ma non scomposta, attenzione; si è seduta in braccio a me, ha tirato su col naso e allungato obbediente il braccio. 
Due lacrimoni le hanno solcato il viso mentre il sangue riempiva le provette, ma non u gemito è uscito dalla sua boccuccia da treenne. 
Per premio le infermiere, che mai avevano visto tanto coraggio in una bimba così piccola, l'hanno invasa di caramelle gommose che lei sdegnosamente ha accettato.

In macchina, muta.
"Emma, tutto bene?"
"Mamma"
"Dimmi, amore mio".
"Mamma, che cosa mi hai fatto?"
E la diga si è rotta. Ha iniziato a singhiozzare e piangere disperata, finché non l'ho consegnata tra le braccia di mio padre che l'aspettava a casa.
"Nonno, la mamma mi ha fatto uscire una cosa rossa dal braccio, ho avuto paura"
"Amore, è passato. Stai tranquilla."
"Puoi dare due sculacciate alla mamma? Così mi passa prima"

Brutta madre...

 

 

 

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27 aprile 2017 4 27 /04 /aprile /2017 14:00

La mattina vestirsi è sempre una lotta.
Non una lotta normale, una senza quartiere.
Sempre.
OGNI SINGOLO GIORNO.
E l'oggetto del contendere sono sempre le scarpe.

"Mamma, ma queste scarpe non le voglio proprio, No e noooooooooooo!!!"
"Ma come? Sono nuove, sono belle, sono rosa!!"
"Non le voglio!"
"Ma come mai???"
"NO!"
"Mettile e basta, ho detto."
"Non le voglio, voglio le GEOX!"
"Come?"
"Voglio le Geox come Nour, è la scarpa che sospira non lo sai?"
Non ridere.
Non ridere.
Non ridere.
Pensa ad una cosa triste, pensa ad una cosa trist... buahahahahhahahah! 
"Cosa fanno?"
"Sospira, mamma, non hai visto la TV?"
"Eccerto"
"..."
"Amore, le tue sono più belle, sono Primigi"
"Ma io voglio le Geox come Nour!"
"Va bene, ci penserò"

Speriamo che Nour non passi presto alle Manolo...
 

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21 aprile 2017 5 21 /04 /aprile /2017 14:00

Con colpevole ritardo (forse, ma non ne sono sicura) sto introducendo nell'immaginario della gnocca le principesse della Disney. 
Ho iniziato in maniera indolore con il più classico tra i classici, Cenerentola, per poi deviare verso la mia preferita (assieme a Mulan): La Bella e la bestia, classe 1991.

 

Le reazioni nell'ordine sono state:
- "Mamma, ti prego, cambiamo cartone. Ho paurisssssssssima!" dopo soli 3 minuti di dvd (sigla compresa) ed al solo apparire della bestia.
- "Mamma, è superbellissimissimo. Ma non voglio vederlo MAI PIU'"
- "Mamma, posso vedere solo il finale?"
- "Mamma, lo vediamo ancora?"

Insomma, è piaciuto.
E non solo a lei.
Ho assistito, defilata, alla seguente conversazione tra bambine treenni che sfogliavano il libro de "La bella e la bestia".
Emma: "Ti piace? E' MIO."
Amichetta: "Ah."
Emma: "Già. Lo sai che la bettia poi torna ad essere un principe?"
Amichetta: "Lo sai che io sono Bella e mio papà è la bestia che poi diventa il principe? E tu?"
Emma: "Io no!! Io sono Emma e mio papà è mio papà, mica un principe qualsiasi! E' papà!!!"

La faccia dell'amichetta è rimasta a punto interrogativo per venti minuti, l'Amoremio viaggia ancora con due massi da cinque chili l'uno attaccati ai piedi.

E non si dica che la gnocca è arida, suvvia. 



 

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22 dicembre 2016 4 22 /12 /dicembre /2016 15:00

Pescara, Piazza della Rinascita (aka piazza Salotto per gli autoctoni).
Casetta di Babbo Natale.
- Emma, amore, guarda c'è Babbo Natale!
Questa mia esternazione di gioia causa nella piccola sociopatica che alberga in mia figlia le seguenti reazioni a catena:
1. Timidezza improvvisa
2. Fissaggio alle gambe del padre stile colla al silicone
3. Espressione del Grinch stampata in faccia
4. Rifiuto allo spostamento ancorché coatto

Io, che sono una brutta madre, cerco di evitare il trauma infantile: - Guarda che se fai così non ti porta nulla!
Ma niente, nulla la smuove. 
Interviene una graziosa figurante, impropriamente vestita da Elsa di Frozen. Diciamo che da elfo sarebbe stato più corretto, ma vabbè, accontentiamoci. La ragazza, c'è da dirlo, ha sprezzo del pericolo e si avvicina alla gnocca sicura dell'ascendente che il proprio travestimento in genere le dona tra i nani. Non avrebbe certo mai potuto immaginare che mia figlia snobba pizzi e lustrini da principessa per gettarsi senza remore nel mondo del Gruffalo e del Topo Tremendo.

- Ciao bella bimba, ci vieni con me da Babbo Natale?
- NO.
- Ma mi riconosci, lo sai chi sono?
- NO.
- Ma come no! Sono E...
Sopracciglio alzato.
- Sono El...
Mento incassato.
- Ma sono Elsa, la principessa di Frozen!
- NO, NO e NO!
- ...
- ...
- Vuoi una caramella al limone?
- SIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!
(Ma in braccio a Babbo Natale manco se muori)

E Buon Natale dalla gnocca. 




 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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