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30 dicembre 2015 3 30 /12 /dicembre /2015 15:00

Un nuovo anno sta per finire.
Eppure sembra ieri che il 2015 è iniziato, se mi giro un attimo gennaio è stato così da poco, con il primo compleanno di Emma ed i festeggiamenti annessi e connessi. Era lì che gattonava e si alzava in piedi a fatica e... oplà, eccola ora che deambula abbastanza autonomamente, tanto da decidere che oggi è proprio il giorno giusto per saltare nelle pozzanghere di fango. 

Il 2015 sta per finire, e grazie al cielo. Non è stato un anno facile, di quelli che scivolano via senza lasciare ricordi rilevanti dietro le proprie spalle.

All'onor del vero non è stato nemmeno un anno orrendo, questo no. Preferisco definirlo anno di transizione, in cui sono cambiate molte cose dentro di me e anche fuori. 
Persone che facevano parte della mia stretta quotidianità sono state inghiottite dal nulla, terremoti e tsunami hanno cambiato la faccia e la geografia delle mie giornate. 

L'ansia, amica di mille avventure, è tornata a battere forte alla mia porta ricordandomi che da certe predisposizioni d'animo e mani si può fuggire per un periodo, ma non per sempre. L'ansia è una bestia che non ha granché da fare, sa aspettare e tornare quando credevi che no, non mi sarebbe successo mai più.

E' stato un anno di corsa, troppo di corsa. Un anno fatto di cose da fare, troppe cose affastellate una sull'altra alla spasmodica ricerca di un posto al sole.

Ma io sono ancora qui, mica mi arrendo. 
E al 2016 chiederò un bel po' di cortesie, sia chiaro. Niente di eclatante, niente vincite al Superenalotto o tesori trovati nel materasso della nonnna, però vorrei:

- Che il 2016 fosse un anno di persone e non di cose da fare, con più tempo per la famiglia e gli amici e con meno panni da stendere e lavatrici da fare.

- Che la gente impari un po' più a farsi gli affari suoi e meno i miei. Lo so, è utopia, ma io ci provo lo stesso. Chiedere è lecito, ripondere è cortesia, vero caro 2016?

- Salvini lavavetri sfruttato e migrante per un giorno. 

- Che la gente capisca che 99,9 volte su 100 ho ragione io. Cacchio.

- Un'ora al giorno in più, solo per me. Una venticinquesima ora. SOLO PER ME.

Dite che basta? Che altro volete aggiungere?

 

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21 dicembre 2015 1 21 /12 /dicembre /2015 18:00

Sto fuori casa per 12 ore al giorno quando va male, 11 quando va molto bene.
Parto la mattina alle 7:30, porto mia figlia all'asilo ed inizia la mia giornata lavorativa.
In pausa pranzo in genere mi ci deve uscire alternativamente: la palestra, la spesa, i pantaloni da portare ad accorciare dalla sarta, un pranzo con un'amica che non vedo da tanto, il calzolaio, il pagamento delle bollette, le unghie da ritoccare (sono un essere umano anche io) ed altre 1000 mila incombenze burocratiche ed organizzative che tutti hanno in casa.

Torno a casa se va bene alle sette, passo a  caricare la gnocca a casa dei miei genitori che se la sono andati a riprendere a scuola. Mi salta incontro, felice come se avesse visto la Madonna di Medjugorje.
E c'è da capirla povera bambina, amore di mamma sua.
Non ha nemmeno due anni e ha già le incombenze che spettano a persone molto più grandi di lei, con il tempo scandito dagli impegni e da una vita che non può appartenerle.
Torno a casa e c'è la cena da preparare, i panni da stendere, le lavatrici da fare, le stanze da riordinare, la spesa da sistemare.
Spesso mando tutto a quel paese e mi butto a giocare con le costruzione sul tappeto insieme alla gnocca, e vaffanculo alla casa ordinata (ce non ho). A volte vince il senso di colpa e mi tocca cercare di rendere vivibile una casa che mi chiede aiuto in ginocchio sui ceci.

Alla fine, la giornata finisce, perché prima o poi finisce. 
Anche perché la gnocca alle nove collassa e pretende silenzio per dormire. Quindi finalmente, sempre che non mi addormenti a mia figlia, ho un po' di tempo per me e per l'Amoremio.

Mi rendo conto che sono fortunata: ho lavoro, un compagno una bellissima bimba di due anni, la fortuna di avere i miei genitori vicino che mi aiutano.

Nonostante questo,  la mia vita è molto frenetica come quello di un criceto sulla ruota, sempre sul filo del minuto, e spesso qualcosa rimane fuori. Che sia di telefonare ad una vecchia amica o lo studio che mi guarda oberato di roba da riordinare e da buttare, di cose da fare e di persone da incontrare ne ho sempre a pacchi.
Dove la mettiamo poi l'ansia e la smania di controllo?

Le mie giornate, anzi le mie settimane, passano così.
Di corsa,
Emma fra un po' fa due anni e mi sembra ieri che è nata.

Corro, è la mia vita. 
Qualcosa rimane fuori, sì, ma nei miei pensieri e nella mia mente gli amici e le persone a cui voglio bene esistono sempre. Non riesco a sentirle come vorrrei, a vederle come il mio cuore anelerebbe. Ma, mi dico, le vere amicizie capiranno, questo periodo passerà e sarà un giorno un filo regolare.

Capiranno?
Se sono amici sì, sennò pazienza. Non mi sento abbastanza carica mentalmente per avere sensi di colpa che non riguardino quella creatura di novanta centimetri che aspetta le mie attenzioni al ritorno a casa dal lavoro.

Io sopravviverò e loro pure. 

Credo.

 

 

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14 dicembre 2015 1 14 /12 /dicembre /2015 19:00

Il mio professore di italiano alle scuole medie era quello che sottovoce definivano un uomo particolare. Burbero e dall'aspetto un poco grigio, sembrava uscito direttamente dal libro Cuore senza passare per il via.
Era considerato un uomo particolare dagli altri insegnanti perché non solo non si era mai sposato e viveva solo, ma era stato un attivista del partito radicale negli anni in cui aveva avuto una importanza cruciale per quel quattro diritti civili che l'Italia tuttora si ritrova. 
Credeva nell'informatica e mosse mari e monti pur di far avere alla nostra scuola di provincia  un laboratorio con dei computer che i ragazzi potessero imparare ad usare. Lì imparai ad usare Lotus 123 e Wordstar, i nonni di Office in pratica, ma non solo.
Aveva lottato per le leggi sul divorzio e sull'aborto e credeva nella laicità dello stato, concetto iconoclasta oggi, figurarsi alla fine degli anni '80. Parlava di politica e di attualità in classe, senza preconcetti. A volte risultava noioso a noi studenti impantanati negli ormoni, a volte invece no, ma riusciva sempre a scatenare una discussione in classe ed a casa.
Per la gioia di mio padre, che si ritrovava a spiegarmi le dinamiche del pentapartito che fu, o a guardare con me la caduta del muro di Berlino ed a rispondere alle mille milioni di domande che mi saltavano in testa, sbuffando a volte, certo. Ma più spesso orgoglioso di questa figlia che cercava di vedere con lui il telegiornale e di capire cose che spesso sembrano incomprensibili. Perché così? Perchè questo? E questo? Ma non è giusto!

Penso spesso a lui, ultimamente,
A lui che si spendeva per i suoi alunni cercando di prepararli al mondo, che nel suo strano modo burbero e un po' severo ci voleva bene e ci capiva. Che cercava di aprire orizzonti troppo ciusi dall'età e dalla collocazione geografica in una omologazione imposta che mi sarebbe stata ben presto troppo stretta.

Seminava germogli, spargeva idee. Alcune, molte, cadevano nel vuoto. Altre, abbastanza direi, crescevano e prendevano vita nuova, strade diverse.  

Parlava tranquillamente di sé e del suo ateismo, rivangava le vecchie battaglie politiche e ce ne spiegava l'importanza. Ci fece imparare a memoria la costituzione, ce ne spiegò la storia e l'importanza di ogni singolo articolo. Non faceva proseliti, non cercava approvazione. Oggi, nel paese delle paure e del finto politicaly correct, lo brucerebbero al fuoco del gender e del "ai ragazzi dobbiamo dire che è tutto a posto".

Alla figlia del mio compagno che ha 11 anni dopo i fatti di Parigi gli insegnanti hanno dettto... vediamo... ah, nulla. Si è fatta scuola come se nulla fosse, con la pace del paese del nonno di Heidi. Nulla, non una parola. Anzi, tutti attenti a non parlare, perché poi chissà che dicono i genitori.

Ma è questo il ruolo della scuola? Oppure aveva ragione il mio professore?
La scuola non dovrebbe creare i cittadini di domani?

Forse, e dico forse, si stava meglio quando si stava peggio.

 

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10 dicembre 2015 4 10 /12 /dicembre /2015 14:00

La maternità ti cambia, l’ho già detto.
Cambia tutto, non solo la quotidianità o il rapporto con gli altri.
Cambia te, le tue abitudini, il tuo corpo.
Il tuo corpo che era tuo, e che all'improvviso ti ritrovi deformato dal passaggio dell'essere umano più importante della tua vita e che non sai più riconoscere allo specchio.

Magari per Michelle Hunziker non sarà così e anche per tante altre donne fortunate, ma io allo specchio non mi guardo più e quando capita mi dico "No, non posso essere io".
Distolgo lo sguardo, è più forte di me. Quella allo specchio non sono io, non sono quella che vedo riflessa. Non posso essere io.
Mi guardo, o almeno ci provo, e mi viene automatico distogliere lo sguardo. 
Il mio corpo, la mia faccia, il mio vestito esteriore: non sono più io. 

Mi dico che tornerà tutto come prima,o quasi, che il tempo e la ripresa della solita frenetica vita aggiusterà tutto; ma non è solo questione di pancia indistruttible o di tette cadenti, e nemmeno di cellulite o chiappe che si arrendono alla forza di gravità.

Sia chiaro un concetto: non è che prima della gravidanza facessi a gara di gnoccaggine con Bianca Balti, né che avessi la tartaruga nella giusta posizione sulla pancia. Anzi, paradossalmente mi entrano cose che prima avevo accantonato.

E' una questione di sensazioni, di pelle.

E' il viso, ad esempio: sono io, quella? Guardo le foto del prima e no, non sno più quella. sono diversa, cambiata, deformata. 
Dove sono finita?
Forse nel buco che porta alla tana del Bianconiglio?
Ehi, c'è nessuno lì?
Vedo le foto di ggi è mi dico che 'sta cosa grigia non posso certo essere io.

Non che io rimpianga nulla, ci mancherebbe. La vedo dormire, ridere, crescere, saltare e comunicare in un vocabolario tutto suo e tutto il mio mondo all'improvviso ha un senso ed è perfetto.

Mi chiedo solo dove sono finita io.

 

 

 

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2 dicembre 2015 3 02 /12 /dicembre /2015 17:00

Tutte le donne in stato di gravidanza millantano ad amici e parenti, nonché al partner sempre la stessa cosa: L'essere mamma? Non mi cambierà mai! Io sarò sempre la stessa!!!
Falso, falsissimo. Falso come la foto di Salvini che legge un libro.

Falsissimo. 

L'ingresso nella propria vita di quell'esserino urlante modificherà (per sempre) tutto ciò che è stato prima, arrendetevi all'evidenza.

Come?

1 - Dopo aver lavorato 8 ore ed essere stata fuori casa più di dieci, l'idea dell'aperitivo con le amiche non è poi così allettante come lo era prima e vi smuove la coscienza in maniera insopportabile, visto che la vostra prole certamente vi aspetta a casa con gli occhi umidi di pianto che manco Remì ai bei tempi (non è vero, e lo sapete).

2 - La crema idratante dopo la doccia. Cosa? Cosa? Ne riparliamo quando va alle medie, se siete fortunate. Pensate che non si possa vivere senza? Sbagliate! Io mi sento molto contenta quando riesco a lavarmi i denti due volte al giorno. Prima non uscivi mai struccata nemmeno sotto la minaccia di uno tsunami, dopo ti senti sempre come se avessi l'aspetto di una scappata di casa.

3 - I saldi di fine stagione prima volevano dire essenzialmente SCARPE, SCARPE EVERYWHERE; dopo GIUBBINI DI UNA TAGLIA PIU' GRANDE per il prossimo inverno, ché così risparmiamo. 

4 - Passando davanti all'ingresso del multisala e leggendo i titoli in programmazione ne conoscete 1 su 10. Se va bene, ma molto bene, conoscete sì e no la metà degli attori rappresentati sulle locandine. In ogni caso avete quella simpatica sensazione di estraniamento dal mondo circostante .

5 - Le bustine di Mofy piacciono più a voi che al pargolo: non negatelo! Stesso discorso per le casette di Masha e l'Orso e il galeone della Playmobil. 

6 - La volta che vostra figlia dorme tutta la notte senza svegliarsi mai, la mattina siete rintronate come se vi foste sniffate due actifed, tre antistaminici per l'allergia e una tachipirina in una botta sola.  Se le notte diventano due consecutive, la seconda mattina riuscite persino ad arrivare presentabili in ufficio. La terza non riuscite a dormire, avete gli occhi sbarrati come un lemure e girate per casa molestando il vostro compagno e la vostra prole.

7 - Non siete più in grado di non infilare ovunque in una discussione la vostra creatura. Pure se state parlando di fusione a freddo, del tempo per il fine settimana o di una gara di rutti: non ne riuscite a fare a meno. La piccola bestiolina è infatti in grado di infilarsi nel vostro cervello e di manometterlo completamente. Stete attente! Per esempio, ieri sera Emma...

8 - A corollario del punto 8, l'impossibilità matematica di non ammorbare parenti, colleghi, conoscenti o semplici vecchietti in fila alla posta con le foto ed i filmati della vostra meravigliosa cucciola intenta nelle più svariate attività: mangiare, cantare, ballare certamente, ma anche bere, ruttare e persino fare la cacca. Lo farete, sì proprio voi che spergiurate che no, non accadrà mai.  Non è bellissima?

9 - La colonna sonora della vostra giornata non è composta dalle ultime hit del momento proposte dalla radio e nemmeno dall'ultimo album di Max Gazzè. No, la vera hit dell'autunno è La canzone dell'igiene personale di Masha e l'Orso, altroché. 

10 - State sempre male. Sempre. Durante la gravidanza mai un pensiero, un doloretto, un fastidio e così avete creduto di essere fatte apposta per la maternità. Poi è nata lei, una bomba batteriologica in miniatura, così potente che se solo il califfato ne venisse a conoscenza smetterebbe di costruire armi di distruzione di massa. Basta lei: etciù.

Detto ciò, essere madri è meraviglioso, veder cresciere i propri figli la cosa più bella che c'è. Ma non è una passeggiata di salute.

Altro da aggiungere?

 

 

 

 

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25 novembre 2015 3 25 /11 /novembre /2015 08:00

Sono sempre stata ansiosa, fin da piccola. 

Avevo cinque anni la prima volta che mi venne diagnosticato un simpatico dolore psicosomatico che non era spiegabile in nessun altro modo che questo: ansia. 
Andavo da mia madre e le chiedevo con aria indagatrice: "Ma tu sei felice? Sicura? Sicura, sicura, sicura?" 

Negli anni non sono migliorata, in fondo quando una ci nasce con la smania di fare, aiutare, gestire e soprattutto controllare tutto non si può far molto.
Ho imparato da me stessa che la mia ansia è come un volano e si alimenta della propria forza e frequenza. Se sono stanca, se mi sento sola o semplicemente triste, mi si accende il motore e parto, iniziando a curarmi di faccende che prima consideravo irrisorie o comunque secondarie. 
Tipo la mole impressionante di panni da lavare o stendere o piegare. Oppure le piante che non mi danno adeguata soddisfazione. E le tette? Le mie tette che cedono alla forza di gravità? Mia sorella che caspita combinerà? Ed i miei? I miei genitori avranno qualche pensiero che non mi dicono? E l'Amoremio? Perché fa quello sguardo strano? Mi nasconde qualcosa? 
Ma soprattutto, 'sta povera creatura della gnocca che si ritrova una madre come me... Sarò in grado?  

E allora corri, cerca di far tutto, con una mano stendi i panni, con l'altra giri le pagine di "La favola di mamma pipistrello" mentre rispondi con il controllo vocale ad un messaggio di una amica. Se poi c'è una crisi all'asilo della gnocca di cui sono rappresentante di classe nasce il caos, più o meno come quando riordino i giochi sparsi per casa e mi manca il pezzo giallo della torre dell'Ikea.
E l'Amoremio mi dice che faccio troppo, che voglio metter mano a tutto ed ha ragione.
Forse.
Ma posso farne a meno? O meglio, ci riesco?

Poi leggo un articolo sull'Internazionale che parla proprio di questo: fare meno. 
Fare meno.
Concedere a chi sta vicino di fare un passo verso di noi.
Fare meno: perdonarsi e accettare che il mondo vada a rotoli senza il nostro controllo. Ma anche no, forse. Che se non andasse a rotoli, sarebbe un bello smacco.

O una consolazione?

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23 novembre 2015 1 23 /11 /novembre /2015 08:00

Mia figlia ama il caffè.
Sì, gliel'ho fatto assaggiare, sono una brutta madre. O meglio, nei tempi in cui sedeva beata sgranocchiando croste di pane mentre noi pranzavamo, un giorno non sospetto la gnocca allungò la sua tenera zampetta verso una tazzina lasciata avventatamente incustodita sulla tavola dopo l'uso. 

Ora, è bene sapere che io prendo il caffè rigorosamente senza zucchero, quindi amaro. Amarissimo.

Per lei, nonostante questo, è stato amore. Un grande amore.

In qualunque posto si trovi, casa propria o di altri, bar o locale che voi vogliate, se vede passare una tazzina è subito storione: E' mio, mio mio, mio, mioooooooooooo! 
MIOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!

Avete presente un passerotto arruffato? Un cagnolino abbandonato? Remi nel momento in cui gli muoiono i cani, la scimmietta e pure il Maestro Vitali? Ecco, la sua faccia è quella lì.
Infame.

Così, in preda alla libido, agguanta la tazzina ormai vuota con la delicatezza del velociraptor e cerca di dirarne fuori le poche, ultime e preziosissime gocce.
Tossica.

Per fortuna che l'Amoremio si è dato al decaffeinato ed io indirizzo la mania della gnocca verso di lui, povera vittima inconsapevole che viene assalita da una duenne in preda alla voracità.

Le scene mifgliori avvengono al bar, dove orde di mamme perfette ed inferocite osservano con estremo disprezzo mia figlia intenta a ripulire con certosina attenzione la tazzina del caffè del padre, arrivando a ripulirla con una tale dovizia e precisione da farla brillare manco fosse appena uscita dalla lavastoviglie.
Son cose.

Un giorno o l'altro chiamano i servizi sociali, me lo sento...

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18 novembre 2015 3 18 /11 /novembre /2015 13:30

- Amore di mamma, andiamo a letto che è ora
- Sì, Miemi nanno. Ma Ossssso...
E mi indica il suo peluche preferito, quello che si porterebbe ovunque, anche in capo al mondo.
Un orso.
Bianco.
Di 120 centimetri.

Di tutte le creature che vivono a casa mia,  solo lui. Non la povera Pimpa, abbandonata tristemente con la lingua di fuori, non il lupacchiotto con gli occhioni azzurrri da squilibrio della tiroide e nemmeno la deliziosa bambolina rosa o la regina dei pirati.
Lei vuole lui: OSSSSSSO.

Complice la totale dipendenza da Masha e Orso, il cartone animato più cocainomane di sempre che ripropone in loop i soliti trenta episodi da cinque minuti l'uno forever and ever, esiste solo lui: Ossso.
E dire che appena entrato in casa nostra, dono della zia Elisa dopo una sfebbrata di Emma che toccò il picco dei 40, lei non lo aveva degnato nemmeno di uno sguardo, relegandolo al ruolo di appoggia bambole. 

Oggi, alla soglia dei due anni, Orso è uno di noi. Si siede a tavola, occupa la sua degna porzione di letto, prende il biberon, la pappa, il ciuccio e la gnocca gli lava con cura maniacale i denti. una cosa degna di nota, specie considerando il fatto che non ha la bocca.
Soprattutto Orso deve essere scarrozzato su e giu dalle scale sempre e solo in braccio alla sua padrona, e considerando le dimensioni di quest'ultima l'operazione non è delle più semplici.

Ma Orso ha anche i suoi vantaggi.
Non ti vuoi mettere le scarpe? Le metto a Orso. NO, io!!!!!!
Non vuoi il biberon? Lo beve Orso! NO, io!!!!!
Non vuoi metterti il pigiama? Lo metto a Orso. No, io!!!!!! Io!!!
Mettiamo lo spray al naso? NOOOOOOOOOOOOOOO! Allora lo metto a Orso. Sì, Ossso!

Non è che può valere per tutto, eh...

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12 novembre 2015 4 12 /11 /novembre /2015 11:00

Emma è sempre stata una bambina decisa e, diciamo tutta, tignosa al limite dell'esasperazione. Buona, buonissima, per carità. Sempre finché non viene contrariata.
Ricordo al gentile pubblico che la mia progenie a dieci mesi ha detto NO al latte materno e non ne ha avuto mai nostalgia, nemmeno per un minuto e nemmeno con la febbre alta.

Per questo quando quest'estate ho tentato, forse troppo precocemente, l'esperimento vasino, sapevo che le strade sarebbero potute essere solo due: indifferenza o ossessione totale.

Ed infatti così è stato, nel senso che la gnocca ha guardato il vasino, ha guardato me, ha guardato nuovamente il vasino e se ne è andata sdegnata. Io, lì? Mai.
Dopo due giorni di tentativi ci siamo arresi ed abbiamo accantonat il simpatico oggettino. 
Fino a due settimane fa.

Emma ritorna da una delle sue scorribande solitarie per le stanze di casa con il vasino in mano.
- Pitto?
- Quello è il vasino, amore mio.
- Pitto? Miemi?
- Si, certo che puoi sedertici, ma...
Lei, in un atto di autorità, comincia a spogliarsi. Ok, vuoi giocare? E giochiamo. Le tolgo il pannolino e si siede sopra al mitologico oggetto.
- Ibo?
- Un libro?
- Ci.
Passo alla gnocca uno dei suoi libri e lei si accomoda a leggere. Senza fretta. In tranquillità. Come l'Amoremio, insomma. 
Ah, il DNA.
Passano dieci minuti buoni, in cui lei enumera tutti gli animali della fattoria presenti nel libro. TRE VOLTE. Quando penso di essermi addormentata nell'attesa che si stufi, si alza in piedi gridando: "FATTOOOO!!!" e mettendo in mostra tutti i denti che ha.
Non è possibile.
E invece sì.

Da allora, ogni volta che può Emma usa il vasino. Si piazza comoda a leggere e va, liscio come l'olio e tronfia dei risultati che riesce a produrre, diciamo così.  
Io, da vera brutta madre, non le ho ancora tolto il pannolino in via definitiva. Prendo tempo, traccheggio, non ho fretta. Lei, invece, da vera decisionista, ne vorrebbe far a meno e passare oltre incamminandosi verso la materna e strepitando come un gatto arrabbiato ogni volta che le devo rimettere l'odioso plasticoso pannolino.

Ok, la prossima settimana tentiamo.
Anche se il pannolino era comodo.

Non ci vuoi ripensare, amore di mamma?

 

 


 


 


 


 

 

 

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9 novembre 2015 1 09 /11 /novembre /2015 13:00

Sono intollerante al latte da oramai sei anni, e come tutte quelle persone che non nascono con una allergia definita ma la subiscono da adulti non posso far a meno di rimpiangere amaramente tutte quelle cose che prima potevo mangiare ed ora non più.
Due sono i miei grandi rimpianti: il gelato e le Galatine. 
Mentre per il gelato c'è rimedio (oddio, non proprio uguale, però...) per le Galatine non c'è soluzione. Sono fatte di latte per l'80%, e con ingredienti buoni e semplici, senza additivi e coloranti artificiali, che quand'ero piccola la rendevano l'unico dolcetto che mia madre mi concedeva. Permissible candy, direbbero oggi le persone molto di tendenza; contentino, diceva mia madre fanatica della vita sana e scevra dalle insalubri merendine.
E aveva ragione, perché solo da grande ho scoperto quando le Galatine fossero un connubio di salute e gusto. 
Oggi il solo vedere il classico incarto delle Galatine mi riporta ai giorni delle elementari, quando mia mamma non faceva mai mancare la sorpresa di una tavoletta al latte nella tasca del mio grembiule e che mi gustavo sempre durante l'intervallo. 
Certo, oggi non posso più mangiarne, ed è un vero peccato, specie adesso che la gamma delle tavolette al latte si arricchisce del gusto latte e fragola, una coccola deliziosa e naturale per grandi e piccini.
Ma se io non posso mangiarne, posso però continuare la tradizione e darle come premio quando fa la brava ad Emma. 
La farò sicuramente contenta con un prodotto naturale e buono come le Galatine, e la tradizione di casa mia continuerà.

Di madre in figlia.

Buzzoole

Buzzoole

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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Il tarlo della lettura





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