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28 settembre 2017 4 28 /09 /settembre /2017 14:00

Sono sparita, non scrivo più.
Vorrei poter dire che sia stato per mancanza di tempo, di voglia o per inerzia.  Oppure che sia stato il caldo, o il lavoro. Oppure la vita frenetica.
Ma direi una bugia.

La verità è che qualche volta la vita non ti travolge, ma ti erode. Ti sembra che sia tutto tranquillo, che la tua vita proceda dentro una routine placida e comoda, fatta di giorni sereni e uguali. Eppure non è così, non del tutto. 
La vita quotidiana ti lavora agli angoli, smorza l'ironia, annulla l'allegria.
"Hai qualcosa che non va? Non ridi più"
No, niente.
Ma che dici.
Non è vero.

Però qualcosa c'è, magari.
Nascosto in fondo ad un cassetto.
Sì le rogne, i problemi, la famiglia, il lavoro, una bimba piccola, i soldi, corri corri, niente tempo, blabla, blabla. Ma non è questo. Non è solo questo.
Un po' come la polvere, dentro di me si sono accumulate tante cose. La stanchezza, prima di tutto certo. Ma anche la routine dei giorni tutti uguali, la gabbia di un cliché, l'obbligo di fare certe cose in un certo modo. 
E i problemi, anche. I problemi, che però così sembrano montagne.

Così ho iniziato a lavorare su di me.
Mi sono messa a dieta seriamente, seguita da uno specialista, tanto per cominciare.
Ho ripreso a guardarmi allo specchio.
Mi prendo del tempo per me.
Progetto di tagliarmi tutti i capelli.
Ho prenotato una fenice da tatuarmi addosso.
Progetto uscite con mia figlia e con le mie amiche.
Ho ricominciato a scrivere qui.

Insomma, sono tornata.

Ma non sono più la stessa.



 

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26 luglio 2017 3 26 /07 /luglio /2017 14:00

Stamattina, come tutte le mattine, ho tirato giù Emma dal letto e lei, come sempre, ha reagito con la simpatia e l'allegria devastante che hanno le formiche quando viene buttato giù a calci il loro formicaio da un bambino riottoso.

Le tolgo il pigiama e la piazzo sul water mentre ha ancora gli occhi chiusi. 
Mi giro, raccolgo il pigiama, mi giro di nuovo, mi rigiro di scatto. 
Oh, la gnocca arriva quasi a toccare il pavimento con i piedi, mentre se ne sta seduta lì, sopra al riduttore. Ma quando è diventata così lunga, esattamente?
- Mamma, guarda!!!!
Scende, va verso il lavandino e alza il miscelatore. 
- Ci arrivo da sola!
Ok, è il lavandino più basso della casa.
Ok, è tutto a posto.
Ma io dov'ero mentre lei cresceva così???
Una voce mefistofelica dentro di me sogghigna e mi sussurra all'orecchio "Al lavoro, madre snaturata! Ecco dov'eri!!"
Maledetto subconscio mammolo, ma ci stai zitto?
"Buahahahhahah!"
Ma ti impicci delle mammine pancine e mi lasci in pace?

- Mamma?
- Dimmi, amore.
- Ora ho quattro anni, vero?
- No, Emma. Ne hai quasi tre e mezzo, non quattro. Per il tuo compleanno ci manca ancora: deve venire il freddo, poi Natale e poi...
- No.
- Come no, certo che è così.
- No. No. Vedi? Arrivo al lavandino, sono grande. 
- Sei cresciuta, certo, ma in altezza.
- ...
- Ti vuoi misurare?

Andiamo al metro a forma di tigre appeso in camera e ci misuriamo.
- Wow, sei 106 cm!!!
- Te lo avevo detto che in altezza ho quattro anni.

Sì, ma solo in altezza, però...
 

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22 giugno 2017 4 22 /06 /giugno /2017 08:00

Volevo scrivere qualcosa a favore della legge sullo ius soli
E' una proposta di legge a cui tengo molto, che ritengo sia davvero importante per una valanga di motivi, ma credo che ormai il mio pensiero sia talmente palesa da risultare noioso. E poi c'è chi ha saputo riassumere in poche semplici FAQ la faccenda molto meglio di come potrei fare io, che invece di restare calma mi infervoro e la prendo sul personale, applicando principi astratti alla vita vera.
Già, perché quei bambini lì, quei ragazzi che vivono nel limbo li conosco. Vanno a scuola con mia figlia, frequentano lo stesso parco giochi, prendono lo stesso autobus.

E allora mi son detta che questa poteva essere l'occasione per fare un altro genere di riflessione, diversa. Più astratta, tanto per cambiare.
La domanda che mi sono posta è: cosa vorreste essere in grado di insegnare ai vostri figli?
Sembra facile, no? Anche troppo, poniamo un tetto: le tre cose principali, ché le lasagne come le faceva nonna siano escluse.
Ok, ci provo.

Numero 1. Non avere paura.
Vorrei riuscire ad insegnare a mia figlia a non avere paura. Non dei ragni o degli scorpioni, ma del mondo. Vorrei insegnargli a non avere paura di chi è diverso da lei, ma nemmeno di chi le assomiglia troppo.
Ad andare in giro per strada sicura, senza sussultare se un'ombra si muove in fondo alla via, ma con la lucidità di sapere cosa fare se le cose si mettono male.
Vorrei insegnarle a non avere paura di vivere e nemmeno di volare.

Numero 2. Ad essere qui ed altrove.
Vorrei riuscire ad insegnare a mia figlia ad essere fiera del luogo in cui vive, delle sue radici contadine, della torta al testo e del suo lago. Ma vorrei insegnarle ad amare i viaggi, ad essere felice di mangiare con appetito la tajine e il rocoto relleno, ma anche le cavallette fritte; a poter vivere ovunque come a casa propria.
Vorrei insegnarle ad amare casa ed il mondo allo stesso modo, anche se questo volesse dire andarsene lontano.

Numero 3. Non mollare mai.
La cosa più importante che vorrei riuscire ad insegnare a mia figlia però è questa: a non mollare mai. Non arrendersi quando gli altri dicono che sei matta, a continuare a credere nelle proprie idee anche se vuol dire esporsi, a ricercare sempre la giustizia anche quando non fa comodo, a non scegliere la strada più facile, a non perdere mai l'empatia con il prossimo che la circonda. Spero di riuscire a insegnarle a non mollare davanti ad una ingiustizia, a non chiudere gli occhi, a credere sempre di poter migliorare questo mondo che sì, fa schifo, ma anche un po' per colpa nostra.

Ecco, ho finito.
Ora è chiaro perché voglio questa legge sullo Ius Soli?

E voi cosa vorreste insegnare ai vostri figli? 
 

 

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25 aprile 2017 2 25 /04 /aprile /2017 11:33

Alle scuole medie come lingua straniera mi toccò il francese ed una professoressa madrelingua severa ed esigente, con la rrrr tipica della sua lingua che le costò subito il soprannome di La Ranocchia.
Ma la professoressa era una tosta, ed impose subito la legge del terrore, imponendo l'obbligo della lingua francese all'interno delle sue ore pena il versamento di cento lire per ogni parola in italiano da versare nell'apposito obolo.
Di lei mi ricordo molte cose, nonostante siano passati trent'anni (trent'anni... 30... SPAVENTO!?). Prima di tutto la lingua francese, poi le paginate di verbi irregolari da riempire e la cena di fine corso fatta con l'obolo maledetto.
E poi i ritagli di giornale che ci portava.
In uno si parlava di Jean-Marie Le Pen e del Fronte National. Stavamo parlando del sistema elettorale francese e del funzionamento del suo sistema democratico, e senza peli sulla lingua la professoressa apostrofò Le Pen come un male per la sua nazione, un poveraccio astioso e cieco, un fascista. Erano altri tempi, tempi in cui un professore non aveva paura di parlare di politica ai suoi alunni.
Lo sbeffeggiò, dandogli altri cinque anni di popolarità e poi l'oblio.
Era il 1988.
Ecco.

 

 

Quasi trent'anni sono passati, e fanno paura.
Ma quello che fa più paura è la figlia dello sbeffeggiato, Marine Le Pen, che prende il 21,42% alle presidenziali francesi. Quello che fa paura è quel quinto della popolazione francese che l'ha votata, che ha scelto l'odio e la paura.
Quel che fa paura è che accade in tutta Europa.
In tutto il mondo.
Quel che fa paura è la morte della speranza.
La mia professoressa, così severa ed aperta allo stesso tempo, si sbagliava. Chissà dov'è oggi, vorrei chiederle che ne pensa, se vota Macron o anche lei con la vecchiaia si è arresa.

Buona liberazione, se ci credete.
Buona liberazione, se avete ancora voglia di lottare.

Io mica mollo, eh.
 

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18 novembre 2016 5 18 /11 /novembre /2016 14:00

Quel che è successo negli ultimi mesi nel Centro Italia non vale nemmeno la pena di raccontarlo. La serie di terremoti che si è abbattuta è stata così catastrofica, destabilizzante e ribattuta dai media da non meritare nemmeno menzione ulteriore.

La terra ha ballato e continua a ballare a due passi da casa, e anche se qui da noi sulle rive del Trasimeno s'è mosso il lampadario e poco più la paura resta tanta tra la gente.
E non è che la stupidaggine di chi non lo vive aiuti: vogliamo parlare del Campionato Nazionale di ginnastica ritmica spostato da Perugia a Forlì per il terremoto?
Perugia non è una città terremotata.
Chiaro? 

Lo so che io, con la mia razionalità anche esasperata, sto antipatica.
Perchè io non ho paura.
Non me ne vanto, affatto, ma chi si terrorizza e dorme in macchina fuori dalle zone veramente terremotate mi fa molto ridere. Ma molto, eh. E lo so che non si dovrebbe ridere delle paure e delle ansie altrui, ma cazzo. Sì, cazzo, ma dico: le avete viste le immagini in televisione?
Sì, la terra a tremato anche a casa vostra, come si dice a Perugia ha dato un sdringolata ai lampadari del salotto, ma basta. A casa vostra non è successo nulla. Pure io mi sono agitata, però poi basta.
Sì, certo, può succedere. 
Ma anche ieri avrebe potuto.
O tra due mesi.
O tra un anno.
Senza considerare poi il meteorite che potrebbe colpire la Terra. Mica farete affidamento su Bruce Willis, vero? L'avete visto, sì, come s'è ridotto nelle pubblicità della Vodafone?

E ancora.
Hanno sfollato la gente da Norcia e dai paesini montani limitrofi. Duecentoventi o poco più sono nel mio comune, alloggiati negli alberghi ormai vuoti per il fine stagione. 
Son tutti vecchiarelli, più o meno, ma ci sono anche tante famiglie ed un bambino di due mesi. E' gente che ha perso la casa o che comunque non sa bene cosa è successo. O potrebbe succedere. Il mio impagabile Comune (e lo dico senza ironia) ha predisposto tutto al meglio, comprese le scuole epr i bambini con relativo autobus che li passa a prendere nelle strutture in cui sono allocati. 
La gente del mio paesello, ancora sconvolta emotivametnte dal terremoto, si è fatta in quattro per dare una mano agli sfollati in ogni modo, come nelle più belle utopie.
Bello, vero? No, non così tanto. Perché, per esempio, gli sfollati non è che siano superfelici delle attenzioni loro rivolte, visto che hanno avuto un periodo di cacca e magari (dico magari) vorrebbero solo tornare a casa. Gente magari semplice, non abituata a dover prendere la carità, che si imbarazza e diventa burbera.
Molti hanno perso tutto, altri molto ed in ogni caso hanno vissuto un grosso trauma. E di fronte al no inizia a serpeggiare il malumore. Sempre a mezzabocca, perché non si può dire.

E poi.
Mi viene da pensare che questa sconvolgente affezione sia dovuta al trauma condiviso, seppur in lieve forma non paraganabile (torno a dirlo: NO ALLARMISMO). Se al mio paese fossero giunte 200  persone profughe in fuga dalla guerra sarebbe stato lo stesso?
Ci sarebbe stata questa corsa all'accoglienza?
Ci sarebe stata questa brama di farsi un po' più in là per fare posto a chi ha perso tutto?
E' una questione di pelle o più semplicemente di emozioni condivise?
Il terremoto, in fondo, è qui. Le bombe, invece, solo in televisione e lontane chilometri e chilometri. 

Poi vedo la faccia di merda di Salvini in visita agli sfollati a trecento metri da casa mia e mi rispondo da sola.

Ecco, riassumendo a me la tremarella per il futuro non la fa venire il terremoto, ma la gente. La gente sì che mi fa davvero paura; quella che sembra comune, buona, pacifica, ma che poi si fa fotografare mentre stringe la mano di Salvini perché prima gli italiani, prima quelli come noi.
Ma prima di che? Prima di chi? 
Ma poi, che senso ha?

Forse le bombe (quelle vere) ce le meritiamo davvero. 

 


 

 


 

 

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1 settembre 2016 4 01 /09 /settembre /2016 08:00

Ci sono, eh, sono viva e non mi è nemmeno successo niente di particolarmente grave.
Lo giuro.
E' solo che la mia testa si era riempita troppo, all'inverosimile oserei dire. Così piena di preoccupazioni, ansie, sciocchezze assortite ancora riuscire a scrivere ma nemmeno a pensare, figuriamoci  a scrivere.

Eppure scrivere mi è sempre stato di grande aiuto, un'esigenza primaria quasi come respirare. Ma questa volta no.
È stato come se tutti i miei pensieri si attorcigliassero insieme in un grande vortice, come se l'elenco di cose da fare fosse troppo lungo per essere sbrigato con tempistiche umane.

Forse era solo bisogno di silenzio, di una via di fuga, di smetttere di sentirsi pateticamente il centro del mondo e di disinnescare la mia violenta mania del controllo. Bisogno di staccare, di buttare via i neuroni, consumati da un lavoro che amo ma che tende a succhiarti l'anima se ci si butta troppo nelle storie degli altri.

O forse era solo un grande ed imprescindibile bisogno di ferie.

Ed eccole qua queste ferie, alla fine sono arrivate insieme al Ferragosto.
Peccato che nel mio seppur breve periodo di ferie sia accaduto tutto quello che poteva accadere ed anche molto di più.
 
Nell'ordine:

- Mi si è rotta la macchinetta del caffè. e voi direte: Vabbè. Ma chi ci vive senza caffè? L'Amoremio NO. 

- Mia figlia è stata punta tre volte in faccia da un tafano, insetto immondo che non sapevo potesse portare qualsiasi genere di infezione batterica. Ed infatti così è stato, è la gnocca si è gonfiata come un pupazzo, tra la disperazione il panico dei suoi genitori. Per fortuna il nostro santissimo pediatra, uomo da amare e idolatrare nonchè santo subito, ha capito immediatamente di che cosa si stesse parlando e le ha rifilato antibiotico e cortisone per bocca prima che l'infezione potesse passare il sangue. Ora che è tutto risolto mi viene quasi da ridere, però nel momento…. Certo è che per noi non sono esistiti nei mare, nel lago o piscina, vista la paura delle cicatrici. Tutto molto bello.

- Il bagno ha deciso che era il momento di entrare in sciopero e collassare. Si sono rotti insieme la doccia, il lavandino e la caldaia. Il water, invece, funziona. Almeno.

- Altro? Ora non saprei. Ma se frugo nella memoria, qualcosina lo scovo.

Un disastro quindi? No, non direi.

In queste vacanze ho scoperto quanto sto bene con la mia famiglia, quanto Emma e l'Amoremio siano fantastici e quanto ami vederli ridere e giocare insieme.
Ho riscoperto il piacere di leggere un libro divertente, il piacere di ridere e di conoscere gente. Ho riscoperto il piacere di girare in pantaloni corti, anche se mi sento uno scaldabagno coi capelli e chissenefrega.
Non mi sono abbronzata, ma mi sono comunque riposata.
 

Ho riscoperto il piacere delle piccole cose, quella sottile gioia di guardare la gnocca a dormire, con il viso finalmente sgonfio e con le guance rotte tirate su in quella espressione serena ed indifesa che assume quando riposa.

Non so quanto durerà, ma mi sono ricaricata.

Comunque, se vorrete, eccomi qui.

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28 aprile 2016 4 28 /04 /aprile /2016 08:30

Sto scrivendo poco, lo so.
Potrei dire che è il lavoro, Emma, la stanchezza, il buco nell'azoto, l'Amoremio sempre fuori per lavoro, la cogente pressione delle mille cose da fare, il recap di tutti i millemila documenti per ISEE e 730 ed il fatto che mi si è rotta la lavatrice.

Ma non sarebbe vero.
O meglio, sarebbe vero solo in parte.
Mi sento stanca, è vero, ma non è solo questo.
Di sicuro potrei affermare che e anche un po' in colpa tempo, di questa primavera che non vuole arrivare e di questo clima pazzo che mi impone il raffreddore continuo.

Ma anche in questo caso sarebbe soltanto una mezza verità, le avversità e la mancanza di tempo non mi hanno mai fermato dallo scrivere né mai tenuta lontano dalla possibilità gratuita di esprimere i miei pensieri. Forse è l'unica verità è che più si cresce più nella testa si affastellano mille pensieri che sono difficili da mettere nel giusto ordine..

Va tutto bene, per carità, i miei problemi sono sempre relativi e legati ad una stretta quotidianità. Niente di grave, va tutto bene. 
Ma tante piccole cose una sopra all'altra possono diventare una scala che porta direttamente su, in cima alla iperbole delle negatività e del groppo in gola che non permette òla serenità.

Potrei dire quindi che non ho voglia di scrivere, ma questa sarebbe una bugia.
In realtà non riesco a riannodare i fili dei miei pensieri, troppe cose frullano in una testa spesso vuota. Almeno così sembra.

Vorrei poter essere più serena, vorrei non avere sempre il raffreddore o la raucedine, vorrei non sembrare una scappata di casa ma una di quelle mamme super glamourche si vedono nella pubblicità dei pannolini.

Vorrei avere il tempo di fare marmellate e muffin, avere il tempo di organizzare giochi creativi ed intellettualmente rilevanti per Emma, ma anche spogliarelli per l'Amoremio.
Vorrei tante cose e vorrei anche cominciare a scrivere senza dover ricercare il tempo.

Vorrei ricominciare a prendere la vita con più ironia, cosa che mi manca più di tutte.

Vorrei solo tornare ad essere un po' più me.

 

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1 aprile 2016 5 01 /04 /aprile /2016 09:00

Per Pasqua, vista la sua ossessione per il Piccolo Regno, abbiamo regalato ad Emma i pupazzetti di Ben e Holly, anche per evitare che divorasse più cioccolata di quella umanamente possibile. 

Appena li ha visti è impazzita letteralmente, li ha tirati fuori dalla confezione ed è sparita in camera sua chiudendo la porta, come a volersi godere questo momento da sola. 

Dopo appena due ore abbiamo appreso con grande disappunto che Gastone la coccinella si era dato alla macchia. 

- OONE????
- Eh, amore, non lo so. Dove lo hai messo?
- Non c'è.
- Eh, lo vedo. 
- 'Ata Suiiina? 
Giustamente, nel suo immaginario, chi meglio di Tata Susina lo può ritrovare?
- Sì, vedrai che tra tutti lo ritroviamo.

Dopo incessanti ricerche, che hanno compreso il cesto della spazzatura, il water e altri posti ameni, Gastone era ancora drammaticamente disperso.

- OOONE?
- Amore, non lo so. Forse è andato in vacanza.
Poi, la lampadina nella testa della gnocca duenne: "AELA!!!!!!!"
- Daniela?
- Sìììì!
- Dici che Daniela te lo trova?
- Sì, tutto posto Aela!!!!! 
E se ne va battendo le mani.
Daniela è la signora che mi aiuta una volta a settimana da quando è nata Emma con le pulizie della casa, maga del mettere a posto nell'immaginario di Emma. Se le chiedete: "Chi pulisce a casa?", senza dubbio vi rispondera "AELA!". "E la mamma?" "No, mamma no."
Ecco, grazie. 

Ad oggi Gastone è ancora disperso, con grande scorno della gnocca.
Se lo vedete, per cortesia, contattateci.


Ma fate in fretta, che tra qualche giorno viene Daniela. 

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21 dicembre 2015 1 21 /12 /dicembre /2015 18:00

Sto fuori casa per 12 ore al giorno quando va male, 11 quando va molto bene.
Parto la mattina alle 7:30, porto mia figlia all'asilo ed inizia la mia giornata lavorativa.
In pausa pranzo in genere mi ci deve uscire alternativamente: la palestra, la spesa, i pantaloni da portare ad accorciare dalla sarta, un pranzo con un'amica che non vedo da tanto, il calzolaio, il pagamento delle bollette, le unghie da ritoccare (sono un essere umano anche io) ed altre 1000 mila incombenze burocratiche ed organizzative che tutti hanno in casa.

Torno a casa se va bene alle sette, passo a  caricare la gnocca a casa dei miei genitori che se la sono andati a riprendere a scuola. Mi salta incontro, felice come se avesse visto la Madonna di Medjugorje.
E c'è da capirla povera bambina, amore di mamma sua.
Non ha nemmeno due anni e ha già le incombenze che spettano a persone molto più grandi di lei, con il tempo scandito dagli impegni e da una vita che non può appartenerle.
Torno a casa e c'è la cena da preparare, i panni da stendere, le lavatrici da fare, le stanze da riordinare, la spesa da sistemare.
Spesso mando tutto a quel paese e mi butto a giocare con le costruzione sul tappeto insieme alla gnocca, e vaffanculo alla casa ordinata (ce non ho). A volte vince il senso di colpa e mi tocca cercare di rendere vivibile una casa che mi chiede aiuto in ginocchio sui ceci.

Alla fine, la giornata finisce, perché prima o poi finisce. 
Anche perché la gnocca alle nove collassa e pretende silenzio per dormire. Quindi finalmente, sempre che non mi addormenti a mia figlia, ho un po' di tempo per me e per l'Amoremio.

Mi rendo conto che sono fortunata: ho lavoro, un compagno una bellissima bimba di due anni, la fortuna di avere i miei genitori vicino che mi aiutano.

Nonostante questo,  la mia vita è molto frenetica come quello di un criceto sulla ruota, sempre sul filo del minuto, e spesso qualcosa rimane fuori. Che sia di telefonare ad una vecchia amica o lo studio che mi guarda oberato di roba da riordinare e da buttare, di cose da fare e di persone da incontrare ne ho sempre a pacchi.
Dove la mettiamo poi l'ansia e la smania di controllo?

Le mie giornate, anzi le mie settimane, passano così.
Di corsa,
Emma fra un po' fa due anni e mi sembra ieri che è nata.

Corro, è la mia vita. 
Qualcosa rimane fuori, sì, ma nei miei pensieri e nella mia mente gli amici e le persone a cui voglio bene esistono sempre. Non riesco a sentirle come vorrrei, a vederle come il mio cuore anelerebbe. Ma, mi dico, le vere amicizie capiranno, questo periodo passerà e sarà un giorno un filo regolare.

Capiranno?
Se sono amici sì, sennò pazienza. Non mi sento abbastanza carica mentalmente per avere sensi di colpa che non riguardino quella creatura di novanta centimetri che aspetta le mie attenzioni al ritorno a casa dal lavoro.

Io sopravviverò e loro pure. 

Credo.

 

 

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4 dicembre 2015 5 04 /12 /dicembre /2015 17:00

Stamattina i quotidiani riportano la morte della madre di Eluana Englaro, consumata da una lunga malattia. La vicenda di Eluana è nota a tutti, così famosa da aver generato movimenti nell'opinione pubblica, spettacoli teatrali e persino una graphic novel ispirata alla sua agonia e per questo non ne parlerò oltre, ma questo lutto seppur nella sua tipicità (una donna di 78 anni, una lunga malattia) mi ha invaso la testa di domande. 
Vorrei un interlocutore sensato, un uomo di fede saggio che risponda alle mie domande e con cui poter sedare l'inquietudine che la bambina che andava al catechismo porta dentro di sé. Non dico che vorrei la voce di Dio in persona, ma mi basterebbe Biff.

- No, ma dimmi Biff, fammi capire perché questa povera donna s'è dovuta consumare nel dolore per 17 anni? 
- Eh, tu donna partorirai nel dolore!
- No, dai, sìì  serio. A 'sta famiglia i media hanno fatto di tutto. 
- Se la sono anche cercata, predicando l'omicidio.
- Ma che omicidio, dai Biff! Non mi fare il cattolico bigotto. Ce l'avessi tu una figlia ridotta ad oggetto di arredamento manco fosse un Thun come la prenderesti?
- E' egoismo.
- Se permetti Biff, l'egoismo è un'altra storia eh...
- Phoebe carissima, è la volontà divina. L'uomo non può arrogarsi il diritto di decidere sulla vita e la morte. Solo Dio.
- Ma la volontà divina de chè? Se l'uomo non avesse inventato le macchine che la tenevano in vita ed alimentavano Eluana col cavolo che si sarebbe generato questo stillicidio infame.
- La scienza chi vuoi che l'abbia creata? Dio, no?
- Ma come, non eravate contro la scienza?
- Chi, io? Noi? No, ti sbagli.
- Scusa tanto, eh, ma allora l'inseminazione artificiale? 
- Quello è diverso.
- Diverso? 
- Sì, riguarda il sesso e quindi è terreno del diavolo.
- Ma dai. 
- Già.
- E le staminali?
- Che?
- Le sperimentazioni sulle cellule staminali, una tecnologia che potenzialmente può salvare molte vite?
- No, no. E' peccato. Non si può manipolare la vita. Solo Dio crea e distrugge.
- Fammi capire: i macchinari che tengono in vita una persona malata per anni e che è già celebralmente morta , sì. La tecnologia che può guarire, no?
- Ehm. 
- ...
- Oddio, m'ero scordato! Ho lasciato la pentola con l'acqua della pasta sul fuoco! mannaggia! O, grazie della conversazione, eh. Ci vediamo. Stammi bene. 

 

Ecco, quando una si riduce ai dialoghi immaginari comincia a diventare preoccupante.
Anche se state sereni, non sento ancora le voci.

Ancora.

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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