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28 ottobre 2016 5 28 /10 /ottobre /2016 14:00

Lago Trasimeno, 26 ottobre 2016.
Interno sera. 
Ore 23:00.

- Guarda, queste sono le cose da fare in caso di terremoto. Non fare le scale, mettersi sotto i tavoli e lontani dai mobili.
- Ah ah.
- Mettersi sotto un arco portante, un architrave ad esempio.
- Uh uh.
- E bisognerebbe predisporre una cassetta di pronto soccorso, che ne dici.
- Guarda che quella ipocondriaca in famiglia sono io, non tu.
- Potremmo metterla fuori, così in caso di...
- Amoremio, in caso di cosa? Non facciamoci prendere la mano, via, ché noi il terremoto non l'abbiamo manco sentito.
- Che vuol dire? I tuoi lo hanno sentito, eccome.
- Sì, vabbè, una scrollatina.
- Con te non ci si può parlare di quest'argomento. Tu sei quella che nel 1997 dopo il terremoto ti sei rimessa a dormire mentre tutti stavano fuori.
- E certo, c'avevo l'esame di diritto amministrativo con il Prof. Cavallo il giorno dopo! Come minimo dovevo essere riposata!
- Vedi che non ci si parla?
- Amoremio, quello razionale in genere sei tu. Ripigliati.
- Mostro.
- Dormi.
- Parli tu che hai terrore dei ragni!
- Che vuol dire? Quella è una fobia seria!

Io non sono cinica, almeno non sempre.
Sarcastica, forse.
Ad ogni modo il terremoto mi fa paura sì, ma non più dell'idea del meteorite che prima o poi colpirà la terra inclinandone l'asse e causando l'apocalisse.
Per dire.
Con questo non voglio dire che non sia molto dispiaciuta per le popolazioni colpite, anzi, ma gli allarmismi non aiutano nessuno.
Se il terremoto fa ballare un po' il vostro lampadario non è che dovete dormire in macchina tirando giù dal letto la vostra ignara prole o fare la borsa con l'indispensabile in caso di fuga.
Applichereste meglio il vostro tempo prenotando la visita di un tecnico specializzato che vi possa assicurare l'idoneità della vostra casa, se siete in ansia.

Ora scusatemi.

Vado a comprare l'insetticida.

 

 

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21 settembre 2016 3 21 /09 /settembre /2016 18:30

Una settimana di scuola dell'infanzia. 
Inserimento.
Tutto bene.
Venerdì, febbre a 38.
Fine della storia.

Ecco, se io fossi in grado di fare dell'ironia come al solito, allora la storia sarebbe davvero finita tutta qui. Invece questa volta no.
Non so come mai, forse sarà la stanchezza, forse il troppo lavoro, forse i pensieri che continuano a rincorrersi dentro al mio cervello o solo un'estate che non e stata riposante come avrebbe dovuto essere per compensare le fatiche di un anno del cavolo.
Fattostà che al vedere il termometro di Emma salire oltre il 38 ed ancora più su ho avuto una crisi isterica. Sì, sono crollata come la più ignobile delle madri, come una di quelle che scrive sgrammaticati post su pagine equivoche come "I consigli delle mamme" o "Di mamma in mamma".
Non li conoscete? Ah, allora ancora amate l'umanità. 

È che mi sembra che la mia bimba non abbia mai pace, che la sfiga ci insegua col lanternino, peggio che nelle previsioni entusiaste di Paolo Fox. Che, lo sapete anche voi, porta jella. E prima il fuoco di San Antonio a Ferragosto (come? Non sapete la storia? Eh, magari un giorno...), poi un dente scheggiato il primo giorno di scuola dell'infanzia ed ora la prima tonsillite della stagione.
Sono stanca, provata, arrabbiata e preoccupata dalle cicatici che porta sul naso e che, forse, le resteranno addosso. Non pensavo di potermela prendere così per un fattore estetico, ed invece eccomi qui. Forse sono davvero sciocca e frivola come quelle mamme che scrivono col k messaggi deliranti sui fori ai lobi delle orecchie.

E mia figlia che mi continua a chiedere quando la porto al parco, se può uscire, perché non andiamo a fare la spesa o a giocare a casa di Viola o Vittoria. 

- Perchè hai la febbre, gnocca della mamma.
- Nooooo! Io bene!
- Sì, certo. Il termometro fa 39,7 e tu stai bene
- Medicina buooona! Posso ancora?
Mia figlia è drogata. 

Ho bisogno di alcol.
O di una vacanza.

Ora decido.
 

 

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4 settembre 2016 7 04 /09 /settembre /2016 08:00

"Fine della favola”
“Altra!”
“No, Emma. Ora si dorme.”
“Uffaaa. Storia?”
“No, Emma. Ora si dorme, che domani mattina arriva subito.”

"Fruffalò?"
"No, Emma."
"Ninna nanna?"
"Emma..."
“Lallalaaaaaaaa, lallalaaaaaaaaaaaa!”ì
“Emma, sii brava. Mettiti su un fianco e chiudi gli occhi.”

“Mamma?”
“Dimmi, amore mio”
“Ma se chiudo gli occhi, non vedo!” mi risponde strizzando forte gli occhi
“Ma certo che non vedi, sei ad occhi chius…”
“Mamma?”
“…”
“Ma tu dovvai quando io chiudo gli occhi? Io no vedo!”
“Sono sempre qui, solo non mi vedi”
“Ma io no vedo!”
“Emma, dormi”
“Guarda, io no vedo. E i miei occhi dovvanno quando li chiudo?”
“…”
“Mamma?”
“Sì?”
“Vai via, dormo sola io.”
“…”
“Ciao”
“Ciao”

Ha due anni e mezzo.
Per dire.

E io, a volte, ho un po’ paura.

 

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30 giugno 2016 4 30 /06 /giugno /2016 19:00

Odio i ragni, è risaputo.
Il perché dell’odio in questione, invece, non lo saprei dire.
Schifo? Può essere.
Paura. Anche.
Orrore atavico? Forse.

Fuori dal portone di casa mia c’è una pianta di gerani.
E’ una pianta grande, sopravvissuta a tanti inverni. Da un mese circa ha stabilito lì il suo domicilio un ragno mediamente grande, del genere tale da scatenare in me il massimo ribrezzo possibile.
Marrone, oblungo, con simpatiche striature sul corpo marrone e le sue otto zampette sempre in movimento. Stavo per decretarne la fine quando l’occhio mi è caduto sulla sua abitazione, abilmente costruita dalle sue orride otto zampe. Non una ragnatela comune, ma un’opera d’ingegno. Una specie di tubo, perfettamente costruito e proporzionato, una costruzione architettonica bellissima e letale per gli innumerevoli insetti che attratti dalla bellezza dei fiori rimangono intrappolati. Gocce di rugiada la decoravano come gioielli e non me la sono sentita: ho soprasseduto e sono entrata in casa.

E così la sera dopo, e la sera successiva ancora.

Ormai tornare e vedere se l’orrida creatura c’è ancora è un appuntamento fisso delle mie serate, quasi potessi battrgi cinque e congratularmi per la giornata appena trascorsa. 
Durante un temporale mi sono anche preoccupata: sopravviverà?

Ok, ultimamente non sto molto in forma, la mia salute mentale evidentemente vacilla per affezionarmi ad una creatura così orrenda e che mi genera tanto disgusto. Forse dovrei uscire di più, eh.

Però pensavo che in fondo i ragni sono creature orribili e bellissime insieme, capaci di costruire opere magnifiche e fragilissime che però sono il viatico per una morte orrenda.

Creature bellissime ed orrende proprio come lo sono tutti gli esseri umani.

Forse la mia paura, allora, arriva da lì...

 

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22 giugno 2016 3 22 /06 /giugno /2016 14:00

Il miglior amico della gnocca è Tobia, jack russell di due anni dal carattere dolce ed esuberante. Sono due bellissimi cuccioli che amano molto giocare insieme, rotolarsi per terra ed inseguirsi.
Ci passa interi pomeriggi in giardino, e la povera bestia ha dimostrato nel tempo una affezione ed una pazienza da premiare con mille biscottini.
E oggi non fa eccezione.

- Mamma?
- Dimmi Emma.
- Guarda. Orecchio, naso...
- Brava!
- ...occhio, 'ampa...
- Bravissima!
- ...coda, pisello...
- Co... come?
- Mamma, pisello, no?
- Già.

No, adesso, ditemi voi... 
 

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5 maggio 2016 4 05 /05 /maggio /2016 08:00

Io ed Emma in macchina, in uno dei nostri momenti privati di chiacchiere, a dimopstrazione che io non imparo mai a star zitta
- Emma, amore, lo vogliamo prendere un gattino per casa nostra?
- Sì! Pitto, pitto! (trad. Piccolo, piccolo!)
- E come lo vuoi chiamare?
- ROCCO!
- No, amore, Rocco è il gatto della nonna, ci vuole un nome diverso. Tu pensaci, ok?
- Ah, ah.
- E gli darai da mangiare?
- Sì!!! La pappa!!!
- E gli farai le coccole?
- Sìììì, cocca cocca.
- E lo farai dormire nel tuo letto?
- NO! LETTO MIO!!!!!
- E chi ci dorme nel tuo letto?
- Emma!
- E la mamma?
- Sì, ma poto poto. 

Ecco, no. Per dire, la generosità di una bimba. Della serie addormentami e poi sciacquati dalle balle.

- E di che colore lo vuoi? Grigio come Rocco?
- Nooooooo.
- Allora come, rosso?
- Sì. No, rosso no. VERDE.

A posto.

 

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11 marzo 2016 5 11 /03 /marzo /2016 15:00

Si è fatto nell'ultimo periodo un gran parlare in merito alla legislazione sulle unioni civili, il famigerato ddl Cirinnà. Se ne è fatto un così gran parlare che all'improvviso tutti sembravano essere esperti in materia di diritto di famiglia, manco ci avessero fatto sopra un dottorato. 
Ovviamente senza aver letto cosa fosse in realtà previsto dal decreto legislativo da approvare e senza avere né studi specifici nè competenze: è l'Italia, bellezza.
Perché leggere il testo di legge da approvare quando si può leggere tutto riassunto su siti di alto livello internazionale come il Giomale o Informare per resistere?

Così hanno cominciato a correre le voci più indiscriminate, illazioni talmente spinte a suonare anche al più creduloni degli italiani. In fondo siamo e restiamo un paese cattolico fatto di persone che non vanno in Chiesa se non la sera di Natale per far vedere il cappotto di cachemire appena acquistato, non è che ci si possa aspettare più di tanto.

Proprio come quando si cerca di far capire (inutilmente) la doverosa laicità dello Stato, quando di parla di sesso pubblicamente l'italiano medio sclera. Poco importa se nei momenti di relax s'ammazza di youporn sul telefonino e se vanno in cerca di ragazze straniere sui social: a chiacchiere ti diranno sempre che la famiglia tradizionale è l'unica che esiste, che il giender purtroppo impera e che, signora mia, non se ne può più. 

Sul gender, teoria assurda senza nessun fondamento psicologico se non quello della fobia, ho già parlato sin troppo diffusamente (ve lo siete perso? Lo trovate qui e qui, ad esempio), quindi non vi tedierò oltre.

In merito a tutto il deliro sulla Cirinnà, sul femminismo ad intermittenza. sull'utero in affitto, l'utero è mio e lo gestisco io ma anche no, adozioni, stepchild, Nichi Vendola e compagnia cantata, una mia opinione ce l'ho e anche chiara.
Ma a voi che vi siete strenuamente opposti che ve ne fregava? Perché prendersi tanto puntino per non far riconoscere i diritti degli altri senza che i vostri vengano minimamente intaccati? Perché tanto odio? Io, visto che son tre notti che non dormo e c'ho tempo, mi sono fatta un paio di ipotesi:

1) La guerra tra poveri. Adottare in Italia è facile come fischiare "Con te partirò"  fino alla fine mantenendo la tonalità e la sofferenza, mi rendo conto, è davvero tanta. "E questi mi vogliono passare avanti, così?" E' facile pensarlo, ma non è giusto. L'adozione da parte di una famiglia etro, da una omosessuale o anche da parte di un single dovrebbe essere agevolata dallo Stato e non resa una corsa ad ostacoli, spesso insormontabili per di più.

2) L'insoddisfatto cronico. Non ti piace la tua vita? Ti senti costretto in un ruolo che non ti piace? Ti annoi, ma non sai come uscirne? Odi tutti quelli che si sentono liberi di essere felici? Ah, ecco. Serve aggiungere altro?

3) L'ignorantone. Tutto è sempre stato così e ci deve rimanere. L'ha detto il prete qundi mi fido.

Ora, delle tre categorie il terzo è sicuramente il peggiore, anche perché non è afatto facile spiegare ad una testa di legno che legiferare in merito ad un argomento non vuole dire dargli un giudizio morale, né sottoporlo alla approvazione della massa. 

Mi verrebbe da arrendermi e tacere.

Ma anche no.

 

 

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25 gennaio 2016 1 25 /01 /gennaio /2016 11:00

L'influenza di stagione sta arrivando, arriverà, eccola... cazz, è arrivata!
Da venerdì Emma ha una specie di bronchite che nel fine settimana le ha portato febbre alta, malessere generale, mammismo al cubo, tosse col fischio e insonnia genitoriale. Niente di grave, eh.
Ma insomma, ad andare a spasso si sta meglio.

Oggi, lunedì, dopo più di una settimana  va un po' meglio ed ho anche scoperto che c'è una specie di epidemia in giro. Benissimo. 
Gli zombie stanno arrivando, sappiatelo.

Ad ogni modo, sopravvivere alle malattie infantili ed a un nano lagnoso e inappetente si può, magari adottando qualche piccolo correttivo alla vita familiare.

1) Tenere le medicine necessarie sempre pronte. Non si sa mai, i nani sono traditori e sono sempre pronti ad ammalarsi di sabato pomeriggio. O durante un ponte. O a Natale, mannaggiaallaputtana. E voi se non c'avete la Tachipirina che fate? E il Nurofen? E i fermenti lattici? Io, da buona maniaca del controllo, ho anche le gocce per le orecchie, lo spray e lo sciroppo per la tosse. TUTTO DOPPIO. L'ho già detto che non si sa mai? E che sono maniaca del controllo?

2) Niente panico. Non è ebola, non è una nuova infezione che trasforma in zombie, non è pleurite: è influenza. Una rogna immane, siamo tutti d'accordo, ma passerà. Prima o poi. Non fatevi prendere dai patemi d'animo, dalle pezzoline bagnate sulla fronte e dalla manina tremula di vostra figlia: tachipirina in giuste dosi e balla la macarena (voi no).

3) Adeguatevi alla nuova condizione. Speravate in un fine settimana rilassante? In una gita fuori porta? Inutile arrabbiarsi perché l'influenza mura in casa e tutti i piani sono andati a remare da soli: accettare il proprio status è l'unica cosa da fare. Volevate un fine settimana ruggente e vi trovate a guardare la Pimpa? Pigliatela in allegria, andrà meglio la prossima volta. 
Fate scorta di beni di conforto, come serie tv e strufoli al miele: aiuta. Non la dieta, ma in genere aiuta.

4) Siate stalker del vostro pediatra. Devo aggiungerte altro? Pure a Natale l'ho chiamato per fargli gli auguri, secondo me se mi incontra per strada cambia direzione. Poveraccio.

5) Tenete duro, rafforzate le difese immunitarie e ammalatevi SOLO a prole guarita. Io sono arrivata a sniffare tachipirina, pur di non cedere. Ammalati tutti no, non ce la posso fare.

Insomma, dicevo:poi passa. 
Ci vuole un po' ma poi passa.
E si torna ad una vita normale, all'asilo, alle corse ad ostacoli la mattina, a fare tuttto di... etciù!!!!!! 
No, no, no, non io!

Etciù!

Dicevamo?


 

 

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15 giugno 2015 1 15 /06 /giugno /2015 14:00

Sabato sera una amica speciale festeggiava le sue 20+20 primavere e, volendo goderci l’evento, io e l’Amoremio abbiamo deciso di fare un tentativo estremo: lasciare la gnocca a dormire dai nonni. Ora, lo so che i miei genitori vivono a due chilometri da casa mia, che Emma è abituata a stare con loro, che c’è pure la ZiaMatta a dare man forte e che mi fido ciecamente.
Ma io ero in pieno stato ansioso, io che voglio fare la mamma moderna e poi sono la peggio del peggio.

“Che dici, rimandiamo?”
“No.

“Ma non è stata bene!!!”
“Per te non sarà mai il momento

Ecco, certe volte lo vorrei disossare, l’Amoremio, però se non ci fosse stato lui Emma dormirebbe ancora in mezzo a noi, mentre invece ronfa beatamente nel suo lettino tutta la notte in santa pace. Noi e lei.
Mamma coraggio, io.
E vabbè, proviamo.

Lascio la gnocca dai miei e devo subito fare una premessa: mia madre è una donna santa. Le ho elencato una serie di cose da fare con Emma così lnga e pedante (manco non la tenesse tutti i pomeriggi) che non m’ha mandato a Westeros perché m’ha messo al mondo lei.

Andiamo alla festa, tutti carini, vestiti bene e da fidanzatini, senza prole al seguito. E la nostre scelta si rivela subito ottima, visto che la festa inizia un po’ tardi e la gnocca cala le tende al massimo alle 21 e 30. Stiamo bene, ci rilassiamo, festeggiamo la mia amica.
Ma nella mia testa un pensiero gironzola, torna sempre là, irrequieto e inarrestabile: che farà Emma? Sarà tranquilla? Dormirà? Starà buona?
Faccio la splendida, converso e mangio e bevo, ma il pensiero torna sempre lì con insistenza: avrà preso la camomilla? Dormirà senza la mamma?
Resisto alla tentazione d chiamare e scrivere sms ogni cinque minuti., ma mi porto dietro il telefono come copertina di Linus. Non si sa mai, dovessero aver bisogno.

E invece tutto tace, la festa finisce, torniamo a casa.

Una casa innaturale. Volete mettere tornare a casa e poter fare rumore perché la gnocca non sta dormendo? Accendere le luci, lavarsi i denti con lo spazzolino elettrico e non con quello classico, parlarsi ad alta voce. Strano, molto strano. Ed infatti io e l’Amoremio ci guardiamo un po’ persi, come chi crede di rientrare a casa sua e invece si ritrova a Wayward Pines.
“Che faccio, mando un sms? Chiamo?”
“Sono le due, dormi”
“Mmmm…”

E così dormo, senza quasi rendermene conto. E mi sono svegliata con un sms di mia madre alle otto che recitava: “Tutto bene, Emma si è svegliata ora da ieri sera e sta facendo colazione”.

Ecco.
Io e le mie paure.
Io e il mio sottovalutare mia figlia.

Quest’esperienza mi ha fatto capire molte cose, prima fra tutte che sono una mammoletta col cuore di mou, altro che mamma moderna e menate varie. Io sono una mamma italiana da iconografia classica, altroché. Ma anche che:

  • La mia vita non potrà mai più essere la stessa e tornare indietro non è possibile. Dodici chili e novanta centimetri di nana hanno irrimediabilmente e fantasticamente cambiato la nostra vita in talmente tanti modi che noi stessi siamo cambiati dall’interno. E non solo per le occhiaie.
  • Tua figlia che ti vede, sorride e ti butta le braccia al collo dopo aver dormito fuori casa è un dono del cielo.
  • Andare fuori, vivere una vita sociale si può.

 

Siamo fortunati, lo so.

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4 febbraio 2015 3 04 /02 /febbraio /2015 07:53

Mia figlia essendo intollerante al lattosio la mattina, da vera lady, prende il tè con i biscotti. La gnocca è una vera signora in miniatura, che ha imparato a tracannare da sola il biberon con il mignolino alzato.
Principino George, scappa che arriviamo
Ma il reperimento del tè per infanti, solubile e deteinato, nonché scofanato in comodi barattoli, non è stato semplice e ha generato diversi pellegrinaggi in quei negozi fighi per bambini che in genere evito come la peste.

In uno di questi ho fatto una scabrosa scoperta: l’acqua Amorosa della Humana.

Bottiglie di acqua,buonissima c’è da giurarlo, ma di cui all'inizio non mi è subito balenato in mente l'utilizzo. Sono una donna semplice, lo ammetto. Una che beve l'acqua del rubinetto e considera l'acqua in bottiglia un bisogno indotto della nostra società, per dire.
Ma, chiaramente, l'acqua Amorosa, già dal nome  riflette il bisogno genetico di noi mamme di dare il meglio ai nostri figli, senza star a riflettere su cosa sia davvero meglio. E su cosa vogliamo insegnargli davvero, cosa trasmettiamo senza nemmeno rendercene conto.

L'acqua Amorosa, evidentemente, serve alla preparazione del latte artificiale. E già qui si apre un mondo, specie in un paese come l'Italia in cui sembra che allattare sia quasi impossibile, o comunque molto hippy, specie passati i primi mesi. Lo dice l'Istat, non lo dico io

E se c'è chi invoca a gran voce l'OMS ed i dieci disapplicati passi concordati con l'Unicef, dall'altro lato le paure e le ansie di una neomamma sempre più vengono pesate al chilo, sul bancone del mercato del profitto facile.
In epoca di recessione, di taglio dei consumi, di crisi strutturale, quale altro settore tira di più?

E così, a pelle, quest'acqua Amorosa mi è rimasta indigesta. Ma, riflettendoci, non posso far a meno di notare quanto sia motivata questa mia insofferenza:

1) Il nome. IL NOME, Sant'Iddio. Già nel nome c'è tutto: Amorosa. Una coccola, insomma, una carezza, una cura maggiore delle altre. Amorosa. Chi non vorrebbe amorevolmente accudire tutto il giorno Parliamo di acqua, vorrei ricordare. Di acqua. H2O. Purissima, per carità. Delle Alpi Apuane, ci mancherebbe. Ma è acqua, e non si può pensare di far leva sul senso di colpa per indurne l'acquisto.

2) Facciamo due conti: sei bottiglie di acqua Amorosa da un litro costano circa € 7,40. Questo vuol dire che al litro costa circa € 1,23. Ciò sta a significare che un metro cubo di acqua Amorosa costa più di € 1.200. Non so se vi rendete conto dell'enormità della cifra. Costa come la benzina, e sfido a farci andare la macchina.

3) L'ipocrisia generata dal nome del prodotto e dall'idea che questa sia la cura parentale più appropriata ancorché più costosa mi sembra veramente degna del peggior Scrooge. Peggio dell'idiozia della pubblicità Mellin, pensate un po' (tra l'altro, non vi sembra diversa in questi giorni?).  Qui ci vedo molto di più la leva del senso di colpa, anche se non ci sono pubblicità martellanti in giro.

L'induzione di un bisogno è il motore su cui viaggia l'economia, non lo metto in dubbio. La stragrande maggioranza delle cose che siamo portati ad acquistare tutti i giorni non sono una vera necessità primaria, ma ciò che la grande distribuzione e la pubblicità ci fa credere indispensabile, dei maipiùsenza che alla fine rendono più piacevole la vita. Come l'acqua in bottiglia, ad esempio, o il parmigiano già grattugiato in comode vaschette.

La mia indignazione nasce dal nome e dall'atteggiamento del prodotto, Amorosa appunto, come se un bene così effimero ed inutile rappresentasse all'improvviso tutto l'amore di cui è capace una madre.  
Ma soprattutto mi chiedo: ma chi la compra? 
Chi è così facilmente influenzabile?
Lo siamo tutti?
Come cambia il nostro metro di giudizio?

Ma soprattutto, ho davvero bisogno di tutte queste scarpe?

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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Il tarlo della lettura





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