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27 aprile 2015 1 27 /04 /aprile /2015 18:00

Sto scrivendo poco, lo so. A mia discolpa potrei invocare la mancanza di tempo, il sonno, la primavera e perfino il fatto che Emma appena mi vede avvicinarsi al portatile scatena la terza guerra mondiale pretendendo di battere lei le dita sulla tastiera. Giustamente, tale madre tale figlia.
Dicono.

No, non è questo.
O meglio, non è solo questo.
La verità è cheè un periodo non facile, complicato da gestire e davvero intenso dal punto di vista emotivo.

Il fatto che io mi preoccupi per le persone che mi stanno accanto e per la la loro felicità è risaputo, che questo potesse toccare picchi che la mia gastrite non aveva conosciuto ancora un po' di meno.

Perchè gli altri, seppure declinati nell'accezione delle persone a cui vogliamo più bene, sono e restano esseri liberi, con un proprio discernimento e con la prorpia vita, nonchè l'umana propensione all'errore ed ad imbroccare sempre e comunque la strada sbagliata. O giusta, dipende dai punti di vista,
E così la parte apprensiva di me non può far altro che star a guardare senza nemmeno mangiarsi le unghie dal nervoso, ché non mi è mai venuto naturale e poi c'ho il gel. 

E' un periodo strano, e non solo per questo. 
Il mondo mi si ribella, perdo punti di riferimento a mazzi e niente è più come lo conoscevo. Volete degli esempi concreti? Il mio corpo, ad esempio, sta assumendo l'inquietante forma di una busta di fave. Per dirla con allegria ed ottimismo, eh. Che la gravidanza scombussoli è normale, che lo faccia dopo 15 mesi pure? 
E ancora, gli amici che credevo veri mollano il colpo, emigrano, scappano altrove abbandonandomi sulla nave delle brutte persone in balia della tempesta. Ecco, comincio a credere che c'abbiano ragione.
Pure il mio gatto è sparito da venerdì, povera bestia. Aspetto il suo ritorno con l'ansia di quelle mamme che attendono i figli al rientro dalla discoteca, ma ogni sera la speranza si affievolisce.

Ce ne avrei pure altre, ma mi fermo qui, che poi trascendo.
E poi v'avrò già tediato abbastanza.

Scrivo poco, dicevo, proprio perché non mi va di autocommiserarmi, di scrivere povera me e mostrare a tutti un cilicio 2.0. Ma, tutto sommato, non mi va nemmeno di non scrivere. Scrivere è sempre stato uno sfogo, un mettere in ordine i troppi pensieri, un modo per trovare le soluzioni agli ingorghi del cervello.

Ma questa volta non funziona.
Forse è colpa mia, devo essere stata montata male al momento della consegna. Oppure  è solo sfiga, Saturno contro, congiunzioni astrali sfavorevoli o ciclo metruale complicato, non lo so.
Fattostà che pure il gatto è scappato, e io mi sento un po' così.
Abbandonata.

Ma poi torno a casa, e come nella migliore delle pubblicità mia figlia sbuca da dietro la porta con la sua corsa aleatoria, stampandosi in faccia un sorriso a tuttiidentichec'hopiùuno.

E lo sapete che c'è a questo punto?

Ho mille pensieri? Chissenefrega.
Sono una brutta persona? Chissenefrega.
A volte mi manca l'aria? Chissenefrega.

La mia cura è lei, e nei suoi occhi c'è il domani.

 


 

 

 


 

 

 

 

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17 aprile 2015 5 17 /04 /aprile /2015 09:00

Per lavoro mi occupo di Diritto del Lavoro, spesso mi capita di dover prendere a martellate sui denti diversi dipendenti pubblici e relativi uffici, a volte incontro persone ammirevoli e piene di voglia di lavorare.
Ma mai, fino ad oggi, avevo avuto occasione di confrontarmi davvero con il muro di gomma dell'INPS. Vi ricordate la storia del Bonus Infanzia
Ottima e lodevole iniziativa dell'INPS che, in poche e semplici mosse prometteva la trasformazione dei mesi di congedo parentale non fruiti in mesi di asilo o baby sitting.
Unici requisiti richiesti:
- Non aver utilizzato il congedo parentale (o averlo utilizzato solo in parte)
- Che non siano trascorsi più di 11 mesi dalla fine della maternità obbligatoria.
Bello, vero?
Utile. E anche giusto. 
Agevoliamo le mamme che lavorano.
Viva la parità di genere.
L'Italia cambia verso.
Sì, cambia verso di pigliarti per il culo, e scusate il francesismo.
Quello che non ti dicono è che:
1) L'INPS ha tempo sessanta giorni per esaminare la tua pratica. Una pratica semplicissima che consiste solo nel mero controllo dei requisiti. Ci vorranno dieci minuti per farlo? Va bene, siamo pessimisti, diciamo mezz'ora. Eppure rispondono sempre e solo il sessantesimo giorno. Perché? Non vorrei pensare male, ma mi sa proprio di presa in giro.

2) Dopo sessanta giorni di attesa la mia domanda, presentata il 13 gennaio 2015 è stata rigettata. Perché? Mancanza di requisiti? No. E' che dal 1 gennaio 2015 è entrato in vigore il nuovo modello ISEE che però prima del 23 febbraio nessun CAF era in grado di fare perché non c'erano le modalità di presentazione. E quindi? Quindi, come al gioco dell'oca, torna al via (e non prendi il bonus).

3) Ed eccoci di nuovo al via, a lottare con la presentazione del nuovo ISEE che, lo voglio dire, se fosse stato scritto da un Machiavelli svegliato di cattivo umore e con la sindrome premestruale sarebbe stato più semplice. Dicolo solo due parole simboliche: GIACENZA MEDIA. Per tutto il resto vi rimando ad una guida dettagliata che, se disgraziatamente dovete presentarlo, potrà esservi molto utile. Io, da par mio, mi sento di dover fare un monumento al CAF CISL che con competenza e rapidità mi ha ridato un barlume di speranza nel genere umano.

4) Salta fuori un annoso problema, l'ennesimo. Da quest'anno alla presentazione dei documenti non vi rilasciano l'ISEE, ma la DSU, una dichiarazione che dovrà essere esaminata dagli enti competenti (INPS, Agenzia dell'Entrate, Dio) ed in cinque giorni convertita nell'utilissimo documento. CINQUE GIORNI. In Italia. Capite bene come, essendo io quasi arrivata a scadenza del requisito, sia in preda alle fantignole. Basta la DSU? Ci vuole l'ISEE? Sì, no, sì, no, dipende da Saturno.

5) Dopo un colloquio all'INPS prenotato tramite call center mi schiaffano in mano l'ISEE e la benedizione burocratica: "Faccia serena la domanda!". Mancano sei giorni alla scadenza. Amen.

Ora, io sono qui tra color che stan sospesi, attendendo che l'INPS elabori la mia domanda e non trovi un capello fuori posto o una virgola dove non dovrebbe esserci. Altre possibilità per ottenere quello che è mio di diritto non ne ho, ho lottato, ho rotto le palle a mezzo mondo, avvelenata il sangue e ora posso solo aspettare.

Due consigli posso darveli dall'alto della mia esperienza:

- NON ARRENDETEVI MAI, anche quando la burocrazia sembra vincere. Lo fanno apposta per fiaccare gli spiriti deboli e forgiare una nuova classe di cittadini temprati e pronti a tutto.

- il 21 aprile scade il termine degli undici mesi dalla fine della maternità obbligatoria. Fossi in voi io in quella giornata guarderei attentamente il telegiornale, che non si sa mai.

 

Vi terrò aggiornati, ma in ogni caso: buona burocrazia a tutti!!!!

 

 

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13 aprile 2015 1 13 /04 /aprile /2015 09:00

Non dormo bene ultimamente, per niente. E non solo a causa di Emma e dei suoi premolari che reclamano un posto al sole. Sono proprio io. Non riesco a raggiungere un sonno profondo, sto sempre nel dormiveglia  emi sembra di passare tutta la notte annaspando.
Forse è un periodo, forse è collegato al mio essere mamma o forse devo ricominciare a prendere la melatonina, vedremo.

Questo nell'ultimo periodo.
Ma stanotte invece ho dormito, eccome. Pesantemente. Il guaio è che ho pure sognato, ma non ho avuto il solo incubo a base di zombie con Daryl che solo un secondo prima che un orrido vagante mi morda viene a salvarmi con la balestra. No, molto peggio.
Ho sognato di essere finita nella clinica della Dottoressa Peluche per non so bene quale problema e lei iniziava a cantarmi "Diamo un'occhiata" contornata da tutti i suoi aiutanti. Solo che invece di quelli soliti del cartone, intorno aveva come infermieri Mofy, la Pimpa e Nonno Pig. Tutti mi girettavano intorno cantando per rassicurarmi, ma l'effetto era quello di un film dell'orrore, visto che Mofy continuava a toccarmi con quelle zampette d'ovatta e che Nonno Pig teneva la sua faccia a pisello decisamente troppo vicina alla mia. La Pimpa, invece, si faceva il bidet in un angolo come tutti i cani che si rispettano.
Dopo avermi visitata con uno stetoscopio giocattolo Dottie si è consultata con i suoi infermieri e la diagnosi è stata assassinite acuta.

Con orrore di Nonno Pig, Dottie ha annunciato che dalle analisi era chiaramente emerso un abuso di strutto contenuto nella torta di Pasqua consumata abbondantemente in questi giorni, nonché il fatto che avessi contribuito a sbranate Susy Pecora dopo averla fatta cuocere in forno.

Ho cercato di negare, ma non è stato possibile.
La cura sarebbe dovuta consistere nell'inserimento di un tubo in gola e conseguente aspirazione del contenuto dello stomaco mentre tutti cantavano allegramente "Tutti insieme si può far!", ma mi sono data tempestivamente alla fuga, inseguita dalla Signora Coniglio sul camion dei pompieri.
E poi?
Poi niente, mi sono svegliata perché è suonato l'allarme di casa dei miei genitori e il loro combinatore ha chiamato il cellulare dell'Amoremio. 
Ma forse è meglio così.
Ah, era un falso allarme, tra l'altro.

Ora, il problema è chiaro: questi cartoni animati sono dannosi? Era meglio l'Uomo Tigre (che lotta contro il male)? Queste musichine che ti rimangono nel fondo del cervello uccidono i neuroni alla lunga? 


Ma soprattutto, 'ste feste avrò esagerato?

 

 

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9 aprile 2015 4 09 /04 /aprile /2015 08:00

Succede che ho poco tempo per le attività materiali e che quindi mi ritrovi con il nuovo lettore ebook regalatomi per Natale dall'Amoremio vuoto. Lo so, sembra impossibile, ma avevo appena finito il libro di Marco Presta che zac... non c'era più nulla nel lettore. Sono drammi, soprattutto alle undici di sera e con una insonnia che non ne vuol sapere di andarsene. 
Oddio, vuoto vuoto non era il lettore. Un libro, finito lì chissà come, c'era: "Tutti i difetti che amo di te" di Anna Premoli. 
Ora, come ci sia finito non saprei, visti anche i miei trascorsi con l'autrice. Forse l'avevo scaricato per mia sorella, o forse è solo il mio karma, ma messa alle strette l'ho iniziato. E come ben sapete, la mia religione vuole che se iniziato un libro, qualunque libro, poi vada finito. 

Ecco, certe volte dovrei essere meno talebana. 

Il libro inizia liscio liscio inserendo i due protagonisti che, già si sa, si innamoreranno drammaticamente con un gran polverone che li porterà poi all'happy end.
Lei, Sara, avvocato rampante e di retti principi, ma in privato pudica e timida; lui, Ethan, sfaticato fancazzista tormentato da vattelapesca quali demoni, erede di una grossa fortuna di cui non sa che fare, manco fosse la versione maschile di Paris Hilton. 
A pagina 12 avevo già intuito la storia, ma in un lampo di ottimismo mi son detta che certamente non poteva essere così scontata. In fondo c'è un limite a tutto, persino al romanzetto rosa.
Che poi, il romanzetto rosa ha la sua dignità, specie se declinato in romanzetto rosa stracciamutande. Ma qui di sesso manco l'ombra, anzi: il pudore mormone della Meyer a confronto è un film di Rocco Siffredi, per capirsi. 
Insomma, vado avanti e il libro si incammina diritto nella direzione che immaginavo. Ma non può essere, mi dicevo, non può, via. Siamo seri, non può un libro seppur edito dalla Newton Compton essere così banale! Che arrivino gli zombie sul finale a sbranare i due piccioncini? Che Sara si scopra lesbica? Che una tempesta solare distrugga Manhattan? NO.

Noia, noia, noia.
Secondo me se cercate sul vocabolario, sotto NOIA appare proprio la sinossi di questo libro. Sara è bacchettona e fastidiosa, non sa suscitare un briciolo di empatia. Ethan in compenso è patetico, sexy ma patetico e questa non è MAI una combinazione vincente.
Per tutto il tempo mi sono chiesta: ma perchè lo faccio? Ho i minuti di svago contati, non potrei applicarmi meglio?
Una vocina dentro di me mi ripeteva: "Magari migliora e se lo abbandoni non lo saprai mai!" Maledetto senso del dovere, mi freghi sempre! E va bene, l'ho finito... volete sapere che ne penso? Senza fare spoiler (buahahahahhahah! Divertente questa!) alcune piccole osservazioni:

1) La storia non è banale, è molto più che banale. E' tremendamente banale, così scontato che sembra compilato da un programma automatico di scrittura. I personaggi sono così mal descritti nei loro stati d'animo che non solo non si riesce a provare empatia nei loro confronti, ma nemmeno odio. Tipo che lei si meriterebbe di essere scaraventata dalle scale, ma non ho voglia manco di immaginarlo. Noia noia noia.

2) Io non mi stancherò mai di dirlo, mai. Vuoi fare il pizzicagnolo? Impara ad affettare i salumi. Vuoi fare il ragioniere? Devi studiare la contabilità. Vuoi fare lo scrittore? Cazzo, devi sapere l'italiano! Esistono altri modi verbali oltre l'indicativo, ne sei a conoscenza? Se non tu, cara Anna, almeno il tuo editor ne è conscio? Solo perché si scrive letteratura rosa, non è che per forza si debba immaginare il proprio pubblico come un'orda di minus habens e anche se fosse pure le scimmie possono evolversi se aiutate, non è così?

3) La simpatica protagonista fa la sua dichiarazione d'amore al riccone biondastro utilizzando spezzoni melensi di film da donna. Ora, già questa divisione di genere mi fa orrore ("Harry ti presento Sally" è un film da donna secondo voi? Intendendo da donna come dispregiativo, intendo), se poi considerate che l'apice del romanticismo qui si ottiene citando Meet Joe Black credo di essere autorizzata senza meno a vomitare in un angolo.

4) Mi sono capitate alcune recensioni e molte lettrici trovano il libro divertente. Non passabile, proprio molto divertente. Ora, donne, uscite subito di casa e fatevi una vita. Ve lo ordino. In alternativa, leggete Sophie Kinsella ed imparate. 

Ora, a margine di tutto ciò una mia semplice considerazione su me stessa. La devo smettere di voler finire a tuttti i costi un libro ancorché immondamente noioso o semplicemente brutto. Non ho il tempo sufficiente a leggere tutto quel che mi capita a tiro, ma nemmeno tutto ciò che voglio. Mi devo accontentare dei ritagli, ma che almeno questi scampoli siano di mio gusto. 
Detto ciò, mi addentro a Westeros per l'ultimo capitolo della saga di Martin edito in Italia, La danza dei draghi, che in genere non delude mai.

Sarà vero? 

 

 

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7 aprile 2015 2 07 /04 /aprile /2015 15:00

Ora va di moda essere mamme ad alto contatto, magari bio al 100% ed assolutamente dedite alla cura del politically corret. Evidentemente, essere mamme normali non basta più a nessuno, ci vuole di più. Siamo mamme, oltre all’utero c’è di più, insomma. Ma quanto esattamente di più?

Per coloro che non lo sapessero, o perché vengono da Marte o semplicemente perché non interessati al favoloso mondo della matriarcalità, una mamma ad alto contatto (e per esteso un padre, ma i genitori maschi valgono sempre un pochino meno, si sa) è un genitore che sceglie per la sua prole un metodo educativo che prevede uno stretto legame corporeo con il neonato e, più per esteso, una totale assoggettazione delle proprie necessità a quelle del pargolo.

Alcuni esempi tipici di quest’orientamento sono: portare il bambino in fascia, allattarlo al seno, condividere il sonno sono nello stesso letto. E anche trattare come pessime madri tutte coloro che non lo fanno e che la pensano anche solo una virgola diversamente da quello che ritengono per lo più una forma di religione.

Ora, il percorso che porta a diventare madre non è facile, ha poco a che fare col partorire e non è uguale per tutte. E’ un percorso insidioso, di mediazione col proprio essere e con le proprie esigenze e se per alcune può risultare facile o addirittura automatico, per altre proprio no. Io, ad esempio, sono sempre stata una individualista. Quando ho incontrato l’Amoremio per la prima volta mi sono resa conto di dovermi mediare: nella gestione del tempo, nelle cose da fare, nelle scelte. Non ero più sola, ma non ragionare solo per me non mi è venuto automatico.

Con Emma stessa cosa, e magari è stato lo stesso pure per lei vedendo come procede il suo caratterino. 
Ma essere mamma non è facile e spesso, specie all'inizio, si può cadere vittima dell'insicurezza e del marketing. Soprattutto del marketing, che vede nella maternità e nella tendenza dei genitori a non far mancare nulla alla propria prole una vera gallinella dalla uova d'oro in tempo di crisi.
Da qui due orientamenti contrapposti:
- Coloro che si buttano su metodi pedagocici (specialmente) d'oltreoceano come i vari Estivil e compagnia cantante. Professano una certa granitica severità, l'addormentamento da solo anche per il bimbo più recalcitrante e l'abolizione dei cd. vizi. così come li intendevano le nostre nonne: no in braccio, no ai capricci, si mangia con educazione e senza diventare una cloaca ambulante.
- Coloro che professano, appunto, la maternità ad alto contatto. Troviamo quindi l'allattamento al seno fino alla pre-pubertà, il co-sleeping. l'autosvezzamento, il portare i figli sempre con sé nella fascia e professare un ritorno alla vita naturale. Ah, spesso ritenere il proprio pediatra un deficiente. Più in genere la regola base è "mio figlio sta con me, punto". E intendono dal punto di vista fisico.

Due orientamenti oppost ed in guerra, che tra l'altro si accusano a vicenda di tirar su generazioni di anaffettivi l'uno e bamboccioni l'altro. 
Una guerra vera, se non l'avete mai beccata su FB o in rete vi consiglio di recuperare perché di svalvolati ce ne sono da entrambe le parti, anche se le vere esaurite sono quelle che salgono in piedi sullo sgabello a trattare come madri snaturate coloro le quali la pensano diverse. E 99 volte su cento provengono dalla fazione delle mamme ad alto contatto.
Non allatti fino a tre anni? Tuo figlio prenderà un sacco di malattie e allergie.
Non usi la fascia? Vergognati! Tuo figlio sarà anaffettivo!
E via andando con mille paranoie che possono gettare le neomamme nel più nero dei pozzi. Farò bene? Farò male?

A me non piace chi giudica, ma ancora di meno piace chi cerca di imporre a tutti i costi un modello professandone la santità e la perfetta riuscita nell'educazione della propria progenie. Non tutte noi mamme siamo uguali, così come non sono uguali i figli e, secondo il mio parere che non conta nulla, ognuno deve agire un po' come meglio crede, navigandoa vista e sperando che vada tutto bene.

Io mi ritengo una mamma ad alto contatto, ma come dico io.
Ho allattato mia figlia al seno, ma a dieci mesi lei ha espresso tutto il suo dissenso a tale pratica facendo nono col dito, decretando la sua preferenza per i biscotti.
La fascia? C'ho provato, ma Emma non ne voleva sapere manco per scherzo e ha sempre preferito stare stravaccata sul passeggino.Cosa che tutt'ora preferisce anche al camminare, a dire il vero. E perfino all'andare sui giochi al parco, a dirla tutta.
Emma dorme nel suo lettino in camera sua, ma se la notte si sveglia e non si riesce ad addormentare non la faccio piangere, ma la porto a dormire con noi.  La addormento nel lettone e poi la trasferisco nel suo letto, ma per comodità mia. Non mi piace l'idea che si addormenti da sola, in fondo è talmente piccola e vede la mamma così poco che due coccole alla sera non possono far male!
Lavoro otto ore al giorno, se va bene, non ho usato un giorno di congedo parentale ed il tempo che ho a disposizione non è molto durante la settimana. Preferisco però passare cinque minuti con Emma la mattina a giocare a nascondino piuttosto che truccarmi, così come non c'è cosa più bella che rotolarmi con lei sul tappeto e dare da mangiare immaginarie cibarie ai suoi animaletti. E se ci sono i panni da stendere ed il frigoriferio a rischio biologico pazienza.
Non perdo occasione per baciarla, coccolarla, stringerla e farla ridere.
La vizio? facile. Le compro vagonate di libricini che lei adora sopra ogni cosa e si porta ovunque.

Sono una pessima madre?
Farò crescere mia figlia insicura e fragile?
Oppure diventerà una figa di legno?
Sbaglio? Faccio bene?

Non lo so, ma cerco di fare sempre il meglio che posso per la mia gnocca, e se a qualcuno non sta bene pazienza.

Ma state attente a quando scendete dallo sgabello, eh..

 

 

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3 aprile 2015 5 03 /04 /aprile /2015 12:00

Io e la televisione abbiamo un rapporto perverso: ho Sky, mille canali e pochissimo tempo per vederli. In pratica, guardo quasi solo quello che registro sul mio fido MySky, oppure vengo obbligata dall’Amoremio alla visione di qualche programma scientifico di cui non capisco nemmeno il titolo. Inutile spiegare all’Amoremio che il mio cervello si è fermato all’assimilazione della Teoria dei piselli di Mendel. Stop. Figurati se capisco i quanti e tutte quelle cose astrattamente strane, figurati.
Io vorrei vedere programmi più frivoli, magari strani, frivoli, particolari. O romantici.
Ma poi finisco sempre per cedere il controllo del telecomando a lui, ahimè, e finisco sempre per fare la fine della Mondaini.
Ultimamente abbiamo scoperto un programma che ci accomuna entrambi.
Niente di culturale, niente di scientifico o troppo melenso, anzi. Un programmino anche leggermente perverso, a dire il vero, che butta un occhio in casa degli altri senza che i diretti interessati si ribellino. Si tratta di Alta Infedeltà, 1000 modi di tradire, in onda su Real Time tutte le sere alle 20:40 (noi lo vediamo sul +1, giusto dopo che Emma è crollata a letto). Il programma consiste nel racconto dell’infedeltà coniugale di un membro di una coppia più o meno stabile che, puntualmente, viene sgamato nel modo peggiore possibile ed infamato. Novanta volte su 100 il traditore (o la traditrice) appena viene scoperto si rende conto della immane cazzata commessa e vorrebbe fare retromarcia, ma quasi mai il tradito e di quest'avviso. E vorrei ben vedere. C'è la signora che perdona l'ex marito traditore, ma anche quella che si consola con l'istruttore della palestra.

L'infedeltà per noia, quella per frustrazione o solo perché, a volte, l'amore finisce e basta ma dirselo in faccia è troppo difficile. Perché affrontare una discussone, mettersi in piazza, quando evadere è molto più facile? 

Il programma è divertente, ben sceneggiato e le ricostruzioni sono accurate e ironiche, con i diretti protagonisti (a volte pure più bellocci degli attori che li interpretano) che raccontano i loro punti di vista in maniera colorita e partecipe. Io, ad esempio, col cacchio. 

Amoremio: "A noi non succederebbe mai, vero?"
Phoebe: "Certo che no, Amoremio, anche perché sarei costretta a metterti nel congelatore a pozzetto, e farti a pezzi sarebbe molto faticoso per me."
Amoremio: "..."

Un programma da guardare mangiando popcorn e pensando A me non succederà mai. Chi io? No, non noi. Ma ne siete sicuri? 

Anche se ne siete certi, fate il test e  poi magari ne riparliamo.

Io faccio i popcorn, intanto.

 

 

 

Buzzoole

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2 aprile 2015 4 02 /04 /aprile /2015 10:00

In genere ho un problema con i famosi che scrivono anche libri: non li leggo. Sarà che mi sale subito l'effetto Fabio Volo, sarà che mi immaino di ritrovarmi con in mano un libro di Barbara D'Urso o dell'ultimo calciatore che ha scoperto la verità in fondo ai fondi di caffè e si è dato al cattolicesimo spinto abbandonando il velinesimo, ma io no.

L'unica rilevante ecccezione che mi viene in mente l'ho fatta di recente per Marco Presta. Sarà perchè ho sempre trovato la sua ironia favolosamente sagace, delicata e tagliente allo stesso tempo, sarà perché spara certi titoli che di fantasia ne richiedono diversa, fattostà che mi sono lasciata convincere ed ho letto la sua ultima fatica, "L'allegria degli angoli".
A volerlo vedere così, da lontano, è un libro sulla crisi e sulla disoccupazione, sui geometri che non trovano uno straccio di lavoro e sulle storture dell'Italia.
E non è che non sia giusto così, il libro parla davvero di un geometra che si ritrova disoccupato in una Italia dove non si costruisce più o lo si fa senza le regole giuste, ma non è solo questo.
Lorenzo è un trentenne che si ritrova senza lavoro e senza amore, ma scopre di saper fare la statua vivente. Ecco, magari per il resto non è un granché, vive con la madre, ha amici scombinati, frequenta ancora il suo anziano professore delle medie in cerca di consigli esistenziali che non lo portano a nulla: ma come Faraone ballerino è imbattibile, il migliore di tutti.

La verità è che Lorenzo è il ritratto di una generazione che non riesce a fare quello che hanno fatto i genitori, e cioè cercare di costruire qualcosa che credevano gli sarebbe spettato di diritto. E invece no, invece le cose stanno andando diversamente e non è indolenza tipica dell'italico bamboccione: è la vita.

E per Lorenzo, inchiodato al cuore dagi occhi della signora Michelina che lo vedono ancora come il figlio promettente, non c'è peggior dolore che il sapere di non rendere fiera la madre. 
Molto italico, no?

Non è un libro sulla crisi, è un libro sul maschio italiano. 
Che alla fine però, c'è da dirlo, ce la fa a cambiare se stesso. 
Forse.
O forse sono io che c'ho letto l'ottimismo, non lo so.
So solo che il libro si legge con la semplicità con cui si beve un bicchiere d'acqua fresca.

Provatelo.

 


 

 


 

 

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23 marzo 2015 1 23 /03 /marzo /2015 08:00

L’altro giorno discettavo davanti a cornetto e caffè con due mia amiche, esperte a livello mondiale, e con mia sorella di principi azzurri.
Esistono?
Non esistono?
Sono estinti o sono sempre stati frutto dell’immaginazione?
E' un fenomeno sopravvalutato?
Non ce n'è uno etero manco a pagarlo?
La calzamaglia sfina parti che non dovrebbe?

Ma soprattutto, è necessario che abbiano la sta cavolo di calzamaglia celeste? Un articolo di abbigliamento che, diciamolo, imbarazzerebbe anche Rocco Siffredi, signora mia.
Ad ogni modo, se è vero che nel tempo ne ho diffusamente parlato più e più volte, fino a sancirne la morte ufficiale con l’avvento di Matteo Salvini tra gli uomini desiderabili, è anche cosa nota che non se ne smette di parlare nemmeno tra le nuove generazioni.
Nuove e nuovissime generazioni, direi.

Oggi, nel 2015, epoca che dovrebbe definirsi moderna, al cinema fanno Cenerentola. Giusto per drogarci tutte, mamme, figlie, nonne e zie. 
Il Principe Azzurro con i suoi annessi e connessi tira più di Mr. Grey, o forse sono due facce della stessa medaglia. 
Psicologia femminile for dummies. 

La figlia treenne di una mia amica è ossessionata (non per volontà della madre, tutt’altro) da principi e principesse, tanto da implorare il genitore maschio di indossare la calzamaglia azzurra tanto agognata in occasione del Carnevale. Anche no. ANCHE NO. Però lei lo stesso s’è vestita da principessa, con lo scettro e tutto il resto e anche se per il momento il principe Azzurro è il suo papà, presto le cose cambieranno. In peggio.
O meglio, dipende.

All’affermazione serafica Il principe azzurro non esiste, le risposte al tavolo del bar sono state diverse:
Non esiste e non è mai esistito. 
Fanculo al Principe Azzurro. 
Io ci credo ancora.
Quest’ultima affermazione fatta dalla più sgamata delle mie amiche, quella che proprio non ti immagini che possa cedere alle lusinghe della favola e invece anche sì. Perché forse le lusinghe di un mito senza tempo colpiscono anche chi si crede cinica, o magari perché la speranza è l'ultima a morire.

Cosa rende così speciale questa figura che, tutto sommato, negli anni dovrebbe essersi usurata quel tanto che basta da rendere ridicola la sua palandrana celeste? In fondo di lui Cenerentola non sapeva nulla e se lo è beccato a scatola chiusa. E se gli puzzava il fiato di sigaretta? E se c'aveva sei dita ad un piede? O la erre moscia? E se gli passava montagne di panni da lavare e stirare e voleva pure le camicie con i polsini a modino?

L'arcano è facile da spiegare: il fascino del Principe Azzurro sta tutto nel ti prendo e ti porto via e ti risolvo tutti i problemi, lo affermo da sempre.
Sarebbe bello che, dopo una vita tra frequentanti ed esseri più o meno abietti, arrivi lui col suo sorriso da igiene dentale appena fatta che ci dice: "Abbèlla, salta su che ora ci penso io a te!" e cloppete cloppete verso il castello, vissero tutti felici e contenti.
No, non funziona così. 
Perchè minimo il Principe al Castello c'ha una madre odiosa ai livelli della suocera della Principessa Sissi e di certo c'ha una montagna di panni da stirare. Che poi io non stiro, sia chiaro, quindi sono fuori dai giochi.
Forse il Principe Azzurro non esiste, o forse semplicemente non è colui che ci toglie le castagne dal fuoco e ci blandisce con un sorriso smaltato di fresco e tante belle parole senza costrutto.

Il Principe Azzurro è quel povero disgraziato che ci ama anche struccate e coi capelli all'insù. 

Che ci sopporta quando scleriamo perché la nostra casa sembra colpita da uno tsunami e tutto il mondo sembra nero.
Che ci cazzia se stendiamo i panni senza scienza e poi piega le mutande al contrario e i calzini spaiati tra di loro.
Che ci fa ridere anche quando no.
Il Principe Azzurro non è quello che indossa la calzamaglia, ma colui che andrebbe a piedi a prenderti la luna anche se non gliel'hai mai chiesta.
Esiste, ma non in astratto. Come diceva mia nonna "Il tuo non te lo tocca nessuno" e io lo credo davvero. Ci vuole solo un po' di fortuna nell'incontrarlo e non pretendere che indossi per forza calzamaglia, corsetto e cappello con la piuma. 

O almeno, non ventiquattro ore al giorno. 

 

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19 marzo 2015 4 19 /03 /marzo /2015 07:48

In fila all'Inps per una pratica che mi sta uccidendo l'anima, non posso fare a meno di lasciarmi andare ad amare riflessioni sulla gente e sul mio paese in generale.
Sarà che è un posto maledetto, pieno di gente incazzata, di bambini che piangono, di odori sgradevoli e di burocrazia, sarà che fare la fila non piace mai, ma come potrete immaginare non si tratta di riflessioni allegre.
Ho dovuto pure pagare il parcheggio all'esterno, perché per venire a sbrigar rogne che sono generate dalla burocrazia devi pure prendere le ferie e pagarti il parcheggio.
Mica vorrai credere che per far valere un sacrosanto diritto ti srotolino il tappeto rosso sotto i piedi?

Il futuro è l'anziano.
La gente in fila da sempre il peggio di sè, ma tu anziano pensionato perché mi vuoi per forza passare avanti a prendere il numero,? Sì, è illogico che diano i biglietti a mano e non ci sia un totem , ma è così per tutti e noi qui in fila non è che stiamo facendo un rave party. E se continui ad insistere, caro anziano col capello, sappi mi troverò costretta ad informarti che mia nonna mi ha insegnato sì il rispetto per la vecchiaia, ma anche a sputare in un occhio a chi cerca di fregarmi.

Burocratese mon amour.
Siamo un paese fatto al 99% di burocrazia, arma numero uno per non farti capire una mazza di quello che fai, e all'1% di stronzaggine travestita da piaggeria. 
Ho visto gente compilare moduli, fare la fila, parlare con l'operatore, tornare in fila a riempire moduli e ricominciare da capo all'infinito. 
Per me sono ancora lì e ci resteranno fino alla pensione (se gliela danno)

Immigrati. Ma perchè?
Tanti bambini piccoli, stamattina. Di tutte le nazionalità. E sì, anche stranieri. E mi son messa a guardare queste mamme che vengono da lontano, ma sono uguali a me. Ragazze giovani, mamme che guardano i propri figli come io guardo Emma ed hanno per loro gli stessi sogni che ho io: la felicità, un futuro tranquillo, tutto il bene del mondo. Da lontano, vengono. Sono arrivate in Italia magari da poco, oppure ci sono nate non lo so. Ad ogni modo son arrivate qui e sono in fila pronte a litigare con l'uomo allo sportello proprio come me. 
Mi sono scoperta a pensare che queste mamme sono davvero disgraziate, cercavano il meglio per i propri figli e sono arrivate in Italia, magari da molto lontano. In Italia. No, dico, io manderei mia figlia a scuola d'inglese a tredici mesi pur di assicurarle una fuga da questo cazzo di paese, e tu sei arrivata qui. Ma chi te lo ha fatto fare? Ma perché proprio qui? hai battuto forte la testa? Ma ti rendi conto, sì?Mah.

 

E poi?
Poi è arrivato il mio turno, ho trovato una persona gentile e forse (ma dico forse) ho pure risolto.

Ma mica finisce qui secondo me...

 

 

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16 marzo 2015 1 16 /03 /marzo /2015 08:00

Il Progetto Invitro è un progetto pilota per incentivare nei bambini sin da piccolissimi l’amore per i libri e la lettura. Un progetto bellissimo e importante, che per ora riguarda cinque province (Biella, Ravenna, Nuoro, Lecce e Siracusa) più la mia regione, l’Umbria.
Ecco, in genere qui le novità arrivano sempre per ultimo, invece stavolta no.
In che cosa consiste? In una serie di eventi per i più piccini certamente, ma anche nella divulgazione materiale di libri selezionati. Ad esempio ad ogni step di crescita il pediatra della Asl regala libri. A me è successo alla visita di controllo di un anno ed Emma, che è ossessionata dai libricini, glieli ha strappati di mano riservandogli un raro, per il pediatra, sorriso.
Ovviamente la diffusione continua in scuole e istituti per l’infanzia tramite progetti e forniture di materiali, e questo mi sembra bellissimo.  Naturalmente si tratta di libri selezionati attentamente e divisi per fasce di età, accattivanti e ben presentati.
Piccoli lettori di domani crescono.
Una vera fortuna poterne usufruire.

Bello, no?
Accade però che in sede di comitato di gestione del nido (Ricordate? Sono rappresentate dei genitori classe lattanti.  HIP HIP HURRA'!!) esce fuori che un genitore ha fatto una protesta formale che dura da un po’, ma che per fortuna non ha trovato terreno fertile, sull’inadeguatezza di un testo fornito proprio dal progetto e che è stato scodellato senza tante ulteriori spiegazioni all’asilo. In fondo, trattasi sempre di un libro per bambini fascia 0-3, mica di Hegel.
E di che libro si tratta, vi chiederete voi? 


L’infanzia di Cicciolina illustrata?
La guida allo scaccolamento del naso?
Scambisti di ciucci?

No, questo: Il libro della famiglie di Todd Parr.

Ad una prima visione sembra innocuo, però se lo guardate bene bene vi renderete conto della sua pericolosità sociale. Un libro infimo e strisciante, che afferma in maniera diretta e non controvertibile che tutte le famiglie, qualunque sia la loro composizione sono ugualmente piene d’amore.

Ma proprio tutte le famiglie.

Alcune famiglie sono grandi, alcune famiglie sono piccole, in alcune famiglie tutti hanno lo stesso colore, in altre hanno tutti colori diversi, ma si amano e abbracciano tutte. Alcune sono vicine, altre lontane, alcune hanno solo la mamma o solo il papà, altre due mamme o due papà. Ma si amano tutte.

Capite bene che questo è un messaggio assolutamente non idoneo a bambini piccoli ed innocenti, è un indottrinamento bello e buono.
Perdincibaccolina.

Tanto più che una educatrice si è sentita in dovere di dire (scatenando l’ira mia e delle mie colleghe che sono grandiose, voglio dirlo) che alla rimostranza del genitore aveva risposto di non conoscere il contenuto del libro, ma che ora che lo sa non lo condivide.

Che poi  è un libro per bambini, mica I peccati di Peyton Place. Che mai potrebbe esserci scritto? Anche se non aveva letto, non è che poteva esserci qualcosa di scabroso?
Ah, già. Siamo un paese cattolico.
Sì sì.
E per fortuna che dello stesso autore maledetto non è stato proprosto il più scabroso Il libro dell’amore, altrimenti chissà cosa sarebbe successo. 

Ironia a parte, mi rendo conto che non è facile essere genitore, ma più in genere non è facile proprio essere umani senzienti ed intelligenti. Aiutare i nostri figli a crescere è compito nostro ed è impossibile non cercare di plasmarli secondo le idee e concetti che riteniamo più opportuni per farli diventare grandi nel modo giusto.
Appunto.

Chissà cosa avrebbe pensato quel genitore se gli fosse stato imposto il tanto vituperato dai media gioco del rispetto triestino?
Ma soprattutto, chissà se questo genitore fa vedere ai propri figli i Teletubbies.

 

Tante coccoleeeeeeeeeeee!

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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