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20 novembre 2015 5 20 /11 /novembre /2015 18:30

Quando sabato mattina mi son svegliata con Emma addosso che rideva e l'Amoremio che sulla soglia mi diceva serio "Ci sono stati degli attentati a Parigi" non avevo ben capito cos'era accaduto davvero. In fondo ero andata a dormire presto, sfatta dalla combinazione micidiale raffreddore + ciclo, e non sapevo proprio nulla. L'ultimo mio ricordo televisivo della serata riguardava un orso, una tigre ed una partita a scacchi vinta dalla piccoletta bionda.

Sembra impossibile che sia passata meno di una settimana, eppure è così. La rilevanza della tragedia e la sovraesposizione mediatica hanno dilatato il tempo peggio del martelletto di Pakkun, lasciandoci attoniti.

Prima feroci ed incomprensibili all'animo umano attentati che scuotono la nostra civiltà.

Poi il delirio.
Chiunque in televisione a gridare l'odio verso chiunque (e non solo verso i diretti interessati). Ragazzine aggredite perché indossano lo chador, finto cattolici che predicano l'interventismo e contestano Papa Francesco,e i musulmani che sono tutti terroristi bastardi, e la Fallaci che l'aveva detto (cazzo, meglio di Nostradamus... ah Oriana, ma quattro numeri al lotto non me li dai in sogno che t'ho amato tanto?), tutti i topi mediatici che escono dai buchi festeggiando l'avvenimento manco fosse Natale. 
E poi, buontemponi che procurano allarmi ingiustificati su e giù per lo stivale, pacchi bomba che invece son borse della palestra dimenticate in metro, prese di posizione assurde, la paura che viaggia nell'etere cavalcata dai leoni da tastiera che altro non aspettavano che 15 minuti di celebrità.

E i morti?
E il capire di chi sono le colpe?
E le soluzioni?

C'è rimasto qualcuno a cui interessa capire? Capire davvero, non con la retorica di Catena UmanaSolo Italiani o altre pagine di FB che campano sugli solti che rilanciano le loro bufale, Non con il finto buonismo di chi oggi vorrebbe alzare barriere fatte di crocifissi e chiudersi dentro casa manco fossero arrivati gli zombie.

Capire il dove e il come, il perché e il come cazzo è potuto succedere, per impedire che non accada mai più.

Quello che è accaduto a Parigi è una tragedia, ancor più forte perché occorsa sotto casa, nella mite e civile Europa. In Francia, più volte portata ad esempio di integrazione culturale, ma che con le sue banlieue esempio di integrazione culturale certo non è.

Ma quello che la rende ancor più tragica è il feudalesimo con cui i media italiani stanno trattando l'accaduto, il banchetto nunziale messo su dalle varie emittenti (gli speciali di Canale5 fatti dalla D'Urso, parliamone) con una prontezza ed una lucidità che fa invidia ai vari coccodrilli precompilati delle celebrità. 

Sopravvivere ed informarsi si può?

Io dico di sì e vi suggerisco di mia sponte due testate on line gratis (almeno in parte la prima, del tutto la seconda):
- L'internazionale
- The Post Internazionale

E un consiglio disinteressato e spassionato, non mi pagano e non lavoro per nessuno dei due.

Purtroppo...

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28 ottobre 2015 3 28 /10 /ottobre /2015 19:00

Sabato pomeriggio ero al parco con Emma e la figlia del mio compagno. Le bimbe giocavano tranquille da un gioco all'altro e io mi sono messa ad ammirare la varia umanità che navigava avanti ed indietro, ingannando un pomeriggio autunnale.

Nella quiete del parco hanno fatto irruzione una brigata di ragazzini, orientativamente non più di quattordicenni che, appollaiatisi in ordine sparso su di una panchina, hanno dato il via a diversi teatrini antropologicamente interessanti.

La femme fatale.
Le ragazzine del gruppo, alcune in evidente sovrappeso da sovradosaggio di merendine, vestite come un catalogo di moda per non-vedenti erano tutte truccate e dotate di meches. roba che se io a quell'età osavo il mascara finiva malissimo e queste si sparano il rossetto opaco arancione modello Barbie battona.
Stanno lì, una fa finta di giocare con una sigaretta ed all'avvicinarsi di un coetano l'apostrofa con un "Stammi lontano che tu mi stupri!"
Alzo lo sguardo verso di lei perché credo (spero?) di aver capito male e lei lo ripete: "Stammi lontano che tu mi stupri!"
Vorrei tanto farle la filippica sia sul suo vituperio dei modi verbali sia sul più grave uso improprio di certi termini, ma qualcosa mi ferma.
Sono diventata forse vecchia?

Arrendevole?
Ho bisogno di ferie?

La coppia che non (si) molla.
Non troppo discosti dal gruppo, una coppietta ha deciso di controllarsi vcendevolmente le tonsille e di farlo con una dovizia impressionante.
Meno.
Basta meno.
E soprattutto, tenete a posto le mani a meno che non siate così fortuna da usufruire di ore di educazione sessuale a scuola. E non ridete se vi spiegano cose utili: ascoltate, cazzo.

Sono gggiovani, che ci volete fare?
Gestisco il trasbordo di Emma dall'altalena al girello e mi cade l'occhio sulla parte maschile della combriccola, tutti alquanto bisognosi che Masha canti loro la canzone dell'igiene personale. Sono in tre, tutti vestiti come Justin Bieber dopo un uragano: uno è il sedicente stupratore e si guarda intorno annoiato, il secondo sputa reiteratamente a terra con metodicità degna di nota mentre il terzo sta bruciando la panchina con un accendino.
Aspè, che sta facendo?
Brucia la panchina?

Affido Emma ad Alice che mi guarda come a dire Non mi far fare figuracce che magari un giorno ne sposo uno,  e mi fiondo.
"Scusa ragazzino, che fai?"
"Ehm..."
"Ehm una cippa, smettila subito! Questa panchina non è tua, ma di tutti!"
"Mi scusi SIGNORA"
SIGNORA.
Che suona come vecchia babbiona, vero? 
Sto studiando come incenerirlo adeguatamente, quando sento Emma che mi chiama ridendo come una matta perhcé la sorella le ha fatto scoprire l'emozione dello scivolo da grandi.
Mi distraggo, perdo l'attimo e niente, l'aridità e il veleno sono volati via.

Niente, sono vecchia.
Ho peso mordente.

"Tu" dico rivolta ad Alice mentre rincasiamo "se diventi così tra qualche anno ti spedisco in Svizzera in un collegio di suore di clausura. E pure se non sei mia figlia, chiaro?"
Lei ride e si schernisce.

Forse non tutto è perduto.

 

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6 ottobre 2015 2 06 /10 /ottobre /2015 13:00

Oggi è il sei ottobre e nell'ordine la mia famiglia ha già subito i seguenti attacchi: raffreddore, tosse, mai di gola, mal d'orecchhie, vomito, diarrea, febbre.
Le medicine adoperate nel corso di questo lunghissimo mese di settembre sono state tante e tali da ledere qualsiasi organismo vivente, ma a quanto pare ne siamo quasi fuori.

L'untrice fu, chiaramente, Emma.
L'asilo nido e lo scambio di saliva a lui connesso è chiaramente micidiale, la tendenza di certe madri a gettare la propria prole nella fossa dei leoni prima della completa guarigione anche. Per carità, sarà necessità impellente, non lo voglio mettere in discussione, però l'indice di malattie vola alto.

Prima fu Emma, dicevamo, ad iniziare il valzer della tosse e del raffreddore. Poteva la mamma sottrarsi? E la zia? E la nonna?

E mentre il lato femminile della famiglia annaspava tra fazzoletti e spray pe ril naso, l'Amoremio e mio padre gongolavano discettando sulla debolezza delle donne e sul come il maschio abbia saputo evolversi e superare mille avversità.
Senonchè la mia sagace gnocca, assieme alla tosse ed al raffreddore, aveva in serbo un'altra sorpresa: il virus intestinale. Colpo di scena!

"Signora, questi virus vanno a braccetto" mi ha apostrofato il mio pazientissimo Dottor M, pediatra da me talmente a lungo stalkerato da essere entrata nella sua rubrica personale.
"Ma li mortacci loro" ha risposto una madre esasperata aka io.

Ma siccome una giustizia esiste, chi ha colpito il virus?
Sì, ecco.
Loro.
Non dico nulla.

Nulla, tranne un generico "PASSERA'".

Ma il secondo ano d'asilo non era tutta discesa?

 


 

 

 

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1 ottobre 2015 4 01 /10 /ottobre /2015 08:00

Stamattina piegavo i panni asciutti cercando di battere il record pregresso ed avvicinandomi alla velocità della luce, il tutto prima di andare in ufficio e soprattutto prima che la gnocca riuscisse ad emergere dal suo sonno comatoso detto anche a quattro di spadi che la contraddistingue da sempre.

E mentre piegavo calzette e mutande muovendomi come in Matrix, l'ho vista. Eccola lì, l'infida creatura: una cimice. Ora, io non ho niente contro le cimici, sono aracnofobica questo sì, ma il resto del mondo entomologico non mi suscita nessun problema. tranne forse gli scorpioni. E le scolopendre. Vabbè, non divaghiamo. Non le odio, dicevo, tuttavia le cimici hanno la brutta abitudine di volare con un rumore molto fastidioso e di rilasciare un pessimo odore se spaventate o se finiscono sopra una fonte di calore: è una puzzona, diciamocelo.

Sono andata in bagno a prendere un pezzetto di carta per farle provare il brivido imprevisto dello sciacquone, ma all'improvviso mi son detta che no, non la volevo uccidere. Ho aperto la finestra e l'ho buttata in terrazza.
Ora, notoriamente le cimici non sono famose per la brillante inteligenza o per il ruolo determinante che svolgono all'interno della catena alimentare, ed un perché c'è. 
L'ho lanciata dalla finestra e lei invece di volare è piombata di culo sul terrazzo, rimanendo ad annaspare a pancia in su dimenando le zampette. Ho chiuso il finestrone e stavo per andarmene, ma qualcosa nella frenesia con cui muoveva le zampette mi ha trattenuto e sono rimasta ad osservarla dibattersi. E dire che sarebbe bastato poco per rimettersi in piedi: concentrarsi su un unico movimento, ad esempio, cercare un appiglio ed in ogni caso non farsi prendere dal panico. Niente, non riusciva a rimettersi in piedi e io lì, a guardare la sua febbrile agonia.
Alla fine ho aperto la finestra e usando la stessa carta di prima l'ho rigirata e messa dritta sulle zampette.
"Vai, vola via prima che ci ripensi!" 
Ma lei è rimasta lì, a fregarsi le antenne che ha sulla testa.
Mi è sembrata stupita, incredula.
Se non sapessi che è impossibile, direi mi stesse guardando in faccia.

Poi Emma ha interrotto la magia chiamando mamma con la potenza della sirena di un sommergibile e me ne sono andata; chissà se quell'insettaccio se ne è volato via dopo un po' o è rimasto lì, alla mercè dei passeri.

Questa edificante storia mi ha portato a due chiare considerazioni.
La prima è che io a volte spesso sono proprio come quella cimice a pancia all'aria: mi dibatto frenetica tra mille accadimenti ed impicci e penso che mai riuscirò a venirne fuori con un minimo di sanità mentale. Quando poi qualcuno mi aiuta senza chiedere e senza domande rimango di stucco, incredula. Incapace di dire grazie o accettare con un briciolo di entusiasmo, ma stampandomi in faccia l'espressione della mucca al pascolo che vede passare un treno.

La seconda è che non dormire per la tosse della tua prole fa male.

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4 settembre 2015 5 04 /09 /settembre /2015 11:00

La foto di questo bambino morto in spiaggia ha fatto il giro di Facebook tra l'indignazione di chi pensa che certe cose debbano rimanere nascoste come la polvere sotto il tappeto, la frustrazione di chi immaginava i propri figli sdraiati sulla sabbia e la noncuranza di chi apostrofa sempre tutto quello che riguarda i migranti con un placido "aiutiamoli a casa loro".

Io penso che la vita in genere, ma i social per possa essere vissuta in due modi: il primo è quello di decidere di staccare il cervello dal mondo circostante e vivere semplicemente la propria quotidianità come se esistesse solo il proprio piccolo cerchio di conoscenze ed il proprio piccolo orto coltivato ad ortensie e lillà. È questo il caso di tutte quelle ragazze, o meglio donne, che imbastiscono la propria bacheca di Facebook con gattini, cuoricini, aforismi di Osho, frasi d'amore, allegri buondì e caffè e quant'altro senza mai cedere il passo al pessimismo o semplicemente la realtà circostante. Io queste persone le invidio veramente: la loro unica preoccupazione rigurda il selfie giornaliero: sarò venuta bene? Il piatto di aperitivo che ho postato sarà abbastanza figo? Caspita, non mi sono taggata nella discoteca del momento, accidenti! Questa foto sarà sufficientemente puccipucciosa?

Al contrario si può decidere di vivere con gli occhi aperti, senza necessariamente ammorbare il prossimo con tutte le disgrazie del mondo o con esternazioni politiche 24 ore al giorno sette giorni la settimana (quelli sono i Grillini, una specie animale a parte), ma diluendo la propria esistenza in una sana disincantata ironia che a volte brilla nel cinismo. Oppure no, quando il pelo sullo stomaco non basta più o quando tutto è troppo brutto per riderci su.
Si può decidere semplicemente di essere oltre a donna, madre e figa (buahahahahhah!) anche con una coscienza sociale, seppur minima. Non che si pretende di cambiare il mondo, per carità, ma almeno cercare di renderlo un posto un po' meno schifoso.
Il minimo sindacale, insomma.

Le foto di questo bambino morto sono molto disturbanti, concordo, e credo che debbano non far dormire per ben più di una notte non solo chi è già genitore ma tutti quelli che sognano o hanno sognato di diventarlo almeno una volta.
È giusto che siano disturbanti, è giusto che diano fastidio e che sollevino l'animo popolare. Sono foto che fanno indignare, troppo crude per un popolo abituato a discettare solo del calciomercato nella calura di fine estate. Meglio biascicare su Balotelli e sulle liti via social ad alto QI di Belen e Nina Moric.
Sono foto che fanno male, sono un pugno nello stomaco proprio come lo sono le parole di un genitore distrutto che cercava solo una vita meno pericolosa per i propri figli.

Come ha scritto di recente una mia amica molto cara, che tra l'altro ha un'idea politica opposta alla mia, "Nessuno metterebbe i propri  figlio su una barca, a meno che l'acqua non sia più sicura della Terra". Quel bambino morto sulla spiaggia pesa sulle coscienze di tutti noi, grandi e piccoli, poveri e ricchi, potenti o semplici cittadini. Ci ricorda che in un passato non troppo lontano erano i nostri bisnonni a tentare viaggi della speranza, ci ricorda che domani potremmo essere noi a tentare la stessa via.

Disturba, è vero; fa andare di traverso l'aperitivo.
E deve essere così, è giusto che sia così.

Si fa presto a guardare il telegiornale con un occhio solo mentre si cena  e dimenticare tutto quello che accade nel mondo con una bella scrollata di spalle.
Io non ci riesco. 

Se voi ci riuscite continuate a postare foto di gattini.

 

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5 agosto 2015 3 05 /08 /agosto /2015 09:00

Noi donne nella stragrande maggioranza dei casi non abbiamo un bel rapporto col nostro corpo. Sarà una banalità, ma è una di quelle vere: non ci piacciamo.

Pure se sei una figa da paura che causa giramenti di testa e svenimenti nella popolazione maschile eterosessuale, ci sarà sempre qualcosa che non ti piace di te stessa.

In genere il problema di questo secolo è: non sono abbastanza magra e/o sono ingrassata. Maschi che condividete lo spazio vitale con la donna che amate, rassegnatevi: per quanto possa sembrarvi bella, sexy ed affascinante la vostra compagna, lei si troverà SEMPRE non abbastanza magra.

Che poi la prenda con ironia, che non ne faccia un dramma e che viva la sua vita con tranquillità e che mangi al ristorante con appetito è un altro discorso. se glielo chiedete vi dirà sempre che non si trova abbastanza magra.

Colpa della moda? Follia della donna? Non solo. 
Quest'anno sui social impazza una nuova mania: il Belly Slot. Non è il nome di una caramella e nemmeno una nuova macchinetta da videopoker. E' quel solco abbastanza inquietante che parte sotto il seno e arriva all'ombelico, formatosi grazie ad addominali super tonici insieme a una magrezza di un certo livello. Subito le simil-Vip si sono buttate a pesce sulla questione, postando le loro foto sui social: Elisabetta Gregoraci, Maddalena Corvaglia, Ilary Blasi, Belén Rodriguez, Anna Tatangelo, Emily Ratajkowski. Tutte belle in fila a mostrare la riga sulla pancia che fa tanto tonico e raffinato. 
Non vi basta?
Orbene, signori, abbiamo anche il Bikini Bridge , ovvero il ponte sospeso tra il bordo dello slip e l’anca, e il Tigh Gap, ovvero il solco tra le gambe. 
L'Amoremio direbbe "Sexy come un aspirapolvere", io direi: "Eh, quando ero ggiovane...". Ma non è vero, sono solo allucinazioni di una donna sfatta dal passaggio di un mostriciattolo (amoroso) di quasi quattro chili tra gli addominali.

Ma la donna vera che ne pensa?
In ufficio ho assistito alla seguente conversazione sul Belly Slot tra due colleghe carine e inspiegabilmente single. 
Collega 1: "Dai, tu sei magra come un chiodo e allenata, facci vedere sta riga!"
Collega 2: "Ma non ce l'ho!"
Collega 1: "Ma dai, nemmeno tu!!! Ma sei super secca!"
Collega 2: "Lo dici come fosse un complimento, ma non lo è affatto!"
Collega 1: "Certo che lo è!"
Collega 2: "No, affatto. Io mi piacevo più quando pesavo 10 kg di più"
Collega 1: "Cavolate. Farei la firma per essere come te.""

Collega 2:"Sei matta? Non vedi che fianchi larghi? IO farei la firma per essere come te!"
Phoebe: "Ora vengo lì e vi picchio a tutte e due dall'alto della mia panza deformata, altro che riga!"

Passerà mai questa fissazione per il secco?
La donna curvy tornerà (davvero) di moda come nei bei tempi andati?

Attendo commenti di uomini e donne.

 

 

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29 luglio 2015 3 29 /07 /luglio /2015 09:00

Molti mi chiedono perché me la prenda così tanto contro chi non veda la naturalezza delle unioni tra persone dello stesso sesso. In fondo la loro legalizzazione in Italia non riguarda qualche mio parente stretto o un amico caro.

A parte il fatto che per perseguire una ingiustizia non dovrebbe essere necessario averne titolo, quello che più mi lede il sistema nervoso è il pregiudizio ed il cinguettio sociale che lo precede e contraddistingue.

In seconda battuta, la mia incazzatura deriva dall'ignoranza che dilaga in questo paese ed alla sua ipocrisia. Oggi anche il peggior cristiano della penisola si erge a paladino della morale, rivendicando l'univocità della parola famiglia come se ne fosse l'unico fiero detentore. 

E non posso fra a meno di pensare che, in questo paese che dimentica e che copre le storture con un colpo di spugna e servendo in tavola una bella ciotola di spaghetti, i nonni o i bisnonni di quelli che ora predicano contro le famiglie diverse erano quelli che negli anni '40 e '50 ce l'avrevano con il tipo di famiglia che oggi è il mio. Sono quelli che mi avrebbero chiamato donnaccia per strada, puttana sottovoce e rovinafamiglie al bar prendendo il caffè con gli amici prima della partita di briscola.

Prima l'unica famiglia accettata era quela generata dal matrimonio cattolico, unico ed indissolubile, ed i figli nati fuori da questo inscindibile vincolo erano reietti, figli di NN  o comunque di serie B. Se poi lui o lei avevano alle spalle un matrimonio... anatema!!!!! Divorziare? Roba da andare all'inferno per direttissima, macchia incancellabile, diffida sociale! Dove mai andremo a finire?? E' la morte della famiglia!!! 
Vi suona familiare?

Poi, dopo lotte e lunghi periodi in cui i più facoltosi sganciavano denaro alla Sacra Rota per eliminare il vincolo o facevano legittimare da giudici progressisti sentenze di divorzio ottenute in altri paese, nel 1970 anche l'Italia ha avuto la sua legge sul divorzio.

Prima piano piano, poi sempre più velocemente, è diventato un fatto normale. Grazie alla legge, ad un referendum, ma anche alle telenovelas brasiliane. Tutto normale, quasi banale.

Ed eccomi qui, nel 2015. Compagna di un uomo divorziato, madre e matrigna tutt'altro che odiata. Eppure non mi hanno ancora lapidata, anzi. Anche se solo cinquant'anni fa sarei stata additata per la strada come un male della società, come Rita Pavone o la Dama Bianca. Esempi glamour, c'è poco da dire.

Eppure quello della matrigna cattiva era un mito difficile da scardinare, proveniente dalle favole, dall'inconscio nascosto di ogni babino che vive dentro di noi. Matrigne cattive, che vogliono il cuore delle figliastre per metterlo in una scatola o che abbandonano i poveri pargoli nel bosco per farli mangiare dai lupi. 
Brutte persone, insomma, ma sempre vestite bene. E' un must.
Esiste una donna più fashion di Grimilde?

Eppure niente, il loro mito è finito, destinato a rimanere confinato nelle favole di una volta. 

E allora mi chiedo, cosa risponderò ad Emma quando tra trent'anni mi chiederà: "Ma davvero neggli anni '10 c'era tutto sto casino contro le unioni civili? Mamma mia, che ridicolezza!!" Perchè non solo nel frattempo sarà diventata l'ennesima consuetudine italica che nessuno mai si era sognato di avversare.

Pensateci.

Ma soprattutto si accettano scommesse su chi sarà additato a nuovo mostro.
 


 

 

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24 luglio 2015 5 24 /07 /luglio /2015 08:00

Spesso di un viaggio, di un amico, di una persona cara ci restano solo le foto.
Scattate per caso, magari. A volte in una posa buffa o con una espressione idiota ma che resta lì, impressa in un attimo che non passa più.
Sono importanti, le foto, e forse per questo i ragazzini non possono far a meno di farsi i selfie e metterli in rete, quasi fossero una prova della propria esistenza, un ci sono forzato ed ineluttabile.


La foto di sopra racconta la storia di ragazzi che vogliono aiutare altri ragazzi, in partenza per Kobane, città curda siriana che resiste allo stato islamico dell’Isis, dove avrebbero voluto costruire una biblioteca, ripiantare un bosco, mettere in piedi un campo giochi. Volevano partire per aiutare gli abitanti di una cittadina martoriata da mesi di lotta assurda.
Ragazzi con un sogno, un’ideale: aiutare chi resiste all'arrivo del Medioevo. 
Partivano da Suruç con la speranzo di aiutare il prossimo.
Speranza spazzata via da un altro adolescente di vent'anni che si fa saltare in aria in mezzo a loro.

 

La ragazza della foto sotto, invece, era Arin Mirkin, morta il 5 ottobre scorso negli scontri contro i miliziani dell’Isis.
Arin era una giovane e bella ragazza curda con gli occhi verdi, madre di due figli, comandante di un'unità femminile di combattenti capace di uccidere in battaglia 15 jihadisti e di distruggere un blindato in battaglia. Arin si è fatta saltare in aria avendo ormai finito le munizioni pur di difendere la sua città, Kobane e di non cadere prigioniera del nemico. Una giovane donna che ha lottato contro un nemico cieco, l’Isis, che vuole imporre la sharia a tutto il mondo, che vede nella diversità il male, che butta armi chimiche contro i curdi siriani ed iracheni che non vogliono piegarsi. Un califfato fantasma, senza testa apparente, che applica il Corano in un modo che, se potesse, Maometto verrebbe diretto giù dal paradiso a prenderli a schiaffi.

O forse, come sempre, la religione è solo la scusa per il potere.
Arin è morta per le sue figlie, per il suo popolo, lottando.
I ragazzi di Suruç sono morti per cercare di cambiare il mondo.

 

Spero che mia figlia da grande somigli loro almeno un po’.

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23 giugno 2015 2 23 /06 /giugno /2015 18:00

Sono anni che l'Amoremio mi rompe chiedendomi di pianificare una vacanza in crociera.
"Ahh, vuoi mettere che relax?" mi importuna "E che gran gioieli di tecnologia le navi da crociera!!"
Sarà, ma io sono sempre stata scettica. Affidare la mia vita per ben una settimana ad una barca mi sembra un tantino troppo, specie se si soffre come me di claustrofobia. Stare chiusi in centinaia di tonnellate di metallo che solo per caso galleggiano? Ma anche no.
Piuttosto prendo l'aereo, almeno è rapido.

Poi mi è capitato tra le mani il catalogo MSC Crociere. Ok, bello. Bello, eh. Ma se devo fare il giro del Mediterraneo come i miei genitori, anche no. Nord Europa, ma che scherziamo? Un freddo. Caraibi? Ma figurati... Car... Caraibi?  
Mah, chi la vorrebbe mai fare una crociera ai Caraibi? Una vacanza invernale, poi, di quelle che ti svoltano il grigio della brutta stagione, che ti fanno tornare a casa col sorriso a tutta bocca e la pelle scurita dal sole. 
Una crociera invernale ai Caraibi, in fondo, chi la vorrebbe fare? Sette giorni a bordo della MSC Orchestra, una nave tecnologica ed ecocompatibile , dotata di tutti i servizi che si possono immaginare, per adulti e per piccini.
Che schifo, io proprio non so come si possa trovare appetibile una crociera in cui si può scegliere se svenire sotto una palma piazzata dalla natura in una spiaggia da favola o scoprire paesaggi tropicali inusuali e nuovi, sguazzando tra colori, culture e tradizioni a ritmo di musiche caraibiche.

Ah, se prenoti subito c'è il pacchetto bevande incluso nel prezzo.
...
...

Varrà anche per la pina colada?

 

Buzzoole

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22 giugno 2015 1 22 /06 /giugno /2015 08:00

DRIIINNN!!!!

- Pronto?
- Pronto, buongiorno Signora. Chiamo da Sky per proporle un'imperdibile offerta!
- Un MySky più grande?
- Ehm... no. 
- Peccato.
- In ragione del fatto che è nostro cliente da anni, le offriamo la possibilità di usufruire del servizio multivision a soli 10 euro in più al mese!
- No, grazie guardi, ma...
- Potrà vedere tutti i nostri programmi su un'altra televisione di casa, non è favoloso?
- Sì, ma io in casa ho solo una televisione.
- Non ho capito.
- Ho solo una tv.
- ...

- ...
- Ah.
- Eh.


Passano due mesi.
DRIIINNN!!!!

- Pronto?
- Pronto, buongiorno Signora. Chiamo da Sky per proporle un'imperdibile offerta!
- Mi dica.
- In ragione del fatto che è nostro cliente da anni, le offriamo la possibilità di usufruire del servizio multivision a soli 5 euro in più al mese!
- No, guardi, l'ho detto anche al suo coll...
- Potrà vedere tutti i nostri programmi su un'altra televisione di casa, non è favoloso?

- Sì, ma come vi avevo già detto io in casa ho solo una televisione.
- Ma veramente? E come mai?
- Perchè sì.
- Ah.
- Eh.
- Un MySky più grande, invece?
- No.

 

Passano altri due mesi.
DRIIINNN!!!!

- Pronto?
- Pronto, buongiorno Signora. Chiamo da Sky per proporle un'imperdibile offerta!
- Ma vedi un po' tu chi si risente!
- In ragione del fatto che è nostro cliente da anni, le offriamo la possibilità di usufruire del servizio multivision gratis!
- Addirittura!
- Potrà vedere tutti i nostri programmi su un'altra televisione di casa, non è favoloso?
- Bellissimo!!!! Grazie!
- Allora attivo?
- No, perché come ampiamente già detto, noi in casa abbiamo una sola televisione.
- Ah sì?
- Sì, una sola.
- Ma per scelta?
- ...
- ...
- Facciamo così, mi chiami quando avete intenzione di regalarmi un MySky più grande.
- Ah.
- Eh.

 

Ma siamo alieni noi o tonti loro?
E soprattutto, siamo l'unica famiglia con un solo televisiore in casa?

 

Attendo statistiche.

 


 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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