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18 giugno 2015 4 18 /06 /giugno /2015 14:00

Il mondo non è un bel posto per viverci, questo mi sembra abbastanza ovvio. Violenza, morte, prevaricazione del più debole, paura ed ingiustizia vivono insieme a noi, in tutti gli angoli del pianeta con effetti più o meno disastrosi ed eclatanti. Capisco come, quando si mette al mondo un figlio, queste paure si enfatizzino fino a diventare piccole ossessioni.

E' giusto, succede a tutti, credo.
Anche se ora non mi viene in mente una mia ossessione specifica verso Emma, a parte quella che spero vivamente che diventi un cervello in fuga appena avrà maturato le competenze necessarie.

Ma nel mezzo della normalità, spesso, ci si trova la follia.
Apprendo tra le pagine de "Il Fattto Quotidiano" che su whatsapp girerebbe, insieme alle fantomatiche catene che promettono credito illimitato, fortuna e che minacciano la chiusura del servizio, anche una missiva terrorizzante (?) che mette in guardia gli sprovveduti genitori dallle linee guida dell'OMS sull'educazione sessuale, che porterebbero i propri figli diretti verso l'ateismo, l'omosessualità e l'inferno.
Leggete le regole di questa presunta Organizzazione Mondiale della Salute e fatevi una risata. Poi leggete anche quelle vere, eh.

Eppure tutti ne parlano.
La cd. teoria del gender, che in un'epoca in cui le scuole cadono a pezzi, i programmi vanno a ramengo e gli insegnanti insorgono, sembra essere l'unico vero problema dei genitori italiani. Sono riuscita a litigare già con alcuni genitori, e considerando che mia figlia va ancora al nido e non ha ancora scoperto la differenza tra maschi e femmine, mi sembra grave.
Ma facciamo un passo indietro: cos'è questa orrorifica teoria del gender?
I gender studies comprendono varie discipline scientifiche ed umanistiche (dalla biologia all'antropologia, passando per passando per la sociologia, e la bioetica) che supera la classificazione tra maschi e femmine che ci è stata tramandata sostituendola con quella tra sesso e genere: il primo è genetico, il secondo è una costruzione culturale. L’orientamento sessuale non dipenderebbe strettamente dal genere con cui si nasce, ma le persone possono innamorarsi di una persona di sesso diverso, dello stesso sesso o di entrambi.
In pratica, secondo i teorici, maschi e femmine si nasce mentre uomini e donne si diventa. Con le palle o meno, poi questo solo la vita potrà dirlo, ma è un discorso diverso.

A parte l’ovvietà del concetto, ma che pare abbia necessitato di lunghi studi per venire alla luce, ed il terrore insensato che questo instilla nei cd. cattolici, mi chiedo in cosa possa essere sbagliato un discorso basato sull’accettazione del prossimo e delle sue diversità. Non eravamo tutte pecorelle smarrite in cerca del pastore?
Quattro anni fa, quando la figlia del mio compagno aveva sei anni, guardammo insieme l’evento fashion dell’anno: il matrimonio di William e Kate. Al comparire di Sir Elton John e consorte lei mi chiese: “Chi sono? Perché vanno per mano?” e io lì gli spiegai con tranquillità e franchezza la verità.
“Sono sposati”
Lei mi guardò stupita: “Ma sono due maschi!”
“Eh, sì. Ma ognuno può scegliere di voler bene a chi vuole, l’importante è che sia felice. Non trovi?”
Ci rifletté su un attimo e poi disse: “Ok, però fossi in lui quel cappellino non l’avrei messo.”
Fine.
Ho fatto teoria gender e manco lo sapevo.
Che donnaccia.
Andrò all'inferno.
Ma già lo sapevo, eh.

Come è possibile tanta disinformazione e ottusità nel 2015?
Davvero credete che per un ragazzino sia non appropriato imparare ad accettare sé stesso ed il prossimo senza prenderlo in giro? Credete davvero che l'educazione sessuale, fatta da personale competente e non dalla catechista del paese che crede che la masturbazione porti alla cecità, sia sbagliata?
Ma dove vivete?
​Ah, già. Siamo in Italia, un paese che vista la crisi sociale ed economica ha scelto di essere reazionario, chiudendosi a tutto e tutti, decidendo che il diverso ed il povero sono i nemici e tornando a riempire le chiese per paura della peste.
Come dite? Le chiese sono vuote?
Ah sì?

Sarà perché c'era la Nazionale in Tv.

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4 giugno 2015 4 04 /06 /giugno /2015 09:00

Mattina qualunque, orario d'ufficio.
Suona il mio cellulare.
E' un numero sconosciuto, prefisso di Milano.
Chi sarà?
Vorrei non rispondere, ma la possibilità o anche solo la vaga idea che sia qualche vecchia amica che si ricorda di me (o un editore fulminato sulla via di Damasco da qualche mia operetta) mi impone la risposta.

- Pronto?
- Sig.ra Phoebe?
- (Signora ci chiami tua sorella, chiaro?) Sì?
- Buongiorno, chiamiamo dalla Credititruffaldini spa, ci conosce?
- Come?
- Sì, siamo la Credititruffaldini Spa, ci conosce immagino.

Per un attimo mi sento come il cugggino di Elio che si sveglia la mattina in un fosso senza un rene. Che io abbia stipulato qualcosa a mia insaputa???

- Ehm...
- Guardi, siamo leader nella cessione del quinto, offriamo condizioni vantaggiose e soluzioni per tutte le esig...
- Guardi lei, io vi conosco fin troppo bene per lavoro.
- Ah sì?
- Sì, e vuole sapere che ne penso della sua azienda e di tutte le altre che fanno questo mestiere?
- ...
- Che siete strozzini. 
- Ehm...
- Date in prestito 100 euro e ne rivolete 1000 in 258 comode rate mensili. Strozzzinaggio legalizzato, altro che vantaggiose soluzioni. Vi approfittate della gente e rispettate pure la legge.
- ...
- Strozzini!
- Arrivederci, eh.
- Addio.

Io a queste società non farei fare nemmeno la pubblicità, peggio che alle sigarette. E invece ti telefonano, ti inseguono, ti fanno credere che sarà vantaggioso. E invece te la mettono dove non batte il sole. 

Ma basta. BASTA. BASTA!!!!!

 

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31 maggio 2015 7 31 /05 /maggio /2015 14:00

Sono passate cinque settimane e qualche giorno da quando Nevruz è sparito. Il vuoto che mi ha lasciato dentro non si può spiegare a chi non ha mai amato un animale, a chi non c'ha mai vissuto in simbiosi considerandolo una parte di sé e della sua famiglia.

Non so come spiegarlo, ma dal primo giorno della sua scomparsa io lo sapevo già: non sarebbe tornato. 
E giù tutti a dire: "Si sarà innamorato", "Vedrai che poi torna", "Come sei esagerata! Vedrai che torni a casa e lui sarà lì". 
Eh, no.
La mamma lo sa, lo sa sempre. Ed io lo sapevo che non ci sarebbe stato l'happy end.

Nevruz è sparito, andato, volato via. 
L'abbiamo cercato, chiamato, fatto volantinaggio.
Ma io abito in mezzo ad un bosco, dove le distanze non son fatte di strade, ma di viottoli tra gli alberi, di giardini chiusi, di pezzi di terra abbandonati e recintati. 

L'Amoremio l'ha incrociato per strada mentre portava all'asilo Emma, dall'altro lato della collina, ma è scappato. L'ha visto in salute, pulito e ben nutrito, come se si fosse trovato una casa migliore. Sarà stato lui? Voglio credere di sì.

E continuare a fare volantinaggio, a chiedere alla gente, a non arrendermi.

Tutte le sere torno a casa e sper di trovarlo sullo zerbino o sopra la casetta ripostiglio, in attesa del ritorno della mamma. Tutte le sere lui non c'è.
Me lo vedo sopra il letto, fuori dalla finestra, sopra il mucchio di panni da piegare che mi guarda e mi dice "E quindi?".

E non posso fare a meno di pensare che nell'ultimo periodo l'avevo troppo trascurato, non lo coccolavo più come prima. Le continue malattie di Emma, il lavoro, le mille cose da fare e lui miagolava perché voleva attenzione. E io lo mettevo fuori, lo lasciavo piangere finché non smetteva. Ed alla fine se ne è andato.

Me lo sono meritato, non posso far a meno di pensarlo.
Ma non posso nemmeno arrendermi, smettere di cercarlo. Un po' come Emma, che tutte le sere gli porta le crocchette e mi indica la ciotola interrogativa quasi a chiedermi "Dov'è?". E io vorrei dirle: "Amore di mamma, vedrai che torna" e vorrei crederci anch'io.

E invece non dico nulla.

Stamattina mentre stendevo i panni in terrazza è comparso tra le mie gambe un gattino bianco e rosso, ad occhio e croce di non più di tre mesi. Faceva il simpatico, voleva le coccole e possibilmente da mangiare. Ma io no, non me la sono sentita. Mi si è stretto il cuore in una morsa di dolore ancora più forte e no, non posso bello

Non voglio un altro gatto, voglio lui.
Voglio sapere dov'è.
Voglio sapere se gli è successo qualcosa.

Voglio che torni a casa.

Sarò più brava, lo giuro. Ma tu roscino torna...

 


 

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25 maggio 2015 1 25 /05 /maggio /2015 08:00

POV

Oggi sono stata a pranzo in un centro commerciale, ho approfittato della pausa pranzo per fare spesa e tornare prestoa  casa la sera.

L'area ristorante era piena, la gente accalcata, tutti dietro ad un pezzetto di pizza al volo o al colesterolo di Mc Donald's.
L'unico tavolo libero era quello a cui era seduta un bella ragazza di colore con lunghe trecce nere. Leggeva mentre mangiava, bevendo la sua bibita dalla cannuccia con lentezza. 

Mi sono guardata intorno, e nessuno arrivato sul posto prima di me faceva cenno di volersi sedere. Oh, vabbè. Mi sono avvicinata, ho chiesto permesso e mi sono seduta. Lei mi ha sorriso coi denti dianchi ad illuminarle la faccia ed ha risposto semplicemente "Prego", con una voce sonora che sembrava tintinnare di mille campanellini.

Poi è tornata alla sua lettura sorridendo, ed io ho tirato fuoi il mio ebook reader. 
Leggeva in francese, cosa non avrei saputo dire.
Non si è seduto nessun'altro accanto a noi, nonostante i due posti liberi al mio fianco fossero gli unici del salone. Ho visto signore fonate mangiare un trancio di margherita in piedi, col vassoio in euilibrio sul carrello della spesa. Atletiche.

Dopo un po' si è alzata e se ne è andata, mostramdo agli astanti un paio di gambe da gazzella fasciati in improbabili leggins tribali. Mi ha salutata e se ne è andata, nel suo mondo.

Non siamo diventate amiche, non abbiamo parlato, non è una storia edificante questa, anche se un po' mi sono sentita di nuovo quella bambina di sei anni a cui la nonna paterna aveva detto che le persone di colore puzzavano. 
E' la vita di tutti i giorni.

Solo una cosa mi chiedo: quando mi sono seduta, la ragazza è stata contenta. Mi ha sorriso, è stata gentile e discreta. Quando accade a me, invece, sono sempre scocciata, scruto l'nvasore con ineluttabile inevitabilità. 

Che io sia una brutta persona?
 

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20 maggio 2015 3 20 /05 /maggio /2015 08:00

Maggio e giugno sono, nel nostro paese, sinonimo di comunioni, cresime e matrimoni. Eventi che, se da un lato sembrano tappe obbligate, da un altro scatenano l'intolleranza dei parenti che si trovano a far la spola tra un ristorante e l'altro, scartando bomboniere rivestite di tulle.
A parte le mia insofferenza sull'argomento (perché tu parente di terzo grado che ho visto l'ultima volta quando non arrivavo al tavolo della cucina mi inviti?), non ho potuto fare a meno di notare la notizia rimbalzata dai giornali sull'argomento: "Maestre fanno il regalo solo ai bimbi che fanno la comunione ed i genitori le denunciano". 
Di primo acchitto la notizia fa molto ridere.
Tre maestre, nell'orario di scuola ordinario e non di religione, regalano un quadretto con un calice ai bimbi che andranno a fare la comunione. Gli altri ci rimangono male, lo dicono a mamma e papà e questi le denunciano all'Associazione Consumatori prima, alla stampa poi.
Pare che gli esonerati dal dono ci siano rimasti molto male, ma sono certa che pure chi l'ha ricevuto magari si aspettava di meglio, eh.

Diciamola tutta: queste maestre hanno sbagliato. E' vero che è usanza diffusa questa del regalino per la comunione, ma potevano darlo fuori da scuola, o nell'ora di religione. Ognuno fa quel che vuole, ci mancherebbe, ma un po' di tatto in più non sarebbe guastato, anche perché così più che un pensiero il loro atto risulta una sorta di giudizio morale. E non va bene.

Dall'altro lato questi genitori sono eccezionali: invece di consolare i propri figli spiegandogli che spesso la gente non è equa o comunque corretta come dovrebbe essere, denunciano le maestre.
Colpevoli, eh, perché per me la scuola dovrebbe essere più che laica, il crocifisso sostituito dalla bella faccia di Mattarella  e l'ora di religione cattolica andrebbe abolita e sostituita con molta più educazione civica, ma questa storia ha un sapore sbagliato.

Non posso non ricordare con affetto la mia maestra di terza elementare che per la comunione mi regalò "L'isola del tesoro" di Stevenson. Un libro a testa, perché nella piccola scuola elementare del mio paesino tutti i bambini della classe facevano la comunione insieme, così come facevano il tema di italiano. Un altro mondo, un luogo della memoria.

Le maestre hanno commesso un errore, sono d'accordo, ma non mi piace chi utilizza i propri figli per combattere battaglie di principio che andrebbero discusse in ben altre sedi. Hanno sbagliato, potevano essere più delicate.
Ma magari, non lo so, son maestre un po' avanti con gli anni che hanno seguito una tradizione non pensando che il mondo nel frattempo è cambiato. 
Potevano fare meglio, essere più delicate, ascoltare le esigenze di tutti. Magari fare un regalo in occasione delle altre festività religiose dei bambini esonerati

Oppure farsi i fatti propri e non impicciarsi delle questioni private altrui, che in fondo la religione non è di stato.
Essere più delicate non avrebbe guastato, insomma.

Ma in questo mondo, chissà perché la delicatezza sembra costare troppo. 
 

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18 maggio 2015 1 18 /05 /maggio /2015 08:00

Emma ha detto la sua prima parola.
Ed era ora, visto che a brevissimo compirà sedici mesi.
Ha detto mamma? No.
Papà? No.
Nonno? Nonna? Nemmeno.
Zia? No.
Cacca? Tobia? Proprio no.

Tra le tante parole, più o meno romantiche, che Emma poteva scegliere per farci sentire per la prima volta la sua voce, mia figlia ha scelto un elegante EMMIO!! declinato in tutte le varianti di genere e di volume. 

Ecco, vorrei analizzare quest'evento con voi. In genere la prima parola di un neonato è, nell'iconografia classica, mamma. 
Mia figlia no, mia figlia sente già impellente il desiderio di esprimere la propria volontà, guidata anche dalla sua esperienza socializzante all'asilo che, con tutta probabilità, l'ha portata per forza di cose ad esprimere il suo io.

EEMMIA!
Va esclamando con piglio guerriero per tutta casa, reclamando la proprietà dell'importantissimo oggetto indispensabile di turno, sia il bicchiere dell'acqua, la maracas o persino la televisione poco conta. Vale anche per la mamma, per dire.

EEMMIOOO!
Si altera se poi non viene presa sul serio la sua dichiarazione autoritaria di proprietà privata, allungando il braccino cicciotto verso l'anelato desiderio, sfociando anche nell'isteria e nel pianto.

Un concetto di proprietà da far impallidire Berlusconi.

E mentre tutto il resto viene indicato con un generico "OH", che ricomprende tutto lo scibile umano, dal cane alla tavoletta del cesso, passando per le candele dell'ikea e il tramonto, stamattina guardando suo padre che le preparava il biberon per la colazione ha aggrottato le sopracciglia e in un impeto di buona volontà ha sillabato:"PAP... PAP...PAP..."

E poi?
Poi niente, s'è ricordata del biberon.
Che è suo, ovviamente.
EMMIO!!!!

Cominciamo bene...

 

 

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13 maggio 2015 3 13 /05 /maggio /2015 14:00

Mia nonna Spina, nata in un paesino dimenticato tra le colline umbre alla fine degli anni venti, si vantava con le comari con cui andava a prendere il fresco l'estate sotto casa. Ancor di più si vantava del defunto marito che, pace all'anima sua, con sforzi e sacrifici da uomo fatto e rifinito era riuscito a prendere la licenza media alle scuole serali.

Mia nonna ne era orgogliosa, ma ancor più lo era di me, studentessa universitaria in lotta contro i professoroni per il titolo di  dottoressa. Lo era tanto che quando le altre comari raccontavano delle proprie nipoti affermando "La mia si sposa", "Mia nipote s'è fidanzata" o simili, rispondeva sempre "La mia si laurea", gelando le altre accolite intente a sventolarsi per alleggerire la calura estiva.

Mia nonna non aveva studiato, ma si vantava di saper leggere e fare di conto meglio di tanti altri, nonché di sapere a memoria tutti i nomi dei protagonisti delle ultime venti telenovelas appena uscite (sebbene coi nomi riadattati in dialetto perugino per l'occasione). Il suo era un bagaglio culturale che oggi potrebbe sembrarci da poco, ma che ai suoi tempi ed in u mondo che non c'è più non lo era affatto. E l'averlo costruito da sola era per lei fonte di grande orgoglio.
Ed è questa una delle mille cose chemi ha insegnato, l'essere orgogliosa di me e della mia voglia di sapere. 

Ed è per questo che la simpatica dichiarazione di qualche giorno fa dell'ottimo Salvini mi ha fatto saltare immediatamente il sangue al cervello.
Ovviamente le risposte possibili da dargi erano molteplici, e tutte alquanto simpatiche:
1) E invece valutare qualcuno dall'etnia è simpatico?
2) Certo, meglio il diploma che la laurea comprata del Trota
3) La volpe e l'uva.
Ovviamente ogni mio commento è stato accuratamente ripulito dal galoppino del simpatico Matteo, che h pensato bene di lasciare (come sempre) solo i commenti positivi ed illetterati 

In realtà vantarsi dell'ignoranza in genere non è mai una bella cosa, come non lo è vantarsi di un'arida laurea presa magari a zampatoni e che non fa di te un genio, mi pare lapalissiano.

Ma mentre posso capire meglio il vantarsi del più, il farsi bello del meno mi sconvolge. Non leggo libri, non vedo film, non ascolto musica. Ah, e non sono laureato. Ma sono intelliggggente, fidatevi. Certo, ovviamente. E la gente applaude, il popolino soprattutto. Quello fatto di gente che rischia l'analfabetismo di ritorno e che non riesce più a leggere nemmeno Chi dal parrucchiere. Quella che crede alle scie kimike su internet e che scrive in unitaliano talmente approssimativo che la tontale mancanza di punteggiatura risulta essere il problema minore. 
Quella gente che va alla messa, allo stadio, a passeggio col cane, alle poste accanto a me e che poi riversa il proprio livore anche contro una bambina di due anni morta in maniera atroce, ma rea di essere rom (se non siete dotati di Maalox a portata di mano non leggete i commenti, potreste veder riacutizzata la vostra gastrite come è successo a me).

Gente che pensa che la kultura sia anche un po' comunista, che leggere sia da sfigati e che al cinema ci si vada solo a vedere Zalone e che visitare un museo sia una noia micidiale. Anzi, una noglia. Gnete che crede che internet dica solo la verità, e si ingozza di bufale confezionate alla bell'e meglio, senza nemmeno lo stile sarcastico di lercio.it.
Gente che procrea, ahimé, mettendo al mondo una generazione ancora più illivorita e arrabbiata per la mancanza di quelli che non sono diritti quesiti, ma montagne da conquistare ogni giorno. Gente che vota e che alimenta sempre di più la mia sfiducia nel suffragio universale.


Vorrei scappare, emigrare da questo paese che ha perso l'amore di sé e l'empatia verso il prossimo, vorrei scappare lasciandomi alle spalle un paese devastato dall'odio e dal particolarismo, dalla logica di paese che vuole l'erba del vicino sempre più verde della propria.

 

Ma mia nonna Spina che direbbe? 
 

 

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7 maggio 2015 4 07 /05 /maggio /2015 10:00

Vorrei fare una premessa abbastanza doverosa: io di politica made in USA non capisco nulla, e quel poco che so mi è stato spiegato da Frank Underwood
Ma vista l'aridità di contenuti e di prospettive della nostra politica nazionale, non mi resta altro che rivolgere lo sguardo verso l'altro lato del mondo, sperando che ci sia un po' di luce e che ci si possa trovare non dico conforto, ma almeno ispirazione.
Nel 2016 ci saranno le presidenziali negli USA e già i coltelli si vanno affilando in entrambi gli schieramenti. 
Tra i democratici impossibile non segnalare il ritorno di Hillary Clinton sulla ribalta politica, dopo i suoi due mandati come Presid... ah, no. Quello (dicono) fosse il marito. Ex first lady (per molti burattinaia del marito belloccio, ma tant'è), ex segretario di Stato, la Lillary, come la chiamava mia nonna che ne apprezzava il coraggio di donna cornuta, sembra avere tutte le corte in regola per sbaragliare le primarie e approdare alla Casa Bianca.

Dall'altro lato della barricata tra i repubblicani, a parte il figlio e fratello di Jeb Bush (che francamente io anche no), salta all'occhio un candidato: il carismatico Marco Rubio, poco più che quarantenne Governatore della Florida di chiare origine cubane. 
La sua biografia racconta dei suoi genitori scappati alla dittatura castrista (anche se già è uscito fuori che invece son arrivati col gommone tre anni prima) e di una grande fede cattolica (ma anche qui la campagna è già iniziata). Non sto qui a parlare del suo programma, né del perchè i giornali lo abbiano già ribattezzato "l'Obama di destra". Non ho i mezzi, la competenza e le conoscenze d politica internazionale per farlo.

Quel che vorrei evidenziare è la sua provenienza. I suoi genitori sono entrati negli USA come immigrati solo poco prima che lui nascesse e lui, nato americano, ora è governatore della Florida ed in lizza per diventare il prossimo Presidente degli USA.
In pratica, il sogno di ogni bambino in uno stato come si deve. Cosa vuoi fare da grande? Il Presidente. Qui da noi ancora i bambini lo sognano? O il calciatore e la velina hanno  la meglio?
Il fatto che il figlio di immigrati possa diventare con questa naturalezza un politico di successo, un uomo d'affari affermato o anche solo un poliziotto o un pompiere negli Stati Uniti non fa notizia, è una cosa talmente quotidiana da non essere mentalizzata.
Negli USA lo ius soli permette a un bambino di sognare di diventare, da grande, Presidente degli Stati Uniti. Ma anche di sognare di diventare ciò che vuole in generale, lottando e faticando è chiaro. Ma ha una possibilità.

In Italia un ragazzino che non ha la cittadinanza cosa può sognare? Va a scuola con gli altri bambini, ma non è come loro. Ha un bollino addosso che lo rende diverso ed incapace di fare quello che fanno gli altri (non ci credete? Informatevi, pecore!) e per quanto possa assere dotato ed intelligente è probabile che alla fine passerà i suoi giorni a penzolare in fondo alla catena evolutiva. Non pèer sua scelta. Perché, in fondo, è così che funziona. 

Gli USA sono un grande paese anche per questo, IMO, per aver nel tempo saputo generare il cd. sogno americano nella mente dei suoi stessi cittadini. Per l'orgoglio verso una nazione, nel bene o nel male, per la speranza. 

Poi, sia chiaro, pure negli USA c'hanno i loro bei problemini, non ultimo i fatti di Baltimora e compagnia cantante. E anche molto peggio, non lo metto in dubbio.

 

Ma vive la speranza, e di questi tempi è forse poco?
 

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30 aprile 2015 4 30 /04 /aprile /2015 09:00

Io sarò anche stressata, vittima di un periodo nevrotico e incasinato e decisamente troppo ansiosa. Va bene. Però la gente, cazzo, la gente intorno a me ce la mette davvero tutta per scatenare la parte intollerante di me.
Che poi io già non sono brava a tapparmi la bocca quando il mio cervello viaggia a ritmi normali, immaginatevi in condizioni di particolare sollecitazione.

Ma è giusto, poi, in certi casi tapparsi la bocca?
Io non voglio farlo più. 
Se uno è idiota voglio poterglielo dire. E' un mio diritto costituzionale, sbaglio?

Insomma, sono alla cassa del supermercato (Sì, ancora. E ancora. La mia vita è povera di socialità ultimamente, si nota?) e il vecchietto davanti a me ciarla col cassiere, che ad occhio sarà mio coetaneo.

"Eh, 'sti neri che ti vengono a chiedere i soldi del carrello, che palle!"
"Pensi che poi si vengono a fare la spesa qua e quando è caldo non è un buon odore!!!"
(Risate, clap clap, risate)
"Eh, ma non potevano sta a casa loro che qui già c'avemo casino? Per fortuna che poi ogni tanto ce pensa 'l mare... anche l'altro giorno 800 de meno!"
"Tutta sta gente... Sa che le dico? Mica Salvini c'ha tutti i torti!"

Il vecchietto imbusta e se ne va. 
Il cassiere allunga la mano per prendere la mia tessera fedeltà e incrocia il mio sguardo. Inizia a passare la mia spesa, poi ci ripensa e mi chiede: "Tutto a posto?"  
Errore. Grosso Errore. 
"Vede, riflettevo. Io ho una bimba. Lei ha figli?"
"No."
"Bene. Perchè lo sa, io ho una figlia, e anche solo per empatia mi è capitato di immaginare lei su uno di quei barconi che affondano, piangente, destinata ad una morte atroce, terrorizzata. E io che non potevo fare niente per salvarla."
"..."
"Ha detto che non ha figli. Ma forse è meglio così. Non procrei. Così la sua intelligenza morirà con lei."
Prendo lo scontrino, imbusto la spesa nel gelo più totale e me ne vado.
Basta.
Basta.
Sono stufa. 
Sono stufa della leggerezza con cui si parla di esseri umani, morte, disperazione, vite spezzate. 
Sono stufa dell'ipocrisia di questo paese cattolico solo il giorno del Patrono e per le feste comandate.
Sono stufa della gente che dà la colpa al Governo, ai politici, alle istituzioni, al prete, alla polizia, al capostazione, mascherando la propria aridità dietro ad una situazione difficile, alla crisi, alla tramontana. Andatevene affanculo allegramente: siete solo piccoli borghesucci che non sanno che guardare il proprio orto. 
Sono stufa di abbozzare quando sento queste cazzate.
Stufa.

L'ho già detto che sono stressata?

 

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28 aprile 2015 2 28 /04 /aprile /2015 11:30

BuzzooleNasce un figlio e dici: "No, io non lo farò mai! Proprio mai!". E magari perculi pure i poveracci che, in ciabatte, pigiama e cappotto, lo fanno. Poi passa il tempo e scopri che di quella strana etnia fai parte anche tu, tu che una volta eri l'attore ed oggi sei l'autista, un comprimario. E' il popolo dei padri del sabato sera, genitori che per accontentare figli e mamme decidono di andare a prendere la propria prole fuori dalle discoteche per evitare rischi o possibili incidenti.

A loro, vittime spesso del matriarcato, Ford e Bananas (Cdp) dedicano una divertente web-series in onda dal 19 marzo in esclusiva sul Sito del Corriere della Sera. 
Saturday Night Fathers si articola in dieci puntate e racconta la vita notturna on the road di due papà come tanti  a bordo di una Ford Kuga che si fanno compagnia imparando a conoscersi notte dopo notte, mentre attendono l'uscita dalla discoteca della propria prole. Diversi fino all'esasperazione, vivranno divertenti avventure ed incontreranno personaggi strampalati, divertendosi alla fine forse più dei propri figli.
Tipo la volta della barista, per dire. 

Che poi la Ford Kuga è pure una macchina comoda e confortevole in cui aspettare, dotata di tutta la tecnologia possibile, tipo la lettura degli SMS o la loro dettatura, la gestione delle playlist di Spotify con la voce o il parcheggio assistito.
Insomma, ci manca che dentro ci sia un divano e poi non avremmo nemmeno più tanta compassione verso i due papà, costretti a bruciare il proprio sabato sera in attesa dei figli.

Che poi, chissà che mai avrebbero combinato a casa!

Ah, cosa non si fa per i figli!!!

 

 

Saturday Night Fathers

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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