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12 novembre 2015 4 12 /11 /novembre /2015 11:00

Emma è sempre stata una bambina decisa e, diciamo tutta, tignosa al limite dell'esasperazione. Buona, buonissima, per carità. Sempre finché non viene contrariata.
Ricordo al gentile pubblico che la mia progenie a dieci mesi ha detto NO al latte materno e non ne ha avuto mai nostalgia, nemmeno per un minuto e nemmeno con la febbre alta.

Per questo quando quest'estate ho tentato, forse troppo precocemente, l'esperimento vasino, sapevo che le strade sarebbero potute essere solo due: indifferenza o ossessione totale.

Ed infatti così è stato, nel senso che la gnocca ha guardato il vasino, ha guardato me, ha guardato nuovamente il vasino e se ne è andata sdegnata. Io, lì? Mai.
Dopo due giorni di tentativi ci siamo arresi ed abbiamo accantonat il simpatico oggettino. 
Fino a due settimane fa.

Emma ritorna da una delle sue scorribande solitarie per le stanze di casa con il vasino in mano.
- Pitto?
- Quello è il vasino, amore mio.
- Pitto? Miemi?
- Si, certo che puoi sedertici, ma...
Lei, in un atto di autorità, comincia a spogliarsi. Ok, vuoi giocare? E giochiamo. Le tolgo il pannolino e si siede sopra al mitologico oggetto.
- Ibo?
- Un libro?
- Ci.
Passo alla gnocca uno dei suoi libri e lei si accomoda a leggere. Senza fretta. In tranquillità. Come l'Amoremio, insomma. 
Ah, il DNA.
Passano dieci minuti buoni, in cui lei enumera tutti gli animali della fattoria presenti nel libro. TRE VOLTE. Quando penso di essermi addormentata nell'attesa che si stufi, si alza in piedi gridando: "FATTOOOO!!!" e mettendo in mostra tutti i denti che ha.
Non è possibile.
E invece sì.

Da allora, ogni volta che può Emma usa il vasino. Si piazza comoda a leggere e va, liscio come l'olio e tronfia dei risultati che riesce a produrre, diciamo così.  
Io, da vera brutta madre, non le ho ancora tolto il pannolino in via definitiva. Prendo tempo, traccheggio, non ho fretta. Lei, invece, da vera decisionista, ne vorrebbe far a meno e passare oltre incamminandosi verso la materna e strepitando come un gatto arrabbiato ogni volta che le devo rimettere l'odioso plasticoso pannolino.

Ok, la prossima settimana tentiamo.
Anche se il pannolino era comodo.

Non ci vuoi ripensare, amore di mamma?

 

 


 


 


 


 

 

 

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5 novembre 2015 4 05 /11 /novembre /2015 08:00

Da ragazzina mi capitò per caso di imbattermi in un libercolo allora abbastanza di moda o comunque conosciuto, che per me tredicenne trattava comunque temi scottanti: "Lettera ad un bambino mai nato" di Oriana Fallaci.
Il libro, che trattava senza leggerezza il delicato tema di una maternità non cercata, non mi sconvolse né cambio nulla in me, ma mi diede la possibilità di conoscere una grande scrittrice.
Complice la biblioteca della scuola mi diedi alla lettura di tutto quello che aveva scritto nel corso degli anni e la sua presenza caratterizzò (in bene? In male?) la mia disgraziata adolescenza da secchiona.
Il mio sogno era diventare una giornalista come Oriana a vivere una grande storia d'amore come quella raccontata in "Un uomo".
Quale donna non lo vorrebbe?
Magari con un finale meno drammatico, ma alla fine si può sempre affermare di aver vissuto ed amato, no?

L'altro giorno, girando su Fb in cerca di ispirazione mattutina, mi imbatto nel commento di una poco più che ragazzina che afferma senza meno che "Belen è il mio mito, la donna perfetta!".
...
...
Ora, a me va bene tutto. Sono un apersona tollerante e aperta a (quasi) tutte le opinioni. Ma questo no. Ci sono dei limiti. Ci devono essere dei limiti a quello che la televisione commerciale può fare al cevello umano.
Belen Rodriguez.
Sicuramente molto gnocca, niente da dire. Ma è un merito o solo culo? E quando dico culo, lo intendo in molti sensi, credetemi. 
Non che tutti debbano avere miti letterari, ci mancherebbe. Mia sorella da piccola voleva essere la Carrà e la adorava in tutte le sue esternazioni. Come non considerare la Raffaella nazionale una vera icona? 
Ma Belen...
Belen!!!
Non sa ballare, non sa cantare, non sa parlare, non sa recitare.
La gnocchitudine è un punto a suo favore, ma tra venti anni ci facciamo il sapone? Che resterà di lei? Il broncio così secsi?

E' vero che nel tempo la Fallaci mi tradì nel profondo e che rileggere "Un uomo" a trentacinque anni mi ha fatto capire come gli ormoni in processione di una diciottenne possano smuovere le montagne, ma resta sempre una grande figura di riferimento.

A queste ragazzine cosa resterà?
La plastica?
La consapevolezza di non essere mai abbastanza fighe?
Un De Martino con cui fare foto hot?

Se Emma da grande avrà questi riferimenti, mi sentirò una madre fallita, che non è stata in grado di insegnare niente alla propria discendenza.

Esagero? Sono anziana?

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21 ottobre 2015 3 21 /10 /ottobre /2015 17:30

Ore 21:00, casa Phoebe.

- Emma, amore? Andiamo a dormire?
- No.
- Dai, Emma, si va a letto. Hai preso il biberon che ti ha fatto papà ed ormai è ora.
- No, mamma. Emmi Maccia (trad. "Emma guarda Masha & Orso e non scocciare")
- Emma, via. Si va.

Io spengo la televisione, la prendo in braccio e lei strepita per otto secondi. Poi prende il ciuccio e si appoggia alla mia spalla. Sto per scendere le scale e portarla a letto quando...

- Mamma, tciutcio. 
- Emma, già ce l'hai il ciuccio.
Allunga la manina e si acciglia. 
- Atro. (trad. "Lo so, mamma cara, che pensi? Ne voglio un altro da tenere in mano!")
Da qualche tempo Emma ha questa fissazione: un ciuccio solo non basta.
L'accontento e scendiamo le scale per andare a dormire. 
Proprio mentre scendo l'ultimo scalino, lancia il ciuccio all'urlo di Bleah! La metto a terra per raccoglierlo e lei schizza via veloce come un gremlin.
E ci siamo stasera, penso scegliendo accuratamente uno spigolo su cui sbattere la testa.

Dopo tentativi più o meno ispirati ad SOS Tata e al KGB riesco a metterla a letto. Mi guarda e ride, dopodiché inizia l'appello serale.
- Nonno?
- Dorme.
- Nonna? 
- Dorme insieme al nonno.
- Toto?
- Anche Toto dorme.
- Gato?
- Emma, dormi.
- Lalla?
- Sull'altalena non ci puoi andare ora, è buio. Domani.
- Tciutcio?
Ed in un momento di grande generosità mi infila il ciuccio in bocca, iniziando a ridere a crepapelle. Perché ho la sensazione che mi stia prendendo in giro?
Ma soprattutto, come è possibile che a nemmeno due anni rida già di sua madre?
Ma soprattutto: come la sedo questa stasera?

Ma anni di lavoro coi bambini per pagarmi l'università non sono stati sprecati e una lampadina si è accesa nel mio cervello. Bling!
- Amore, vuoi che la mamma ti racconti una favola?
- Sììììììììì

E sono partita con la favola che prefrivo da bambina, quella dei Sette Caprettini. 
La pupa, ipnotizzata, è collassata in due minuti, giusto prima che il lupo (suo eroe ed animale preferito) si introduca con l'inganno in casa dei caprettini facendo una strage di innocenti creature e con buona pace dei vegani.

Sono molto fiera di me, sappiatelo.


 

 

 

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15 ottobre 2015 4 15 /10 /ottobre /2015 11:00

- Mamma?
- Sì, amore, dimmi.
- Balla?
- Vuoi ballare? Accendo la radio, eh?
- No. Balla!
- Balliamo insieme? Eh?
- No, mamma... balla!!!!
- Amore bello, vita mia... che vuoi?
- Balla!!! (Segue espressione accigliata)
- Ah! Ho capito!!! PALLA!!!!! Vuoi giocare a palla, cuore de'mamma? Tiè.

Le allungo la palla di Frozen.
Lei mi guarda con lo stesso sguardo che io riservo agli abusatori della lingua italiana ed agli storpiatori del congiuntivo
- No, eh?
- Mamma, BALLA!!!!! 
Insiste allungando le manine verso di me.
Rilancio: - Balla? Ah, ecco... ho capito adesso. Facciamo un girotondo, sì?
- No!!!! 
Pesta i piedi e soffia, esasperata. Pensarà di avere una madre decerebrata, ne sono certa.
- Amore, spiegami! La palla?
- No, mamma... Ma mamma, BALLA!!!!!! Balla, sì? Emmi balla!!!

Va verso la cassettiera dei giocattoli, scava tra le pentoline e le costruzioni, trova il tesoro e ballonzolando arriva da me con in mano una banana di plastica. 
- Mamma, balla sì?
- BANANA!!!!!!
- Sì mamma, BALLA!
- eccerto.
- Sì????? 
E mi sorride a denti stretti, pigliandomi pure per il didietro.

Traduttori Amazon ne vende, vero?

 

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6 ottobre 2015 2 06 /10 /ottobre /2015 13:00

Oggi è il sei ottobre e nell'ordine la mia famiglia ha già subito i seguenti attacchi: raffreddore, tosse, mai di gola, mal d'orecchhie, vomito, diarrea, febbre.
Le medicine adoperate nel corso di questo lunghissimo mese di settembre sono state tante e tali da ledere qualsiasi organismo vivente, ma a quanto pare ne siamo quasi fuori.

L'untrice fu, chiaramente, Emma.
L'asilo nido e lo scambio di saliva a lui connesso è chiaramente micidiale, la tendenza di certe madri a gettare la propria prole nella fossa dei leoni prima della completa guarigione anche. Per carità, sarà necessità impellente, non lo voglio mettere in discussione, però l'indice di malattie vola alto.

Prima fu Emma, dicevamo, ad iniziare il valzer della tosse e del raffreddore. Poteva la mamma sottrarsi? E la zia? E la nonna?

E mentre il lato femminile della famiglia annaspava tra fazzoletti e spray pe ril naso, l'Amoremio e mio padre gongolavano discettando sulla debolezza delle donne e sul come il maschio abbia saputo evolversi e superare mille avversità.
Senonchè la mia sagace gnocca, assieme alla tosse ed al raffreddore, aveva in serbo un'altra sorpresa: il virus intestinale. Colpo di scena!

"Signora, questi virus vanno a braccetto" mi ha apostrofato il mio pazientissimo Dottor M, pediatra da me talmente a lungo stalkerato da essere entrata nella sua rubrica personale.
"Ma li mortacci loro" ha risposto una madre esasperata aka io.

Ma siccome una giustizia esiste, chi ha colpito il virus?
Sì, ecco.
Loro.
Non dico nulla.

Nulla, tranne un generico "PASSERA'".

Ma il secondo ano d'asilo non era tutta discesa?

 


 

 

 

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1 ottobre 2015 4 01 /10 /ottobre /2015 08:00

Stamattina piegavo i panni asciutti cercando di battere il record pregresso ed avvicinandomi alla velocità della luce, il tutto prima di andare in ufficio e soprattutto prima che la gnocca riuscisse ad emergere dal suo sonno comatoso detto anche a quattro di spadi che la contraddistingue da sempre.

E mentre piegavo calzette e mutande muovendomi come in Matrix, l'ho vista. Eccola lì, l'infida creatura: una cimice. Ora, io non ho niente contro le cimici, sono aracnofobica questo sì, ma il resto del mondo entomologico non mi suscita nessun problema. tranne forse gli scorpioni. E le scolopendre. Vabbè, non divaghiamo. Non le odio, dicevo, tuttavia le cimici hanno la brutta abitudine di volare con un rumore molto fastidioso e di rilasciare un pessimo odore se spaventate o se finiscono sopra una fonte di calore: è una puzzona, diciamocelo.

Sono andata in bagno a prendere un pezzetto di carta per farle provare il brivido imprevisto dello sciacquone, ma all'improvviso mi son detta che no, non la volevo uccidere. Ho aperto la finestra e l'ho buttata in terrazza.
Ora, notoriamente le cimici non sono famose per la brillante inteligenza o per il ruolo determinante che svolgono all'interno della catena alimentare, ed un perché c'è. 
L'ho lanciata dalla finestra e lei invece di volare è piombata di culo sul terrazzo, rimanendo ad annaspare a pancia in su dimenando le zampette. Ho chiuso il finestrone e stavo per andarmene, ma qualcosa nella frenesia con cui muoveva le zampette mi ha trattenuto e sono rimasta ad osservarla dibattersi. E dire che sarebbe bastato poco per rimettersi in piedi: concentrarsi su un unico movimento, ad esempio, cercare un appiglio ed in ogni caso non farsi prendere dal panico. Niente, non riusciva a rimettersi in piedi e io lì, a guardare la sua febbrile agonia.
Alla fine ho aperto la finestra e usando la stessa carta di prima l'ho rigirata e messa dritta sulle zampette.
"Vai, vola via prima che ci ripensi!" 
Ma lei è rimasta lì, a fregarsi le antenne che ha sulla testa.
Mi è sembrata stupita, incredula.
Se non sapessi che è impossibile, direi mi stesse guardando in faccia.

Poi Emma ha interrotto la magia chiamando mamma con la potenza della sirena di un sommergibile e me ne sono andata; chissà se quell'insettaccio se ne è volato via dopo un po' o è rimasto lì, alla mercè dei passeri.

Questa edificante storia mi ha portato a due chiare considerazioni.
La prima è che io a volte spesso sono proprio come quella cimice a pancia all'aria: mi dibatto frenetica tra mille accadimenti ed impicci e penso che mai riuscirò a venirne fuori con un minimo di sanità mentale. Quando poi qualcuno mi aiuta senza chiedere e senza domande rimango di stucco, incredula. Incapace di dire grazie o accettare con un briciolo di entusiasmo, ma stampandomi in faccia l'espressione della mucca al pascolo che vede passare un treno.

La seconda è che non dormire per la tosse della tua prole fa male.

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29 settembre 2015 2 29 /09 /settembre /2015 12:00

I giapponesi sul trenino di Montmartre.
Una coppia di turisti addormentata mano nella mano su una panca della basilica del Sacro Cuore.
I selfie dei turisti. Dappertutto. Tutti, proprio tutti: anche le donne col burqua.
La cucina marocchina.
Il sorriso sghembo di un vecchio parigino che ha impedito mi scippassero sulla metro.
Il freddo della cima della Tour Eiffel.
La pioggia, ancora.
I corvi alle Tuileries grandi come il mio Jack Russell.
La scomparsa progressiva delle boulangerie. L'invasione dei negozi di souvenir. 
Uomini in giacca e cravatta andare sullo skate per fare prima. E cadere.
Giapponesi vestite da sailor moon sedersi accanto a me ad aspettare la RER per Versailles e poi scappare appena s'è accorta del mio raffreddore.

Parigini col raffreddore. E cazzo.
I formaggi di capra francesi che puzzano di piedi.
Canticchiare "Grande festa alla corte di Francia..." davanti ai cancelli di Versailles.
I giardini di Versailles, dove vedere uscire una dama con l'ombrellino da dietro una siepe ti sembra normale.
La bellezza di star seduti su una seggiolina color salvia dentro i giardini del Lussemburgo guardando i ragazzini crescere.

 

Ma anche noi, che siamo cresciuti dall'ultima volta.
La mancanza fisica dell'odore della pelle di mia figlia .
L
a gioia del ritorno.

A bientôt...
 

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17 settembre 2015 4 17 /09 /settembre /2015 18:00

Uscire a cena con Emma non è facile, ha venti mesi e la capacità di attenzione di un passerotto a primavera. Ed è normale, non potrebbe essere altrimenti; anzi, lei è anche molto brava, forse perché attratta dal (buon) cibo in maniera ma dopo un po' si stufa. 
Così, in genere, ci ritroviamo sempre nei soli posti family friendly, per dirla in modo figo, che ci permettono di mangiare in modo abbastanza rilassato. Per farla semplice, poi, sono quelli che c'hanno a disposizione degli avventori i giochi per bambini

Così Emma chiacchiera con noi nel suo linguaggio da duenne, mangia tranquilla e poi va a giocare con i suoi coetanei. E noi riusciamo a mangiare senza strozzarci, che non è poco.

L'occhio a volte mi cade sui quei bambini di tutte le età che al ristorante mentre gli altri seduti al tavolo mangiano e chiacchierano giocano col telefono del padre (o, peggio, proprio), con un tablet o con un altro aggeggio simile. E non alzano mai la testa, non si accorgerebbero nemmeno di un elefante rosa vivo che fa roteare in aria dodici palline piazzato vicino alla porta del bagno. 
E lo trovo triste. Io capisco, sia chiaro. Capisco, da mamma e da genitore a volte stanco. Però per me la tecnologia è proprio l'ultima spiaggia, l'ultima frontiera prima dello sclero, dedicata a quelle giornate così, in cui il pargolo è amichevole come un drago di Komodo.

Non che non sia importante, ma i bambini (e gli adulti anche, eh) hanno bisogno di altro: di correre, giocare, litigare, innamorarsi e poi litigare di nuovo, sporcarsi di fango e sbucciarsi le ginocchia.
Questo non vuol dire che sia tutto sbagliato, che la tecnologia sia un errore, ma va usata con intelligenza e con semplicità.

Volete un esempio? Leggere con la sua lentezza e la sua poca immediatezza è una attività anacronistica che verrà seppellita da forme di comunicazione? Mi auguro di no e per me non sarà certamente così. 
Ma questo non mi impedisce di leggere su un ebook reader invece che su carta stampata.

Un altro esempio? Guardate questo video qui sotto della Wind (possibilmente senza piangere) e capirete che tutti i giorni possono essere #unagrandegiornata.

Basta capire il modo giusto, così come ha fatto Wind.

Buzzoole

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10 settembre 2015 4 10 /09 /settembre /2015 08:00

Ho sempre detto di non essere una mammoletta, di non essere una di quelle madri che elogiano i figli in maniera sperticata anche solo semplicemente quando fanno la cacca. 

Ho sempre affermato con una certa alterigia di non sciogliermi per ogni quisquilia che riguardi mia figlia.

Ho sempre dichiarato di non essere zuccherosa, di sapere benissimo quali sono i limiti e difetti della bimba che cresce davanti a me. 

Ho sempre dichiarato l'importanza dell'asilo nido, di mantenere il full time con un orario che mi permetta di gestire il mio lavoro al meglio, dell'importanza dei nonni nella routine quotidiana nella vita dei più piccoli.

Mi sono fatta sempre un vanto dell'aridità del mio modo di fare, quando Emma fa i capricci ed io la lascio sbattersi finché le passa, a volte persino prendendo il caffè.

Eppure, quando quella filibustiera dai facili costumi di mia figlia mi guarda negli occhi, mi butta la braccia al collo e miagola "Mia mamma" mi sciolgo come un budino.

 

Mammoletta.

 

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4 settembre 2015 5 04 /09 /settembre /2015 11:00

La foto di questo bambino morto in spiaggia ha fatto il giro di Facebook tra l'indignazione di chi pensa che certe cose debbano rimanere nascoste come la polvere sotto il tappeto, la frustrazione di chi immaginava i propri figli sdraiati sulla sabbia e la noncuranza di chi apostrofa sempre tutto quello che riguarda i migranti con un placido "aiutiamoli a casa loro".

Io penso che la vita in genere, ma i social per possa essere vissuta in due modi: il primo è quello di decidere di staccare il cervello dal mondo circostante e vivere semplicemente la propria quotidianità come se esistesse solo il proprio piccolo cerchio di conoscenze ed il proprio piccolo orto coltivato ad ortensie e lillà. È questo il caso di tutte quelle ragazze, o meglio donne, che imbastiscono la propria bacheca di Facebook con gattini, cuoricini, aforismi di Osho, frasi d'amore, allegri buondì e caffè e quant'altro senza mai cedere il passo al pessimismo o semplicemente la realtà circostante. Io queste persone le invidio veramente: la loro unica preoccupazione rigurda il selfie giornaliero: sarò venuta bene? Il piatto di aperitivo che ho postato sarà abbastanza figo? Caspita, non mi sono taggata nella discoteca del momento, accidenti! Questa foto sarà sufficientemente puccipucciosa?

Al contrario si può decidere di vivere con gli occhi aperti, senza necessariamente ammorbare il prossimo con tutte le disgrazie del mondo o con esternazioni politiche 24 ore al giorno sette giorni la settimana (quelli sono i Grillini, una specie animale a parte), ma diluendo la propria esistenza in una sana disincantata ironia che a volte brilla nel cinismo. Oppure no, quando il pelo sullo stomaco non basta più o quando tutto è troppo brutto per riderci su.
Si può decidere semplicemente di essere oltre a donna, madre e figa (buahahahahhah!) anche con una coscienza sociale, seppur minima. Non che si pretende di cambiare il mondo, per carità, ma almeno cercare di renderlo un posto un po' meno schifoso.
Il minimo sindacale, insomma.

Le foto di questo bambino morto sono molto disturbanti, concordo, e credo che debbano non far dormire per ben più di una notte non solo chi è già genitore ma tutti quelli che sognano o hanno sognato di diventarlo almeno una volta.
È giusto che siano disturbanti, è giusto che diano fastidio e che sollevino l'animo popolare. Sono foto che fanno indignare, troppo crude per un popolo abituato a discettare solo del calciomercato nella calura di fine estate. Meglio biascicare su Balotelli e sulle liti via social ad alto QI di Belen e Nina Moric.
Sono foto che fanno male, sono un pugno nello stomaco proprio come lo sono le parole di un genitore distrutto che cercava solo una vita meno pericolosa per i propri figli.

Come ha scritto di recente una mia amica molto cara, che tra l'altro ha un'idea politica opposta alla mia, "Nessuno metterebbe i propri  figlio su una barca, a meno che l'acqua non sia più sicura della Terra". Quel bambino morto sulla spiaggia pesa sulle coscienze di tutti noi, grandi e piccoli, poveri e ricchi, potenti o semplici cittadini. Ci ricorda che in un passato non troppo lontano erano i nostri bisnonni a tentare viaggi della speranza, ci ricorda che domani potremmo essere noi a tentare la stessa via.

Disturba, è vero; fa andare di traverso l'aperitivo.
E deve essere così, è giusto che sia così.

Si fa presto a guardare il telegiornale con un occhio solo mentre si cena  e dimenticare tutto quello che accade nel mondo con una bella scrollata di spalle.
Io non ci riesco. 

Se voi ci riuscite continuate a postare foto di gattini.

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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