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10 luglio 2015 5 10 /07 /luglio /2015 09:00

Emma, amore, vieni a lavarti le mani?
No.

Emma, e la bocca? Dai, dobbiamo lavarci la bocca che sei sporca di biscotto fino alle orecchie.
No.
Amore, dai un bacio alla mamma?
No. 
Emma, usciamo?
No.
Emma, vuoi andare a giocare in giardino?
No.
Emma, andiamo a fare la spesa al supermercato?
No.
Emma la vuoi la mela?
No.

Emma guardiamo un libro insieme?
No.
Facciamo un puzzle? Un disegno? Un gioco, un quello che ti pare?
NO.

...
...

 

Emma, vuoi metterti le scarpe?
Tzi, tzi, tzi. Mie, mie, mie, mie, mieeeeeeeeeeeeeee!

Come faremo?

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8 luglio 2015 3 08 /07 /luglio /2015 08:00

Sì sa, le giornate al mare sono pigre, o almeno così dovrebbero essere per definizione. Ma quando al mare ci sì va con una bambina di 10 anni che non riesce a stare ferma col cervello né con il corpo e con una creaturina di 17 mesi che vuol fare quello che fa la sorella il riposo è un eufemismo. Questo non vuol certo dire che i giorni passati al mare siano meno belli, ma certo il riposo e lo stravaccamento a quattro di spade sono un'altra cosa.
BEN LONTANA.
Da quando ho conosciuto l'Amoremio, vado sempre al mare dove abitano i suoi genitori, a Montesilvano. Un posto come tanti di villeggiatura, sbabilimenti balneari fatti di locali e turisti, giornate fatte di bagni, pisolini e sabbia nelle mutande. E' l'Adriatico e la sua bassa marea, c'è poco da fare.

Pranzando con la pasta fredda fatta a casa sotto l'ombra dello stabilimento, non posso non notare l'anziano uomo di colore che vende i cd e che ha appoggiato la sua mercanzia su un tavolino  poco lontano. E' stanco, rugoso, con la barba bianca. E straordinariamnete somigliante a Morgan Freeman. 
Non posso far a meno di pensare come, tra tutta la mercanzia in mostra, lui ed il venditore di ombrelli siano i più sfigati.

Faccio cenno all'Amoremio, che mi capisce al volo, si avvicina e gli chiede se vuole pranzare con noi. Lui, gentilmente, rifiuta.

"E' il Ramadan" mi dice con la cadenza dolce del francese
"Oh, e non è ancora finito?"
"No, il 16" mi dice sedendosi alla seggiola all'ombra che gli offriamo.
"Cos'è il Ramadan?" chiede Alice curiosa
Lui la guarda e gentilmente glielo spiega. Gli racconta del mese sacro per ogni musulmano, di quanto sia diffcile ed importante, di come beva e mangi solo dalle nove di sera alle quattro del mattino. E lei l'ascolta stupita, e magari starà pensando a tutte le volte che ha sbuffato all'idea di andare a catechismo invece di giocare al parco con gli amici.
Viene dal Senegal, l'anziano signore, e laggiù ha tanti nipoti. Sorride ad Emma che dorme nel passeggino con la bocca aperta e racconta di quanto tutti siano gentili con lui, di come viva da tanti anni in Italia e di quanto gli manchi casa sua.

Noi gli spieghiamo un po' la nostra famiglia non proprio normale, lui vuol sapere cosa farà Alice da grande.
Poi, con fatica, carica la sua merce, si tocca il cappello e con un leggero inchino se ne va, non prima di aver raccomandato ad Alice di studiare, perché è il suo  lavoro ed è un lavoro importante.

Torniamo all'ombrellone, trascinando il passeggino nella canicola fin sotto la palma.  Emma russa, l'Amoremio ed Alice sonnacchiano. La cosa buffa è che, osservando il mondo intorno, mi sono accorta che il nostro gesto non aveva nulla di speciale. 

Ecco laggiù un ragazzino che porta una fetta di anguria ad un ambulante che si ripara dal sole sotto la sua bancarella. E una coppia di signori anziani che offre acqua alla ragazza che fa le treccine alle bambine. E così via, all'infinito.

A guardarlo così, il mondo non sembra un posto poi così brutto. A guardarlo bene, da vicino e senza il filtro della televisione o del flame in Internet, magari la nostra società non si merita davvero l'invasione zombie. A vederla bene, questa società, forse regala una speranza prima dell'estinzione.

Forse, e dico forse, l'odio instillato da Salvini, da certi media complottisti e allarmisti e dagli strali di un sistema assistenzialista che cade a pezzi ogni giorni di più non riusciranno a distruggere la compassione e l'empatia nell'essere umano.

Forse, se ci impegnamo, i nostri figli saranno meglio di noi.

Io, almeno, ci spero.

 

 

 

 

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6 luglio 2015 1 06 /07 /luglio /2015 08:30

Montesilvano.
Mare a casa dei nonni.
La gnocca, nota bambina prêt-à-porter, si è ambientata subito benissimo all'idea del fine settimana al mare e dotata di costumino d'ordinanza, cappellino che manco la bambina de La casa nella prateria e paletta, si prodiga sotto l'ombrellone per riuscire ad ingurgitare più sabbia possibile nel breve periodo, nonchè infilare i fastidiosi granelli un po' ovunque nel mondo.

Orbene, all'improvviso Emma si accorge del mare. Sembra strano, ma tutte le domeniche quando torniamo a casa saluta il mare come fosse il suo migliore amico, per poi dimenticarsene completamente in pochi istanti, tanto da costringere poi lo stesso a stipulare un nuovo accordo con la meno acquatica delle bambine. Cioè lei.
Dicevo che, come al solito, si accorge del mare. Si alza, prende il secchiello e trotterella verso suo padre, intento a riposarsi dalle fatiche settimanali.
"Ohhhh! Ohhhh!" lo incalza indicando prima il mare e poi il secchiello. 
"Amore, vuoi che andiamo a  prendere l'acqua?"
"Tzi!" esclama con un sorrisone ammaliatore.
Si prendono per mano e vanno sul bagnasciuga, per tornare poi col prezioso carico. 
Emma riprende la sua posizione, afferra la paletta e tempo trenta secondi l'acqua è rovesciata, finita nella sabbia, persa per sempre. La gnocca si acciglia, quest'inconveniente non ci voleva. Si alza di nuovo, prende il secchiello e va dal padre.
"Ohhh! Ohhh!!!!" lo chiama col sopracciglio alzato.
"Emma, ma già ti è caduta?"
L'espressione si fa pensosa, prende la mano del padre e l'operazione viene ripetuta nuovamente. Emma si riposiziona al suo posto col secchiello, fa un movimento non consono con la paletta ed ecco che di nuovo l'acqua si rovescia sulla sabbia.
"AHHHHH!" Grida frustrata.
Nessuno risponde o accorre, e lei quindi decide di giocare la sua carta migliore.
"Papà?"
"Emma, dimmi."
"Papà??" ripete gettando al vento le lunghe ciglia scure.
"Che succede amore?" 
Lei indica il mare agitando il secchiello.
"Andiamo?"
"Mema? Nooooooo!!! Papà!" dice lanciando al genitore uno sguardo talmente melenso e ruffiano da cariarle i denti che non ha e lanciando il secchiello ai piedi del genitore. Senza alzare le chiappe da terra, ovvio. 

Sorride, infida e dolcissima.

Lui, schiavo d'amore, prende il secchiello e lo va a riempire. 
Ancora.
Ed ancora.

 

Vero o no che non c'ho capito mai nulla di maschi?

 

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4 giugno 2015 4 04 /06 /giugno /2015 09:00

Mattina qualunque, orario d'ufficio.
Suona il mio cellulare.
E' un numero sconosciuto, prefisso di Milano.
Chi sarà?
Vorrei non rispondere, ma la possibilità o anche solo la vaga idea che sia qualche vecchia amica che si ricorda di me (o un editore fulminato sulla via di Damasco da qualche mia operetta) mi impone la risposta.

- Pronto?
- Sig.ra Phoebe?
- (Signora ci chiami tua sorella, chiaro?) Sì?
- Buongiorno, chiamiamo dalla Credititruffaldini spa, ci conosce?
- Come?
- Sì, siamo la Credititruffaldini Spa, ci conosce immagino.

Per un attimo mi sento come il cugggino di Elio che si sveglia la mattina in un fosso senza un rene. Che io abbia stipulato qualcosa a mia insaputa???

- Ehm...
- Guardi, siamo leader nella cessione del quinto, offriamo condizioni vantaggiose e soluzioni per tutte le esig...
- Guardi lei, io vi conosco fin troppo bene per lavoro.
- Ah sì?
- Sì, e vuole sapere che ne penso della sua azienda e di tutte le altre che fanno questo mestiere?
- ...
- Che siete strozzini. 
- Ehm...
- Date in prestito 100 euro e ne rivolete 1000 in 258 comode rate mensili. Strozzzinaggio legalizzato, altro che vantaggiose soluzioni. Vi approfittate della gente e rispettate pure la legge.
- ...
- Strozzini!
- Arrivederci, eh.
- Addio.

Io a queste società non farei fare nemmeno la pubblicità, peggio che alle sigarette. E invece ti telefonano, ti inseguono, ti fanno credere che sarà vantaggioso. E invece te la mettono dove non batte il sole. 

Ma basta. BASTA. BASTA!!!!!

 

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27 maggio 2015 3 27 /05 /maggio /2015 11:00

Casa sul Lago.
Ore 06:45 di un giorno qualunque.

Yawn
Che botta!
Ohh!
Emma bevi il biberon, sehnnò non te lo faccio mangiare il biscotto.
C'hai una faccia strana, mica penserai ancora all'ultimo libro del Trono di Spade che hai finito?
Se solo potessi raccontarti la fine...
E via, racconta. 
Cof, cof!
No, non lo vuoi davvero.
Te lo giuro.
Non è vero, non vuoi sapere.
E non me lo dire allora
Mpf.
E' grave?
Eh...
Ti odio quando fai così, è come quando mi fai fermare l'episodio di GoT che stiamo vedendo per farmi l'elenco delle differenze col libro.
Eretici!
...
...

Marmellata di limoni?

Ma sì, dai.
...
...
Cof cof, che tosse che c'ho...
Ohhhh! Ohhhh! 
Ok, ecco il biscotto.
Hai sentito Emma? Papà sembra Lady Oscar con la tisi.
Ma che poi era maschio o femmina, mi sono perso.
Non dici sul serio.
Certo che dico sul serio.
NON PUOI NON SAPERE CHE LADY OSCAR E' FEMMINA. Nella culla c'ha messo un fioretto, Lady dal fiocco blu. Eddai, la sanno tutti la canzone!
Guarda che quando uscì il cartone animato io ero già grande, avrò avuto dodici anni e già guardavo Star Trek! Mica i cartoni animati!
Nerd!
Senti chi parla!

Ohhhhhh!
 

Caffè?

 

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6 marzo 2015 5 06 /03 /marzo /2015 08:00

Non so come mai, ma sempre più spesso le mia avventure e le mie riflessioni si manifestano all'interno di un supermercato. Sarà perché a causa di influenze e malanni assortiti della gnocca la mia vita si va riducendo sempre più nel triangolo casa/spesa/lavoro (vita sociale, dove sei??), sarà perché stare in fila alla cassa senza far nulla stimola i miei neuroni a trovarsi un hobby. O magari è solo il caso, per dire.

E proprio ieri sera mi sono ricordata all'ultimo momento che mi mancava il tonno per fare l'insalata per il pranzo da portar via in ufficio e così mi sono fermata al volo in un supermercato in cui non vado mai. Non c'ho nemmeno la tessera, per dire, e io ce l'ho di qualunque cosa. Giuro.
Non ci vado mai ma senza un motivo specifico, questione di abitudini o solo di opportunità, insomma. Fattostà che mi sono fermata, ho preso al volo la scatoletta mancante e sono andata alle casse. Una sola cassa aperta (sgrunt) e la fila (doppio sgrunt) anche se il supermercato sembrava semideserto. Forse, ho iniziato a pensare, la mia mancata frequentazione ha un perché di fondo.

Mentre mi guardo intorno metitabonda, il mio sguardo incrocia la cassiera.
La guardo ancora, con sempre più attenzione.
Non ci posso credere, è proprio lei. O almeno, sembra lei. Stesso taglio di capelli di trent'anni fa, stessa corporatura a bastone che ne faceva la bambina più sgallettata del quartiere, stessi occhi.  La fila scorre e mi avvicino quel tanto che basta per leggere il nome sul cartellino: è lei., è L., la mia amichetta d'infanzia, la mia prima migliore amica.

Da bambina, prima che mia nonna cambiasse casa, lei e i suoi fratelli maggiori erano i compagni di scorribande nei campi, spalle d'eccezione nell'organizzazione di teatrini e spettacoli itineranti, complici nella violenza involontaria sugli animali tipica dell'infanzia.
Io e L. eravamo le uniche due femmine e passavamo moltissimo tempo insieme. Praticamente coetanee, non c'era giorno in cui non si combinasse qualche piccolo guaio, specie d'estate.

Poi mia nonna si trasferì. Non lontanissimo, ma quel tanto che bastava negli anni Ottanta per rendere impraticabile una frequentazione tra due bambine di otto anni. All'inizio fu dolore, disperazione, mancanza folle. Poi la vita va avanti, specie a quell'età,e  sono venute altre amicizie e altre avventure.

E ora eccola qui, L., davanti a me. Mi dico che mi riconoscerà, sfodero il mio sorriso migliore, le porgo la scatoletta di tonno. Lei mi guarda, mi sorride e mi fa: "La tessera ce l'ha?
No, la tessera non ce l'ho.
Ecco i soldi e allora ciao.

Non mi ha riconosciuto e io non ho saputo dire nulla.

Il tempo passa, i ricordi sbiadiscono e vengono soppiantati da nuove abitudine. La vita corre e ci trascina, trasformando una migliore amica in un nome su un cartellino.


Mannaggia.
 

 


 

 

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2 marzo 2015 1 02 /03 /marzo /2015 14:00

Non è stato tanto freddo quest'inverno, è vero.
Non ci ha fatto tremare, non ci ha esasperato con neve e brina, non è stato cattivo.
Ma è stato lungo.
Immensamente lungo.
E piovoso. 
Maremma pluviometro.
Forse perché Emma da ottobre s'è presa all'asilo tutti i germi che sono stati classificati dal 1900 ad oggi? Forse.
Ma sono stanca, infreddolita, gonfia e pure con la ritenzione idrica.
Sono stufa della sinusite, del raffreddore e delle orecchie tappate. 
BASTA.
Voglio il sole, quello tiepido che fa nascere le gemme, spuntare le primule e sgranchire le ossa.
Il sole di primavera, quello che ti fa venire voglia di mangiare l'insalata a pranzo, di correre in palestra e di dormire dopo pranzo.
Sono stufa di uscire con cappello, sciarpa e guanti. Ho voglia di un giacchettino leggero, di prendere Emma per mano ed andare a provare la sua nuova andatura in riva al Lago senza paura di un vento gelido a folate. Portarla sull'altalena e vedere la sua faccia impaurita trasformarsi in un sorriso sdentato.
Voglio sedermi su una panchina e guardare il sole che luccica sulla superfice del Lago.
Voglio vedere la luce in fondo al tunnel dell'inverno.

Voglio la primavera.



 

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23 febbraio 2015 1 23 /02 /febbraio /2015 14:00

Tempo fa girava su FB un gioco particolare: ogni giorno, per un certo numero di giorni, si doveva indicare nel proprio status tre cose belle che, nonostante le rotture di balle quotidiane, erano accadute nella giornata.
Ora, già il fatto di dovere mi esclude categoricamente dalla questione. Io a scuola ero quella che se la maestra dava un libro da leggere obbligatoriamente per le vacanze manco lo compravo.
Magari ne leggevo altri sei, ma quello lì manco morta. Anarchy in the Trasimeno Land. Poi l'alto tasso di zucchero che anche no. Ma soprattutto non c'ho avuto voglia, non lo trovo divertente e, di base, io faccio quel che mi pare. 
Ecco.Troppo buonista. 
Vorrei invece elencare le cose che odio, tre cose che mi fanno valutare male l'essere umano medio e rivalutare i gatti. Non tre cose astratte e qualunquiste, tre a caso accadute oggi, per dire.
Un giorno a caso.

Uno.
Tu, omino pensionato col cappello che mi vedi andare verso il banco della Coop deserto, perché tiri la volata col carrello facendomi la piega ai capelli dalla velocità pur di arrivare prima di me alla colonnina coi numeri? Cos'hai di tanto urgente da fare a casa e soprattutto perché mi guardi in cagnesco come se un torto te l'avessi fatto io?
Spero davvero che la bresaola ti vada di traverso mentre guardi la Clerici alla Prova del cuoco. Guarda che non ho preso il acrrello, ma posso sempre tirarti in testa il cestino con dentro i limoni ed i pomodori, chiaro?

Due.
Gentilissima operatrice della TRE, io con la sua compagnia ci sto bene, davvero. Mi trovo bene, il costo è adeguato, mai un problema. Certo, cercate sempre un po' di fregarmi mettendomi in fattura qualche optional del cavolo, ma siccome io sono una ttenta è difficile che uno dei vostri giochetti la passi liscia. Mi trovo bene, dicevo, ma se non la smette di fracassarmi il fracassabile offrendomi telefoni che non mi servono, contratti che non ho richiesto ed invitandomi a compilare via telefono estenuanti e lunghissimi questionari di qualità, giuro che disdico tutto e torno al telegrafo.

Tre.
Si è rotta la macchinetta del caffè in ufficio. Rotta nel senso di rotta. Rotta proprio. Niente caffè. NIENTE CAFFE'. Non nelle prossime otto ore, almeno.
Maledetta macchinetta distributrice di caffé, affidabile come una promessa elettorale e cara come se dentro ci fossero due brasiliani che tostano e  macinano i chicchi a mano.
Rotta. Vi rendete conto? Ma se riesco ad aprirla col cacciavite e a sniffare la polvere va bene uguale secondo voi? Fa effetto? No perché affrontare le follie quotidiane della gente senza caffè è impossibile, incostituzionale e certamente incivile.
Specialmente col mio pessimo carattere, maremma caffeina. 

 

Ah, buon lunedì.

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19 febbraio 2015 4 19 /02 /febbraio /2015 14:00

La fame nel mondo è una realtà oggettiva e non lo nega nessuno.
Però è anche una realtà che ci sembra lontana, legata alle immagini impietose che ci rimanda la televisione di bambini malnutriti e divorati dalle mosche. Immagini crude, forti, ma spesso assimilabili nella nostra mente ai film di fantascienza o catastrofici che passano nelle giornate d’inverno. Sarà vero? Sì, ma è lontano. Irraggiungibile. Astratto.
Non ci riguarda.
Non ha nome.

Per questo il WFP (World Food Programme) ha lanciato la campagna 805 milioni di nomi con testimonial il calciatore del PSG Zlatan Ibrahimovic. L'attaccante ha giocato la partita contro il Caen con, tatuati sul corpo, i nomi di decine di persone che soffrono la fame proprio per sostenere l'iniziativa del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite.

Nel mondo, circa 805 milioni di persone, soprattutto bambini, non hanno cibo a sufficienza, non hanno nemmeno la prospettiva del domani, non sono nemmeno un nome da ricordare. Il WFP prevede di fornire oltre 17 miliardi di razioni alimentari giornaliere in 150 progetti a beneficio di circa 78 milioni di persone in 76 paesi. 
Sembra una goccia nel mare eppure il WFP gestisce il più ampio network di transporti dell'intera comunità umanitaria. Ogni giorno, 5.000 camion, 50 aerei e 30 navi consegnano cibo in tutto il mondo. 
Si potrebbe fare di più, magari anche solo con una piccola donazione.

Diamo un nome a chi non ha nulla.
Diamogli la dignità.

Regaliamo la possibilità di immaginare un domani.

 

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18 febbraio 2015 3 18 /02 /febbraio /2015 16:28

Ultimamente per lavoro mi capita di analizzare un fiume di curriculum derivanti da annunci messi dall'azienda per cui lavoro in un noto portale di selezione del personale. 
Un lavoro interessante, non trovate? 
Sì, ma anche un lavoro che fa riflettere, perchè in fondo il curriculum vitae di una persona è il suo biglietto da visita preliminare che potrebbe portare ad un colloquio di lavoro (e quindi ad una opportunità) oppure finire direttamente nell'archivio (aka il cestino del riciclo della carta).

Quindi, cosa fare per non venire "archiviati" in malo modo? O meglio, cosa sarebbe meglio non fare
Alcuni piccoli suggerimenti:

Foto di presentazione.
Già la foto nei cv non mi piace, ma è un problema mio; in genere, alcune società la richiedono come obbligatoria quindi è anche giusto metterla.
Però ragazzi, le basi, le basi sono importanti… no foto al mare, no foto col bicchiere del mojito in mano, no foto vestiti stravaganti, no foto della patente a diciotto anni se siete classe 1956, no foto introspettive da film russo coi sottotitoli in rumeno. 
Foto normali, grazie.
Anche le foto in cui sembrate serial killer non vanno bene, eh.

Millantare conoscenze impossibili per rendersi interessanti (tanto chi va a controllare?). 
Dodici lingue o peggio inglese fluente (tu e io sappiamo bene che non è vero, isnt'it??), Master in Fuffologia Astratta all’Università paritaria dello Sri Lanka, Corso di Criminologia Applicata al web dell’Università di Fargo. E' vero che nessuno va a controllare, ma se dovete o volete mentire almeno fatelo con una certa discrezione.

Scrivere cose senza senso per di risultare figo.
"Sono un uomo polivalente e well done che ama lavorare da solo, ma anche in team ed è sempre alla ricerca delle marketing strategy più idonee per battere i competitor". Ecco, questa è una frase che non vuol dire una cippa, tranne per il fatto che la parola competitor mi fa rizzare tutti i peli delle braccia e quindi mi porta ad archiviare il cv come sopra indicato. 

Uccidere l’italiano 
Una parla per tutte: "Mi piace sfidarmi ogni giorno cercando trattative, opportunità di bussiness o il modo di aumentare la mia quota di portafogli". Ancora non ho ben capito cosa volesse dire, a parte che la sua maestra deve essere morta quando lui frequentava la seconda elementare e non è stata mai rimpiazzata.

Sapere più o meno a chi si manda il curriculum
Se ti chiamo per una selezione e cadi dalle nuvole, non è bello. Se non conosci il nome dell'azienda per cui lavorare non è bello. Se poi mi qualifico e tu mi rispondi "Io sono laureato, mica guido il camion" meriti di finirci tirato sotto, dal camion. 

Essere pertinenti
Se metto un annuncio in cui cerco un esperto di informatica, tu maestro di tennis dal 1996 che ti fai avanti a fare? Cioè, puoi anche farti avanti, eh, vedi tu,però poi non ti lamentare se non ti richiamo!  
Se cerco un commerciale, tu che fai la bodyguard che me lo mandi a fare il tuo curriculum in divisa mimetica? Mi minacci col Krav Maga?

Evitate di raccontare troppo dettagliatamente le vostre vicende personali.
Hobby ed interessi servono a contestualizzare una persona, è vero, ma basta un accenno. Se aiuti i randagi, se fai volontariato e sei una bella persona, mi fa piacere. Ma non mi allegare sette pagine di attestati e riconoscimenti, davvero. Io, che non sono una bella persona, te lo archivio il cv. 

Riassumendo: siate semplici, siate chiari, scrivete bene le vostre esperienze e quello che avete fatto negli anni senza essere ridondanti, siate sinceri, educati e sperate nel fattore C che è quello più importante.

Difficile?

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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