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9 gennaio 2015 5 09 /01 /gennaio /2015 11:36

Stamattina, mentre riordinavo i giochi di Emma sparsi per casa con una creatività da arte moderna, non ho potuto non ascoltare la rassegna stampa del telegiornale ed i relativi titoli di testa dei quotidiani italiani.

Ovviamente, tutte le prime pagine erano occupate dalla strage al Charlie Hebdo, un evento gravissimo e orribile, concorderete anche voi.
Quello che mi ha sconcertato è il livore, la voglia di fomentare la paura, un ingiustificato odio verso tutto quello che non è italiano. 

State attenti, sono in mezzo a noi!!!!!
Il ragazzo che vi consegna i vostri acquisti su Amazon, il panettiere (che chissà con che la fa la pizza), il muratore che vi ha sistemato il terrazzo: sono ovunque, in guardia!
Vanno a scuola con tuo figlio, attento!!
Si prenderanno tutto ciò che hai, non abbassare la guardia anzi è meglio che sia tua  sparare per primo! 
Proteggi te ed i tuoi cari, sono in mezzo a noi.

Un fiorire di uomini incappucciati con i simboli dell'ISIS, di accuse contro le moschee clandestine che addestrerebbero soldati dalle capacità sovrumane e senza paura, pronti a devastare il nostro mondo in nome di Allah ed a diffondere la loro cultura a scapito della nostra
Sono arrivati pure a tirare fuori le dichiarazioni di Oriana Fallaci dopo l'11 settembre, dichiarazioni che io ho sempre voluto interpretare come espressione del tormento di una donna devastata dal cancro.
ho letto tanto su Fb, forse pure troppo. nzi, decisamente.
Ho letto invocazioni ad un ritorno di Hitler, ho letto Salvini che chiama il popolo alla crociata. Ho letto commenti e articoli così pieni di odio che mi hanno fatto diventare la bocca amara. 
Ho letto chiacchiere di gente di sinistra che avrei preferito attriuire a testate abiette come Libero. 
Ho sentito troppo, ho letto oltre l'abbastanza,

Eppurei potrebbe dire tanto, si potrebbe controbattere.
Che non esiste una cultura nostra o loro.
Che lo Stato moderno è uno stato laico, poco conta cosa facciano loro a casa loro.
Che il poliziotto morto era di origine araba, anche se oggi c'è chi dice che sia stata una finta esecuzione stile uomo sulla Luna.
Che la religione è solo una scusa.
Si potrebbe dire tanto, sì, ma non so come mai mi suona tutto come banale ed inutile. Sterile.

Forse è più facile ragionare così.
E' comodo sobillare il più debole, chi ha paura, chi si sente piccolo davanti ad un pericolo spaventoso.
Fa vendere.

Voi che covate tutto quest'odio, non vi stancate mai? Il livore, la paura, la smania d catalogare non vi fa passare l'appetito, non vi snerva? Non vi consuma da dentro?

Io, francamente, lo spero tanto.


 

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5 gennaio 2015 1 05 /01 /gennaio /2015 12:52

Non ho mai compreso in pieno il fascino magnetico che la fine dell’anno esercita su certe persone e la loro inestricabile esigenza  di concludere l’ultimo giorno dell’anno con trenini e fuochi d’artificio. No, dico davvero: perché?

Il mio stupore è nato da bambina e continuato nel corso degli anni.
Per questo ho sempre cercato di lavorare in questo giorno quanto ero studentessa, e poi in seguito mi sono sempre limitata a passarlo con gli amici senza fare nulla di particolare, che si sa che a Capodanno costa tutto di più.

Per una serie di imprevisti ed incroci, poi, quest'anno non abbiamo organizzato nulla e siamo rimasti a casa dei miei genitori, con la cucina da Masterchef dell'Amoremio e il countdown di Raiuno in sottofondo, ché nel nazionalpopolare non li batte nessuno.
A ripensarci bene c'era pure Pino Daniele. Per dire.

Abbiamo mangiato, riso, scherzato e Emma ha fatto il suo solito show divorando pedissequamente qualsiasi cosa. Autosvezzamento, scansete và! 
Poi, pigiamata la pupa, alle ore dieci e trenta siamo tornati a casa, visto che mia figlia iniziava ad addormentarsi appoggiata con la testa alle costruzioni e non mi pareva carino. 
Depositata la pupa a letto e infilato il pigiama a nostra volta, io e l'Amoremio abbiamo finalmente festeggiato da soli, brindando poi davanti allo spettacolo del lago illuminato dai fuochi d'artificio ("Se mi svegliano la gnocca scendo in pigiama a sgozzare i vicini") bevendo Borghetti.

Già, caffè Borghetti, vi suona strano? Chi l'ha detto che ci vuole lo spumante? Che poi il Borghetti era una delle cose che più mi mancava mentre allattavo e quindi ci stava doppiamente bene.

A mezzanotte e venti eravamo a letto, belli abbracciati. 
Che teneri.
Se non fosse che l'imprevisto è dietro l'angolo.

Ore 1:30. Apro gli occhi perché ho sentito come un rumore di acqua che cadeva a terra. Splash! E poi ancora, dopo qualche minuto. Splash! Cazzo, è Emma!!!! 
Corro al suo lettino e la vedo lì, addormentata come un angelo. Mia figlia, la luce dei miei occhi, giaceva nel lettino addormentata, dopo aver vomitato nell'ordine: cena, dopocena, acqua e camomilla. E dorme. Russa, persino.

Ma lì mica la possiamo lasciare, tutta sporca in mezzo al vomito. E via, la prendo e la cambio mentre l'Amoremio fa lo spazzino e toglie tutto lo sporco della sua creatura.
Lei, ovviamente, inizia a piangere a pieni polmoni. Mi guarda in faccia come a dirmi: "Ma che m'hai svegliato a fare???" Si dispera mentre le cambio il pigiama e l'intimo, piange come se non ci fosse un domani. Arriva l'Amoremio che, più lucido di me, mi fa: "Guarda, un altro dente!!
Eccola lì la causa del disastro, maledetti denti. E siamo solo ad otto.
Il tempo di rimetterle il pigiama e dorme disperata appoggiata a me.
Ore 2:15. Non ci resta che rimetterci a dormire pensando che molti stanno rientrando  (ma anche no) dai festeggiamenti e noi abbiamo appena finito di pulire il vomito. E buon anno.

Abbiamo dormito tutti e tre come sassi, abbracciati in un groviglio. Ci siamo svegliati alle nove, che per una bimba di undici mesi è un record assoluto, freschi e riposati. 
E' cominciato un altro anno, il primo anno nuovo per Emma. Il 2014 è stato un anno strano, bellissimo e faticoso, baciato dalla nascita della gnocca e dal cambio totale delle nostre abitudini.

E il 2015? Cosa accadrà? Sarò felice? Che dice l'oroscopo per il Capricorno?
Cosa accadrà non lo so, ma finché staremo insieme andrà tutto bene, lo so.

 

Si preannuncia un 2015, mieloso... attenzione!!!

 

 

 

 

 

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15 dicembre 2014 1 15 /12 /dicembre /2014 12:52

Domenica pomeriggio in casa d’amici, quasi tutti coi figli ma anche no.
Siamo a festeggiare la splendida nuova data, che da vera principessa non si cura di noi ma dorme abbarbicata alla nonna mentre il fratellino reclama a gran voce Peppa.
Peppa, che poi sarebbe Peppa Pig.
La maledetta.
Parte la sigla e mia figlia, saldamente seduta per terra a gambe larghe, già balla agitando le braccia.
Ipnosi collettiva dei bambini presenti.
I grandi, invece no.

 

Io Peppa Pig la odio.
Per fortuna mia figlia è ossessionata dalla Pimpa.
Io odio di più il fratellino  e il suo cxxxo di dinosauro.
Ma Nonno Pig e Nonna Pig di chi sono i genitori? Di Mamma Pig o di Papà Pig?
Per me sono i genitori di lei, sempre in mezzo alle scatole.
Per me sono frutto di una relazione incestuosa. Alla fine sono maiali, no?
Avete fatto caso che tutte le attività commerciali sono gestite dalla Signora Coniglio o dalla sorella? Il supermercato, il chiosco dei gelati, il trasporto pubblico, la bigliettaia al museo.
Pure l’elisoccorso.
Un racket.
Solo il Sig. Toro si oppone.
Perché ha le palle, è chiaro.
Anche Nonno Cane! Guida la barca!
Ho sempre pensato a Nonno Cane come ad una bestemmia.
E Susi Pecora allora?? Non ti fa ridere?
Dalla disperazione.
Io Peppa Pig la odio.
Ho voglia di un panino con la porchetta.
Posso dirlo? Ha la faccia a pisello.

Buhahahahahhahahahhahah!

Ride anche il bambino di due anni.
Panico.

E comunque, come siamo ridotti. Una volta parlavamo di cinema, di serie tv.
Di viaggi.
Di cultura.
Anche di gnocca, occasionalmente.
Già.
Già.
Cresceranno.
Sì, cresceranno.


 

Toh, comincia una nuova puntata!

 

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9 dicembre 2014 2 09 /12 /dicembre /2014 09:00

Io ho diverse fissazioni.
Sì, sì. Proprio fissazioni. E non ho problema ad ammettere di averne, anzi trovo molto noiose quelle persone che non ne hanno affatto, che sono tutte belle precisine ed inattaccabili. Anzi, forse anche questa è una fissazione.

Certo deve trattarsi ovviamente di fissazioni innocenti.: stalkeraggio, voyeurismo e altre malattie non sono certo tra le mie preferite, ma se restano nell'ambito dell'innocuo e della propria casa va bene tutto.

Tra le mie fissazioni più divertenti c'è sicuramente quella di ammirare con piglio da casalingua disperata la spesa che le persone in coda al supermercato davanti a me mettono sul rullo della cassa. 

È nato tutto come un modo per ammazzare il tempo mentre ero in fila, poi con il passare degli anni è diventato un modo per immaginare e fantasticare. Non ne posso assolutamente fare a meno. Allungo il collo e controllo tutti gli oggetti che dal carrello della spesa vengono spostati sul rullo.
Prima o poi qualcuno mi picchierà, lo so.
Ma è troppo divertente immaginare cosa si nasconde dietro la spesa di uno sconosciuto, immaginare mondi inesplorati e vite sconosciute.
A volte è facile.

Il ragazzo che mette sul rullo dentifricio sbiancante e Pocket Coffee  mi fa pensare ad un primo appuntamento imminente, alla sua preparazione ed alla voglia di arrivare perfetti a quell'ora lì della giornata.
La signora che compra quantitativi enormi di prodotti light e di Nutella mi fa pensare ad una persona combattuta tra dieta e vita dissoluta. 

Quante di noi neo mamme avrebbero potuto evitare di scuotere la testa davanti alla signora magrissima che compra merendine in quantità industriale, immagino per una coppia di grassi bambini? Oppure sono per lei, in segreto, magari di notte?
La coppietta che compra pizza surgelata e preservativi non lascia certo spazio a molta immaginazione, ma ad ogni modo mi fa sorridere.

Dite la verità: è divertente, vero?
Poi ci sono i casi più diffcili.
Cosa avrei dovuto pensare della ragazza in fila davanti a dormire con otto confezioni di pollo a pezzi nel cestino? 

E del pensionato con quattro Red Bull e una confezione di noccioline salate?  Mistero. 

Ma il caso più strano l'ho beccato ieri alla Coop: una signora sulla sessantina dall’accento tedesco, alta come un marine, occhiali da sole calcati in faccia e capelli biondo platino cortissimi. E’ davanti a me e mette sul rullo la seguente spesa:
- Una bottiglia di Vodka Absolut
- 3 buste di zuppa biologica alle lenticchie di Colfiorito
- 8 (e dico o-t-t-o) confezioni da quattro di birra Dreher
- una busta di rucola
- tofu

Ora, se voi riuscite ad immaginarvi qualcosa di diverso di una folle alcolista vegana con un kalashnikov in macchina, siete i benvenuti. Mi ha scoperto a fissare la sua spesa con curiosità e mi ha guardato male, certamente ha qualcosa da nascondere.
 

Oppure è un’aliena col metabolismo ad alcol…

 


 

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5 dicembre 2014 5 05 /12 /dicembre /2014 08:30

Ieri sera.

Dopo cena, poco prima di andare a dormire, Emma decide di trasformarsi in un idrante di vomito. Riesce a colpire in un sol botto divano, tavolino e pavimento del salotto, nonché l’orgoglio felino del gatto.
Sola in casa per una serie di motivi, non mi faccio più impressionare e in pochi minuti pulisco, smacchio, faccio la camomilla alla posseduta che gioca nel box e che nel frattempo si è rianimata e sembra vispa come un grillo. Solo per l’orgoglio del gatto non trovo medicina e lo spedisco fuori a fare un giro: magari le sue amichette lo consolano. Non credo, ma lo spero.
Gongolando su come sono diventata brava, faccio bere la camomilla alla gnocca e la infilo a letto.
Al rientro dell'Amoremio non perdo occasione di bullarmi di me stessa: che mamma moderna sono?


Stamattina.

Emma sta bene, ma sono titubante: asilo sì o asilo no?
Con l’Amoremio decidiamo di mandarla lo stesso: non ha febbre, è pimpante e sembra tutto come al solito.
Ma l’istinto materno deviato che mi sussurra malefico all’orecchio mi dice: “Non ce la mandare!!!! E se poi sta male??”. Decido di ignorarla, di fare la madre moderna davanti all’Amoremio e di portarla all’asilo. A differenza del solito la porto io perché devo andare a fare un prelievo di sangue alla ASL e l’asilo è poco lontano.
Arrivo all'asilo e mi trovo una comunicazione per il regalo di Natale firmato "I rappresentanti.
"Bella roba" dico
all'educatrice "considerando che io sono una rappresentante e non so nulla!!". Sono ironica, è chiaro. Ho troppo da fare per fregarmene davvero di certe cose e questo non è decisamente il periodo adatto per le lotte superflue. Ma la maestra è mortificata, si genuflette in mille scuse.  

Al momento della consegna, Emma si scatena: piange, mi si attacca ai capelli, si dimena. 
Vado a fare il prelievo col magone, non prima di aver specificato all’educatrice di chiamarmi per qualsiasi cosa.
Alla ASL del paesello, dove in genere non c’è mai nessuno, c'è il delirio: che culo.
Dopo un'attesa che sembra infinita, e durante la quale telefono a mia madre e all'Amoremio giusto per stemperare il magone, arriva il mio turno.
Mi siedo, una gentile infermiera prepara la siringa, mi buca e... driiiinnnnnnn!!!!! Il cellulare attacca a suonare. Mia madre non può essere, mia sorella è al lavoro, le mie amiche no... oddio, è l'asilo di Emma. Sono sicura. è l'asilo. Oddio, ha vomitato. Si è sentita male. Oddio, devo rispondere... "Mi scusi, dovrei rispondere... si può sbrigare?" dico all'infermiera che sta facendo il prelievo. 
"Guardi che più veloce di così!"
"Mi suona il telefono e forse è l'asilo di mia figlia... ieri sera ha vomitato..."
Per un attimo mi sento Quelo, poi lo sguardo dell'infermiera mi riporta alla realtà: "Signora, non è che se si agita il sangue esce più svelto..."
Mi sfila l'ago, mi faccio buttare addosso un cerotto e scappo nell'atrio a telefonare. Visto che vivo in un posto dimenticato dal Dio della tecnologia, c'è poco campo.
"Pronto? Sono la mamma di Emma, mi avete cercato. Sta bene, ha vomitato, è viva?"
"Un attimo, che chiedo... chi ha chiamato la mamma di Emma? Ah, ecco. Buongiorno signora, la chiamo..."
"Sta bene? La vengo a prendere sub..."
"No, signora, Emma sta bene. La chiamo per quella comunicazione dei rappresentanti di classe."
​Il mondo s
otto forma di milioni di parolacce mi ha attraversato la mente: "COOOME????????!"
"Sì, ci dispiace che non sia stata avvertita, blablablablablablabla e ancora blablabla."
No, io dico, mi fai venire un colpo così e poi chiacchieri pure senza sosta al telefono?? Tipo che avrò perso cinque chili e rischiato lo strappo di una vena nel mentre del prelievo, maremma telefonica.
"Mi sente? Signora?"
"Guardi, non fa niente. Non sono gelosa, davvero."
"No, ma blablablabla blabla bla e poi ancora blabla!"
Ci manca poco che mi viene un colpo, come minimo mi si sballano tutti i risultati del prelievo. C'avrò i globuli bianchi genuflessi, cacchio.

"Ok, grazie e arrivederci."


Dicevamo: mamma moderna a chi?

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3 dicembre 2014 3 03 /12 /dicembre /2014 12:00

Ore 6:30: suona la sveglia in casa Phoebe.

Incorruttibile, l’Amoremio seppur malato mi scuote e mi spinge ad alzarmi senza prorogare di cinque maledetti minuti l’orribile aggeggio.
La gnocca dorme beata a bocca aperta, figlia di sua madre, dopo essersi svegliata un numero imprecisato di volte nell’arco della nottata in preda al mal di denti.

Mi accingo al primo caffè della giornata, seppur mascherato nel latte di soia.
Presa la necessaria benzina, mi accingo a compiere le seguenti operazioni in sequenza.

Svegliare la gnocca e contestualmente cercare di rimettere a letto il malato febbricitante.
Preparare il pranzo da portare via e il biberon con a latte di soia e biscotti ad Emma senza invertire le due cose.
Dare il biberon alla gnocca prima che inizi a strillare così forte da attirare i cani di tutto il vicinato e che venga modificato l’asse di rotazione terrestre.
Vestire la gnocca e preparare i vestiti aggiuntivi per l’asilo, che mia figlia mangia creativo.
Far partire la lavastoviglie,
Nutrire il gatto che minaccia di divorarmi le caviglie.
Stendere una lavatrice di panni che mi guarda implorante da due giorni.
Buttarmi addosso cose a caso.
Lavarmi la faccia.
Pettinarmi.
Rimpiangere il tempo in cui mi truccavo con calma.
Rimettere a letto l’Amoremio che deambulando stile zombie continua a ripetere: “Voglio aiutaaaaartiiii” e dargli una tachipirina volante.
Mettere il giubbino alla gnocca, a me stessa e volare fuori di casa con tutto il necessario.
Rientrare alla disperata ricerca del ciuccio.
Legare la gnocca al seggiolino, darle in mano la giraffa e partire pregando ci sia ancora benzina.
La benzina c’è, ma è poca. ARGH.
Lasciare la sopracitata gnocca all’asilo, senza essere placcata dalle maestre per qualcosa che riguarda il consiglio di classe.
Missione fallita.
Lasciare la gnocca in lacrime alla maestra senza farsi venire il magone.
Rientrare all’asilo di corsa perché non si è lasciato né il sacchetto coi vestiti, né i 5 euro alle cuoche per il regalo di Natale.
Partire.
Trovare un traffico che in confronto Roma è percorribile.
Fermarsi a fare benzina.
Trovare ancora più casino a causa di un camion che deve fare manovra, mal'animadelimortaccisua.
Nel traffico chiamare il medico di base per fare il certificato all’Amoremio e prescrivere la tarapia che lo salverà dall’influenza.
Di seguito chiamare il pediatra per il mal di denti della gnocca, pregando che non ci sia il sostituto.
Dettare al cellulare la lista della spesa come promemoria.
Arrivare in ufficio.

Ore 8:30: secondo caffè della giornata.

 

Che accadrà prima del terzo?

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24 novembre 2014 1 24 /11 /novembre /2014 08:20

Ci sono ferite più profonde di altre, che fanno più male. Ferite che nel corso degli anni smettono di sanguinare certo, ma rimangono sempre con te,  come una cicatrice che pizzica.
Il dolore dopo un po' passa e quasi te ne dimentichi, ma rimane sempre con te il ricordo di quello che hai provato, come un brufolo dietro la schiena. Lo senti, ti da fastidio, ti ricorda che c'è, ma non lo vedi e per quanto tu possa cercare di arrivare ad estirparlo non ci riesci.
Il tempo cancella molte cose, ed io non sono capace di portare rancore. Non perché sia troppo buona, sono solo troppo pigra. E poi diciamocelo: anche il rancore va meritato, va curato e ci si deve dedicare un po'. 
L'odio, come l'amore è un sentimento che va alimentato: il primo con dedizione e attenzione, il secondo con una certa predisposizione d'animo e con comportamenti concludenti.  L'odio è  una vecchia stufa in cui va buttato un po' di carbone tutti i giorni, altrimenti il fuoco si spegne e muore. A dire il vero, a me per spalare con costanza è necessaria molta motivazione e quindi il mio odio si derubrica il più delle volte in malcelata indifferenza. Diciamocelo, ma sti cazzi.
Non a caso essere un buon villain 
è sempre difficile, è un ruolo che regala glamour e luce, tra i più ambiti al cinema. Volete mettere che gnocca la strega di Biancaneve? Non a caso la interpreta Angelina, mica la prima che passa. Biancaneve è così buona, bella e stucchevolmente perfetta solo perché brilla di luce riflessa. Oppure Joker, lucidamente psicopatico e brillante, che rende Batman un eroe solo per il fatto di esistere.

Essere un buon villain è importante, cazzo, è un lavoro che va fatto con scrupolo e serietà altrimenti si cade nel ridicolo ed è un attimo a ritrovarsi tra i piedi Will Coyote che cerca di rubare le pecore al cane da pastore. 
O peggio nel patetico, così come è successo a me.
Ci vuole classe, perdincibaccolina.
Luce, smalto, sarcasmo e cattiveria a pizzichi, ma non a mazzi, perché l'esagerazione fa cadere nel grottesco e non ci piace.


Le persone che investirei con la macchina non sono molte, e se si escludono personaggi inventati, politici e scrittori da strapazzo che non sanno usare il congiuntivo la lista si riduce fin quasi a scomparire. Però c'è, eccome. Diciamo che le dita di una mano non sono tutte necessarie a contarli, ma quasi.

Ieri incontrando per caso un allegro abitante della mia suppur breve lista è scattato il patetico. Mi ha visto da lontano (o forse mi pedinava? Boh, io facevo la spesa) e quando i nostri sguardi si sono incrociati ha assunto l'elegante espressione di chi sta per avere un attacco di cuore. Dopodichè ha abbassato lo sguardo ed è scappato più veloce dei lupi della steppa alla vista di Masha.
E dire che di lui ricordavo soprattutto l'ironia, che delusione.  Invece ho visto proprio il timore nel suo sguardo, la paura che potessi reagire male. E'vero che ho un brutto carattere, ma son passati quasi dieci anni, non potremmo lasciarci cullare dal sereno mare della placida indifferenza?
Che poi, paura: stavo comprando la pastina per Emma, mica un kalashnikov, abbi pazienza. Che avrà pensato, che potessi tirargli contro le stelline rotanti come i ninja?
Ad ogni modo, una delusione. 
E' proprio vero che se uno vuole un cattivo di un certo livello se lo deve far da sé.
In effetti io come matrigna mica son male. 

Buauhahahahhahahah!

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21 novembre 2014 5 21 /11 /novembre /2014 14:37

Signora mia, c'è la crisi.
Nessuno assume più, nessuno lavora più, nessuno si prende più la briga di fare nulla.
Il paese ristagna, signora mia, e la colpa lei lo sa di chi è? No, non dell'Europa e nemmeno della Cina.
L'euro? Nono, lui non c'entra. E nemmeno la corruzione imperante del nostro paese, il fancazzismo in cui ci beiamo e neanche il carrozzone del pubblico: non sono questi i problemi.
Il problema numero uno dell'Italia, signora mia, è l'art. 18.

Articolodiciottodechè?
Signora mia, l'art. 18, l'art. 18, possibile che non sappia nulla? E' la legge che difende i lavoratori dalle cattiverie dei datori di lavoro, l'unica norma che li salva e che vogliono togliere. Proprio quella lì, pensate che gente che ci governa. L'art. 18 smacchia e sbianca, pulisce il water e bagna anche le piante quando lei non c'è.
Ma chi? Chi? E come mai?
Eh, signora mia, son comunisti, son fascisti. Sono capitalisti senza scrupoli legati alle lobby del petrolio e delle scie chimiche, c'è da aver paura, soprattutto dei rettiliani.
E che possiamo fare? 
Sciopero, signora mia, sciopero!

Abbiamo trasmesso: sintesi del pensiero comune italiano.

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20 novembre 2014 4 20 /11 /novembre /2014 15:00

Ci sono giorni in cui va tutto storto, dalla bolletta che arriva al momento inopportuno ed è sgraziatamente troppo alta, alla televisione che si blocca e proprio non ti va giù.
Ci sono giorni in cui la stanchezza va oltre il tuo limite massimo e ti dici: "Non ce la faccio più"​.

Ci sono giorni in cui non ricordi più la tua vita com'era, quando la tua unica responsabilità era il gatto e fare la spesa. O al massimo la pianta grassa che tieni sul ripiano in cucina, che campa con l'umidità dell'aria e ogni tanto ti gratifica con un fiore. Gratis.
Ma la nascita di un figlio cambia le carte in tavola, molto più dell'adozione di un gatto, seppur problematico come Nevruz. Non si tratta dell'impegno fisico, o meglio non solo di quello. Non è cambiare pannolini, ninnare una creatura che superaormai i dieci chili, guardare almeno duecento volte lo stesso episodio della Pimpa pregando che cambi almeno un dettaglio e nemmeno attendere con appassionante pazienza che si decida ad aprire la bocca per mangiare la minestra. 
E' pesante, certo, ma è la parte che poi passa. Dicono.

Me ne sono resa conto quando Emma non è stata bene e tra febbre, vomito e diarrea mi guardava con la faccia supplichevole di chi chiede aiuto senza riceverne affatto. Me la sono tenuta addosso, rannicchiata sul petto come quando era piccola. Poetico, vero? Lo diventa meno se si considerano le sue dimensioni, ma una mamma lo fa volentieri lo stesso, povero uccelino mio.
Se ne stava acciambellata stretta a me e io non sapevo che fare se non stringerla forte e sperare che non fose niente, impotente e inutile come una saliera nel deserto. Perché poi queste cose capitano sempre nei giorni festivi, in cui il pediatra non ti risponde manco a morire e passa le sue giornate a fare yoga per ritemprarsi giustamente dopo cinque giorni consecutivi di deliri di mamme stalker. Come me, del resto.

Dentro di me si è andato insinuando il peggiore dei dubbi: ma chi me lo ha fatto fare? Io non sono capace, una creatura così piccola, fragile e bella in mano a me che son capace di fare i peggiori casini del mondo. Povera creatura, non mi guardare così. Amoredellamamma, ora che facciamo?
E anche se lei ha dormito un sonno di piombo, io son rimasta a guardarla attonita e spaventata, chiedendomi
se sarebbe stata ancora bene, se avrebbe di nuovo mostrato il suo sorriso sdentato e colorato di fossette.
Ma è venuto alla fine il lunedì, e con lui la sentenza inequivocabile del pediatra: acetone, signora mia.

Ommioddio! ho esclamato io.
Tale e quale sua mamma! ha affermato mia madre senza scomporsi.
Acida sin da piccola pure lei ha commentato l'Amoremio.
Acido, acida, acido, acida!

Cabaret in famiglia. 
No comment.

Nulla di grave, ma la paranoia di non saper gestire e fare rimane. Vederla fare la parodia dell'idrante senza sapere cosa fare non è stato bello, no. Ma capita, dicono. Come capita il sentirsi senza forze davanti all'ennesimo malanno, al raffreddore che dura tre mesi ed alla tosse che fa concorrenza all'abbaiare del cane del vicino. Capita, dicono, pensare "Chi me l'ha fatto fare" e rimpiangere un prima che non esiste più e che non era nemmeno così scintillante. O almeno, non come i suoi occhi.
 
Ora, dopo qualche giorno di integratori, diversi cucchiai di Coca Cola dati sottobanco e un milione di coccole, Emma è guarita e si prepara alla sua grande rentrée all'asilo pronta per iniziare i laboratori di Natale.


Riusciremo a non crollare ancora?

 

 

 


 

 
 

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17 novembre 2014 1 17 /11 /novembre /2014 13:30

Quando è nata Emma e me l'hanno messa addosso, così piccola ed indifesa ed al tempo stesso vorace e determinata, non è stato amore.
No, il nostro amore è cresciuto giorno per giorno, inarrestabile, e continua senza soste. 
Ma in quel momento, mentre battevo i denti per la fine dell'anestesia e lei cercava furiosamente il mio seno per mangiare, è stato solo puro terrore.
Che cosa farò?
Che ci faccio adesso con questa creaturina?
Sarò mai in grado?
La romperò?
Le farò involontariamente del male? 
COME POSSO SOPRAVVIVERE???
Oddio, devo respirare.
AIUTO!
Un panico sordo, dettato dalla mia totale incompetenza: mai cambiato un pannolino, mai vestito un neonato, mai preso un braccio un neonato. Cosa farò? Come sopravviverò?
Se fossi stata in grado di camminare e non inchiodata al letto da tubi e flebo, forse sarei scappata a gambe levate verso la Papua Nuova Guinea.
O magari no.

Eppure le giornate sono passate, veloci come fulmini. Sono volate e i giorni sono diventati mesi, passati veloci come un battito d'ali, pieni di lei.
Non dico di essere una mamma perfetta, di non avere paure e fissazioni, di essere capace di far tutto, ma sono migliorata e mi sento molto più sicura. Se non sono in grado di fare una cosa, chiedo. A mia madre, alle mie amiche, al pediatra (di cui sono stalker certificata), ma senza patemi eccessivi. 
Celapossofare, insomma.

E mi ha fatto tenerezza parlare con una futura mamma, piena di paure dietro al suo pancione. Che devo comprare? Come si monta un body addosso ad un neonato? Cosa serve davvero e cosa è inutile? Come-cosa-dove? PANICO.
E mentre dentro di me ridevo specchiandomi in lei, ho iniziato a darle un po' di consigli. Quelli base, sia chiaro, che anche le mie amiche hanno dato a me, primo tra tutti il mantra STAI TRANQUILLA  che è facile a dirsi, ma impossibile a farsi.
Stai tranquilla e fatti aiutare, permetti al mondo che ti circonda di darti il suo amore e la sua attenzione. Non aver paura di dire "Non ce la faccio" e appoggiarsi. 
Piangere, poi, quando se ne ha voglia. Aiuta a far passare il magone e poi il sole si riaffaccia alla finestra.
Vivere alla giornata, imparare ad amare quella che è la gioia più grande della vita, ma anche una responsabilità imperitura.

E poi?
Tutto qui?
Sì, tutto qui.

Che volete da me, ve l'avevo detto che sto ancora imparando!

 

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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