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27 giugno 2013 4 27 /06 /giugno /2013 09:57

black-black-and-white-broken-friendship-glass-Favi-copia-1.jpgLe parole sono importanti!” tuonava Nanni Moretti in una mitica scena di Palombella Rossa.

Ed è vero, cazzo: le parole sono importanti, persino quelle che oggi si vanno svalutando più del real brasiliano. Prendete la parola amicizia per esempio. Oggi se ne fa un abuso indiscriminato anche grazie ai social network, tanto da farci pensare che quasi non abbia più senso. Dare l’amicizia su Facebook, ad esempio. No, dico, facciamo l’analisi logica di questa frase, facciamola dai. Non ci riuscite? Nemmeno io, perché non ha senso.

Eppure è entrata nello slang collettivo, svalutando la parola amicizia e svuotandola di significato. Un po’ come  succede per quei grandi marchi che crescono crescono fino a diventare sinonimi del prodotto stesso e perdono così la loro valenza distintiva. Amicizia for dummies, amicizia for free.

Mica funziona così.

 

L’amicizia è un dono raro, che si ha la fortuna di avere solo se si è molto fortunati. Io lo sono, devo dire la verità, perché non  mi bastano le dita di due mani per contarli. Sì, mi servono anche le dita dei piedi, anche se non proprio tutte.  Tutto il resto è fuffa, è contorno, fa Carnevale di Rio.

Non è detto che una persona che vediamo tutti i giorni sia nostra amica, proprio no. La maggioranza delle persone che intersecano la nostra strada rientrano nella più ampia accezione di conoscenti. Questa parolina, che fa molto Galateo di fine Ottocento, è ancora più importante della parola amicizia, con cui troppo spesso viene confusa. Conoscente è colui che “ci conosce”: lo vediamo, ci incontriamo per un certo numero di motivi, magari lo frequentiamo anche, ma non siamo amici.

 

L’amicizia è una condizione particolare, un’alchimia che assomiglia all’amore. Tu, dentro di te, lo sai. E quando sbagli, quando l’amicizia viene tradita fa male.

L’amicizia è bellissima, ma è un po’ come la mia piantina preferita: la Kangaroo Paw è speciale, particolare, unica, ma ha bisogno di una infinità di cure e tempo, ci devo pure parlare immaginate un po’.

Ci vuole che tempo, sì, passione, coraggio e anche la voglia di metter da parte l’orgoglio se la persona che abbiamo davanti è speciale. C’è da allungare una mano anche quando la paura di esser presi a male parole è tanta.

C’è da rischiare.

 

Ma vale la pena.

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20 giugno 2013 4 20 /06 /giugno /2013 17:09

lago.JPGStanno lì, in riva al lago che dopo almeno 25 anni fa le onde e schizza.

Pallidi, biondicci e con ai piedi scarpe che in Italia non sono nemmeno in vendita, sono così carini da stringere il cuore.  Lei alta e magra come una appena uscita da American Next Top Model, lui riccio e segaligno, con l’aria svagata di chi ha appena finito di leggere Salinger ed è in pausa da una qualche facoltà umanistica della Ivy League.

Chiaramente in vacanza, chiaramente dall’accento americano. Se ne stanno lì a guardare il lago e le folaghe intente a tuffarsi nei riflessi del tramonto al chiosco che da sempre è il luogo dell’aperitivo nel mio paesello di 500 anime, poco glamour e molto bello, con un paesaggio che mozza il fiato.

E mentre tutti vanno avanti a spritz e prosecco, ecco che la cameriera serve loro, con un sopracciglio alzato a dimostrare raccapriccio, dopo due generose birre alla spina, l’immancabile piatto di tortellini precotti fatti al microonde che credo aspettassero la loro sorte nel congelatore da almeno un paio d’anni.

E loro, felici, li hanno accolti con gridolini di gioia e di stupore, manco fosse l’insalata liquida di riccia di Antonino Cannavacciuolo.

E se ne sono stati lì, mentre il sole tramontava e noi spizzicavamo patatine e salatini.

Loro e i loro tortellini dall’aspetto equivoco e niente affatto commestibile.

Ed erano davvero belli, struggenti nel loro essere naif, con gli occhi sgranati davanti allo spettacolo della natura e le mani intrecciate l’uno con l’altra.

E mentre li guardavo, così avulsi dal contesto da essere innegabilmente etichettati come turisti, ma così deliziosi da meritarsi una pagine nell’iconografia del lago, mi sono chiesta: ma chissà come siamo io e l’Amoremio in vacanza?

Sembriamo anche noi così. Sradicati, persi, completamente ignari del mondo che ci gira intorno?

Così presi da noi stessi, dalle guide, dal viaggio da non guardare il contorno?

Io seduta su una panchina di Lisbona a sbranare Pastéis de Nata avrò fatto lo stesso effetto?

Non lo so.

So solo che li ho lasciati lì, con gli ultimi balugini di sole a fargli compagnia, mentre concludevano la cena con un ottimo cappuccino con tanta schiuma.

 

Ecco, magari questo no.

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19 giugno 2013 3 19 /06 /giugno /2013 09:30

imm1.JPGIo ho un brutto carattere.

No, anzi sì: ho un brutto carattere.

Ma non sempre, solo a volte. In genere sono una persona amabile e gentile, di quelle che portano la spesa elle vecchiette e fanno saltare la fila alla cassa del supermercato a quelli che hanno un oggetto solo e te lo chiedono sorridendo.

E’ che ho un problema: se sento sparar cazzate mi sale il sangue al cervello, perdo il controllo, si spegne la luce e BOOM! Non rispondo più di me. Specie poi se la cazzata che arriva al mio orecchio insulta, dileggia o prende per il culo persona a cui voglio bene o che non si possono difendere in quel particolare contesto.

Oppure basta anche la cavolata sparata dall’ignaro idiota sia davvero gratuita o molto molto grande e perdo il controllo, non posso resistere.

C’ho provato, lo giuro. Ho fatto anche un corso di training autogeno.

Niente.  

Mi si chiude la vena e devo dire quel che penso, possibilmente con sarcasmo, altrimenti scoppio come Hulk.

Avete presente?

Però ieri sono stata brava, segno che anni di cazziate da parte di mia madre non sono stati buttati.

Forse.

 

Palestra. Spogliatoio donne.

Donna sui quaranta wannabe ventenne, iperaccessoriata, magra come una alice ma con le tette (finte?), vestita e truccata come per una sfilata, predica ad alta voce con un’altra ragazza.

“Mia figlia? Mia figlia no, non lo fa l’esame di terza media. Non l’hanno ammessa.”

“Ah. Mi spiace”

“Ma no, ma no. Lei c’ha pianto tanto povera stella, ma sai come vanno queste cose.”

“?”

“Ma sì, i professori. Brutta gente. Invidiosa. Senza una vita, poi. Ma io gliel’ho detto a mia figlia, sai? Non se la deve prendere, anche se c’erano altri peggio di lei che invece son stati ammessi. E’ il nostro destino, essere belli vuol dire essere discriminati.”

 

Ora, le avrei voluto dire in faccia che, forse, i servizi sociali la figlia gliela dovrebbero togliere, che è una povera scema, che mia figlia la mandavo a lavorare tutta l’estate al dopolavoro dei pescatori del mio paesello (dove il più giovane campione di tressette ha 85 anni) e che per passare la terza media almeno leggere e scrivere dovrebbero essere capacità acquisite.

Ma sarebbe servito?

No. Questa manco s’è resa conto delle difficoltà della figlia, o nella migliore delle ipotesi se ne è fregata. Chi sono io per sbatterle in faccia la cruda realtà?

E allora sono stata zitta.

Però mi veniva da ridere, e mi sa che se ne è accorta.

 

Avrà pensato che sono la solita invidiosa… 

 

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27 maggio 2013 1 27 /05 /maggio /2013 12:05

trailer_la_grande_bellezza_14041-67662420.jpgIo Paolo Sorrentino lo amo, ma proprio a prescindere. La sua fantasia onirica ed il suo modo di scrivere le storie corrisponde esattamente alla mia visione del mondo e della realtà circostante. Sì lo so, per molti è ridondante, modaiolo, troppo manieristico anche a volte.Ma a me piace, lo trovo stimolante e molto vicino a me.
L’ho già detto che la Sorrentino mi piace? E mi piace dai tempi de L’amico di famiglia e anche nonostante blasonati critici gli vomitino addosso che lui non è più lo stesso, che si è perso, che è tutto un bluff. Ecco, magari io la computer grafica la odio a prescindere e gli aironi… ma vabbè.
Peccato veniale.
Insomma, sono andata al cinema a vedere La grande bellezza tutta contenta insieme all'Amoremio, ci aspettavamo una grande storia e non siamo rimasti delusi né dalla sceneggiatura, né dagli attori. Mi è piaciuta pure la Ferilli, per dire. Ma non voglio perdermi in recensioni cinematografiche che non ho la competenza di fare, posso dire solo quel che provo io a pelle e quindi il mio giudizio per gli altri vale zero.
E allora?
Allora niente, nel nostro essere abituati al salotto di casa, alla tv a pagamento allo scar... ehm, ad affittare dvd, uno si dimentica una cosa essenziale: al cinema non sei solo con i tuoi amici ed i tuoi cari. O meglio, al cinema ti può capitare accanto un villano orribile e rovinarti due ore di relax.

Entriamo in sala e già capiamo che aria tira: ai nostri posti ci sono sedute due ragazze poco più che ventenni con i piedi appoggiati sul sedile davanti.
"Ehm, scusa. Il posto è mio" Dico ad una sventolando il biglietto.
Lei mi guarda come fossi una blatta, inizia a masticare furiosamente la gomma e sposta lo sguardo in avanti. Interviene allora l’Amoremio, da vero cavaliere servente:”Ragazzina, facciamo che ti sposti o chiamo la sicurezza del cinema?” Lei ci guarda come se fossimo due masse di cacca equina, prende per mano la sua amica e sempre masticando come se non ci fosse un domani si allontanano.
“Se mi viene una figlia così la mando in un collegio di suore”
“Aehm, potresti fare peggio.”
Cominciamo bene.

Parte la pubblicità pre-film e mi rendo conto che la mia vicina è una ragazza che avrebbe urgente bisogno di scambiare quattro chiacchiere con Marco Bianchi. Ma anche con una estetista. Ma non è questo il punto. E’ che chiacchiera, chiacchiera con la sua vicina che non riesco a vedere come se fosse al bar.
Smetterà, mi dico. Appena inizia il film smetterà.
E invece no.
Nonostante gomitate, colpi di tosse, illazioni più o meno velate da parte mia. Niente.
Ha chiacchierato sempre.
Blablablabla.
Senza soluzione di continuità.
Sempre.
E sullo struggente finale, con una Roma assonnata che si sveglia piano piano, appena compaiono i titoli di coda ha esclamato: “Non ci ho capito un caxxo.”
Strano!” m’è venuto da ribattere a voce un po’ troppo alta.
S’è fatta rossa, m’ha guardato in faccia e per un attimo ho  pensato che mi saltasse addosso come un (grosso) gatto. Invece no, ha raccolto le sue cose e se n’è andata di corsa.

Non chiedetemi che cosa ci facesse questo circo ad un film considerato abbastanza impegnato, non lo so proprio. Magari la canzone della Carrà li avrà tratti in inganno, magari c’era Verdone e loro han creduto che fosse un film sui coatti, cosa alla fine anche parzialmente vera alla fin fine.
Io il film me lo sono goduto lo stesso alla fine, ma mi chiedo: vai al cinema solo per cambiare aria? Non ti puoi andare a bere una birra, invece?  devi dire iocisonostato?

 

Ma soprattutto, l’educazione è morta?

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8 maggio 2013 3 08 /05 /maggio /2013 10:00

 

im1.jpgDa bambina, quando non riuscivo a dormire o per qualche strana ragione avevo voglia di alienarmi, mi mettevo a letto su di un fianco, le mani sotto la guancia come una protagonista di un cartone animato e mi mettevo a sognare.

Sì, decidevo io cosa sognare. Cioè, molto più semplicemente iniziavo a raccontarmi una storia, una qualsiasi. A volte di fantasia, a volte rivivendo un film o un telefilm che mi davano sicurezza, immedesimandomi nella protagonista o in un personaggio che amavo e riadattando la storia al mio gusto personale.
Sapete le volte in cui sono stata Laura Ingalls nella mia testa? E le volte in cui strappavo i capelli alla sorella maggiore? Prima che diventasse cieca of course, occorre sempre mantenere un certo distacco.
Oppure Candy Candy. Chi non ha sognato di essere lei che flirta con Terence?

E mentre sognavo, o immaginavo come preferite, le cose che non mi piacevano della mia vita scomparivano pr un attimo, portate via dalle mie nuove mille avventure, dall'immedesimazione in un altro personaggio e in un altro mondo.

Non capite male, non ho avuto una infanzia infelice, tutt'altro.
Sono sempre stata solo molto sensibile, specie agli attacchi esterni, alla cattiveria dei bambini a cui mostravo spallucce, alle cose che non potevo cambiare nonostante il mio massimo impegno.
La fantasia era ed è il mio rifugio solitario, il mio piccolo mondo antico.
Avrei voluto avere una bacchetta magica sempre a disposizione, che interrompesse il tempo e che mi catapultasse via, in un altro mondo. In un'altra vita.
Non è lo stesso che leggere un libro, no.
E' entrare in un mondo mio.
Nuovo.
Tabula rasa, si ricomincia da oggi.

Lo vorrei ancora?
Non lo so, a volte sì.
Forse vorrei solo avere più tempo per rifugiarmi lì, in quell'angolino fatto di storie perfette che finiscono sempre bene, ma non funziona più bene come quando ero piccola.
E questo mi spiace molto, mi lascia addosso una certa malinconia.

Ritroverò il mio giardino segreto?

 

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6 maggio 2013 1 06 /05 /maggio /2013 10:28

 

2935901-vintage-image-of-traditional-lisbon-tram.jpgLa bellezza di un viaggio non sta nell'albergo che puoi permetterti o nel panorama che puoi ammirare. Non sta nemmeno nelle cose che riesci a vedere, nei musei che ti rechi a visitare.

La bellezza del viaggio risiede tutta nel pacchetto di ricordi che ti porti a casa, negli odori che il tuo cervello assocerà per sempre al piccolo bistrot in cima a Montmartre o alla scaciata tasca del Barrio Alto.

Nelle chiacchiere con la gente, diversa dal tuo mondo mille miglia eppure vicina, nel riscoprire negli occhi di chi non si conosce una gentilezza non dovuta e per questo più rara.
La bellezza del viaggio sta nel sedersi accanto ad una famiglia norvegese e parlare della televisione italiana, scorgendo nei loro occhi lo stesso interesse antropologico che avrebbero per una tribù di Masai. Ma subito dopo sentirli dire che le loro estati più belle sono state quelle passate da bambini in Italia, e leggere la malinconia nei loro occhi.

La bellezza del viaggio è riscontrare con rammarico la cafoneria dei propri conterranei, e subito dopo riderne con altri che la pensano come te.

La bellezza del viaggio sta nell'aprire gli occhi la mattina e non capire bene dove si è, rotolarsi giù dal letto e realizzare dal panorama che il viaggio in aereo non è stato un sogno. 
La bellezza del viaggio sta nel camminare per strade sconosciute col naso all'insù, con la consapevole e rassicurante certezza che  le strade note ti aspettano a casa, impilate una ad una nel tuo cervello.

Ma soprattutto la bellezza del viaggio è aprire la porta di casa e scoprire tutte le volte che la tua vita di aspetta lì, immutata e dolce come il tuo gatto che si rotola per terra dalla gioia di vederti.

Ed è bello anche tornare.

 

 

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3 maggio 2013 5 03 /05 /maggio /2013 17:38

 

images--1--copia-2.jpgSe sull'aereo vi capita il posto vicino all'uscita di emergenza, starete più comodi perché è più largo. Ma la gentile hostess di Easyjet non tarderà ad informarvi che in caso di emergenza dovrete essere voi ad aprire il portellone alla vostra sinistra altrimenti morirete tutti. Tranquilli, siete in una botte di ferro.

La domenica a Lisbona è tutto chiuso. Ma proprio tutto tutto tutto. Fatevene una ragione.

Lisbona nel corso dei secoli è stata funestata da disgrazie che ne hanno minato il patrimonio artistico: ci sono stati allagamenti, tempeste, terremoti e peste. In pratica ci mancano solo le cavallette.

Se vi aspettate monumenti e celebrazioni dei grandi esploratori e dell'epoca delle grandi scoperte, scordatevelo. L'unico accenno è il Padres dos Descobrimentos a Belem, ma non è possibile non pensare che di Vasco de Gama gli Stati Uniti avrebbero fatto un business a otto zeri.

Se vi si avvicina qualcuno dopo le sei di sera e tenta di vendervi qualcosa, non sarà una rosa, ma erba o hashish. Anche davanti alla polizia, con la massima nonchalance. Ho chiesto se per caso fosse diventato legale, ma no.

Una birra media costa un euro. Salute!

A Lisbona non abbiate paura di prendere i taxi: sono molto economici e i tassisti sono gli unici a parlare un inglese fluente. Noi per esempio abbiamo convinto una coppia di attempati parigini a dividercene uno per Belem per poi scoprire di aver speso solo 7 euro. 

I mezzi pubblici di Lisbona sono come quelli di Roma.
No comment.

In Norvegia ci sono documentari sull'Italia, considerata antropologicamente interessante. Per esempio i norvegesi non capiscono come abbiamo fatto a rieleggere ancora Berlusconi, per dire.

Non mettete i tacchi, donne. MAI. Nemmeno se siete con Gabriel Garko e volete farvi belle, fidatevi. Rischiate di andare lunghe come sardine e di fare pessime figure.

Prendere il 28 è una bella esperienza, ma non fatevi mai indicare il luogo dove scendere da me.

I portoghesi sono gentili e sorridenti, ma nel 99% dei casi non spiccicano una parola di inglese. Si fa prima a parlare in italiano e capirsi a gesti. Come facciamo noi italiani coi turisti, no?

Se andate (come vi consiglio) a mangiare nelle tascas, non piluccate i piccoli antipasti che vi portano appena vi sedete, sempre che non ne abbiate davvero voglia. Prosciutto e formaggio sono squisiti, davvero, ma rischiate che vi vengano fatti digerire ad un prezzo non economico.
Le olive, invece, mangiatele con tranquillità.

La carne de porco à la alentejana è la mia nuova droga.

Per finire, è vero: Lisbona è piena di luce. Ma come al solito, noi abbiamo portato il freddo e il vento gelido.

Son attitudini uniche le nostre, eh...

 

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24 aprile 2013 3 24 /04 /aprile /2013 19:36

7199824-happy-young-woman-relaxing-over-a-vintage-bicycle.jpgE insomma, da ora sono in ferie.

Mica per tanto, il sei maggio sono di nuovo tra di voi, eh.

Ma ne avevo un disperato bisogno, tant’è che ho cominciato sentirmi un criceto e a sognare di lavorare e questo NON E’ BENE. Per quanto mi piaccia ed adori il mio lavoro, arriva un momento in cui occorre staccare un attimo per ritrovare lucidità e priorità.

E smettere di sognare di compilare certificati di stipendio, anche.

Per esempio l’altra notte ho sognato che dal computer uscivano i codici di un nuovo programma che stiamo implementando, diventavano alti un paio di metri, sviluppavano denti da vampiri e braccia da zombie e mi inseguivano per il corridoio.

E questo quando dovrei fare sogni molto più edificanti o quantomeno giocabili al lotto.

Sono stressata, scusate.

Perciò, relax.

Parecchio relax.

 

Anche se ho già pianificato tutto, eh, con grande scorno dell’Amoremio che avrebbe forse preferito diventare un ensemble col divano.

Tanto per iniziare stasera lo porto ad incontrare una grande giallista spagnola, Alicia Gimenez Bartlett, che con le avventure di Petra Delicado tante ore di divertimento mi ha regalato e mi regala. Di seguito, ristorante indiano, il mio preferito in assoluto, dove mandare a puttane ogni timido tentativo di dieta.

Domani relax assoluto, con contemplazione del gatto che fa le fusa e visita alla mostra mercato di piante e affini che tutti gli anni fanno nella mia città.

Melo cotogno da piantare cercasi.

Venerdì, siccome io valgo, parrucchiera e tentativo di infighimento estremo con l’ultima (o penultima, non saprei) tendenza fashion approvata anche dalla neomamma Belen: lo shatush.

Seguiranno (forse) approfondite foto su facebook.

 Forse. Ho detto forse, ma anche no.

Il tutto seguito da un aperitivo con le mie amiche del cuore, le Ochine.

Indovinate perchè ci chiamiamo così?

 

Sabato valigia e poi… VROOOMMMM! Si parte!

Per dove?

 

Ehhhhh…

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21 aprile 2013 7 21 /04 /aprile /2013 20:06

 

bettmann-chimpanzee-reading-newspaper.jpgChe poi, questo fine settimana doveva piovere e poi non se n'è fatto nulla.

Dovevamo andare fuori e invece siam rimasti a casa, a dormire come se non ci fosse un domani e a riprenderci da giornate troppo incasinate per poter essere raccontate, guardando documentari su Leonardo Da Vinci (lo sapete che lunedì comincia Da Vinci Demons? Speriamo non sia una assurdità).

Dovevo finire di leggere “Il canto del cielo” di Sebastian Faulks, ma tra noi non s'è formata chimica ed empatia e mi sa che lo abbandono. In compenso ho invidiato l'Amoremio alle prese col suo primo Malvaldi.

Dovevamo assistere all'elezione di un nuovo Presidente della Repubblica, e invece ci hanno riproposto un piatto che credevamo stantio. Con tutto il rispetto per Napo, eh, ma anche no.
Insomma, ma in che paese viviamo, se fossimo giusto un po' meno menefreghisti, scenderemmo in piazza a manifestare contro una classe politica completamente staccata dalla realtà del paese, che muove fili nell'ombra con poteri che non gli competono.

Che poi, dicono che l'elettore di Sinistra sia esigente e banderuola, pronto a colpire a tradimento al minimo cenno sbagliato dei propri eletti. Pure per calzini abbinati male al maglione, dicono. A me sembra invece che la Sinistra italiana semplicemente non esista, e per questo non può far altro che deludere il proprio elettorato instancabilmente.

Che poi, come dice mio padre, l'Italia non è un popolo di Sinistra ed è troppo pigro per fare rivoluzioni. Aspetta piuttosto che altri vengano a togliergli le castagne dal fuoco, e se non succede pazienza.

Dovevamo fare tante cose in questo fine settimana, ma poi per eventi che non dipendevano da noi abbiamo fatto tutt'altro, compreso piantare un peperoncino Naga Morich sperando che ci regali frutti da maneggiare coi guanti.

 

Che poi alla fine, la domenica passa in un lampo.

 

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25 marzo 2013 1 25 /03 /marzo /2013 09:37

 

P1060382SH-vintage-Coronet-magazine-cover-June-1954-housewi.jpgLe donne della mia età, per quanto femministe e emancipata, sconta l'educazione impartita da un gineceo di generazioni passate e per quanto possano definirsi progressiste sono convinte di una cosa: le faccende di casa vanno fatte.
Impossibile essere serene quando i gatti di polvere che navigano per casa iniziano a fare a botte col tuo gatto vero (vincendo, tra l'altro), impossibile lasciar correre il moltiplicarsi dei panni sporchi nel cesto.
Occorre agire, e farlo a costo della propria integrità fisica e mentale.
Così, come tutte le settimane, mi dedico alla stesa dei panni appena tirati fuori dalla lavatrice, mie fedele e solerte amica, quand'ecco che arriva l'Amoremio.

“Mmmm”
“Mmmmm che?”
“Ma come li stendi questi panni?”
“Come vuoi che li stenda, mica non è una scienza! Cerco di farcene entrare il più possibile!”
"Ah.”

Poggio i panni, incrocio le braccia e mi giro verso di lui: “Dai, illuminami: come andrebbero stesi secondo te?”

“Analizzando le varie caratteristiche dei capi che devi stendere direi che puoi migliorare. Ad esempio i capi lunghi devi metterlo nei bracci laterali, sennò rischi che toccano terra. E le cose piccole le potresti mettere nello stendibiancheria piccolo, quello che on usi mai e che ci decora e basta il terrazzo.”
“Ah. Altro?”
“Béh, sì. C'abbiamo 1256 mollette nel cestino, come mai ne metti una per panno steso? Potresti metterne almeno due, almeno non si vedono i segni.”
“...”
“E' che tu non utilizzi logica nel fare questa cosa, non razionalizzi. Non hai metodo. C'hai una teoria quantistica dello stendibiancheria”.
“Ah, cioè?”
“Cioè domina il caos.”
“...”
“Non usi la logica.”
“Ah, ora ho capito.”

Sì sì, ora ho capito.
Certamente.
Ora la mia vita è migliore.
Ho capito.

Ho capito che a prossima volta i panni li stende lui.

 

 

 

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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