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13 marzo 2013 3 13 /03 /marzo /2013 18:12

crop.jpgNon sono una persona particolarmente rissosa, anzi forse lo sono ma solo nei casi in cui mi scende la tendina  davanti agli occhi e vedo nero. Ecco, quei casi non sono molti, ma chi è stato investito dal ciclone che ne scaturisce in genere se ne ricorda abbastanza bene.

Non sono molte le cose che mi fanno arrabbiare, giusto due o tre ma belle cicciotte.

 

L’ignoranza

La parola ignoranza ha molte sfaccettature di significato, nessuna delle quali particolarmente bella. L’ignorante è colui che ignora, che non sa, che non ha istruzione. Più nello specifico, tuttavia, secondo la mia personale idea semantica, questa parola assume nel mio vocabolario una sfumatura diversa. Per me l’ignorantone è il classico ripulito tronfio della sua ignoranza, che usa come scudo a tutti i suoi guai e come giustificazione ai suoi innumerevoli comportamenti. Ecco, io l’ignorantone lo schifo proprio. Tira fuori il peggio di me con la sua aria tronfia. La sua mancanza di umiltà, ma anche solo di ironia, costringe i miei neuroni a prenderlo a male parole.

Per forza.

Non è colpa mia.

Giuro.

 

La maleducazione.

Volete vedermi sclerare? Facile. Basta che compiate qualche piccolo atto di maleducazione ogni giorno.

C’è un parcheggio semivuoto, ma a voi fa più comodo parcheggiare in un posto che rende inamovibili almeno tre macchine?

Vi presentate allo studio del medico di base senza appuntamento, non avete l’ebola e volete passare avanti solo perché dimostrate di avere un sorriso a 72 denti? 

Rubate parcheggi e/o tagliate la strada al prossimo bevendo pina colada?

Adorate prendere tutte le pozzanghere vicine ai marciapiede nel giorno in cui il cielo apre le sue cataratte, ridendo dei poveracci che aspettano l’autobus?

Alle poste prendete 5 bigliettini ingolfando ed incasinando tutti gli impiegati?

Allora, benvenuti nella mia personale lista di brutte persone.

Se dipendesse da me taglierei una falange a tutti i maleducati, così, come monito. Perché poi io alla maleducazione mi so ribellare, ma altre persone no. Stanno zitte, fanno spallucce pensando non è grave, e invece lo è perché il rispetto verso il prossimo passa anche dalle piccole cose.

 

Il complottismo.

Ci sono persone che adorano urlare al complotto e vedono la mala fede anche in mezzo ai gigli.

COMPLOTTO, COMPLOTTO!

Piove? Governo ladro!

La primavera ritarda? Ah, i Maya c’avevano raggione

Il passaggio a livello è chiuso? Chissà…

Tutti fanno carriera tranne lui? Sono i poteri forti!

A me vien voglia di sbatterle queste persone, come  fossero il tappetino della cucina. Vorrei dirgli che la colpa non è sempre degli altri e se la loro vita gli fa schifo solo loro la possono cambiare. Mi rendo però conto che in un mondo in cui ci son deputati stellati che affermano che gli USA, brutti e cattivi, impiantano ai cittadini chip sottocutanei, magari l’alieno sono io.

Chiamate i Men in Black.

 

E voi? Cosa vi manda in bestia?

Cosa vi fa sclerare?

 

Fondiamo un club di persone orribili?

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8 marzo 2013 5 08 /03 /marzo /2013 16:04

vintage-women-ads-8.jpgA volte in palestra, oltre a socializzare e spettegolare, mi tocca anche lavorare. Solo a  volte, eh, però mi tocca.

E ieri era uno di quei giorni lì, uno di quei giorni in cui l’istruttore ti mette la scheda in mano e  ti guarda con la faccia truce di chi ha assunto troppe proteine in polvere.

Essendo il mio corpo obbligato a  seguire una routine prettamente fisica, il mio cervello se ne è come al solito dissociato, iniziando per noia a seguire  percorsi tutti suoi.  Ed ecco che davanti a me, mentre sto allenando muscoli della schiena che non sapevo di avere, si materializza un manifesto che sponsorizza una serata in un noto ristorante della zona per la festa della donna. La serata, recita il manifesto, sarà animata da sexy camerieri in mutande.

Ora, al di là del fatto che la festa della donna dovrebbe essere tutto l’anno e non ne capisco l’utilità (esiste forse la festa dell’uomo?), ma cosa dovrebbe esserci di figo nel farsi servire da manzi in mutande? A parte che non mi sembra molto morale, mi fa soprattutto impressione dal punto di vista igienico. Senza considerare l’opzione misirovesciaqualcosadibollenteaddosso.

Ma poi, perché? Quel che resta delle lotte delle suffragette e dell’emancipazione femminile è questo? L’emulazione di un comportamento maschile disgustoso?

 

E ancora.

Mi giro e c’è una donna che si allena in sala pesi, naviga verso la cinquantina abbondante e indossa un paio di short anni ’70 che non lasciano nulla all’immaginazione, nemmeno il colore delle mutande. E’ pure scomoda nel fare gli esercizi, o almeno io lo sarei. Non nego che ognuno possa vestirsi come gli pare, ci mancherebbe, ma mi chiedo il perché. Qui non si discetta di morale o gusto personale, ognuno fa quel che vuole, ma è necessario mettere in mostra proprio tutta la mercanzia per far crescere l’autostima? L’autostima cresce così? E soprattutto, quattro ipertrofici maschioni impegnati a controllarsi i pettorali allo specchi si saranno accorti di nulla?

 

Ma anche.

Noi donne non riusciamo a fare comunella, a volerci davvero bene e sentirci unite. Tranne rari casi, e io ho la fortuna di farne parte grazie ad un gruppo di amiche stellari, non riusciamo a essere davvero solidali le une con le altre. Anzi, spesso ci mettiamo in competizione, ci buttiamo in assurde gelosie che non fanno altro che alimentare un brusio di sottofondo che accompagna il rumore vero del mondo che gira. E che ancora è fatto girare dai maschi, parliamone.  Mentre noi stiamo a dieta, spettegoliamo sulla cellulite di quella del terzo piano e siamo tutte tese a fare lo sgambetto alla collega che evidentemente la regala con nonchalance non ci accorgiamo che non sappiamo vedere oltre il nostro orto e che la tanto sospirata emancipazione è lontana mille miglia.

 

E intanto ho finito l’allenamento, spento il lettore mp3 che mi fa compagnia e ricollegato cervello e corpo.

Avrò perso 0,5 grammi netti? Mmm… no, credo di no.

 

Insomma, a noi che non ci vogliamo bene, ma che dovremmo volercene tanto…

 

 

… Tanti auguri!

 

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20 dicembre 2012 4 20 /12 /dicembre /2012 12:05

foto-copia-2.JPGRoma è sempre bellissima, affascinante e avvolgente, specie se c’è il sole e il cielo azzurro e se cammini per le vie del centro. Le luci di Natale, invece, per quanto belle son sempre le stesse e su di em hanno perso molto del loro fascino. Sarà che sto per trasformarmi nel Grinch quest’anno, sarà che il Natale non lo sento nemmeno un po’ (a meno che non decida di piovermi tutto addosso il 24 sera, non so), ma ho amato molto di più i luoghi non infestati da fastidiose lucine.

Roma è la mostra di Vermeer alle Scuderie del Quirinale, bella anche se mancava lei.

Roma ha i servizi pubblici peggiori che io abbia mai riscontrato in una metropoli. Peggio di Istanbul, che pure molti a fatica definiscono europea. Eppure a Istanbul i mezzi pubblici erano chiari anche a chi, come me, non parla certo turco. A Roma invece è tutto un po’ così, a casaccio. Non parliamo poi della metropolitana, che sennò la confronto a Parigi ed è la fine.

Roma ha angoli ancora tutti da scoprire per chiunque, anche per chi come me la conosce abbastanza bene. 

Roma é il mercatino di Piazza Navona, che io me lo ricordavo come una chicca del Natale e invece ho trovato invaso di cineserie.

Roma è la chiesa di San Luigi dei Francesi, sempre bellissima coi suoi tre Caravaggio in bella mostra, ma che si possono ammirare solo se metti una monetina nel congegno di illuminazione a tempo.  Francesi très purciari.

Roma è anche Il Mondo di Laura, pasticceria kosher che è una chicca di gusto e  golosità  per chi come me può mangiare solo prodotti milk free. E questi biscotti sono buoni, credetemi. Non sanno né di terra né di segatura, e non costano nemmeno come un rene al mercato nero.

Roma è sempre magica, e conto di tornare presto. Perché in questa visita mordi e fuggi, veloce come una nuvola che corre nel cielo, troppo breve per fare tutto in una città paralizzata dal traffico.

 

Ma torno presto, eh.

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30 novembre 2012 5 30 /11 /novembre /2012 14:18

youngerbrothersister.jpgOgni volta che vado a cena con le mie amiche del cuore succede che, dopo i primi dieci minuti di convenevoli sull’attualità, il tempo e il lavoro, ci gettiamo a capofitto prima nel pettegolezzo e poi nell’esegesi del maschio, declinato prima in quello che abbiamo accanto e poi nella generalità.

Oddio, non necessariamente in quest’ordine, magari intervalliamo anche, eh. Un pettegolezzo ogni tanto solleva l’animo, ad esempio, ed è un peccato bruciarli tutti insieme.

Io già lo so, vi state immaginando un teatrino simile ai brunch di Sex & The City in cui le protagoniste discettavano di sesso davanti ad omelette e insalate dietetiche con ai piedi un paio di Manolo da 400 dollari. Ecco, l’idea di base potrebbe anche essere giusta, se non fosse che noi trangugiamo fritti, non frequentiamo miliardari e le scarpe le compriamo al Globo. E siamo più sguaiate, su questo non c’è dubbio.

Ah, viviamo anche nella città più noiosa del centroitalia, quella in cui Eurochocolate è il massimo avvenimento dell’anno. Mica Manhattan, per dire.

 

Che poi, parlar di uomini.

Parliamone, appunto.

Non è che sia tutto rotolamenti e misurazioni di organi riproduttivi come le allampanate tipe di S&TC vogliono farci credere, eh.

Anzi.

 

Dalle esperienze di otto donne emerge soprattutto una poca voglia di crescere dell’homo quarantino, il suo sogno di restare ragazzino scapestrato per sempre pronto alla gazzarra. In teoria, però, perché in pratica all’uomo che si accasa crescono le pantofole intorno ai piedi e non si riescono a togliere nemmeno con la ceretta.

C’è quello geloso e quello troppo menefreghista.

Quello che rigetta l’idea della procreazione e quello che finge svenimenti al solo accenno.

E quello che lascia i calzini dove capita, gioca in mutande a Guitar Hero e ha seppellito il romanticismo sotto un metro cubo di terra.

E quello che non si accasa o si rifiuta?

O peggio, palleggia tra più donne inconsapevoli (o quasi) delle reciproche esistenze?

E’ complicato.

Ha dei problemi.

E’ molto complicato.

Ha avuto tanti traumi.

E’ single di ritorno.

E’ usato seminuovo.

Ma garantito.

Col tagliando a posto, giuro.

A parte la cinghia di distribuzione.

Quella no.

 

Molte sono le sfumature dell’homo quarantino, ma quasi nessuna ha a che fare con Mr. Christian Grey.  E non so se questo sia davvero un male. E da tutto il ciarlare rumoroso di otto donne sedute intorno al tavolo, ciarlare così molesto che spesso il cameriere di turno ci lancia occhiate poco edificanti, cosa esce fuori alla fine?

Gli uomini sono terribili, sì.

Noi vivremmo bene anche senza, ma è ovvio.

A chiacchiere.

Ma alla fine ricadiamo tutte (o quasi) o nella sindrome della crocerossina o  in quella della piccola fiammiferaia.

La prima raccatta casi umani con le problematiche di Gabriel Garko ne L’onore e il rispetto e si cruccia di quanto sia difficile e complicato, mentre le amiche annuiscono bevendo alcolici e pensando che sì, è successo anche a loro e poveretta lei.

La seconda, la piccola fiammiferaia, in genere ha conquistato il simil Gabriel Garko di cui sopra e ora, sinceramente, non sa  che fare. Così tira avanti tra peana e commiserazioni, con le amiche che annuiscono bevendo alcolici e istigano al macello del povero maschio, reo di essere sé stesso.

Le serata con le mie amiche sono fantastiche, si torna a casa con un peso in meno, come se la catarsi collettiva ci avesse ripulito u po’ e tutti i problemi si fossero sciolti tra le risate.

Certo, a patto di avere amiche favolose come le mie.

 

Ma i maschi, invece?

L’uomo che racconta di sé agli amici?

E’ davvero una creatura così semplice come si dice, così primitiva da non aver bisogno del l’assenso del gruppo e della catarsi collettiva?

 

Fatevi avanti, maschi, e raccontate…

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23 novembre 2012 5 23 /11 /novembre /2012 10:17

0-2-toto.jpgDomenica, come noto a tutta la penisola, ci sono la Primarie del PD.

Grande opportunità di democrazia, avanti per il bene comune, molto moderni e blablabla.

Io che non ho perso una occasione di voto dal momento che ho raggiunto la maggiore età,  fossero elezioni nazionali, comunali, referendum o gara di ballo acrobatico, potevo forse mancare?

Certo che no, anzi mi sono fatta promotrice della necessità di andare a votare per scegliere un degno rappresentante del Centrosinistra italiano, sebbene la definizione Centrosinistra faccia rabbrividire ogni singola cellula del mio corpo e non dal godimento.

Brrr.

In piena aspettativa con il modus operandi della Sinistra italiana, che ascolta tutti, fa parlare tutti e poi non fare una beneamata cippa ma la ingarbuglia così tanto che sembra abbiano lavorato tantissimo, l’iscrizione alle Primarie è un processo così complicato da poter essere paragonato senza indugi ad un logaritmo, di quelli che alle superiori mi facevano venire il mal di testa.

Come si fa?

Allora, dal 4 al 25 novembre è possibile iscriversi al sito dall’inquietante e prolisso nome Italia Bene Comune. Compilando un form vi viene rilasciato un pdf da stampare. Attenzione, serve il numero del vostro seggio elettorale, quindi dovete andare  a cercare in fondo all’ultimo dei vostri cassetti la tessera per votare. Trovata? Bene, andiamo avanti.

Ora con questo foglio che avrete stampato, la tessera elettorale, un documento d’identità e due euro (perché niente è gratis, nemmeno la democrazia), potete andare a ritirare il vostro certificato di elettore di Centrosinistra. Come se fosse l’estratto del casellario giudiziale, come una bandiera o una copertina di Linus.

Un vanto o una colpa.

Un deterrente, anche.

Tu, vergognati, sei un elettore di Centrosinistra!!!

Non voglio commentare.

L’unica cosa positiva è che si può fare anche contestualmente al voto, il ché non è poco.

Con questo certificato, infine, si può votare.

Alleluja.

Are Krishna.

Hip hip, urrà!

 

Io capisco le esigenze di certezza di voto univoco, ma vi immaginate l’italiano medio? Lo stesso soggetto che litiga alle poste se perde un minuto di tempo? Che non cambia canale in tv per la fatica di premere un pulsante del telecomando? Senza considerare il digital divide, eh, che poi mi infervoro.

Che è, una gara al ribasso?

Meno italiani vanno alle Primarie e più possono fare come gli pare?

Stai a vedere che alla fine Tabacci, zitto zitto, fa il colpaccio!

 

Insomma. Mi son fatta portatrice di luce e ho provveduto all’iscrizione di parenti, amici, amici di amici, parenti di amici e amici di parenti.

Peccato che da ieri il sito del PD sia impraticabile.

Complimentoni.

 

Ah, mi informano dalla regia che si può fare anche tutti lì domenica, dalle 8:00 alle 20:00. Facendo la fila, ovvio. Portatevi una rivista.

Detto ciò, ho espletato il mio dovere divulgativo e posso andare oltre.

Come dite? Volete sapere chi voterò alle Primarie?

 

Indovinate…

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13 novembre 2012 2 13 /11 /novembre /2012 13:56

 

Da bambina ho fatto la cosiddetta "primina" e mi sono trovata direttamente in seconda elementare, in una classe di bambini già tutti amici e affiatati. Non stupisce quindi che il primo giorno di scuola io sia rimasta in piedi impalata con la borsa sulle spalle, senza nessuno che mi rivolgesse la parola. La maestra mi si avvicinò e mi indicò l'unico banco libero, in fondo all'aula e accanto ad una bambina di colore con le treccine.

Emarginata come me, ora lo so, ma allora non vidi nulla di diverso in lei. Se avesse avuto i capelli rossi, per dire, per me sarebbe stato lo stesso.
Ma una volta a casa, mentre raccontavo la mia giornata a tavola, la mia nonna paterna ebbe un sussulto e con voce scandalizzata mi disse: "Ma come, vicino 
a quella???? Ma non vedi che ha la pelle nera! E puzza! Fatti togliere!"
Io, ingenuamente, il giorno dopo andai a scuola e l'annusai, riportando poi il fatidico verdetto a mia nonna: "Nonna, odora di saponetta!"
Nulla valse a convincerla e a impedirle di farsi un cruccio del fatto che proprio sua nipote, così perfettamente bianca, fosse capitata accanto 
alla negra.

Erano gli anni Ottanta, è vero.
Non c'era l'integrazione di oggi, non avevamo assistito ad una immigrazione così massiccia, specie nel mio paesino sulle rive del Trasimeno.
Sono passati trent'anni precisi da allora, sì: ma cosa è cambiato?
E' cambiato davvero qualcosa?

Oggi scuole ed asili sono diventati multicolore, ed è impossibile non tenere in considerazione più di 500.000 ragazzini in età scolare che, seppur nati in Italia, non hanno la cittadinanza italiana e conseguentemente non hanno gli stessi diritti dei loro coetanei con la cittadinanza. 
Ma lo sapete che un bambino senza cittadinanza non può nemmeno fare sport agonistico o tesserarsi? 
O andare in gita fuori dall'Italia?
Vi sembra giusto?

Proprio per promuovere l'uguaglianza e la conseguente eliminazione delle norme discriminatorie che ne impediscono l'esistenza, il Comitato Italiano 
Unicef promuove la campagna Io come Tu in occasione del 20 novembre, Giornata dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza.

I bambini e gli adolescenti di origine straniera in Italia sono tanti, li vediamo correre via insieme a quelli più tipicamente italiani e spesso vengono accusati di costar troppo e produrre poco. Ma cosa produce un bambino? Perché dovrebbe essere colpa sua?
Inoltre questi bambini si trovano spesso a dover affrontare sfide quotidiane che possono rivelarsi anche insormontabili o anche solo scoraggianti se non si ha l'aiuto adeguato: lingue, tradizioni diverse, situazioni economiche degradate, una generalizzata attitudine ad ad additare il diverso come nemico sin dall'infanzia.
Il loro benessere e la possibilità di integrazione nel tessuto sociale, quindi, diventa sempre più complicato da attuare, quasi impossibile se non in quei casi limite che finiscono in televisione come fossero favole Disney.
Per questo nasce 
Io come Tu, una campagna a favore dell'uguaglianza di tutti i bambini e gli adolescenti che nascono, vivono, studiano, fanno birichinate (come tutti i bambini!) sul territorio italiano e per questo conoscono solo l'Italia come patria. La Campagna si rivolge alla società civile italiana perchè riconosca loro il diritto alla piena inclusione giuridica e sociale, andando così a modificare l'anacronistica e fastidiosamente razzista L. 91/1992.

Se volete avere un'idea più chiara dell'attuale normativa e di come funziona la cittadinanza e la L. 91/1992 che la regola, questo schema la riassume con estrema chiarezza. Se invece volete partecipare divulgando i contenuti della campagna o solo saperne di più, consultate il sito internet di 
Io come Tu.
In ogni caso, non lasciatevi trascinare dalla paura del diverso.

E ricordatevi che rispettare i bambini è rispettare il futuro...


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12 novembre 2012 1 12 /11 /novembre /2012 15:50

1T6LG00Z.jpgCome sarebbe bella la vita se ogni giorno fosse una puntata di Gilmore Girls?

Cioè, ci sarebbero problemi, avversità, orribili eventi, ma poi alla fine della giornata tutto tornerebbe a posto e io sarei figa come Lauren Graham.  Volete mettere? Cioè, una che mangia schifezze tutto il giorno, si nutre di hamburger e patatine ed è figa così, manco un brufolo.

Certo, ha una figlia secchiona e so-tutto-io come Rory, ma è esattamente come vorrei mia figlia, quindi sarebeb un idillio.

Ma poi, le capite le implicazioni di vivere ogni giorno dentro Gilmore Girls?

Non ci sarebbero mai problemi inaffrontabili, segreti celati e mai rivelati, sensi di colpa irrisolvibili, scheletri nell’armadio e buchi neri che scavano l’anima come giganteschi macchinari manovrati da invisibili folletti vestiti da nani da giardino.

O almeno, tutto si risolve in un paio di puntate e con un paio di battute divertenti, equivoci e una coppia di lacrime di commozione piccole piccole che spuntano ai lati degli occhi.

E poi tutti avrebbero un dialogare brillante e divertente, mica come certa gente che conosco e che popola mia malgrado la mia vita.

Che poi, in fondo, il mio paesino e la sua gente bizzarra ci assomiglia pure un po’ a Stars Hollow e quindi sarebbe un attimo.

Ci manca solo il ristorante di Luke. E il caffè. Tonnellate di caffè.

E la neve.

Qui non nevica mai, nel Connecticut invece sì.

Ma quanto sarebbe bello?

Ve l’ho detto che voglio andare ad abitare nel Connecticut?

Fa  troppo freddo, dite?

Vabbè, non va niente. E poi le protagoniste si mettono sempre cappottini, sciarpe e cappellini adorabili.

Vi ho inquietato con le mie riflessioni?

Se sì sappiate che la colpa è solo di FoxLife, che mi rifornisce delle repliche manco fosse il mio spacciatore di fiducia (due al giorno, ben due al giorno gente!) la sera alle 19.00 e che ha rinnovato la mia dipendenza dopo anni di disintossicazione ed oblio, nonché la mia ossessione.

 

E voi, siete dipendenti da qualche telefilm?

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22 ottobre 2012 1 22 /10 /ottobre /2012 10:34

LFKUD00Z.jpgE’ arrivato l’autunno, e ieri sera per la prima volta dopo tanti mesi ho sofferto un po’ di freddo.

Non un freddo da battere i denti o tirar fuori la lana, di quei freddi che ti fanno accendere il camino e guardarlo scoppiettare con soddisfazione.

Un freddo piccolo, un cambiamento dell’aria.

L’aria, lei, la senti che è diversa.

L’estate è finita e come al solito l’avvicendarsi delle stagioni mi lascia dentro un turbamento che mi rode dall’interno, come una goccia che scava la roccia.

E’ stupendo affacciarsi e vedere la nebbia sul lago che galleggia, immaginarsi uno scenario di fate e folletti che saltano tra le foglie arrossate che si arricciano a terra mentre il tuo gatto insegue gli ultimi sparuti insetti residuati dall’estate. Godersi il fin troppo tiepido sole autunnale bevendo il caffè in terrazza, sdraiarsi su un prato in riva al lago a leggere, vivere l’autunno coi suoi colori.

E poi le castagne, gli stormi nel cielo, i colori.

Tutto bello, sì.

Ma non riuscire a godersi appieno tutto per via di questo buco che mi mangia l’anima.

E la mia incapacità di affrontare a brutto muso la vita non aiuta.

Passerà? Me lo chiedevo anch’io.

Poi stamattina, in ascensore da sola, all’improvviso mi sono scoperta dallo specchio a ballare al ritmo della musica che vive nel mio cervello. Di un ritmo sincopato, e canticchiavo anche come se vivessi dentro “Scrubs”.

Come un’idiota, detto tra di noi, e la mia fortuna è che non ci siano telecamere all’interno.

Sennò due euro di biglietto a testa, eh.

 

Insomma, un lato folle alberga ancora in me.

Non sono sprofondata del tutto.

Abbiate pazienza, che c’è speranza.

Abbiate fiducia.

 

Celapossofare…

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11 settembre 2012 2 11 /09 /settembre /2012 17:26

analog-remember-copia-1.jpgOggi è l’11 settembre e non c’è bisogno di commenti ulteriori. Una tragedia, un punto di rottura, una crepa nelle certezze della nostra società, un orrendo incubo.

Undici anni fa il mondo è cambiato per sempre e non si può negare.

 

 

Dov’eri undici anni fa?

Che facevi?

Uddio che tragedia.

 

Non voglio sminuire questa immane e insensata violenza, ci mancherebbe, ma è diventata la sagra della banalità, con commemorazioni, speciali, dossier. La televisione generalista e non attinge a piene mani nella commemorazione, cercando una lacrima fin troppo facile.

L’11 settembre sembra diventato il santo patrono dei complottisti, di quelli che vedono Al Qaeda dietro l’aumento al litro del latte intero, l’intervento alieno quando piove troppo  e immaginano congregazioni di potenti che muovono lo spread come fosse un burattino.

Un attimo: avessero ragione loro?

Mumble mumble.

 

Ma non volevo parlare di questo.

No. Vi volevo chiedere, ma voi, ve lo ricordate il mondo del 2001?

La vostra vita, le abitudini, i problemi, le serie preferite alla televisione, le gioie?

 

Io ero una ragazza molto diversa da oggi, forse ingenua, forse più insicura di oggi.

Certo, diversa. Lavoravo da poco, il mondo mi trascinava con sé, non avevo ancora un blog, dovevo ancora incontrare alcuni tra i miei più cari amici attuali (molti, invece, ci sono e c’erano). Credevo che tutto mi fosse dovuto, non sapevo cucinare più della pasta al pomodoro, mia nona Spina era ancora con noi e mi sopportava tutti i giorni.

Non avevo ancora incontrato l’Amoremio e anzi prima di lui avrei dovuti incontrare altri vari esemplari equivoci di sesso maschile che avrebbero minato il mio già fragile sistema nervoso.

 

Alla televisione guardavo Streghe e Buffy, senza farmi mancare (quasi) mai la mia puntata del venerdì di Sex & The City su Tmc. E mi pareva pure di essere un sacco trasgressiva.

Quella ragazzina aveva un brutto carattere anche allora, proprio come oggi, ma forse sapeva tenere a freno meno la lingua.

 

E voi, come eravate?

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10 settembre 2012 1 10 /09 /settembre /2012 17:39

45101Io ho un pessimo carattere, è risaputo.

E ce l’ho 365 giorni l’anno, magari stemperato dalle convenzioni sociali, dall’educazione e dalle buone maniere.

A volte.

 

E poi ci sono i giorni che no.

No, non stempero un cazzo. Per dirla in francese.

Giorni in cui mi sento acida come una zitella irlandese che vive da sola con un golden meticcio e le tazze dell’IKEA come unica compagnia.

Non solo mordo anche il più ignaro degli innocenti, ma lo mordo con violenza.

 

Perché?

Ahahahahahhaahah!

 

Perché mi sento l’Universo da portare in braccio?

Perché è sempre tutto in salita e non trovo mai nemmeno una carriola che mi agevoli la risalita?

Perché sono circondata dall’inconcludenza?

Perché il mondo fa schifo?

 

In queste amene occasioni mi si tappa il filtro cervello/bocca e non riesco a non esternare il mio pensiero, con effetti più o meno devastanti sulla mia vita sociale, amorosa e lavorativa. Perché poi nessuno è al sicuro dalla soda caustica che prolifera sulla punta della mia lingua.

 

Sì. Poi passa.

Poi si torna nei ranghi e va meglio.

Poi. Poipoipoipoipoi.

Perché passa l’acidità, e tornano le convenzioni sociali.

E mi si cuce la bocca.

Fino alla prossima giornataccia.

 

E pigliamocela col ciclo, via.

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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