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22 settembre 2011 4 22 /09 /settembre /2011 13:24

E’ arrivato l’autunno.
 

Ci voleva in fondo, no?

Tutti lo attendevamo, ci lamentavamo del caldo, dell’afa e oddiononnepossopiù.
Ma quando arriva l’autunno? Toc, toc! Eccolo, è arrivato.
Non con calma, ma con  un acquazzone che ha allagato l’allagabile.
Certo, fosse arrivato per gradi, con il piacevole arrossarsi delle foglie, il poetico accendersi dei tramonti, la brezza fresca, eccetera eccetera sarebeb stato meglio.

Ma invece no.
E stamattina è freddo.
Ho i brividi.
Non esagero. E che io sono fatta per stare al caldo.
Se muoio di freddo posso reincarnarmi a Cuba? Grazie mille.


Il primo posto dove sento freddo non è il collo o le spalle, anche se sono sufficientemente anziana da farmi venire la sindrome del collare elisabettiano appena tira un po’ di vento.
No, il mio punto debole sono i piedi. Se sento freddo ai piedi muoio. Bèh, quasi. Insomma, in questi giorni, io bella bella con le mie zeppe aperte rischio il congelamento.  Avete presente le dita intirizzite? Il bisogno di metterle sotto il sedere quando si sta sedute raggiungendo la mitica posizione del fenicottero sbilenco?
Ecco. Io stamattina.
 
La soluzione è in apparenza facile: scarpe nuove.
Scarpe.
Scarpescarpescarpe.
Conoscete una donna su cui non abbiano attrazione?
Io non faccio eccezione, specialmente quelle della mia linea preferita che la mia spacciatrice di scarpe ufficiale mi vende con parsimonia. Ah volete mettere la soddisfazione che dà comprare un bel paio di scarpe? E di come ti fa sentire bene? Certo, non come comprare un libro e passeggiare in libreria, ma sono sotto fioretto e quindi devo ripiegare.
Ma volete mettere che bella soddisfazione indossare scarpe nuove?
 
La follia della donna
Quel bisogno di scarpe che non vuole sentire ragioni
Cosa sono i milioni, quando in cambio ti danno le scarpe!!!
 
Però io con le scarpe ho dei problemi. Per via del mio piede sbilenco non posso portare tacchi troppo alti o sottili, ad esempio. O quelle a punta, ma questo non è un difetto.
Insomma, amici feticisti, queste scarpe come le compro?
 
Stivali? Non fanno un po’ burina?
Ballerine? Ma poi non è freddo? E poi non mi fanno sembrare chiatta?
Scarpe del Dr. Scholl?
Da Drag Queen?
Ciabatte col pelo?
Anfibi da scuola superiore? 
 
Sé, magari…

 

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21 settembre 2011 3 21 /09 /settembre /2011 08:55

Caro amico pidiellino,
 

 
TU che ti vantavi di appartenere ad un partito nuovo e dinamico, non al solito mucchio di nullafacenti comunisti
TU che affermavi baldanzoso che siccome Berlusconi ha fatto i soldi con le sue aziende, saprà dirigere anche l’Italia
TU che non capivi perché l’alleanza con la Lega è disgustosa

TU che non vedevi perché mai un uomo ultrasettantenne che si tromba la Minetti vada redarguito e anzi un po’ invidi il bunga bunga
TU che non capendo un cazzo di costituzionalità, leggi e affini sei passato sopra le leggi ad personam ed al legittimo impedimento con una scrollatina di spalle, perché tanto Silvio c’è

TU che non capisci perché la Marcegaglia voglia prendere un martello e romperlo in testa a tutto il Governo
TU che chiacchieravi a vanvera sul futuro dell’Italia
TU che non ti capaciti del declassamento dell’Italia e continui a dire che è colpa dei precedenti governi comunisti
TU che m’hai chiamata finto moralista
TU che ora canti un peana infinito e oltremodo lamentoso all’economia italiana e ai paura che i cinesi mangiabambini vengano qui e si comprino tutto.

TU che ora vedi la casta ovunque e te la prendi anche con l’impiegato delle poste.
TU che ora rivorresti la lira e ti lamenti che t’hanno levato il giorno di festa del Patrono
TU, proprio tu.
Una sola cosa volevo dirti.
 
Ma vaffanculo, và.

 

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20 settembre 2011 2 20 /09 /settembre /2011 15:14

La mia passione insana per il giardino, le piante e (soprattutto) le piante grasse di qualunque specie e dimensione è cosa nota. Altra cosa è provvedere alla cura del giardino nella sua completezza.
Non si tratta di innaffiare una piantina o parlare col ficus in salotto per fargli venire le foglie più lucenti.
Qui si tratta di pianificare metri quadri di giardino, strappare erbacce, piantare germogli adeguati, lottare contro il sistema di irrigazione nullo. E, cosa non da poco, non essere banale senza incorrere nell'esposizione di Biancaneve e tutti i sette nani.
Non ridete, il mio vicino ce l'ha.
Forse è un serial killer.
Anzi, certamente.

Venendo ai miei problemi pratici, mentre vegetavo sul divano attendendo che le erbacce si dileguassero lasciando il posto ad un folto pratino all'inglese, ecco che emerge dalla tv la risposta: Giardinieri in affitto.
Finalmente! Tra mille programmi di cucina, inutili per me perché so cucinare esattamente come so costruire lo shuttle, finalmente un programma per me!

Due ragazzotti esperti, di cui uno anche molto piacente, vengono a casa tua e rimettono in sesto il tuo giardino, terrazzo o area verde con creatività e buongusto, secondo le tue esigenze, rispettando l'ambiene e la biodiversità, e (non da poco!) insegnando alla malcapitata anche come cavarsela quando loro voleranno verso altri lidi.

C'è Jonathan, con un buffo accento, molto attento all'ambiente e fine conoscitore delle piante. Ecco, lui mi ci vorrebbe proprio, io riesco a piazzare un'azalea al sole perché lì ci sta bene e poi la lascio morire di stenti come un vampiro polverizzato dalla luce. Non è bello.

E poi c'è Vittorio, il creativo. E belloccio. Sì. Nella prima puntata ha preso delle vecchie cassette di legno e le ha decorate in modo da trasformarle in bellissimi porta vaso. Li vedrei benissimo in terrazza, per le mie piante di peperoncino prossime venture. Sempre che io riesca a pitturarle e renderle graziose come ha fatto lui. Forse è meglio se viene direttamente a casa mia.

Giardinieri in affitto lo trovate su Lei, il canale 127 di Sky già creatore di alcuni miei personali cult come Io donna buccia di banana, Cucine da incubo (Gordon Ramsey, sposami!!!!). Lo trovare ogni martedì alle 21 in punto, ma a rotazione nel week end è impossibilie non imbattersi in una replica.
Ora scusatemi, devo andare.

 

Devo correre ad iscrivermi... 

 

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14 settembre 2011 3 14 /09 /settembre /2011 13:55

Ricapitoliamo: quanti anni sono passati dalla mia laurea?
Mmmm… vediamo un po’. Cacciando fuori il pallottoliere, direi dieci anni suonati.
Che vecchiezza.
Ma questo non basta, no. Non è sufficiente, non manda in prescrizione gli imbecilli.
Perché nonostante tutto questo tempo, nonostante lavori da quasi un decennio per aziende private e non patrocini nessuna causa, la domanda ricorrente, formulata con una punta di acidità e due dita di ironia,  è sempre quella.
 
Ah, sei laureata in Giurisprudenza? E perché non hai fatto l’avvocato??
 
Caro gentile interlocutore casuale che nulla sai di me, le risposte che potresti ricevere sono molteplici e possono dipendere sia dal mio stato mentale che da quello ormonale.
Ma anche dal giramento di palle che tu e la società italiana in genere (in questo momento da te egregiamente rappresentata) mi avete causato nelle precedenti 24 ore.
Perciò pesa bene prima di formulare la domanda, ti potrebbe capitare una di queste risposte.
 
Risposta educata: Non ho fatto l’avvocato perché non mi piaceva e penso che per queste professioni ci vuole il sacro fuoco della passione. E poi Perugia è piena di avvocati!
Risposta stizzita: Non mi piace fare la schiava nemmeno per gioco, figurati per dei vecchiacci pomposi che si sentono padroni dell’universo e che per due anni ti trattano da sguattera e non ti rimborsano manco la benzina.
Risposta depressa: Ho fatto l’esame due volte e non l’ho passato. Ergo, ritengo di non essere abbastanza intelligente.
Risposta politica: Gli avvocati sono tutti di destra e quindi mi stanno antipatici. Preferisco i giudici che, giustamente, sono tutti sinistroidi.
Risposta no global: Me ne fotto dell’establishment!
Risposta da figlio-di-papà: Non potevo andare a Reggio Calabria e in Spagna non ho fatto in tempo. Bastardi.
Risposta fatalista: La vita mi ha portato verso altri obiettivi.
Risposta incazzata: Non ho un padre avvocato che mi para il didietro e mi inserisce nel mondo crudele e spietato dell’assistenza legale, né un genitore ammanicato e/o massone. Quindi non avendo la vocazione al martirio ho preferito un’altra strada.
Risposta ormonale: Ma i cazzi tuoi, mai?
 
La mia preferita è l’ultima, ma la conservo per i rompiballe da competizione che ahimè esistono e sono voraci come cavallette. La verità tuttavia non risiede in nessuna di queste risposte, ma nella loro sommatoria. C’è tutta una serie di motivi per cui ho deciso di non esercitare la professione, molti dei quali sono squisitamente di natura economica,  ma non ne sono dispiaciuta. Mi va bene così, la libera professione è una cosa complicata da svolgere e non sono abbastanza squalo per esercitarla.
Però vorrei capire perché pure il fruttivendolo mi chiede di render conto delle mie scelte, manco avessi deciso di non fare l’avvocato per fare la prostituta.
 
Ripensandoci, coi tempi che corrono…

 

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9 settembre 2011 5 09 /09 /settembre /2011 14:02

Ricordate?

<<E che succede dopo che lui ha scalato la torre e salvato lei?>>
<<Che lei salva lui>>

Già. Esattamente.
Lo psicodramma dei nostri giorni risiede esattamente in questa verità assoluta, uscita dalla bocca di Julia Roberts alla fine di uno dei film più visti e citati degli anni novanta (ndr. Se non sapete di che film si tratta, siete dei mentecatti assoluti oppure venite da Marte. No, mi correggo, anche i marziani lo conoscono, quindi fate un esame di coscienza).
E’ una verità così lapalissiana da risultare ovvia nell’applicazione pratica, ma impossibile da capire per l’immaginario femminile.
Almeno fino ad una certa età.

Perché l’infanzia prima e l’adolescenza poi l’immaginario femminile è bombardato dalla perentoria immagine di lui sul cavallo bianco, magari in calzamaglia azzurra e mantello pendant svolazzante nell’aere.
Sì, lui.
Il Principe Azzurro.
Ce lo propinano fin da bambine in tutte le salse, dalla versione cacciatore/taglialegna  delle favole per i più piccoli (vedi Cappuccetto Rosso, Hansel & Gretel et simila) fino alla versione figaccione de La Bella Addormentata.
Passando per la modalità vampiro frigido di Twilight, ma non voglio allargare troppo il giro e resterò sul classico.

Non c’è favola per addormentar bambine che non insegua il classico schema:

  • LEI: povera, indifesa, buona buonissima, anche un po’ fessa. Vessata dal cattivo di turno e incapace di assestargli un calcio dove non batte il sole, si rassegna al suo destino cinico e baro in genere cantando canzoni sdolcinate o addomesticando animali portatori di malattie.
  • IL CATTIVO: che sia la matrigna, un despota, un capo-despota o una strega cattiva poco conta, il villain è essenziale.
  • LUI: bello, forte, ricco. Arriva, si innamora della protagonista, uccide il cattivo e la porta via sul suo cavallo bianco.

E vissero felici e contenti forever&ever.
 
Da questo schema classico esce La Sirenetta, storia tristissima e crudele che mia madre i raccontava sempre e che io sconsiglio sempre visti i risultati che ha avuto su di me.  Uscendo dal classico Lui&Lei per sfociare nella tragedia greca, questa favola la consiglio solo agli emuli della Famiglia Addams. E mia madre.
Ma a parte eccezioni, lo schema classico delle favole (ma anche della maggior parte delle commedie romantiche odierne) ricalca il modello di cui sopra.
E se funziona da centinaia di anni, continuando ad incidere nell’immaginario collettivo anche oggi che le bambine vengono bombardate da  ogni sorta di stimoli un perché di certo c’è.
Hanno provato a sdrammatizzarne la figura e tutti abbiamo riso davanti all'imbecillità e vacuità di Azzurro di Shrek. Ma un mito è un mito.
Certo, il Principe Azzurro non vestirà eclettici leggins turchesi (a meno che non sia uno dei Village People o uno con un ottimo rapporto con l’elasticizzato), ma comodi blue jeans e invece del cavallo c’avrà il SUV, ma poco cambia: noi donzelle stiam qui ad aspettare che lui giunga e ci salvi dai cattivi di turno o semplicemente dalla singletudine appestante e dall’avanzare impietoso della zitellaggine.
E alla fine lui arriva.
Se arriva.
Magari arriva tardi.
Ma in genere arriva.
Magari un po’ ciancicato, magari proprio non di primo pelo e anche leggermente frollato, però arriva.

E lei già ipotizza romantiche serate, coccole & affini. Ma anche la possibilità di mettersi seduta almeno cinque minuti, rilassarsi e lasciar guidare lui visto che non solo sarebbe il suo compito canonico, ma è pure arrivato in ritardo quindi paga pegno. Rilassarsi, sì. On dovere sempre dimostrare qualcosa, poter uscire anche senza il maledetto eye-liner, chiocciare in libertà, liberarci delle paranoie, poter dismettere il pilota automatico delle nostre giornate quotidiane perché a noi ci pensa lui.
Non è il principe azzurro, che avvererà tutti nostri desideri?
Ce lo hanno insegnato, sarà così.
No.
NO.
NONONO.

Perché proprio in quel preciso istante, esattamente quello in cui state per appoggiare le chiappe al divano, entra in scena la frase di cui sopra.
 
<<E che succede dopo che lui ha scalato la torre e salvato lei?>>
<<Che lei salva lui>>
 
E non si scappa.
Sì, i primi tempi lui aprirà porte, regalerà fiori, intonerà canzoni d’amore.
Ma da quello ai calzini lasciati in giro per casa in posti in cui credevate potesse arrivare solo il vostro gatto il passo è breve, Cenerentole mie!!! 
Siete sorprese? Ingenue.
Un dubbio doveva pur venirvi. E non solo in seguito alla prolungata e deleteria visione a loop di S&TC, ma anche solo semplicemente digitando “principe azzurro” su Google. Se compaiono prima del principe di Cenerentola le sue  inquietanti versioni gay friendly  e drag queen assortite ci sarà un motivo. Oppure escono donne nude, e questo è ancora più preoccupante.

La realtà è diversa dalle favole, siamo tutti d'accordo, i problemi sono tanti (e per tutti) e li dovrete comunque affrontare. E’ vero, non da sole.
Però ci sono anche i suoi sommati ai vostri, e questo per una felice equazione matematica riporta la situazione allo stadio antecedente all’incontro col vostro principe azzurro. Se poi avete un carattere del cavolo (come la sottoscritta) e siete abituate ad affrontare la vita come se guidaste un trattore e senza chiedere mai aiuto, la bilancia inizia a pendere pericolosamente dal lato sbagliato.
Ergo.
 
Ergo niente. Siete innamorate, no?
E allora ve lo tenete, coi suoi pregi e difetti.  
Con le giornate storte e quelle con i brillantini negli occhi, coi calzini lasciati spaiati e i cazziatoni che vi fa perché nel frulla-frulla domestico avete riposto i biscotti impilati pronti per giocare a Shangai. Ve lo terrete nelle sue giornate di paranoia, con le paturnie e anche con tutte le sue belle fissazioni, anche se in quei giorni lì manco si accorge delle vostre.
Ve lo terrete, sì, perché lo amate.
Se lo amate.
Perché il Principe Azzurro non esiste, nemmeno nella versione post-moderna, nemmeno con la calzamaglia smagliata.
 
E se c’è si tromba le sorellastre…

 

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8 settembre 2011 4 08 /09 /settembre /2011 13:40

Ci sono sempre mille cose da fare.
 

Al lavoro, a casa.
Gli amici.
Fare e disfare, è tutto un lavorare.
Corri, corri.
E trovi anche  il tempo di fare le melanzane grigliate sott’olio.
E la marmellata di mele alla cannella.
Per dire, eh.

Ma fermarsi a pensare è deleterio.
Ho trentacinque anni.
35.
T-R-E-N-T-A.
C-I-N-Q-U-E.


In tutta sincerità, a venti credevo ci sarei arrivata diversamente.
Con altre sicurezze. Soprattutto economiche.
O di carriera.
Ma anche genitoriale.
Mi vedevo come un avvocato rampante in carriera. O una scrittrice di successo contesa da tutti gli editori, anche.
E con una schiera di pargoli.
Vabbè, facciamo un paio, sennò poi si esagera.

Ma il mondo gira diversamente e la vita è sempre una lotta.
Blabla blabla.
Bla bla bla bla.

E’ che poi ti ritrovi a dover lottare davvero.
Per te, per i tuoi cari. A dover fare delle scelte, cercare di imboccare le strade giuste ai vari bivi che la vita ti impone. Proprio a me, che mi perdo anche col navigatore. Che poi io tendo sempre ad imboccare la strada sbagliata, non sono affidabile e come minimo inciampo.
No. Eppure sì, tocca a me.
E mi viene la malinconia del tempo che fu, quando non ero altro che una ragazzina  preoccupata dal non saper mettere l’eye-liner e dal fatto che il più figo della classe nemmeno sapeva la mia esistenza.
Drammi grossi, concordo.
Almeno, allora mi sembravano così.
Ma forse no.
 
Non si può tornare indietro, vero?

 

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7 settembre 2011 3 07 /09 /settembre /2011 07:19

Specie in certi momenti dell’anno, e il rientro dalle vacanze è uno di questi, sembra impossibile sottrarsi alla convenevole domanda di rito.
Come stai????
Anche se ci si è visti fino al dieci di agosto, chiaramente. E’ sempre passata una stagione, un’entità, un qualcosa che rende tutto particolare come il primo giorno di scuola.
E anche se si vorrebbe rispondere con una serie di improperi minacciosi, la buona educazione ti impone un sobrio BENE, accompagnato dal ben più inquietante e pericoloso E TU?
Ecco che si scatena il diluvio. Di parole.
Io??? Ah, ora che me lo chiedi…. Blabla blabla blabla!
I megalomani di questa risma, che mi addolora constatare sono al 90% di sesso femminile,  si dividono in due ben distinte categorie:

  1. Coloro i quali hanno su di loro tutti i mali del mondo. Molto peggio dei bambini somali, molto peggio dei senzatetto e degli immigrati clandestini sui barconi. Peggio anche dei malati terminali di cancro e delle vittime dell’11 settembre. Peggio di tutto, ma proprio di tutto quel esiste al mondo.
  2. Coloro i quali, anzi, più spesso LE quali, devono assolutamente raccontarti una cosa e del tuo star bene o meno se ne fregano altamente. Perché, loro fortunate hanno incontrato l’uomo della loro vita (l’ennesimo) e quindi devono raccontarti tutto. o lui, tapino, gli ha fatto la proposta. E blabla blabla blabla.
In entrambi i fastidiosi casi, tu povera creatura che stavi deambulando verso una incombenza qualsiasi, sei risucchiato nel vortice di un mare di chiacchiere inutili. Ti trovi nel mezzo di un vortice di inquinamento acustico generato solo a beneficio di chi emette i rivoltanti suoni e non riesci a sottrarti. In alcuni disperati casi i malcapitati arrivano anche ad invocare catastrofi naturali e guerre mondiali pur di porre fine al supplizio.
Supplizio che in genere termina ad opera dello stesso torturatore che si accorge del tempo che scorre o adocchia una preda più appetibile.
E con due bacetti schioccati sulle guance se ne va, lasciando la controparte esausta ed esanime.
 
Che evitarlo senza essere maleducati???
 

Io non lo so, anzi… ditemelo voi!!!!!

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5 settembre 2011 1 05 /09 /settembre /2011 13:24
Passeggiate mano nella mano.
Aperitivi col sole che si esibisce solo per noi.
Cene in terrazza col canto dei grilli.
La fiorentina sul barbecue e le verdure grigliate che ci ballano attorno.
La luce del sole.
Le piante da annaffiare.
Il gatto che non vuol rientrare nemmeno a bastonate.
Le finestre spalancate.
 
Il lago che luccica e riverbera.
Le sponde verdi.
I giochi.
Le risate.
 
Le uscite in pantaloni corti e capelli bagnati.
Le sagre con gli amici.
I concerti all’aperto.
Il mare.
Le foto ricordo.
 
Le lucciole.
E poi i moscerini.
E alla fine le cimici.
Perché così è la vita.
 
Sempre attesa, è già finita o quasi.
Saluta con la mano, chiamando nuvolotti grigiastri all’orizzonte.
E’ stata ballerina, è stata afosa.
E’ stata inclemente e generosa.
E' stata rovente.
 
E ora se ne va...

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2 settembre 2011 5 02 /09 /settembre /2011 07:32

Ci sono ricordi, esperienze, persone che rimangono nel cuore.
E questo è quel che resta della vacanza: odori, sapori, conoscenze.

E capita così di andare in una taverna a cenare la sera ed essere soli. Soli, come ad agosto non si potrebbe essere. E la corpulenta padrona apre la cucina per voi e porta calamari e moussaka, gamberi saganaki e feta alla piastra.
Poi arriva un ragazzo francese con la figlia di sette anni, bella come una bambola e con due occhi azzurri come laghi quieti.
E poi un omino greco con la faccia da pescatore spunta dal buio della campagna, i segni del vento e del sole sulla pelle, ottuagenario come minimo.
E scoprire che Kristo, ottantenne poliglotta, non è un povero pescatore, ma un filosofo come ce ne sono pochi.
E poliglotta, anche.
Nonostante le apparenze, i vestiti logori, i denti marci.
La sua ricchezza, precisa lui, è qui nella testa.

Scoprire che si può tenere una conversazione in tre lingue, che il tuo francese non è morto, che la piccola Anouk e il suo papà non sono poi così francesi e amano l’Italia e la lirica.
E Kristo parla in francese e quando non gli viene una parola passa all’inglese e poi all’italiano. Ma sa anche il russo ed il tedesco, anche se non sono lingue che ha studiato a scuola, queste.  A sentir lui l’importante è conoscere le lingue dei padri, latino certo ma soprattutto greco, e queste ti spalancheranno le porte dell’esperanto.  E parla dei suoi padri, del castello dismesso di Akrotiri, della Santorini prima della seconda guerra mondiale e di suo padre politico massacrato dal regime.
E chiede dell’Italia, italiani e greci una faccia una razza, di Berlusconi che sembra fatto apposta per il popolo italico.
E io mi inalbero, e l’Amoremio dice Nonono, ed il francese ride e che c’avrà da ridere non lo so proprio.
Ma arriva la proprietaria che parla solo greco, ma a quanto pare adora sentir parlare in altre lingue. Si siede con noi, ha portato un’altra bottiglia di Mezzo dolce come passito, appoggia i gomiti sul tavolo e incrocia le gambe.
Kristo fuma una sigaretta dopo l’altra e rievoca una Santorini diversa, senza turisti stranieri, antica.
Anouk l’ascolta accoccolata sopra le ginocchia del padre, come un uccellino nel nido.
Parliamo della crisi, che c’è e si sente, a Santorini, a Parigi e anche a Perugia.
Arriva l’ouzo, che a me non piace ma rifiutare mi sembra scortese. E’ forte e mi sale nel naso, come tante caramelle all’anice diluite in un cucchiaio.
Kristo ride della mia fragilità, ci invita a casa sua, sotto le mura del castello, per del vero liquore.
E’ passata l’una, Anouk s’è appisolata, è ora di tornare.
Tra vigorose strette di mano ed il conto da saldare s’è fatto tardi, siamo in vacanza ma la strada da fare col motorino è lunga e buia e si deve andare.
Kristo si avvia a piedi tra le stradine sterrate del suo paese, fumando l’ennesima sigaretta.
Testimone dei cambiamenti, testimone del passato.
 
Buonanotte Kristo, buonanotte Santorini…

 

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30 agosto 2011 2 30 /08 /agosto /2011 19:05

Passare le vacanze al paesello è bello, l’ho già detto.
Mi rilassa, mi rigenera, mi fa sentire ancora studentessa universitaria anche se il calendario implacabile mi ricorda che son passati ben dieci anni dalla laurea.

Tra i vantaggi delle vacanze agostane al paesello, c’è il rivedere gente che non vedi spesso.
E questo è un bene, anche se non sempre.
Ecco appunto.
Dicevo.
Sì.
Già.
Dicevo che spesso si fanno incontri inusuali, anche graditi.
Oppure no .

Tipo un ex.

Un ex che?
Un ex fidanzato, un ex amico, un ex collega persino.
Un ex.
Ma quando si smette di essere ex?
C’è una prescrizione, breve o lunga che sia, che azzera queste condizioni?
Perché se uno si lascia bene è un conto. Ci si rincontra, si verifica con cattiveria lo stato di decadimento fisico dell’altro (in maniera reciproca, ma anche no), si esercita la pigra arte del convenevole parlando del caldo e dei massimi sistemi. E se si tratta di un ex fidanzato o anche di un ex frequentante si presentano i rispettivi nuovi compagni che si spera siano più idonei e duraturi, si ipotizzano eventuali incontri o cene che mai avverranno, e blabla blabla.
E’ pure piacevole.
Ti ricordi di quant’eri imbecille allora, sorridi e ti senti sollevata: l'hai scampata, sei libera!
Ma se la relazione è finita con fulmini e tempeste che in confronto il celeberrimo uragano Irene è lo spruzzino per innaffiare il prato del giardino, la situazione si complica.
Io, per esempio, nonostante abbia una vita sentimentale molto serena e felice con l’Amoremio, se dovessi rincontrare un paio di ex che mi hanno mancato di rispetto e trattato come il tappetino del bagno sono certa che non reagirei bene. No. Non un paio. Uno. Vabbè.
Peggio ancora per un paio di ex amici che hanno abusato della mia buona fede, del mio affetto e anche della mia coglioneria.
Ecco, se io incontrassi questi soggetti per strada, ma anche ad una festa o in un luogo pubblico qualsiasi, reagirei malissimo.
Nella migliore delle ipotesi faccio finta di non vedere, ma non assicuro di potercela fare. Il mio istinto mediterraneo potrebbe farmi estrarre la pinzetta per le sopracciglia dalla borsetta e farmela utilizzare per cavare gli occhi ai maledetti.
Covo livore, ebbene sì. Voi no?
Ma solo in rari casi.
Abbiate paura, voi che sapete bene.
Lo sapete, eccome.
 
E voi ce l’avere degli ex da  crocifiggere?
Anche ex datori di lavoro, va bene lo stesso.
E il rancore si spegne prima o poi?
A me no, anzi.
 
Ma la stessa cosa potrebbe valere per me, lo so bene.
Nello specifico, almeno un mio ex frequentante non mi incrocia volentieri, non mi saluta e mi guarda torvo da lontano. Ho paura che se mi incontrasse per strada mi tirerebbe sotto con la macchina. O che sogni di accoltellarmi, per dire. E perché poi?
Ok, va bene. Ho detto in giro che non era esattamente normodotato però prendersela così.  Va bene, non è bello dire alle proprie amiche (che chiacchierano peggio delle abitanti di Wisteria Lane) che il proprio ex ha il micropisello, ma era la verità. Eppure lui se l’è presa, chissà perché. Si vede che gli mancava anche il senso dell’ironia, oltre a diverse altre cosette.
 
Ma insomma, non finisce mai questa cosa?
Non si dimentica?
Quand’è che subentra l’indifferenza?
 
E voi, dimenticate?

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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