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26 luglio 2011 2 26 /07 /luglio /2011 13:38

Stamattina mi sono svegliata con la nausea.
No, calma: fermi tutti.
Non sono incinta.
Calma.
CALMA.
 
Ricominciamo.
Mi sono svegliata con la nausea, dicevo, e con la certezza che non sarei riuscita ad affrontare il resto della settimana.
Senza nessun motivo in particolare, senza nessun gravissimo problema da affrontare.
Se non una pesantezza dell’animo che mi opprime il petto.
 
E mi scopro a voler avere sei anni.
A volere la fiducia nel mondo dei sei anni. Quella certezza incondizionata che il mondo ti darà tutto quel che vuoi e che da grande sarai felice, e che non potrà essere mai diversamente.
E pensare chela gente è buona e gentile, affidabile.
Che tutto andrà bene.
 
Sì, certo.
Invece il tempo scorre e io mi sento inchiodata a terra, incapace di esprimere quel che mi porto dentro.
Un peso, un masso, la voglia di urlare che mi si smorza in gola.
 
Vorrei avere sei anni e sentirmi eccitata per la scuola, lottare per le gommine profumate e avere voglia tutti i giorni di strappare i capelli alla bionda del secondo banco che si crede tanto furba solo perché sa disegnare Creamy a mano libera.


 
Accendo la radio (ho il vizio di spegnerla lasciando il volume alto) e all’improvviso mi si spara nelle orecchie:
 
All I do each night is pray
Hoping that I'll be a part of you again someday
All I do each night is think of all the times
I close the door to keep my love within


Ahhhhh! I Take That!!!!
Come sono anziana!! Se penso che ora, hanno le rughe!
Quanti ricordi!
All’improvviso, anche se il testo della canzone non c’entra assolutamente  nulla col mio stato d’animo, mi sono sentita meglio. Invasa dalla nostalgia dei miei vent’anni, delle corse all’Università, delle serate a decidere che fare e poi chiacchierare al parcheggio e basta, della libertà da casa appena assaporata, dell’autogestione come modo di vivere.
C’ho ripensato, non voglio avere sei anni, ma venti.
Voglio credere nel futuro, lottare contro professori che si credono padroni del mondo (lo sono?) e avere come unico grande problema la lotta alla singletudine.


 

Ripensandoci, vanno bene anche i trentacinque…

 

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22 luglio 2011 5 22 /07 /luglio /2011 07:23

Io, di una vacanza, avevo proprio disperato bisogno.

Poco conta che dopo 5 giorni esatti dal rientro io sia esattevolmente nella stessa disdicevole situazione mentale di prima di partire: posso sempre ricordare questa vacanza e progettarne (a lungo termine) una nuova.
Santorini è bellissima. 
Le ferie a luglio sono bellissime.
Poca gente.
Pochi italiani, soprattutto.

Potrei raccontarvi tante storie, ma sarebbe un po’ come quelli che impongono agli amici 120 minuti di filmino del viaggio di nozze, causando collassi e svenimenti tra i presenti.

Siccome vi amo (sapevatelo), pochi sparuti e impavidi come siete, mi limiterò a farvi venire la voglia di andare a Santorini con le vostre gambe. Più o meno, insomma.
Cosa resterà nella mia mente di questa vacanza?
Tante cose.

Il mare, prima di tutto, e la superficie lunare della battigia di Perivolos.
I ciottoli di Mesa Pigadia, su cui zompetta l’ottuagenario Labros, capofamiglia e cultore della buona tavola.
I gigli di mare.
I mulini a vento dismessi ed abbandonati.
Il vento.
Il tramonto ad Oia, anche se il Trasimeno non ha nulla da invidiare.
Kristo e il suo essere poliglotta per passione a ottant’anni, il suo amore per la cultura e per il passato che vive in noi.
La White Beach e lo scafista (terribile) che ci ha portato.
L'insalata greca con le foglie di cappero dentro.
Il Gordon Space.
La piccola Anouk e gli occhi di suo padre.
Akrotiri ed i suoi siti archeologici che non abbiamo potuto vedere, perché chiusi da troppo tempo.
I somarelli.
Italiani e greci, una faccia una razza.
La caldera e lo stupore che genera.
Il sorriso e la saggezza di Mihalis della taverna Santorini Mou. E anche il suo moussaka.
I ragazzi del b&b dove alloggiavamo, così carini da farmi dimenticare quanto possano esser stronzi gli esseri umani.
I cani di Perissa.
Le sere passate in taverna a gestire conversazioni che si dipanano in almeno tre lingue.
Il wi-fi anche in capo al mondo.
Gli sterminati campi di vite.
Le piante di cappero che si arrampicano ovunque.
Il basilico.
Fare la doccia insieme, in due, e togliersi il sale accumulato dalla pelle, liberando l’abbronzatura.
 
Se volete consigli, scrivetemi.
Magari organizziamo e vi faccio da guida.
Tanto per dire che, potendo, ripartirei ora.
 
Ma proprio ora, eh…

 

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18 luglio 2011 1 18 /07 /luglio /2011 13:45

E insomma sono tornata.
Ieri per la precisione, ma tornare di domenica è come regalarsi una piccola zona di decompressione dalla vacanza, fatta di lavatrici, frigorifero che fa l’eco, piante in stato di morte presunta, amici che ti sbaciucchiano, ti cercano e ti salutano, un gatto isterico che soffre di crisi d’abbandono e congiuntivite da stress, la mamma che ti coccola e sonnacchiosi pisolini in cui ti svegli credendo di essere ancora a Santorini.
Poi torni al lavoro, alla tua vita, alla quotidianità  e ti chiedi perché.
PERCHE’.
Non per il lavoro in sé, che pure ti piace e sei anche contenta di constatare che  la tua pianificazione pre-ferie ti permette di non trovare il pandemonio.
No.
Nemmeno per la tua vita in generale. Che pure ti piace.
E’ per la gente.

LA GENTE.

La gente in generale.

Che non manca mai di mostrarsi in tutta la sua stronzaggine.
E più sono stronzi, più chiedono qualcosa a TE.
Che sorridi. Accomodante.
Come al solito, certo.
E’ che tu un po’ te ne eri dimenticata, persa nell’idea di vacanza e di sorriso a 45 denti.
E all’improvviso ti ricordi del perché avevi bisogno di ferie.
Del perché eri stressata.
 
Quand’è che sono le prossime?

 

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10 luglio 2011 7 10 /07 /luglio /2011 06:00








































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8 luglio 2011 5 08 /07 /luglio /2011 13:28

Ci sono giorni in cui mi sembra di portare tutto il peso sulle mie spalle.Giorni difficili, faticosi, in cui sembra ci si aspetti da me molto più di quello che so fare. O che ho la forza di fare. Ma anche il tempo, diciamo.
In fondo, la giornata ha solo ventiquattro ore e io ne devo dormire ancora almeno sei per essere abile all’uso del cervello.
Sarà che non sono capace di delegare.
Che ho la mania del controllo.
Che sono ansiosa.
O solo che ho un pessimo carattere.
A scelta, hanno detto tutto questo e molto di più (parecchio più offensivo, anche).
 
Ma mi sento affogare. Non ho più tempo per me.
Per scrivere, per me.
Per uscire con la macchina fotografica in un giorno di sole e fare foto alle foglie che si muovono. O al riverbero dell’acqua.
Per quello che mi piace.
 
Quando lo scrivi un libro, tu che sei brava?
Quando, quando, quando?
QUANDO?
Quando le giornate avranno 30 ore l’una, ad esempio.
Ah, l’ironia che arma.
E un figlio quando lo fai?
Ma che ne so?
No perché quando hai un figlio poi peggiora.
Ma i fattacci vostri, mai?
Che vi facesse male, poi magari vi esce un herpes dal nervoso.
 
Ecco, allora meglio farlo venire ad altri il nervoso, tipo a ME.
Impiccioni del cavolo.
Che poi, pure io sono impicciona.
Sì.
Sono impicciona. Accentratrice. Maniaca del controllo.
Oppure sono empatica, per dirla alla Sam Cooper. Ecco, preferisco.
Empatica mi piace.
Devo sapere, ma non per fare gossip: perché voglio sempre che vada tutto bene. Che i miei amici, i miei familiari, le persone che amo siano felici, senza problemi gravi. Che vada tutto ebne, o che possa andarci nel breve.
Mi viene l’ansia.
Soffro d’ansia?
Nonono.
Però poi non posso far tutto, perché  giust’appunto come dicevo sopra, la giornata ha solo 24 ore.
La maledetta.
E gli amici, i parenti, le persone che amo per fortuna sono tante e tutte bisognose di me. E così mi scordo qualcuno. Un cuore infranto, un figlio deluso o preoccupato, una amica con un periodo burrascoso sia alle spalle che davanti. E mi dispiace, davvero. Perché i miei amici ci sono sempre per me e io a volte no.
Che ansia.
 
Che abbia bisogno di una vacanza?
 

 

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7 luglio 2011 4 07 /07 /luglio /2011 19:43

I giorni sono passati e Andrea, preso dal lavoro, s’è dimenticato della sua iscrizione al sito di incontri on line.
A dirla tutta, la trafila del questionario simile a quello della visita del militare l’ha un po’ scoraggiato e poi deve decidere ancora la fotografia.
La foto!!!
Se ne ricorda all’improvviso, mentre guarda fuori imperversare l’ennesimo temporale estivo di questo calda stagione che non vuol diventare soleggiata.
Accende il notebook e nel frattempo si prepara il tè, notando con disappunto che c’è solo quello alla mela, che Raffaella beveva in quantità industriali. Ecco, ora se fosse un uomo razionale se lo preparerebbe lo stesso. Ma Andrea non lo è più da quando lei l’ha lasciato e sa già che l’odore aromatico gli devasterebbe l’umore.
Perciò ripiega sulla Coca Cola e si mette al computer.
Accede al sito di incontri (Com’era la password? Ma porc…) e fa una sconcertante scoperta: 40 messaggi per lui.
Non quattro.
Quaranta.
Q-U-A-R-A-N-TA.
Caspita.
E senza foto.
Foto che ha appena scoperto può inserire sfumata e quindi non riconoscibile e/o sbeffeggiabile dal collega curioso che… vabbè.
Oddio quanti messaggi… ma quanta gente c’è??  
E’ il primo pensiero di Andrea, che senza avere un piano d’azione prestabilito si sente leggermente braccato.

Possibile che dal suo profilo tutte queste donne l’abbiano reputato degno d’interesse, mentre nella vita reale passa inosservato con la tranquillità più estrema?
Iniziando ad aprire i vari messaggi, Andrea inizia a scoprire un mondo nuovo.
Oltre alle classiche mail, si può interagire con gli altri utenti anche inviando un sorriso o col gioco del rompighiaccio. No, non è una cosa stile Sharon Stone, nonostante l’istintiva associazione di Andrea.
Peccato, però...
E’ un gioco, per cominciare a conoscersi, dicono nel sito. Una persona vede il tuo profilo, gli piaci e risponde a quattro domande. Se poi l’altro risponde uguale… badabboooom! Grossa affinità.
Sì, come no.
Oddio che domande sceme. Ma anche no.
 
E poi puoi personalizzare tutto, modificare, scegliere: complicato gestire un sito di incontri on line!!!!  C’è anche un profilo psicologico tirato fuori dalle tue risposte.
Onesto e sincero, tendi a mettere le pantofole appena una relazione si stabil… Ehi, no! Ma è proprio quello che mi ha detto Raffaella! Vuoi vedere che è vero? Magari solo un po’…
Andrea decide di partire eliminando tutti contatti residenti a più di 100 km. Non per razzismo, eh. Ma sono diventato pigro.
E poi tutte quelle fuori target. Troppo giovane. Ha l’età di mia mamma. Troppo trentenne.
Insomma, che ci rimane?
Una. Una sola.
Tutto ciò fa molto “Le ho mai raccontato del vento del Nord”, il libro romantico di Daniel Glattauer che Marta gli ha regalato come passatempo e consolazione.
Succederà anche a lui?
 
Chissà…
  

 

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5 luglio 2011 2 05 /07 /luglio /2011 07:58
Io sono delicatina.
Una principessa.
Una vera lady, in certe cose.
Anche se in altre (in molte altre) assomiglio di più ad uno scaricatore di porto.
 
Odio il rumore.
Il fracasso.
Ma più di tutto odio i suoni elettronici che si ripetono all’infinito.
Come le suonerie dei videogiochi. O gli allarmi.
O le ambulanze.
O il mio fidanzato che fischietta sempre la stessa strofa di una canzone immaginaria fino a farmi uscire di testa.
Sono esaurita?
No, cioè magari sì, ma non per questo.
E’ sempre stato così.
Sono delicata.
Il mio sistema nervoso è delicato.
Molto delicato.
Come tutti gli strumenti preziosi e unici, del resto.
 
 
Avete presente il gessetto sulla lavagna?
La musichetta incessante di Tetris?
La collega che mugola il ritornello di “Ho giocato tre numeri al lotto” per quaranta minuti senza soluzione di continuità?
L’uomo in fila dietro di te alla posta che tira su col naso 152 volte al minuto?
Il vicino che ha deciso di disboscare la foresta amazzonica di sua sponte e da tre giorni spacca la legna con la sega elettrica?
 
Mi danno fastidio i rumori ripetuti, mi fanno uscire di testa.
Bastano pochi minuti e la mia sopportazione finisce.
In un attimo sono un potenziale William Foster, pronto a fare strage dei fastidiosi derelitti che albergano nelle vicinanze.
Mi manca solo il fucile.
Dove lo trovo un fucile?
 
Problemi????????

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4 luglio 2011 1 04 /07 /luglio /2011 13:33

http://www.youtube.com/watch?v=nFYyKyZ7Olo

Che caldo.
Oddio che caldo.
Da morire,
Afa, più che caldo estivo.
Lavoro, spesa, commissioni varie: sembrano ostacoli insuperabili.

Afa, afa micidiale.
Appiccica. E mi sento sensuale come la carta moschicida che usava mia nonna.
Sfatta, morta di caldo, sudata come un camionista ucraino dopo la travesata degli urali.
Terribile.

Apro il frigorifero alla ricerca di qualcosa che possa spazzare via la sabbia che infesta il mio palato e tiro fuori una Schweppes
Al limone.
In terrazza. 
Ahhhhhhhhh!
Che meraviglia!

Non so se sia vero o meno quel che dice la pubblicità con Uma Thurman in versione superdiva sul potere seduttivo dello Schweppes Appeal, ma mi sento subito meglio. Più viva, più fresca. Persino più sensuale, ma guarda un po'.
Io che in genre mi sento sexy come una ciabatta infradito di gomma.
Chi l'avrebbe detto. In fondo è un'acqua tonica al limone.

Decido di farmi un giro su internet per divertirmi ad approfondire la cosa e scopro che dalla pagina di Facebook di Schweppes e faccio l'interessante conoscenza di Guy Gadbois, azzimato ed impomatata latin lover in smoking bianco che si vanta, tra le altre cose, di saper tenere una interessante conversazione con 50 donne contemporaneamente. 
Ammanliandole tutte senza essere Luca Argentero.
Mica poco! 
Il suo fascino di grande seduttore ed ammaliatore viene tutto dal suo modo di parlare Scweppesy e se si vuole diventare come lui basta seguire il corso on line, formato da vere e proprie lezioni contornate del classico listen&repeat

Perché per parlare Scweppesy mica è così semplice. Ci vuole allenamento, dedizione e pure una certa predisposizione.
Mica lo può fare il primo che passa, così.
Dimenticavo: serve anche parecchia, parecchia ironia. 

Guy Gadbois ci fa entrare nel suo mondo lussuoso e fresco, e come un vero e proprio guru della seduzione ci guida (i maschietti a dire il vero, ma anche noi femminucce possiamo imparare) attraverso i mille segreti della seduzione e dell'ammaliamento. Mr. Gadbois vi riprenderà se sbagliate pronuncia o intonazione della frase, o anche solo se non utilizzarete il giusto aplomb.
Perchè?
Perchè le parole sono importanti, cacchio!
E per parlare Schweppy ancora di più!
Perciò divertitevi!



Ora scusatemi.

Mi vado a bere un'altra Schwepps...

 

Articolo sponsorizzato

Viral video by ebuzzing

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29 giugno 2011 3 29 /06 /giugno /2011 13:04

Esco dal mio discount di riferimento di fretta, ché la palestra mi aspetta e devo fare sempre quei famosi mille mila addominali prima della lezione.
Per incastrare tutto, come al solito, faccio i salti mortali e anche un paio di piroette.
Esco di corsa, con le buste in mano, e parcheggiata di traverso noto una macchina.

Una punto nera.
Coi vetri scuri.
Ribassata.

Sarà a dieci metri da me, ma mi arriva lo stesso all’orecchio l’usuale e melodico suono unz unz, unz unz.
La macchina è parcheggiata così a porca miseria che blocca l’uscita di molte macchine, tra cui la mia.
Mi avvicino e vedo abbassarsi il finestrino del guidatore.
C’è vita! Penso fiduciosa.
Errore!

Lo sportivo guidatore avrà vent’anni, una pelle modello CarloContiDeluxe, i capelli rasati, sopracciglia ad ali di gabbiano fatte probabilmente dalla mamma.
Indossa un elegante magliettina nera da uomo vissuto e fuma. No, non fuma: emette anelli di fumo mentre mi guarda fisso. Per un attimo lo scambio col tamarro perugino che impazza in tv, ma non è lui. Ci somiglia però. Questi qui si somigliano tutti, sembrano fatti con lo stampino.
Mi fissa dal finestrino abbassato continuando ad emettere anelli di fumo al ritmo dell’unz unz dello stereo.
Chissà che pensa di me questo. Io, che son vestita con un paio di pantaloncini bianchi  anticaldo al ginocchio, ciabattine e maglietta a mezze maniche degli Aristogatti (tarocca) con su scritto I’m a snob cat. Senza contare che sudo e sbuffo come un mantice tra le buste di plastica e la sabbia del gatto ed ho i capelli attaccati alla testa dal caldo. Bellina. Aiutarmi no, eh?
Col suo sguardo bovino, mi fissa.
Vista la mia natura principesca, se non fossi di fretta mi scatterebbe in automatico il Checazzotiguardi? ma ho fretta e quindi andasse a quel paese.
Ecco, ci andasse davvero. Invece rimane fermo lì.
E io con lui.
Gli faccio cenno che devo uscire. Nulla.
Suono il clacson. Nulla.
Mimo la mia uscita dal parcheggio. Nulla.
Faccio un balletto, lo capirà meglio?
Nulla, lui mi guarda e stop.
O è miope, o è scemo. O è un serial killer.
Mentre sto ponderando l’idea di scendere e rigargli la macchina, il genio ha un sussulto. C’è vita! Penso fiduciosa.
Errore ancora una volta: è il cellulare che suona.
Risponde, fa cenno di sì con la testa, si rimira nello specchietto.
E poi parte sgommando.
Vola via, verso chissà quali lidi.

Bella gioventù, direbbe mia nonna.
E pure io, che sono anziana ma non così tanto.
 
Forse l’Italia è un paese che non merita di salvarsi…

 

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28 giugno 2011 2 28 /06 /giugno /2011 07:48

…e allora lo dico pure io: George Clooney e Elisabetta Canalis si sono lasciati.
Oh!
In una estate un po’ triste, di quelle afflitte da problemi gravi e apparentemente insormontabili, questo gossip ai giornali ci voleva proprio per ridare aria a colonne di settimanali un po' asfittiche e fulgore alla pelle del buon Signorini. 
Cosa c’è di meglio che parlare della rottura tra il bellone di Hollywood (anche se a me non ha fatto mai impazzire, ma vabbè) e la velina nostrana?

Che poi, diciamocela tutta, chi c’ha mai creduto a questa storia?

Lui da anni oscilla tra la fama di playboy e le insinuazioni sulla sua omosessualità, lei non spiccica una parola di inglese. Che coppia mai sarebbero?
Eppure, anche se fossero (o fossero stati? Sarà definitiva la rottura?) ma saranno pure fattacci loro?
No, non lo sono.
Tanto più che il genio di Mario Giordano si accanisce con cattiveria su una Elisabetta “troppo tranquilla”, che non soffre abbastanza, massacrando i contorni offuscati di questa storia e cercando di spremerla fino al midollo.

Ecco allora che, riprendendo con livore il mood del 2010, tramite la super-acculturata trasmissione Bikini, inizia implacabile l’attacco. Che comprende la lettura di un immaginario contratto tra le parti, plausibile ma parto della fantasia del sig. Giordano. Contratto che sancisce la soluzione di svariati misteri esistenziali. Perché prenotavano sempre camere separate in hotel?
Perché lei c’era sempre a tutti gli eventi ufficiali?
Perché mai la lingua in bocca?
Domande scottanti, ma lui risposta potrebbe essere semplicemente: Georgino russa, alla Canalis piace il red carpet, non volevano esser volgari.
Ma no.
No, no, no.
E chi lo dice?
Mario Giordano.
Mario Giordano.
L’uomo con la voce più fastidiosa del mondo.
L’inventore di Lucignolo.
Chiacchiera lui.
Ah.
Vabbè.
 
Qual è la causa di tanto livore? Secondo Giordano la Canalis è rea di non fare nulla e di non saper fare nulla. E nonostante ciò si parla sempre di lei, è sui giornali e fa un sacco di soldi. E questo lui non lo può tollerare, da fine intellettuale ed autore di sì poco scosciate trasmissioni.
Non può tollerare l’ipostasi del nulla assoluto vestito Versace, questa meritocrazia della gnocca che per l’Italia è una assoluta novità.
Sì, infatti.
 
La novità è che con le sue doti non l’han fatta ministro…

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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