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31 dicembre 2008 3 31 /12 /dicembre /2008 16:34
Anche quest'anno è finito.
In un baleno, per certi aspetti. lento come un macigno che rotola per altri.

Buon anno, auguri, buon anno!
Non si sfugge nemmeno volendo a questo rito di passaggio.
Già dall'inizio di dicembre la domanda imperante è: cosa farai a Capodanno?
E guai a non avere una risposta adeguata, GUAI!!!
Eppure è una sera come tante.
O forse no.
Forse è davvero la serata più importante dell'anno.
Forse è una sera di speranze, in cui sognare un anno che esaudisca i nostri desideri.
Io, personalmente, ci conto.

Oggi è il giorno in cui buttiamo dalla finestra tutto quello che non c'è piaciuto dell'anno appena trascorso e ci stringiamo al cuore quello che c'ha regalato.
sempre poco, ci sembra, ma ne siamo davvero sicuri?
Mia nonna, facendo attenzione alla signora del piano di sotto, buttava sempre giù dalla finestra piatti sbeccati, orribili soprammobili e bomboniere irripetibili.
Tutta roba di cui si voleva sbarazzare in fretta e senza ripensamenti.
Io vorrei buttare giù dalla finestra i piccoli dolori, l'arroganza e la prosopopea delle persone che pensano di sapere tutto, la stupidità di chi non vede oltre il suo naso.


E voi? Sbizzarritevi e... AUGURI DI CUORE!


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17 dicembre 2008 3 17 /12 /dicembre /2008 16:17

Poco lontano dall’azienda in cui lavoro hanno aperto uno di quei mega capannoni destinati alla vendita di prodotti per la casa.
Una specie di outlet del detersivo, non so se mi spiego.
Comodo e conveniente, sembrerebbe da fuori.
E poi, è proprio sulla strada di casa...

Ovviamente, la casalingua che giace addormentata in me si è subito risvegliata in preda all’eccitazione più totale.
Come non andare subito immediatamente a vedere contanta meraviglia?
All’ingresso, adornato di palloncini per l’inaugurazione, c’è un ometto dall’aria triste e scura che suona la fisarmonica chiedendo l’elemosina.
Entro e subito la tristezza tipica da outlet mi assale. Giustamente si tratta di un capannone, ci sono scatoloni un po’ dappertutto e gli scaffali non sono curati. Ma il posto è fornitissimo, con 35 tipi diversi di detersivo per i piatti, un vasto assortimento di pasticche per la lavastoviglie ed una infinità di ammorbidenti di tutti i colori e profumi da lasciare di stucco Nonna Papera.
Bello, mi piace!
Ipnotico e commerciale quanto basta.
Ed i prezzi sono davvero convenienti!

Vagando per gli scaffali ne trovo uno fatto solo di tazzine e servizi da caffè o tè. Ed ecco che rimango folgorata da un bellissimo set di tazzine con tanto di zuccheriera e vassoietto decorato in tema.
Una sciccheria.
Coi girasoli.
Ah, io adoro i girasoli.
Farei follie per qualsiasi cosa decorata a girasoli.
Bellissimi i girasoli.
Li adoro proprio.

Volete farmi felice? Corteggiarmi? Niente rose, ma girasoli!
Guardo il prezzo: euro 6! Un affarone!
Ma come faccio? Ci sono solo quelle esposte!
Cerco una commessa allungando il collo come una giraffa.
Eccola, arriva!
Phoebe (tutta gasata): “Buonasera, mi scusi vorrei questo servizio da caffè
Commessa: “Guardi non so dove sta, dovrebbe essere qui sopra” e così dicendo con il dito mi indica la parte superiore dello scaffale, ingombra di centinaia e centinaia di scatoline tutte uguali se non per il codice a barre.
Phoebe: “E quindi?
Commessa: “E quindi questo non è il mio reparto e non so dove mettere le mani. Mi spiace
Phoebe (supplichevole): “Ma non posso nemmeno prendere quello esposto?
Commessa (con aria da pincher a cui è stata pestata la coda): “No, se le vuole ci deve ripassare
Con massimo scorno, maledicendo il santo protettore dei detersivi, me ne vado.

Testarda, dopo una settimana ripasso.
Le tazzine coi girasoli saranno MIE!
Parcheggio, passo velocemente a fianco dell’omino con la fisarmonica, mi dirigo diretta allo scaffale incriminato. Il set da caffè coi girasoli sta ancora lì. Aspettava me!!
Dietro il set esposto ci sono quelli inscatolati (non oso pensare al poveraccio che ha messo a posto) e ne prendo uno con orgoglio.
Ma mi accorgo che manca il prezzo sia sulla scatola che sullo scaffale.
Becco una commessa (diversa da quella della settimana scorsa) che mi possa illuminare.
Phoebe: “Mi scusi, una domanda
Commessa2: “Mi dica
Phoebe: “Ma quanto costa?
Commessa2: “Non c’è scritto?
Phoebe (infastidita): “Eh, no!
Commessa2: “Un attimo che glielo porto alla cassa, così faccio leggere il codice a barre
Nell’attesa mi crogiolo pensando alle meraviglie della tecnologia che rendono la nostra vita così bella e semplice. Una strisciatina e TACC!
Sorrido ancora quando torna la commessa.
Commessa2: “Mi dispiace, non glielo posso vendere. Non sappiamo il prezzo.”
Phoebe: “Eh???????”
Commessa2: ”E’ così mi spiace. Dobbiamo ricontrollare l’inventario
Phioebe: “Ma l’avevo visto una settimana fa, costava sei euro!”
Commessa2: “Guardi, non posso proprio. E se poi costa di meno lei ci fa causa?
Phoebe (guardandosi intorno per cercare le telecamere di un qualche show di scherzi): “Ma dice sul serio?
Commessa2: “Le sembra che abbia voglia di scherzare?” quindi gira sui tacchi e se ne va.
Sono allibita.
La mia mente per un attimo è attraversata dall’immagine di me che prendo a calci gli scaffali e faccio venir giù tutte queste stramaledette tazzine, ma la situazione mi sembra così surreale da farmi andare via ridendo a crepapelle. Risata isterica?
Mah, chi può dirlo.

Dopo una settimana, tignosa come un cane con la rabbia, mi ripresento lì.
VOGLIO LE TAZZINE COI GIRASOLI, CHIARO?
Oramai è una questione di principio, perdindirindina!!!
Arrivo con passo marziale, scavalco l’omino con l’organetto, attraverso i corridoi con sguardo truce, arrivo allo scaffale incriminato… e le tazzine non ci sono più.
Finite.
Svanite.
Ma @*###@@ ladra puttana!
Maremma tazzina!

Non ci credo!!!

E ora?
Come faccio?
Come vivo senza?

Uh, guarda… hanno appena aperto un negozio tutto a due euro…

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2 dicembre 2008 2 02 /12 /dicembre /2008 19:02

La Vodafone è uina grande compagnia.
Internazionale, eh, mi sta qui a pettinare le bambole!
E ha i migliori testimonial del mondo, una pubblicità martellante ma (quasi) mai irritante come l’herpes, nonché una serie di tariffe e servizi di tutto rispetto.
E poi prende anche all’inferno, anzi credo proprio che pure Belzebù lo usi.

Milioni di persone nel mondo usano Vodafone, ed è cosa buona è giusta.
E migliaia di persone in tutto il mondo ci lavorano con estrema soddisfazione e benemeriti risultati.

Ma allora perchè, vaffanculo Vodafone, nessuno è stato in grado negli ultimi sei mesi di prendere nota del mio cambio di coordinate bancarie su cui appoggiare l’addebito dell’abbonamento Internet?
E dopo tutto quello che ho passato per avere una connessione internet degna di questo nome ed adeguata almeno al 1998!! Cacchio!!!
Puntuale come la Tarsu, ogni due mesi uno zelante operatore Vodafone mi invia un sms informandomi che sono zozza, brutta e morosa.
E io, caprina come poche, mi faccio due ore di call center con quella musichina irritante in sottofondo che renderebbe emulo di Charles Manson anche san Francesco.
Senza considerare la ripetizione ossessiva dell’offerta del momento, in questo caso la festivissima Christmas Card che io non posso attivare. Ma questa è un’altra storia.

Andiamo per ordine.

Marzo 2008.
Il mio genitore maschio, spinto dal suo promotore finanziario decide di cambiare per l’ennesima volta banca manco fossimo Berlusconi. Al grido di “Papà, la prossima volta che ti viene una de’ste idee ti disconosco!” accetto di buon grado il cambiamento e mi avvio ad espletarne le pratiche relative. Tra cui, appunto, inviare un fax alla Vodafone con le nuove coordinate.
Tutto tace.
Silenzio assenso.
Archivio la faccenda riponendola accuratamente nel cestino del mio cervello.
Mai errore fu più grave.

Maggio 2008
Mi arriva un simpatico sms della Vodafone in cui mi dice che non pago.
Morosa!
Alzo le spalle, penso ad un disguido amministrativo, invio di nuovo il fax e archivio la questione.

Giugno 2008
Mi staccano internet.
Un sabato mattina in cui stavo scaricando l’ultimo cd di Allevi.
Maremma disconnessa ladra!!
Mi attacco al telefono e faccio conoscenza con il 42330, a cui risponde l’ufficio amministrativo della Vodafone e in cui presumo lavorino part-time molte passeggiatrici notturne.
Phoebe: “Guardi, ci deve essere un errore… io ho fatto un cambio di coordinate bancarie
Operatrice Vodafone: “Guardi, a me risulta il fax, ma non è stata effettuata la variazione
Phoebe: “Ah, bene. La può fare lei?
O.V.: “No
Phoebe: “Come no?????
O.V.: “Intanto paghi col bollettino, poi chieda alla sua banca.
Phoebe: “Ho già chiesto, è tutto a posto!!
O.V.: “No
Phoebe: “Ma come no!!
O.V.: “Ah, nel bollettino consideri anche la cauzione di € 50,00 per il passaggio alla modalità di pagamento con bonifico
Phoebe: “Ma io non l’ho mica chiesto, brutta @#@#@###@###%&#@!!!!!!
Pago il bollettino, parlo ancora con la banca e accendo un cero alla Madonna.

Agosto 2008
Mi staccano Internet.
Senza preavviso.
Faccio la fila al call center, immaginando di sgozzare Gattuso mentre la Blasi legata ed impotente assiste allo spettacolo.
Voglio far saltare per aria il call center della Vodafone.
Non me ne frega nulla se chi ci lavora è sottopagato, sfruttato e trattato male: pure io spesso mi sento così, ma non tratto nessuno in questo modo!
Insulto nuovamente la signorina del 42330 la cui intelligenza e prontezza assomiglia in maniera impressionante a quella di alcune mie colleghe.
Frustrata, dopo aver parlato 15 minuti con un muro dotato del più fastidio accento romano del mondo, mi rassegno al pagamento del bollettino e decido di fidarmi delle parole della signorina: il cambio verrà fatto subito dopo il pagamento.

Dicembre 2008
Sbagliavo.
Mi staccano ancora la connessione.
Sono esasperata. Stufa. Mi arrendo. Che devo fare???? Pietà.
Piegata nell’animo, distrutta nella volontà e pronta a pagare ancora col bollettino chiamo ancora il 42330.
Dopo 15 minuti di insopportabile jingle mi risponde un ragazzo.
Spiego sommariamente la questione, con un tono di voce a metà tra il divertito e lo sfinito.
Operatore: “Guardi, non si può fare nulla… manca l’ok della sua banca
Phoebe: “Ma mi dicono che è tutto a posto!! Mi aiuti, che devo fare…
O.V.: “Ah, ma vedo che lei vive sul Trasimeno!”
Phoebe (pensando “Evviva la privacy!!!”: “Ehm, sì. Non piglia nessun altro a parte la Vodafone, sennò mica stavo qui!!
O.V.: “La mia ragazza è di XXXXXXXXXX, son due anni che faccio il pendolare da Roma!
Phoebe (distratta dal gossip e dimentica del suo problema): “UH!!! Ma che carini!!! Ma allora è vero che i maschi umbri non li vogliamo!!
O.V.: “Eh, bèh. Duro far avanti e indietro tutti i fine settimana, ma per amore…
Phoebe: “XXXXXXXXXXX è proprio dall’altra parte del lago, magari ci conosciamo pure!!
O.V.:”Guarda, facciamo così. Sistemo la cosa e non ne parliamo più. Facciamo il cambio, ti ripristino la connessione e restituisco la cauzione, ok?
Phoebe. “Meraviglioso!!! Ti offro tre torte al testo la prossima volta che vieni!!
O.V.:"Ci conto!!"
In due secondi la linea torna.
Problema risolto.

Ma quant’è piccolo il mondo…

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21 novembre 2008 5 21 /11 /novembre /2008 00:28
All'Università li vedevi con il libro sotto il braccio, il maglioncino Ralph Lauren immancabile come una divisa ed il capello gonfio da ravviare ogni tanto con un gesto fluido della mano.
Sempre lindi e pinti, li trovavi a chiacchierare tra di loro vicino alle panchine, attenti a dare i voti al mondo circostante.
Raramente rivolgevano la parola a chi no era come loro, e quando lo facevano era solo per distribuire volantini.
Erano loro, quelli di Forza Nuova.

Per lo più ricchi figli di papà o wannabe frustrati, organizzavano riunioni e comitati sentendosi esseri superiori.
Capirete come io, che facevo ripetizioni tutti i giorni ai bambini per mantenermi e mi atteggiavo chiaramente da comunista mangiabambini poco avevo a che spartire con loro.

Ma, con mio grande stupore uno iniziò a corteggiarmi. Io, che ne ero l'antitesi e che ho sempre pensato che solo dei deficienti potessero comprare un maglione identico a mille altri e pagarlo una cifra esorbitante solo per un simbolino.
Diciamocelo, Ralph Lauren mi è sempre stato in culo. Per curiosità ci uscii, in fondo era un bel ragazzo.
Con disappunto scoprii che non era solo noioso ed irritante: aveva anche il micropisello.
Non è sempre oro ciò che luccica, spesso è solo ben lucidato.

Ma questa è un'altra storia, che mi porta però a  l'altra sera quando senza sorpresa ho scoperto che i geni che hanno inviato bambole insanguinate ad alcuni giornali altro non sono che fratelli siciliani di quei geni che bazzicavano l'Università.

Perché questo scherzo macabro? Per protestare sulla legge 194, la legge che nel 1978 mise fine agli orrori degli aborti clandestini regolamentando l'interruzione di gravidanza.
Bambole insanguinate con un biglietto "Avete provato orrore e sconcerto nell'aprire questo pacco? Vi ha turbato la vista di un bambolotto fatto a pezzi, deformato e imbrattato di sangue e frattaglie di animale (regolarmente acquistati in macelleria)? Ve lo abbiamo spedito proprio per risvegliare in voi simili indignate sensazioni. Vogliamo ricordarvi che - nel caso lo aveste dimenticato - ormai da trent'anni, in Italia l'aborto 'legale' riserva la stessa sorte del bambolotto a 5 milioni di vittime innocenti fatte a pezzi nel ventre della madre. Siamo di fronte a un genocidio legalizzato! Abrogare la 194! Fermare la strage di innocenti!"

A parte il gesto orribile, giustificato da una serie delirante di cazzate, gratuito e francamente idiota io mi domando: perché a protestare ed indignarsi sono sempre (o quasi) uomini?
Da Ferrara ai due geni che hanno confezionato questi eleganti pacchi dono, nessuno di quelli che si sono erti a difensori della moralità era dotato di utero ed ovaie. ma io tengo mai trattati sulla prostata? E allora perché volete comandare sulle mie ovaie??

Oppure si tratta di gente che si guarderebbe bene dal riconoscere un eventuale figlio naturale, pena scomunica immediata. Non che non lo facciano ovviamente, il mio prete quan'ero bambina aveva una figlia della mia età e tutti sapevano.
Ma i religiosi, bèh, loro dall'altare a sparare sentenze senza conoscere l'argomento di cui si parla sono abituati, gli viene spontaneo.

Perché?
Senza tirare fuori slogan femministi degli anni'70 che oramai suonano obsoleti, mi domando perché siano sempre uomini ad affermare il equivalenza tra aborto ed omicidio, immaginando le donne come sciocche scrofe che non hanno discernimento alcuno o come fredde incubatrici.
Secondo loro è facile abortire?
E' facile prendere questo genere di decisioni?
Maturare la netta consapevolezza di non poter far altrimenti pensano che non lasci segni?
Chi dà a questa gente la spocchia per mettersi in cattedra e giudicare sui sentimenti ed i dolori della gente?

Con questo non voglio farmi portabandiera dell'aborto, né dire io lo farei. Nelle cose, diceva mia nonna, bisogna trovarcisi.
Ma la legge 194 per quanto possa essere imperfetta è una conquista per tutte le donne, una libertà imprescindibile, una tutela necessaria.
E a chi chiacchiera a vanvera di crimini contro l'umanità, ricorderei prima di tutto quelli commessi in nome delle idee politiche che vanno sbandierando con tanta supponenza.

Scusate, ma mi girano le ovaie...

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13 novembre 2008 4 13 /11 /novembre /2008 10:45

C’è la crisi.
C’è la crisi, è esplosa all’improvviso e ci ha stretto lo stomaco in una morsa d’acciaio.

C’è la crisi e nessuno fino a ieri se lo aspettava, anche se gli stipendi dalla conversione in euro ad oggi non sono mai aumentati e se lo facevi notare eri un ingordo comunista mangiabambini.

C’è la crisi ed i negozi sono pieni di gente che gira e rigira, ma non compra nulla. O comunque compra meno, non butta più. E chi se lo può permettere? Guarda, prende un oggetto in mano  e pensa “Ma questo mi serve davvero?”. E poi lo riappoggia sullo scaffale, un po’ come faceva mia nonna al mercato, quando il consumismo era un neologismo senza significato, i soldi erano davvero pochi e ancora ci si ricordava bene della fame e dei crampi allo stomaco.

C’è la crisi ed i negozi che vendono una maglietta a mezze maniche al prezzo di un cappotto di cachemire si sono svuotati all’improvviso, mentre tutti gli altri mettono fuori cartelli di vendite promozionali motivate nelle maniere più fantasiose, dal rinnovo locali, al compleanno del proprietario, ma in realtà è solo un modo come un altro di anticipare i saldi.

C’è la crisi, la bolla finanziaria è scoppiata e nessuno ha vigilato su qualcosa di diverso che sui propri guadagni. Enti pubblici, società di rating, Ministeri assortiti di varie nazionalità. La colpa è di tutti, ma alla fine non è di nessuno.

C’è la crisi e tutti la vediamo all’improvviso. Tiriamo la cinghia come se tutto fosse cambiato nell’arco di una notte, ci sentiamo in guerra, non ci fidiamo più di nessuno. Il nemico è alle porte ed è sempre più spesso identificato con il diverso da noi. Che vogliono ‘sti cinesi? Ma quanti so?  Ed i rumeni? Tutti ladri! Sono tutti lì a portarci via lavori che non vogliamo (o non volevamo?) fare più. Il manovale, la badante, l’operaio, il facchino. Vivono vicino a noi e all’improvviso ci fanno paura: sono loro che vogliono portarci via il benessere?

C’è la crisi, il pasticcio di Alitalia, i tagli all’istruzione. Nessuna novità, se non ci fosse la crisi.

C’è la crisi, dicono i giornali. Lo battono e lo ribattono, numeri su numeri, allarme dietro allarme. L’economia è al collasso, l’ambiente si ribella, la fine del mondo incombe. Ma sarà proprio vero? Il nostro amato premier sorride, quindi così nera non potrà essere.

A parte l’ironia, la crisi c’è e si vede. Le aziende chiudono o producono di meno, la sfiducia della gente è palpabile.
Forse è perché quel consumismo esasperato che gli anni ‘80 e ’90 ci hanno insegnato con tanto amore è finito. Non possiamo comprare più un paio di scarpe alla settimana, se il televisore si guasta invece di buttarlo e prenderne un altro dobbiamo per lo meno provare ad aggiustarlo.
E forse, dico forse, il disprezzo con cui abbiamo ammucchiato cose inutili per anni, stipandole in armadi sempre più stracolmi dovrebbe insegnarci qualcosa di più. 

O magari ha ragione John Titor.
Ci preoccupiamo troppo, tanto nel 2012 inizierà comunque una nuova era fondata sulla riscoperta dei valori veri e sull’amore. Sempre che sopravviviate ad una guerra nucleare.

O che non arrivi la fine del mondo come dicevano i sacerdoti Maya…

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31 ottobre 2008 5 31 /10 /ottobre /2008 11:56

In un periodo in cui tutti danno addosso al Ministro per la Pubblica Istruzione (che grazie al D.Lgs. 133/08 di pubblica oramai ha ben poco), voglio evitare di infierire sulla povera Mariastella Gelmini (già resa santa subito da una imitazione della Cortellesi che resterà nella storia) per concentrarmi sul mio ideale perfetto di figa di legno: Mara Carfagna.

La simpatica ex-valletta rinnegata non gradisce parlare del proprio passato, come fosse un’onta e un peccato da espiare.
Si vede che lei ne deve aver combinate una gran quantità per finire in TV, perché io nel fare la valletta non ci vedo nulla di male se non quello di voler aderire per forza allo stereotipo velina-scema.
Che poi spesso è vero, ma nemmeno tanto.
Ad esempio, tra le veline intelligenti ricordiamo… ehm… ricordiamo…
Vabbè, ora mi verrà in mente.
Ma non è questo il punto.

Maria Rosaria Carfagna, in arte Mara, comincia la sua carriera televisiva con Miss Italia, proseguendo con esperienza da conduttrice accanto a Magalli e Mengacci, nonché a vallettame vario.
Era una ragazza carina e un po’ sciapa, ma sicuramente sorridente e dai capelli vaporosi. E abbastanza gnocca e prosperosa da finire svestita sulle pagine di giornali prettamente maschili.

Poi, dal 2006, la lenta ed inesorabile metamorfosi. Da valletta a politicante, la lenta ed inesorabile crisi. Via i capelli vaporosi, via i push-up ed i vestiti alla moda, sostituiti da inguardabili tailleurini modello Santa Maria Goretti in giornata angosciata e da un fisico in odore di anoressia.

Io capisco che frequentare il PdL mette una certa tristezza, ma figlia cara questo non ti autorizza a vestirti, pettinarti e truccarti come la Monaca di Monza in uscita straordinaria dal convento delle Pie Addolorate Murate Vive!!
Pallida, col muso aguzzo ed il capello corto corto appiccicato in testa, forse pensa di poter così espiare il pompino (o più di uno?) fatto a Berlusconi per averla salvata da una vita di stenti come prezzemolina TV ed averla portata in salvo nelle accoglienti e calde stanze del PdL prima come deputata, poi da quell’infausto 8 maggio 2008 (io l’ho sempre detto che l’8 è un numero inquietante, e secondo me la pensa così anche Giacobbo), Ministro per le Pari Opportunità.
Cosa che ha sollevato non poche perplessità e viaggi a Casablanca per cambiare sesso da parte di molte donne, schifate dall’essere rappresentate da cotanta ignoranza sterile e conclamata.

Da brava bambina ubbidiente ai dettami dell’ipocrisia cristiana, la Mara ha pensato bene di eliminare qualsiasi proposta di avanzamento sociale in Italia, già arretrata rispetto a qualsiasi paese europeo compresa la Bulgaria e la Lettonia (con tutto il rispetto, eh!).
Pacs: ma per carità!!! Così si riconoscono le unioni gay! Poco importa se le coppie gay saranno (invento) meno del 10%. Sacrifichiamo tutti gli altri!!! E poi, se non ci sono più matrimoni, non ci saranno più divorzi ed il Vaticano come può guadagnare sulle Sentenza della Sacra Rota?
Parità uomo/donna: già fatto! Come già fatto! Sì, già è così, e se non ve ne siete accorti siete comunisti!

Potrei ravanare all’infinito tra le sue infinite perle (non solo quelle che porta al collo per fare la lady ripulita) tra tutti gli argomenti socialmente rilevanti, ma risulterei odiosa e pure invidiosa quindi mi astengo. E poi, a dire la verità, mi innervosisce.

Che poi, diciamolo, povero Silvio!
Era certo di aver fatto un buon affare: bella, gnocca, disponibile e burattinabile a piacere e ora si ritrova tra le mani ‘sta cosetta avvizzita e secca, allegra come la Dolce Euchessina. Molto meglio la Veronica, scusate. Sono delusioni che segnano queste, altro che la crisi finanziaria!
Poveraccio, mi dispiace davvero.

Che poi lui in cuor suo l’ha sempre saputo…
Doveva far candidare Aida Yespica!

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30 ottobre 2008 4 30 /10 /ottobre /2008 22:17
Location: specchio comune dello spogliatoio della palestra.
Attori: Phoebe, amica di Phoebe, varie ed eventuali.

Episodio 1

Phoebe si asciuga i capelli dopo la lezione di heat program col phon così alto da simulare l’uragano Katrina, riflettendo sui massimi sistemi e su che cosa preparare per cena quando all’improvviso una sconosciuta richiama la sua attenzione.
Vocina: “Scusi!!
Phoebe spegne il tornado e osserva la sconosciuta. Avrà sì e no 15 anni, pantaloni bassi e felpetta con le stelle. Ed i capelli fradici.
Ragazzina: “Mi scusi, sa come funziona il phon?” mi chiede indicando il phon attaccato alla parete.
Phoebe. “Ecco qui, basta tirare
Nonostante la felpa con le stelline, la ragazzina capisce al volo ed inizia ad asciugarsi i capelli.
Passano due minuti d’orologio e la ragazzina mi chiede ancora: “Che ne dice, potrò uscire così?
I capelli non le gocciolano più, ma sono ancora fradici.
Da malata cronica di cervicale Phoebe inorridisce: “Ma sei matta? Così ti becchi un accidenti!!
La ragazzina fa spallucce e riprende ad asciugarsi i capelli.
Terminata l’operazione prende la sacca ed esce, non prima di aver inanellato un “Arrivederci e grazie” molto educato e gentile.
Poi dicono che i ragazzini d’oggi sono maleducati.
In realtà sono educatissimi, di danno pure del lei...
Solo che a 32 anni già ti considerano alla stregua della mamma.
O della nonna…
Ovviamente ho dovuto sfogare la depressione con due chili di gelato ingurgitati durante la visione di un film tratto da un libro scelto a caso di Federico Moccia.

Episodio 2

Phoebe si pettina i capelli e ripassa il trucco.
Accanto a lei arrivano due tipe che conosce di vista da anni senza aver voglia di approfondire ulteriormente. Sono colleghe, Phoebe lo sa, ma hanno anche la puzza sotto il naso. Nonostante questo si ritrova, senza scelta, ad ascoltare le loro chiacchiere.
Spocchiosa1: “AHHHH! Ma lo sai chi ho incontrato l’altra sera al ristorante?
Spocchiosa2:”Chi, chi?
S1:”Francesco Arca!!!”
S2:”Ma dai?"
S1:" Con quel sopracciglio tagliato mi fa un sesso!!"
S2: "Pure a meeeee! E com'era? Era bello??"
S1: “Sìsìsìsì, era al ristorante con quella insignificante della Chiatti
Phoebe si spazzola forte i capelli.
S2: “Ma ancora stanno insieme?
S1:”Già, pare. E ho visto pure un programma in Tv in cui diceva che lei è dolcissima e meravigliosa. Un amore di donna, insomma.”
S2: “Sèèèèèèè! Con quella faccia da mignotta!!
Phoebe si spazzola i capelli sempre più forte, rischiando violentemente di arrivare al punto di rottura.
S1: ”Ahahahahahh! Si vede proprio come c’è arrivata lì!” 
Phoebe sbatte la spazzola sul mobile dello specchio, dissimulandone lo scivolamento involontario.
S2: “Sì, con la bocca!!!!!
Conseguente sganasciamento delle due spocchiose.
Vista da lontano la scena, si avvicina l’amica di Phoebe per rifarsi il trucco: “Quando hai detto che viene a casa tua a cena la Chiatti?
Fine delle risate, sguardi annichiliti tra le due, recupero del beauty e fuga a gambe levate.
Sono fiera di me, una volta avrei infilato ad entrambe la spazzola dove dico io.
E con tutti quei dentini, credo che la spazzola faccia discretamente male…

Episodio 3

Phoebe si riveste dopo la doccia.
La giornata è stata dura, e per stemperare la tensione si è concessa anche un breve  giro nella vasca idromassaggio. Si trova quindi in fase molto relax e con l’immagine del letto già stampata sulle pupille.
Entra nello spogliatoio il classico esempio della sgallettata bionda. Entra ciarlando da sola ed utilizzando un numero di decibel sufficienti ad incriccare un bicchiere di cristallo.
Sgallettata (parlando al vento): “Ah, sìsì, mi devo sbrigare che stasera vado al cinema!”
Silenzio. La disgraziata sceglie di voltarsi verso Phoebe che si vede costretta a dire: “Ah, sì?” mentre sta pensando: ma 'sti cazzi?
Sgalletatta: “Sì, solo donne, sai.”
Phoebe: “Ah
Sgallettata: “Andiamo a vedere VOMEN
Phoebe:”
Sgalletatta: “Ma sì, quello dove sono tutte donne!!!
Phoebe: “Ahhh! Women!!” (ndr. pron. wimin)
Sgallettata: “E io che ho detto VOMEN! VOMEN!
Phoebe con tutti brividi sulla schiena: “Ma veramente…
Sgallettata: “Speriamo che non sia troppo complicato, che stasera proprio non c’ho cervello”.
Phoebe: "Eh, speriamo!!"
No comment.

L’umanità, in fondo,  è bella perché è varia.

O avariata, scegliete voi…

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29 ottobre 2008 3 29 /10 /ottobre /2008 12:09

Uscendo in pausa pranzo, la mia attenzione è stata subito attirata da una serie di vistosi volantini appesi a tutti i lampioni e segnali stradali intorno al centro commerciale.
Al centro del volantino, una sgargiante scritta rossa che rifulgeva nel grigio piovigginoso di una giornata d’autunno qualsiasi. Rallento vicino ad una campana della raccolta vetro rivestita di volantini.
La scritta rossa recita “TI AMO” e riempie i due terzi del foglio.

Nonostante la pioggia, la curiosità è troppo forte e scendo per leggere meglio.
Sotto la scritta “TI AMO” in rosso vermiglio c’è scritto: “Ho fatto 552 km per venirti a guardare negli occhi e per portarti la brezza nel cuore”.

Ah.
Moccia a questo gli fa un baffo.

Dopo un attimo di comprensibile smarrimento dovuto alla poetica del volantino non proprio in endecasillabi sciolti, la mia fantasia ha iniziato a galoppare.

Prima di tutto, come il buon Grissom insegna, bisogna analizzare i dati certi di cui si è in possesso:
- è certamente opera di un uomo, di cultura medio bassa o con una fantasia inesistente (vista la frase…)
- i volantini si trovano solo ed esclusivamente intorno al sopraccitato centro commerciale, quindi la persona a cui è rivolto certamente lavora lì. Tuttavia, trattandosi di un centro che ospita un grande albergo, diverse attività commerciali, studi medici, un ente di formazione, la redazione di un giornale e altre cosette assortite non mi pare restringa il campo d’azione in maniera rilevante.
- 552 km non sono uno scherzo, ad occhio e croce da Perugina direi che potrebbe trattarsi di Milano o affini, anche se un milanese a fare ‘ste cose mica ce lo vedo tanto.
- Nessuno sembra sapere nulla. Camerieri del bare  commessi vari sembrano cadere dalle nuvole. Reticenti? Oppure si tratta di un segreto ben custodito?

Ora, capirete come la mia fantasia si possa essere scatenata. La mia mente perfettamente squilibrata ha elaborato le seguenti teorie:

1) Trattasi, ovviamente, di amore a distanza che ha subito l’onta delle corna.
Pertanto lei, una volta certa del tradimento, l’ha mandato a remare. Lui, resosi conto della immane cazzata fatta, pensa di poter recuperare con una dimostrazione plateale del suo amore. Ed essendo Stranamore ed il suo pulmino riparatore oramai troppo anni ’90 e quindi palesemente fuori moda, s’è adattato.
Caro mio, mi spiace dirtelo… queste sono cose che non funzionano mai!
Era meglio se tii presentavi sotto casa di lei con addosso il cilicio e scalzo, ma con in mano un mazzo di rose rosse.

2) Vacanza classica a Formentera d’agosto.
Lei, in vacanza con le amiche, conosce lui. Sole, mare, trullallà. Insomma, nasce l’ammmòre, che come spesso in questi casi termina nel momento stesso in cui l’aereo atterra in Italia. Lei inizia a negarsi al telefono, si mostra sempre super impegnata, scappa. Ma lui non s’arrende.
E lei si nasconde dentro enormi felpe con cappuccio.

3) Moglie di mezz’età, lavoro statale, vita piatta. Chatta una volta per curiosità e scopre un mondo. Per un periodo ci passa le notti con lo pseudonimo signorile di “Gattina arrapata” e si diverte un mondo, non pensando che questo possa intaccare in alcun modo la sua vita vera.
Rimorchia uno pseudo principe azzurro che a prima vista sembra un lord ma poi, innamorato di lei o semplicemente infoiato perso, inizia a darle la caccia arrivando a gesti estremi. Come questo.

E voi?
Che ne pensate?
Come staranno davvero le cose?

Accettasi alternative alle mie indagini…

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24 ottobre 2008 5 24 /10 /ottobre /2008 11:20

Strascicando i piedi dopo la lezione di pilates, mi appresto ad attraversare il parcheggio per raggiungere la mia scattante 206 grigio Islanda.
C’ho il passo più stravolto del mondo, un po’ perché sono carica come Babbo Natale al momento della partenza dal Polo Nord la notte della vigilia, un po’ perché un’ora di pilates mi stanca come scalare l’Everest senza sherpa e con il raffreddore da fieno in fase acuta.
Non vedo l’ora di arrivare a casa e buttarmi diretta a letto guardando le puntate di "Cold Case" che mi sono registrata sabato, quando, alla luce dei lampioni del parcheggio, la vedo.

La mia macchinina.
Lì, raminga.
Con una ammaccatura sopra la ruota sinistra.
Non una ammaccatura qualunque, una stratosfericamente grande.

Mi avvicino di corsa buttando la sacca della palestra a terra e toccando l’ammaccatura per controllare che non sia solo uno scherzo farlocco della luce riflessa dal lampione.
Niente, è proprio una bozza.

Ma che sfiga!!!!
Cado in ginocchio in preda alla frustrazione totale.

Ma porco cazzo, no.
Maremma scatenata!
Ma no!
Mondo diavolo!
Governo ladro!!!
Ma vaffanculo!
NOOOOO!
NOOOOOOOOOOOO!!!!

Poi, nella disperazione, un lampo di genio: forse mi hanno lasciato un bigliettino sotto il tergicristallo! In fondo, mi è già capitato, proprio in quel parcheggio!
Sì, sì, sicuramente è così! Ancora c’è chi è di animo giusto e generoso, che pensa agli altri ed ha il senso della correttezza.
L’umanità non può essere tutta marcia!!!
Mi alzo speranzosa ed esploro prima il lunotto posteriore.
Niente.
Passo poi davanti, certa di trovare prova tangibili della bontà umana.
Nulla.

Bestia ladra.
Porcaccia la miseria zozza.
Maremma ammaccata!

E ora chi glielo dice a mio padre che sostiene da sempre la mia allegria nel parcheggio?

Sconfortata alzo gli occhi al cielo, ma nel fare questo mi cadono gli occhi sul serpentello verde fosforescente molto molto trash arrotolato allo specchietto retrovisore della macchina.
Che, decisamente, non è mio.

La mia macchina giace immota e tranquilla tre metri più giù, affiancata alla sorellina ferita.
Entrambe grigio Islanda.
Un ragazzo in fondo al parcheggio mi guarda con tre punti interrogativi sulla testa.

La prossima macchina la voglio gialla a pallini rossi, così non mi sbaglio…

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20 ottobre 2008 1 20 /10 /ottobre /2008 12:56

Lunedì mattina.

Occhi ricoperti per un 75% da palpebre che sembrano di piombo, sbadiglio incipiente, desiderio di una influenza moderata ma accettabile che spinga a restare a letto in malattia fino a giovedì.
Greatest hits degli Abba a manetta nell’autoradio, sperando di risvegliare con il ritmo anni ’80 almeno un paio di neuroni a caso.
Insomma, un lunedì mattina come tanti.
Quando svoltando alla rotonda più incasinata del mondo e buttando l’occhio alle macchine allineate nell’altro senso di marcia disposte in una fila disperata, lo vedo.
E’ proprio lui, ne sono certa.

Il mio professore di tecnica delle medie.

Il terribile Torchia, un nome una garanzia.
Di terrore, chiaramente.
Identico a quasi 20 anni fa, dentro un’Audi chiara, il terrore di ogni ragazzino delle scuole medie del mio paese.

All’epoca c’erano ancora due professori per Educazione Tecnica, un uomo e una donna. Lei, di cui poco mi ricordo, era una signora sulla cinquantina (e per questo da noi considerata irrimediabilmente vecchia) sciantosa come una diva degli anni ’50. Sempre con rossetto rosso e messa in piega da paura, l’inverno si acciambellava in cattedra con una voluminosa pelliccia da cui non usciva nemmeno se giravamo il calorifero al massimo.
Lui, il professor Torchia, terribile vicepreside dai poteri illimitati, incarnava per noi studenti l’icona dell’agente delle SS inflessibile e dagli occhi di ghiaccio.
Completo grigio, capelli castano chiaro col riporto immancabile, alto come una montagna e espressione perennemente indagatoria, parlava poco ma la sua voce faceva tremare anche gli altri professori che commettevano l’errore di contraddirlo.

Quando interrogava anche le mosche smettevano di ronzare ed il vento di soffiare. Noi studenti non respiravamo nemmeno per la paura di far rumore (non vi dico che dramma se si era raffreddati…).
Il professore si aggirava tra i banchi in posizione eretta, mani allacciate dietro la schiena, e selezionava l’infausta vittima.
Quest’ultima si alzava in piedi e doveva rispondere ad un fuoco di fila di domande sulle materie prime o sulle strutture delle case, oppure su come si tesse un ordito o sulla differenza tra congelazione e surgelazione. Se sbagliava ed era maschio si beccava un ceffone da antologia, altrimenti poteva ricominciare a respirare.
Se sbagliava ed era femmina il ceffone lo prendeva il compagno di banco maschio, ché le donne non si toccano nemmeno con un fiore e questo è risaputo.
Ovviamente, se eri femmina e somara non trovavi uno straccio di compagno di banco maschio manco se eri Miss Italia.

Severo ed tirato, se attraversava i corridoi tutti rimanevano immobili a guardarsi le scarpe. Anche il più saccente e teppista della scuola si rannicchiava in un angolo nel terrore del suo sguardo gelido.

Esemplare resta negli annali della mia scuola media la sua reazione ad una mancanza di rispetto della ragazza più popolare e carina della scuola (che culo, era in classe mia!). Osò rispondergli in malo modo e lui la invitò ad accompagnarlo dal Preside. Ad un suo sferzante NO, la prese per un braccio. Lei oppose resistenza, iniziando a piangere. E lui, implacabile, la trascinò letteralmente dal suo superiore nonostante lacrime, sceneggiata e tentativo di attaccarsi ai termosifoni. Nonostante gli schiamazzi di lei, non un solo studente si mosse e si affacciò a vedere l’accaduto.

Sono passati ben venti anni, ma per me ancora Torchia è sinonimo di disciplina e ordine, di rispetto dell’autorità. Cosa in cui, dalle superiori in poi, non sono mai stata brava, ma di cui la stragrande maggioranza dei ragazzini spocchiosi e ignoranti di oggi avrebbe un gran bisogno.
E così due mesi fa, al bancone del PAM quando l’ho visto a fianco a me nel suo stesso completo grigio, praticamente identico, intento a scrutare il capocollo con quegli identici occhi celeste ho fatto quello che dovevo.
E cioè sono rimasta immobile  guardarmi le scarpe, pregando Dio di non essere riconosciuta.
E così è stato, anche perché se mi avesse riconosciuta come la ragazzina sfigata con le trecce e i capelli lisci come spaghetti scotti mi sarei data fuoco dentro al PAM, giuro.

Ah, buon lunedì eh!

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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