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11 maggio 2016 3 11 /05 /maggio /2016 08:00

Lavoro vicino ad un nuovo ed abbastanza grande centro commerciale, dotato di sushi e supermercato e per questo da me abbastanza frequentato in pausa pranzo.

Entrando nel supermercato per fare la spesa, oggi non ho potuto non notare un bambino, di poco più piccolo di Emma, seduto nel carrello e intento a piangere con la disperazione e la metodicità tipica di chi è disperato in un modo così grave da oltrepassare il punto di non ritorno. Tipo Emma quando le comunico che è finita la cioccolata, per dire.

Ok, non mi dà fastidio” penso tra me e me. I bambini si sa, fanno casino, ma non danno (quasi) mai davvero fastidio.

Solo che la sirena che è allocata nella bocca della creatura ha deciso di non spegnersi né dopo 5, né dopo 10 minuti. Nemmeno dopo 15. I genitori, entrambi presenti, tranquilli fanno la spesa come fossero alieni. O sordi. Forse sordi ci sono diventati, ora che ci penso. 
E nonostante il supermercato sia molto grande, rieccheggia delle urla disperate del bambino, inconsolabili ed altissime.

Passa il tempo e lui continua a piangere, livido in volto, senza che uno dei due genitori se ne avveda o prenda provvedimenti., 

Mentre inizio a credere di assere vittima di una candid camera anni '80, mi ritrovo ad avere una crisi d'ansia. Che farà Emma? Starà bene? Oddio, non ce la faccio più a sentirlo piangere... Ma come faranno i suoi genitori a rimanere così distaccati?

Persa nel mio mare d'ansia e tachicardia arrivo alla cassa, dove il solito ciarlare dei clienti è ridotto al silenzio. Sopra di esso, lui che piange disperato e acuto. 
"Oddio" esordisce un uomo in fila davanti a me "non mi ricordo manco quello che dovevo comprare... questo pianto dirotto mi sta uccidendo i nervi!"
"Pure io. Mi sto sentendo male. Ora vado lì e lo prendo in braccio io." propone una ragazza.
"E' che a quest'ora i bambini devono dormire, non andare in giro" redarguisce una anziana signora.
"Già, le esigenze dei piccoli prima di tutti!"
Tutti annuiscono, ma questa nostra mutua intesa col pargolo non arriva a confortarlo, visto che il pianto è sempre più forte. 

Pago e me ne vado mentre il pianto rieccheggia ancora tra gli alti soffitti del centro commerciale. Me ne vado chiedendomi dove finisca la necessità di imporre l'educazione e cominci il menefreghismo verso gli altri.

Intanto, grazie mille per la boccata d'ansia.

 

 

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5 maggio 2016 4 05 /05 /maggio /2016 08:00

Io ed Emma in macchina, in uno dei nostri momenti privati di chiacchiere, a dimopstrazione che io non imparo mai a star zitta
- Emma, amore, lo vogliamo prendere un gattino per casa nostra?
- Sì! Pitto, pitto! (trad. Piccolo, piccolo!)
- E come lo vuoi chiamare?
- ROCCO!
- No, amore, Rocco è il gatto della nonna, ci vuole un nome diverso. Tu pensaci, ok?
- Ah, ah.
- E gli darai da mangiare?
- Sì!!! La pappa!!!
- E gli farai le coccole?
- Sìììì, cocca cocca.
- E lo farai dormire nel tuo letto?
- NO! LETTO MIO!!!!!
- E chi ci dorme nel tuo letto?
- Emma!
- E la mamma?
- Sì, ma poto poto. 

Ecco, no. Per dire, la generosità di una bimba. Della serie addormentami e poi sciacquati dalle balle.

- E di che colore lo vuoi? Grigio come Rocco?
- Nooooooo.
- Allora come, rosso?
- Sì. No, rosso no. VERDE.

A posto.

 

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4 aprile 2016 1 04 /04 /aprile /2016 08:00

Da quando Emma non è stata bene causa Coxsackie virus, ha preso la simpatica abitudine di farsi dare il biberon la mattina per colazione e la sera prima di andare a letto da "pitta" e cioè come quando era piccola.
In braccio.
Con la mamma che le dà il biberon. 
A dire il vero è una cosa che ho inventato io per farla bere il più possibile quando la bocca le faceva molto male. In pratica mi siedo sul divano e la prendo come quando la allattavo e le do il biberon.

Giusto stamattina eravamo in quella posizione e lei trincava allegramente mentre io, sentimentale, le raccontavo di quando era così piccola che prendeva solo il latte dalla mamma, e che era tanto cresciuta, così tanto che in braccio alla mamma non ci stava più e le avanzavano tutte le gambe.
Lei mi ascoltava, più per passatempo mentre beveva che per vero interesse, fino a quando le ho posto la classica domanda che non si deve mai fare: "Cucciolo mio, di chi sei l'amore? Vero che sei l'amore della mamma?". 
L'infame frutto del mio ventre senza smettere di ciucciare e mi fa NO con la testa.
Io insisto: "No? E allora di chi sei l'amore?"
Si toglie il biberon dalla bocca e mi guarda: "Del nonno!"
A posto!

Si rimette il biberon in bocca e continua placida fino alla fine, con buona pace della sua genitrice.

Sono grosse soddisfazioni…

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29 marzo 2016 2 29 /03 /marzo /2016 19:00

Ho avuto l'influenza.
Ho avuto l'influenza e non ero affatto preparata, sia dal punto di vista fisico sia da quello mentale, caratterizzato dall'impossibilità di gestire Emma da sola con 39 e oltre di febbre.

Non ero preparata a giorni di oblio, in cui vedere la televisione sembrava un passatempo difficilissimo e concentrarsi la più difficile delle attività.

Giorni in cui, per massima sfiga, ero pure sola perché l'Amoremio era lontano per lavoro. 

Giorni in cui un bronzo in plastica smaltata a grandezza naturale per i miei genitori è, checchè ne dica il sig. Volpe, comunque troppo poco se paragonato alla pazienza innaturale con cui mi hanno sopportato.  

E' arrivata l'influenza e mi ha atterrata, consentendomi di apprezzare l'alta qualità della televisione in Italia, di drogarmi di Real Time e di scoprire che esistono davvero tantissimi programmi televisivi di cui ignoravo completamente l'esistenza. Tipo che c'è una famiglia negli USA con 19 figli, tutti bellissimi. DICIANNOVE. Hanno pure tempo per un blog.  
E poi c'è Il nostro piccolo grande amore che parla di una famiglia speciale, diciamo bassa e delle loro difficoltà ad adottare dei figli e nel quotidiano. Ma lo sapete che ci sono un sacco di programmi che raccontano la storia di nani nella vita quotidiana? Ma come mai?
E poi ho scoperto Alta Infedeltà, che meriterebbe una categoria propria per la meraviglia della recitazione e della sceneggiatura.
Per fortuna ho avuto l'idea di recuperare da Sky On demand le puntate di Boris che non avevo visto e così le giornate sono passate in fretta. Un po' a cazzo di cane (cit.), ma sono passate.

Poi il quarto giorno la febbre è passata o almeno è diminuita nella misura sufficiente a far lavorare un minimo i miei neuroni e sono tornata nel mondo reale. 

Almeno, abbastanza.

La più felice è Emma che alla domanda "Ma la mamma è stata male?" risponde con un laconico: "No, no. Beeeeeene. Sta beeeene!" rassicurante più per lei che per il mondo circostante.

Insomma, sono viva. 
Acciaccata, ma sopravvissuta.

Però la prossima tra altri quindici anni, eh.

 
 

 

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18 marzo 2016 5 18 /03 /marzo /2016 08:00

- Emma, usciamo?
- No.
- Andiamo al parco? Ai giochi?
- No.
- Dalla nonna?
- NO.
- Dalla zia?
- NO.
- Allora stiamo a casa.
- NO.
- Allora usciamo?
- No. No. No.
- Aehm.

- Mami, io nanna.
- Ah, vuoi andare a nanna?
- No, nanna no.
- Ecco.

- Emma, ecco la cena. 
- NO. (accompagnato da uno sguardo torvo che Mercoledì Addams sembrerebbe in confronto una reginetta di bellezza anni'50)
- Ma come no, è la frittata! Il tuo piatto preferito!
- NO. (allontanando il piatto). NO, NO, NO!
- Fai come vuoi.
Seguono cinque minuti di silenzio musone, in cui nella mente di mia figlia si combatte l'inferno e che fanno seguito ad un ritmico tintinnio di forchetta nel piatto. Tra tigna e pancia, ha vinto l'appetito. 
Strano.

Tutto questo succede anche a casa vostra con cadenza oraria?
Benissimo, sono lieta di informarvi, qualora non lo sappiate ancora, che siete atterrati nei famigerati terrible two. I terrible two altro non sono che quel periodo temporale (in genere di qualche mese, se vi va male un anno o più) in cui la vostra piccola e paffuta creaturina decide che è arrivato il fatidico momento dell'affermazione della propria volontà sopra tutte le altre. Soprattutto sopra la VOSTRA.

Così, eventi in teoria semplici come lavarsi, vestirsi o fare la pipì si trasformano in veri e propri conflitti mondiali, che culminano con pianti e scene madri, non sempre del pargolo. E' che alla lunga questa tiritera diventa snervante, lo capisco benissimo.

Dicono che il segreto sia l'ironia.
Dicono anche che uno dovrebbe esserne felice, visto che è un momento di formazione psicologica molto importante per il bambino.
Dicono che l'importante sia cedere sulle cose futili ed essere fermi su quelle che non possono essere derogate in nessun caso. Ad esempio mai senza seggiolino in auto, nemmeno se le urla della vostra progenie rischia di incrinare il parabrezza, ma se in casa vuol girare con le galosce son problemi suoi. In fondo il figlio di una mia amica girava con una maschera da sub del padre calata sul viso. Per dire.

Dicono anche che poi passa. 
Dicono che poi ci si possa ragionare.
Dicono.

Che faccio, ci credo?


 

 


 

 

 

 

 


 

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16 marzo 2016 3 16 /03 /marzo /2016 08:00

Da ieri impazzano sui social commenti e sfottò in merito alla gravidanza di Giorgia Meloni e di come questo secondo molti uomini del suo stesso schieramento la renderebbe non idonea al lavoro di sindaco in generale, tanto meno di Roma.
Certo, fra tutte le donne portabandiera del femminismo forse l'ultima che mi sarebbe potuta venire in mente è proprio lei. La Meloni, simpatica come un calcio nei denti, affetta dalla patologia degli occhi alla porca puttana e portabandiera del fascismo, del conservatorismo a tutti costi e dell'odio sociale for dummies non è che sia proprio la più adatta a generare empatia neanche nella più pia delle creature.
Figuratevi in me.
Che infatti ho commentato giustamente a modo mio l'accaduto, chiosando su come la gravidenza non possa far dimenticare la stronzaggine di certa gente.

Però tutta la questione mi ha fatto riflettere. Non tanto sulla retorica questione della atavica prevaricazione maschile, sulle mancate opportunità di carriera di una donna, sugli stipendi non equivalenti, blabla blabla. Nemmeno sulla discriminazione da maternità che in genere si subisce in questo paese e che sembra essere solo routine.
Riflettevo sulla difficoltà generiche che una donna, nel momento in cui decide di essere madre, affronta. Non da sola sia chiaro, ma anche con il più amorevole dei compagni al proprio fianco una donna/mamma/lavoratrice/compagna deve gestire una mole di lavoro ed informazioni che nemmeno la Dea Kalì.

Trovare tempo per i propri interessi, poi, è quasi utopia.
Basti dire che scrivere per me è diventato un lusso da notte inoltrata o, peggio, da tazza del bagno. E che dire della lettura? Da settanta libri all'anno a poco più di dieci in un attimo, rientrata nella banale mediocrità del lettore medio italiano in un sol gemito di neonato. 

E' bellissima la maternità, una continua scoperta ed emozione; ma chi dice che è naturale e senza conflitti interiori spesso non sa di cosa parla. I conflitti nell'animo di una madre non mancano mai e sono talmente molteplici da sfuggire anche alle manie di controllo più serrate ed ostiche (tipo la mia, ad esempio).
E poi c'è la solitudine. Sì, la sensazione di scalare montagne che non finiscono mai a mani nude, senza mai vedere la cima della montagna. Quelle cosa vischiosa che ti si appiccica al cuore quando torni a casa dal lavoro e tua figlia di due anni ti dice: "No tu, zia!" facendoti gli occhiacci, e ti senti una brutta madre perché stai fuori casa dodici ore e devi essere anche quella che detta le regole. 
La solitudine della stanchezza dopo tre notti senza sonno, delle canzoncine dei cartoni animate che mi rimbombano in testa, la malinconia del non avere più il tempo di guardarsi allo specchio, chè l'orologio corre veloce la mattina.  La paura di guardarcisi dentro u giorno e trovarsi vecchia.

Insomma sì, sono allegra oggi.

Per tirarmi su vado a fare il troll sulla pagina di Adinolfi, così all'improvviso mi ricordo di quanto sono figa.

Venite anche voi?

 

 

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11 marzo 2016 5 11 /03 /marzo /2016 15:00

Si è fatto nell'ultimo periodo un gran parlare in merito alla legislazione sulle unioni civili, il famigerato ddl Cirinnà. Se ne è fatto un così gran parlare che all'improvviso tutti sembravano essere esperti in materia di diritto di famiglia, manco ci avessero fatto sopra un dottorato. 
Ovviamente senza aver letto cosa fosse in realtà previsto dal decreto legislativo da approvare e senza avere né studi specifici nè competenze: è l'Italia, bellezza.
Perché leggere il testo di legge da approvare quando si può leggere tutto riassunto su siti di alto livello internazionale come il Giomale o Informare per resistere?

Così hanno cominciato a correre le voci più indiscriminate, illazioni talmente spinte a suonare anche al più creduloni degli italiani. In fondo siamo e restiamo un paese cattolico fatto di persone che non vanno in Chiesa se non la sera di Natale per far vedere il cappotto di cachemire appena acquistato, non è che ci si possa aspettare più di tanto.

Proprio come quando si cerca di far capire (inutilmente) la doverosa laicità dello Stato, quando di parla di sesso pubblicamente l'italiano medio sclera. Poco importa se nei momenti di relax s'ammazza di youporn sul telefonino e se vanno in cerca di ragazze straniere sui social: a chiacchiere ti diranno sempre che la famiglia tradizionale è l'unica che esiste, che il giender purtroppo impera e che, signora mia, non se ne può più. 

Sul gender, teoria assurda senza nessun fondamento psicologico se non quello della fobia, ho già parlato sin troppo diffusamente (ve lo siete perso? Lo trovate qui e qui, ad esempio), quindi non vi tedierò oltre.

In merito a tutto il deliro sulla Cirinnà, sul femminismo ad intermittenza. sull'utero in affitto, l'utero è mio e lo gestisco io ma anche no, adozioni, stepchild, Nichi Vendola e compagnia cantata, una mia opinione ce l'ho e anche chiara.
Ma a voi che vi siete strenuamente opposti che ve ne fregava? Perché prendersi tanto puntino per non far riconoscere i diritti degli altri senza che i vostri vengano minimamente intaccati? Perché tanto odio? Io, visto che son tre notti che non dormo e c'ho tempo, mi sono fatta un paio di ipotesi:

1) La guerra tra poveri. Adottare in Italia è facile come fischiare "Con te partirò"  fino alla fine mantenendo la tonalità e la sofferenza, mi rendo conto, è davvero tanta. "E questi mi vogliono passare avanti, così?" E' facile pensarlo, ma non è giusto. L'adozione da parte di una famiglia etro, da una omosessuale o anche da parte di un single dovrebbe essere agevolata dallo Stato e non resa una corsa ad ostacoli, spesso insormontabili per di più.

2) L'insoddisfatto cronico. Non ti piace la tua vita? Ti senti costretto in un ruolo che non ti piace? Ti annoi, ma non sai come uscirne? Odi tutti quelli che si sentono liberi di essere felici? Ah, ecco. Serve aggiungere altro?

3) L'ignorantone. Tutto è sempre stato così e ci deve rimanere. L'ha detto il prete qundi mi fido.

Ora, delle tre categorie il terzo è sicuramente il peggiore, anche perché non è afatto facile spiegare ad una testa di legno che legiferare in merito ad un argomento non vuole dire dargli un giudizio morale, né sottoporlo alla approvazione della massa. 

Mi verrebbe da arrendermi e tacere.

Ma anche no.

 

 

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9 febbraio 2016 2 09 /02 /febbraio /2016 18:15

Odio gli adempimenti burocratici.
Li odio tutti, indistintamente.
Ma odio ancora di più quelli che potrebbero essere svolti da casa con un click e che invece vengono strutturati come stanze della tortura e che ti obbligano prima di tutto a chiedere un permesso dal lavoro e poi a romperti le palle per un tempo sufficientemente lungo da causare la morte di almeno un paio di cellule del tuo cervello.

Uno di questi è la pre-iscrizione alla scuola dell'infanzia, Vorrei capire come e perché per la scuola primaria e la media basti un modello on line e per andare alla vecchia scuola materna no. Quale criterio è stato scelto? Non si sa. Non è dato sapere.

Dobbiamo andare al Centro Didattico competente e fare la fila. Evviva, evviva. 
E allora meglio andarci in compagnia, coinvolgendo un'altra mamma/amica, Erica,  nella mia stessa situazione. L'unione fa la forza, dicono, e di sicuro sconfigge la noia.

Ora, il Centro Didattico di cui sopra altro non è che un ufficio presso la scuola primaria princpale del mio paese alias il lager che costituiva le mie ex scuole medie rimesso a posto. 
Un effettaccio a tornarci.
Mannaggia brutte le scuole medie.
Sono abbastanza certa di aver visto passare il vicepreside Torchia mentre stavo lì in attesa fuori dalla porta.
Le scuole medie, mah.

Alla fine l'addetto si accorge della nostra presenza e ci fa entrare. 

- Buongiorno, iscrizioni alla scuola dell'infanzia?
- Eh, sì.
- Per lei? 
- No, guardi, io ho dato.
- Ah, ah. Si vede. Nome  e cognome?
(SGRUNT!) E declino le generalità di Emma al simpatico impiegato. Sorvolo sul fatto che ha chiesto sia a me che alla mia amica prima le generalità del padre e poi le mie come se ci fosse una scala gerarchica e che ha fatto battutine sulla mia età ("Ci ha pensato, eh?")
- Dunque, dove la vuole pre-iscrivere?
- Alla scuola del paesello.
- Ah, bene. E' la prima, sa? Non credo avrà problemi anche se è anticipataria.
- Benissimo.
- E' vaccinata?
- Sì sì. Oddio, le manca ancora il trivalente, ma ogni volta che prendiamo app...
- Sì, sì, come crede. Tanto è una autocertifcazione, firmi qui.
- Aehm.
- E la religione cattolica?
- Cosa?
- La vuole?
- Cosa?
- L'insegnamento della religione cattolica. Accetta?
Nella mia testa si sono aperti diversi scenari, tra i quali spiccava mia madre intenta a picchiarmi in testa con una padella antiaderente di 28 centimetri di diametro. Che fare? Aderire e piegarmi oppure... Oppure? Per mia fortuna Erica, prontamente al mio fianco, mi ha riportata alla realtà con una gomitata.
- Allora, qui c'è fila! Cosa scrivo?
- Eh, scusi, sì. Ma scriva sì, poi alle elementari deciderà lei.
- Come crede, tanto...
- Tanto che?
- No, dicevo, tanto voi moderni...

Ho preso il foglio e mi son messa di lato, per far spazio alla mia amica.
ma con una strana sensazione in fondo al palato, mista di buono e cattivo. In fondo quel che volevo l'ho ottenuto, mia figlia a settembre si iscriverà alla scuola dell'infanzia del paesello come desideravamo io e l'Amoremio e di questo ne sono stata felice, ma ho anche la consapevolezza che la strada sarà lunga e costellata moment critici in cui finirò a litigare con maestre e genitori poco moderni.

L'ho già detto che mi proporrò sempre come rappresentante di classe?

 

 

 




 

 

 

 

 

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4 febbraio 2016 4 04 /02 /febbraio /2016 14:30

Scena 1 - L'ottuagenario pervertito

In pausa pranzo mi ritrovo a fare la spesa in un piccolo centro commerciale vicino all'ufficio e prima di andare alla Coop mi fermo a prendere un caffè al bar accanto. Siccome la compagnia non è molta e la televisione rimanda "La vita in diretta" che anche no, decido di dilettarmi nel mio hobby preferito. farmi i fattacci degli altri. 
Il mio sguardo vaga, il luogo e la compagnia non favoriscono il mio hobby, ma alla fine la mia attenzione cade su un attempato astante seduto ad un tavolino che smanetta sullo smartphone. 
Incuriosita dall'ottuagenario internauta mi avvicino con nonchalance e riconosco i colori inconfondibili di Facebook. 
Apperò, mio padre non sa neanche scrivere un sms... 
Mi avvicino ancora e scopro che il simpatico vecchietto sta surfando tra le foto di discinte signorine dai nomi inequivocabili di Tatiana Love o Katarina Birikina. Con maestria anche, eh. 
Di primo acchitto sono inorridita e la signorna Rottermeier che è in me è insorta con la bacchetta di giunco in mano. 
Poi mi sono chiesta: chi gli avrà insegnato? Un nipote? Un compagno di tressette? Una accompagnatrice compiacente? In gamba, ad ogni modo.
E ancora: poraccio, magari è solo. Senza nessuno, senza una compagnia, si trascina in attesa di... ok, ho riposto la signorina Rottermeier in fondo al mio ego e sono andata a far spesa.

L'ho ritrovato dopo, dietro di me alla cassa con una spesa (lo sapete, vero, che ho la fissa di guardare la spesa degli altri?) decisamente non da pensionato single: sogliole fresche, melanzane, pancetta, pomodori. 
Mi vedo la sua anziana moglie che gli fa l'amatriciana. 
Per dire.

 

Scena 2 - Il nonno allegro

Sono di nuovo al supermercato.
Sì, la mia vita è davvero emozionante.
In spregio alla mia avversione per le bottiglie di plastica, ho comprato una confezione da sei di Ferrarelle che no ho messo sul nastro. Alle mie spalle sento una presenza. Vicina, troppo vicina. Mi volto e mi ritrovo a tre millimetri dal naso un vecchietto molto stagionato, dotato di un importante paio di bretelle rosse, che cerca vistosamente di passare: "Mi scusi, mi scusi" mi dice allegro.

"Enzo!!" gli intima stizzita una signora altrettanto stagionata in coda dietro di me e che presumo sia la moglie "Ma dove vai! E chiedi permesso, poi! Lo scusi, sa..."
"E' che mi metto alla fine del nastro, che sto più comodo!" gongola fiero della posizione raggiunta.
Vabbè, abbozzo. "Ma si figuri, non fa niente E' che c'ho l'acqua che è pesante e blocca anche il traffico! Ci dovrebbero venire gli uomini a comprarla!!"
La signora annuisce, la cassiera ridacchia.
"Vede," mi dice il vecchietto "deve fare come me: io l'acqua non la bevo: fa la ruggine!!! Bevo solo il vino che faccio da me".
Ecco, a posto.

 

Solo a me sembra che il futuro sia l'anziano??


 

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1 febbraio 2016 1 01 /02 /febbraio /2016 10:00

Sono nata il 7 gennaio di ormai diversi anni fa, in quel favoloso momento dell'anno in cui terminano le feste, cominciavano i saldi e gli scolari rientravano a scuola.
Ero una bambina buona, tranquilla e molto ostinata. 
Un no era un no, e io alla materna non c'era modo di farmi cambiare idea. Così, dopo due anni di incresciosie mattinate in cui non volevo andare alla materna (allora non aveva ancora il pomposo nome di scuola dell'infanzia) neanche sotto tortura o minaccia, due anni in cui finsi diverse malattie, emicranie e anche un piede rotto,  mia madre decise di rimischiare le carte in tavola e di tentare una strada nuova per non finire a psicofarmaci: mi feci fare la primina, anche conosciuta all'epoca come prima privata.

All'epoca non c'erano regole serie come oggi per gli anticipatari nati fino al 30 aprile dell'anno successivo a quello dell'iscrizione in corso; se si voleva prendere questa strada la via era tutt'altro che agevole. Occorreva andare a ripetizioni, ovviamente a pagamento, e poi sostenere un esame che portava il bambino direttamente in seconda elementare. Ripeto, una strada per niente agevole anche perché inserire un bambino direttamente in seconda non era facile.
Ma mia madre, nonostante i gufi del paese e le voci bisbiglianti che prospettavano per me un sì tristo avvenire, era determinata e decise che questa sarebbe stata la mia strada.

Così, insieme ad un'altra bambina dai lunghi capelli e degli occhi nocciola, cominciai ad andare a ripetizioni il pomeriggio dalla maestra Tonina, una signora piccola piccola dagli occhi vispi e dalla propensione innata a tirarmi le guance. Io che all'asilo mi annoiavo tantissimo e mi sentivo diversa dagli altri bambini, in quei pomeriggi mi divertivo tantissimo e molto soddisfatta di me. Sembra strano ma questa sensazione me la ricordo ancora, come la gioia della volta in cui riuscii a leggere per la prima volta una frase intera.

Mi ricordo anche l'esame, con i fogli con le cornicette disegnate preparati per giorni e giorni, le raccomandazioni della maestra Tonina che fossero perfette ed il patma: "Ce la farò?".
Mi ricordo anche il primo giorno della seconda elementare, il grembiule blu e la paura di non conoscere nessuno.

Inutile dire che tutti i miei problemi svanirono con l'ingresso alle elementari: io a scuola stavo bene e mia madre finalmente trovo il brivido delle mattine senza pianti, senza false malattie e senza sbattimenti.

Il caso ha voluto che anche la gnocca sia di gennaio, proprio come la sua mamma. E quindi? Quindi niente, le regole sono cambiate, il mondo è cambiato e forse (in questo caso specifico) non in peggio. Non ci sono esami, ripetizioni e cornicette da fare, ma solo una domanda al circolo didattico.  

E così a settembre, col grembiulino rosa e lo zainetto sulle spalle, Emma entrerà alla scuola dell'infanzia.
Cosa pensate, che io mi commuova?

No, no.

Chi, io?

Sniff, sniff...

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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