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23 giugno 2017 5 23 /06 /giugno /2017 14:00

L'Amoremio è via per lavoro, così decido di approfittare della pausa pranzo per andare a fare la spesa al centro commerciale accanto al lavoro.
Vado, faccio la spesa e mi compro il pranzo. Sushi? Vabbè, dai, facciamo sushi. Sarà dietetico? 
Boh, vabbè.

Pago la spesa e mi cerco un tavolino appartato per quanto sia possibile, così da poter mangiare in pace finendo di leggere il libro di Giada Sundas. C'è gente, e allo stesso tavolone si siedono una comitiva di quattro ragazzi (colleghi?) coi vassoi del self-service che mangiano e chiacchierano. 
Io leggo e quasi non mi accorgo che proprio accanto a me si siedono due persone, una donna sulla sessantina ed un uomo più anziano, camicia bianca ampia e capello ignorante impomatato.
Si danno del lei, hanno l'aria di avere un rapporto di dipendenza o collaborazione.
Inizia lui, a voce troppo alta per essere ignorata.
"Signora mia, si pensa che gli USA siano governati da un matto, ma ha fatto breccia con uno slogan facile: americans frrist! vede, ha vinto! Lo hanno scelto loro, non si può dir nulla! E hanno fatto bene! come dargli torto?"
"Ha ragione, ha ragione"
"Che poi non fanno bene? Prima bisogna pensare al proprio paese, mica a quello degli altri. E che è, sempre domenica? Io per carità, non son di nessun partito, sono apolide, voto la persona che ha buone idee. Mica si possono avere le idee dei nostri nonni, erano altri tempi. E questa è una buona idea, non trova? Sennò vede che succede? Poi vien su l'ISIS. Li ha visti? Dica, li ha visti?"
"E come non li ho visti?"
Lancio un'occhiataccia alla signora, mi agito sulla sedia e provo a mettermi le mani sopra le orecchie. Non voglio intervenire, crepasse nella sua ignoranza devastato dall'herpes genitale.
Non me ne frega, voglio solo finire il libro. 
E' pure divertente, fa riflettere e scorre veloce.
Ma no, lui e il suo tono di voce dicono di no.
I ragazzi in fondo al tavolo si danno di gomito e ridono.
io immagino un mare calmo nella mia testa: Silvia, fatti i cazzi tuoi.
"Fanno saltare chiese e stadi e non ci possiamo fare nulla. Ci governano col terrore e non siamo più liberi. Ecco quello che hanno ottenuto i comunisti col Rolex e la Mercedes. Io non sono razzista, ma ecco."
"Si ha paura a far tutto, sì"
Non sono razzista, ma...
Mi viene tanto da ridere, non so se potrò resistere.

Mare calmo, mare calmo.
Inizio a rassettare la mia roba, rassegnata a smettere di leggere, quando lui decide di dare il meglio di sé.
"Che poi certo, non siamo la prima generazione che non ha vissuto la guerra. E la guerra è brutta, io chi scappa lo capisco, ci mancherebbe. MA DOBBIAMO AIUTARLI A CASA LORO."

Sbotto a ridere in maniera irrefrenabile.
Mare calmo un par di catamarani.  
Non ce l'ha fatta, mi arrendo. 
Maracaibo, mare forza nove.
Ora sono cazzi tuoi.

"Lo trova divertente?"
"No, la trovo qualunquista"
"Come?"
"QUALUNQUISTA. Dice talmente tante banalità e castronerie che potrebbe essere eletto nei Cinque Stelle, ci ha mai pensato? Ha mai pensato che la gente scappa perché casa loro non c'è più?"
"Mi faccia parlare..."
"Guardi, ho bloccato mio suocero su FB perché non volevo discutere, si figuri se lo faccio qui con una persona che non so chi sia"
"Guardi che io dirigo una grossa cooperativa, la conosco bene la gente"
"Ah, ho capito tutto."
"E comunque c'è libertà di parola!"
"Non grazie a persone come lei. Arrivederci."
Giro sui tacchi e me ne vado.
Poi ci ripenso: "Dimenticavo: lei al massimo è apolitico, non apolide. Usi parole che conosce, si faccia un regalo."
Rimane muto mentre me ne vado, e io penso che un giro piglierò due schiaffi da qualcuno meno attonito.

Lo so, litigare con questi personaggi non serve a nulla e io, credetemi, ho cercato di resistere. Volevo solo leggere in pace, rilassarmi e non pensare, ché di cose che mi frullano in testa ne ho fin troppe.

Ma lui e il suo vocione hanno detto no. 

E allora 'sticazzi.


 

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22 giugno 2017 4 22 /06 /giugno /2017 08:00

Volevo scrivere qualcosa a favore della legge sullo ius soli
E' una proposta di legge a cui tengo molto, che ritengo sia davvero importante per una valanga di motivi, ma credo che ormai il mio pensiero sia talmente palesa da risultare noioso. E poi c'è chi ha saputo riassumere in poche semplici FAQ la faccenda molto meglio di come potrei fare io, che invece di restare calma mi infervoro e la prendo sul personale, applicando principi astratti alla vita vera.
Già, perché quei bambini lì, quei ragazzi che vivono nel limbo li conosco. Vanno a scuola con mia figlia, frequentano lo stesso parco giochi, prendono lo stesso autobus.

E allora mi son detta che questa poteva essere l'occasione per fare un altro genere di riflessione, diversa. Più astratta, tanto per cambiare.
La domanda che mi sono posta è: cosa vorreste essere in grado di insegnare ai vostri figli?
Sembra facile, no? Anche troppo, poniamo un tetto: le tre cose principali, ché le lasagne come le faceva nonna siano escluse.
Ok, ci provo.

Numero 1. Non avere paura.
Vorrei riuscire ad insegnare a mia figlia a non avere paura. Non dei ragni o degli scorpioni, ma del mondo. Vorrei insegnargli a non avere paura di chi è diverso da lei, ma nemmeno di chi le assomiglia troppo.
Ad andare in giro per strada sicura, senza sussultare se un'ombra si muove in fondo alla via, ma con la lucidità di sapere cosa fare se le cose si mettono male.
Vorrei insegnarle a non avere paura di vivere e nemmeno di volare.

Numero 2. Ad essere qui ed altrove.
Vorrei riuscire ad insegnare a mia figlia ad essere fiera del luogo in cui vive, delle sue radici contadine, della torta al testo e del suo lago. Ma vorrei insegnarle ad amare i viaggi, ad essere felice di mangiare con appetito la tajine e il rocoto relleno, ma anche le cavallette fritte; a poter vivere ovunque come a casa propria.
Vorrei insegnarle ad amare casa ed il mondo allo stesso modo, anche se questo volesse dire andarsene lontano.

Numero 3. Non mollare mai.
La cosa più importante che vorrei riuscire ad insegnare a mia figlia però è questa: a non mollare mai. Non arrendersi quando gli altri dicono che sei matta, a continuare a credere nelle proprie idee anche se vuol dire esporsi, a ricercare sempre la giustizia anche quando non fa comodo, a non scegliere la strada più facile, a non perdere mai l'empatia con il prossimo che la circonda. Spero di riuscire a insegnarle a non mollare davanti ad una ingiustizia, a non chiudere gli occhi, a credere sempre di poter migliorare questo mondo che sì, fa schifo, ma anche un po' per colpa nostra.

Ecco, ho finito.
Ora è chiaro perché voglio questa legge sullo Ius Soli?

E voi cosa vorreste insegnare ai vostri figli? 
 

 

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25 aprile 2017 2 25 /04 /aprile /2017 11:33

Alle scuole medie come lingua straniera mi toccò il francese ed una professoressa madrelingua severa ed esigente, con la rrrr tipica della sua lingua che le costò subito il soprannome di La Ranocchia.
Ma la professoressa era una tosta, ed impose subito la legge del terrore, imponendo l'obbligo della lingua francese all'interno delle sue ore pena il versamento di cento lire per ogni parola in italiano da versare nell'apposito obolo.
Di lei mi ricordo molte cose, nonostante siano passati trent'anni (trent'anni... 30... SPAVENTO!?). Prima di tutto la lingua francese, poi le paginate di verbi irregolari da riempire e la cena di fine corso fatta con l'obolo maledetto.
E poi i ritagli di giornale che ci portava.
In uno si parlava di Jean-Marie Le Pen e del Fronte National. Stavamo parlando del sistema elettorale francese e del funzionamento del suo sistema democratico, e senza peli sulla lingua la professoressa apostrofò Le Pen come un male per la sua nazione, un poveraccio astioso e cieco, un fascista. Erano altri tempi, tempi in cui un professore non aveva paura di parlare di politica ai suoi alunni.
Lo sbeffeggiò, dandogli altri cinque anni di popolarità e poi l'oblio.
Era il 1988.
Ecco.

 

 

Quasi trent'anni sono passati, e fanno paura.
Ma quello che fa più paura è la figlia dello sbeffeggiato, Marine Le Pen, che prende il 21,42% alle presidenziali francesi. Quello che fa paura è quel quinto della popolazione francese che l'ha votata, che ha scelto l'odio e la paura.
Quel che fa paura è che accade in tutta Europa.
In tutto il mondo.
Quel che fa paura è la morte della speranza.
La mia professoressa, così severa ed aperta allo stesso tempo, si sbagliava. Chissà dov'è oggi, vorrei chiederle che ne pensa, se vota Macron o anche lei con la vecchiaia si è arresa.

Buona liberazione, se ci credete.
Buona liberazione, se avete ancora voglia di lottare.

Io mica mollo, eh.
 

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8 febbraio 2017 3 08 /02 /febbraio /2017 17:00

Scrivo poco ultimamente.
Scrivo poco, ma la mia testa è piena fino all'orlo. Scrivo poco e mi sento stanca, ma se una volta mi figuravo di essere come il criceto sulla ruota oggi mi sento come uno scalatore davanti alla cima più alta del mondo. Cerco di scalarla, ci provo, mi arrampico, ma sono sempre allo stesso identico punto.
Per quanto io possa fare, mi trovo sempre lì ferma.
E manco uno straccio di sherpa ad aiutare.

Sarà che non respiro bene, Che non posso fare tutto quello che voglio, che non riesco ad allenarmi o a fare tutto ciò che mi piace senza il fiatone. Sarà che questo mio maledetto naso mi impedisce anche di fare una rampa di scale di corsa. Sarà che l'attesa dell'intervento, per quanto possa essere banale, è sempre un po' logorante.

Vorrei scrivere di più, davvero, recuperare uno spazio perduto che per la mia sanità mentale è veramente molto importante.

È che ultimamente "scrivere di più" mi sembra solo un buon proposito, tipo quello del "inizio la dieta lunedì".

Comunque giuro, ci proverò.

 

 

(PS. Aggiuingere "E 'sti cazzi" in un punto a piacere del post)

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18 novembre 2016 5 18 /11 /novembre /2016 14:00

Quel che è successo negli ultimi mesi nel Centro Italia non vale nemmeno la pena di raccontarlo. La serie di terremoti che si è abbattuta è stata così catastrofica, destabilizzante e ribattuta dai media da non meritare nemmeno menzione ulteriore.

La terra ha ballato e continua a ballare a due passi da casa, e anche se qui da noi sulle rive del Trasimeno s'è mosso il lampadario e poco più la paura resta tanta tra la gente.
E non è che la stupidaggine di chi non lo vive aiuti: vogliamo parlare del Campionato Nazionale di ginnastica ritmica spostato da Perugia a Forlì per il terremoto?
Perugia non è una città terremotata.
Chiaro? 

Lo so che io, con la mia razionalità anche esasperata, sto antipatica.
Perchè io non ho paura.
Non me ne vanto, affatto, ma chi si terrorizza e dorme in macchina fuori dalle zone veramente terremotate mi fa molto ridere. Ma molto, eh. E lo so che non si dovrebbe ridere delle paure e delle ansie altrui, ma cazzo. Sì, cazzo, ma dico: le avete viste le immagini in televisione?
Sì, la terra a tremato anche a casa vostra, come si dice a Perugia ha dato un sdringolata ai lampadari del salotto, ma basta. A casa vostra non è successo nulla. Pure io mi sono agitata, però poi basta.
Sì, certo, può succedere. 
Ma anche ieri avrebe potuto.
O tra due mesi.
O tra un anno.
Senza considerare poi il meteorite che potrebbe colpire la Terra. Mica farete affidamento su Bruce Willis, vero? L'avete visto, sì, come s'è ridotto nelle pubblicità della Vodafone?

E ancora.
Hanno sfollato la gente da Norcia e dai paesini montani limitrofi. Duecentoventi o poco più sono nel mio comune, alloggiati negli alberghi ormai vuoti per il fine stagione. 
Son tutti vecchiarelli, più o meno, ma ci sono anche tante famiglie ed un bambino di due mesi. E' gente che ha perso la casa o che comunque non sa bene cosa è successo. O potrebbe succedere. Il mio impagabile Comune (e lo dico senza ironia) ha predisposto tutto al meglio, comprese le scuole epr i bambini con relativo autobus che li passa a prendere nelle strutture in cui sono allocati. 
La gente del mio paesello, ancora sconvolta emotivametnte dal terremoto, si è fatta in quattro per dare una mano agli sfollati in ogni modo, come nelle più belle utopie.
Bello, vero? No, non così tanto. Perché, per esempio, gli sfollati non è che siano superfelici delle attenzioni loro rivolte, visto che hanno avuto un periodo di cacca e magari (dico magari) vorrebbero solo tornare a casa. Gente magari semplice, non abituata a dover prendere la carità, che si imbarazza e diventa burbera.
Molti hanno perso tutto, altri molto ed in ogni caso hanno vissuto un grosso trauma. E di fronte al no inizia a serpeggiare il malumore. Sempre a mezzabocca, perché non si può dire.

E poi.
Mi viene da pensare che questa sconvolgente affezione sia dovuta al trauma condiviso, seppur in lieve forma non paraganabile (torno a dirlo: NO ALLARMISMO). Se al mio paese fossero giunte 200  persone profughe in fuga dalla guerra sarebbe stato lo stesso?
Ci sarebbe stata questa corsa all'accoglienza?
Ci sarebe stata questa brama di farsi un po' più in là per fare posto a chi ha perso tutto?
E' una questione di pelle o più semplicemente di emozioni condivise?
Il terremoto, in fondo, è qui. Le bombe, invece, solo in televisione e lontane chilometri e chilometri. 

Poi vedo la faccia di merda di Salvini in visita agli sfollati a trecento metri da casa mia e mi rispondo da sola.

Ecco, riassumendo a me la tremarella per il futuro non la fa venire il terremoto, ma la gente. La gente sì che mi fa davvero paura; quella che sembra comune, buona, pacifica, ma che poi si fa fotografare mentre stringe la mano di Salvini perché prima gli italiani, prima quelli come noi.
Ma prima di che? Prima di chi? 
Ma poi, che senso ha?

Forse le bombe (quelle vere) ce le meritiamo davvero. 

 


 

 


 

 

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27 settembre 2016 2 27 /09 /settembre /2016 08:00

Nel mio post su "Piccolo Uovo", uno dei libri attualmente preferiti di Emma insieme a Pippi Calzelunghe e al classico sempre attuale e vivo "La Scuola Materna", ne vantavo la delicatezza nel trattare il tema della diversità e l'importanza di trattare certi temi con i bambini per renderli migliori di noi da adulti.

Volevo cogliere l'occasione però per puntualizzare delle questioni "da adulto" che girano attorno a questo ed a altri libri per bambini rei di indrottinare i bambini all'omosessualità. Ripensandoci, questa cosa mi fa ridere anche mentre la scrivo, ma tant'è questa è la società in cui viviamo ed evidentemente che meritiamo.

ho fatto una ricerca e mi sono imbattuta in un personaggio che avevo già incontrato e sul quale mi ero già dilungata: Costanza Miriano
La signora (ah, lo è ora eh. Ma a far la cattolica oltranzista da convivente son bravi tutti) in merito ad un libro che ha vinto il Premio Andersen nel 2012 e che è una pèiccola perla di insegnamento della diversità afferma in un articolo illuminato che che "una famiglia monosessuale non è come una normale e che quindi non sono tutte uguali queste famiglie anche se apparentemente sono felici."
Quindi il fatto che i bambini recepiscano da un libro come questo che ogni famiglia è felice se c'è l'amore è un abominio, un voler mettere il bambino nella posizione di dover decidere da solo cosa è buono o no e, soprattutto, non siamo consci della violenza che genera.

Cara Costanza, 
tu sei confusa, credimi. Almeno per un paio di buone ragioni, almeno. 
La prima è che, come diceva un povero scrittore russo qualunque che forse ti è sfuggito "Tutte le famiglie felici si assomigliano tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo". Sei certa che a fare le cose a modo tuo porti la felicità? Sei così sicura di essere sacrosantamente nel giusto o vuoi solo vendere? Sei certa che le famiglie tradizionali siano tutte felici e quelle monosessuali tutte infelici? Hai fatto una indagine statistica, te lo ha detto il tuo utero o ti è apparso in sogno Adinolfi e te lo ha comunicato come terzo segreto di Fatima?
La seconda è questa, e mi piacerebbe una risposta. In un mondo dove una ragazzina di 13 anni è violentata a turno da nove bravi ragazzi tra l'impotenza omertosa dei genitori, dove le amiche invece di aiutarti di filmano e poi mandano in giro l'abuso che hai subito e dove una donna è ancora puttana per definizione, la violenza sta in "Piccolo uovo"?  In un mondo che giustifica lo stupro ed il bullismo, il problema è non insegnare ad accettare da diversità?

Attendo commenti.

 

 

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16 marzo 2016 3 16 /03 /marzo /2016 08:00

Da ieri impazzano sui social commenti e sfottò in merito alla gravidanza di Giorgia Meloni e di come questo secondo molti uomini del suo stesso schieramento la renderebbe non idonea al lavoro di sindaco in generale, tanto meno di Roma.
Certo, fra tutte le donne portabandiera del femminismo forse l'ultima che mi sarebbe potuta venire in mente è proprio lei. La Meloni, simpatica come un calcio nei denti, affetta dalla patologia degli occhi alla porca puttana e portabandiera del fascismo, del conservatorismo a tutti costi e dell'odio sociale for dummies non è che sia proprio la più adatta a generare empatia neanche nella più pia delle creature.
Figuratevi in me.
Che infatti ho commentato giustamente a modo mio l'accaduto, chiosando su come la gravidenza non possa far dimenticare la stronzaggine di certa gente.

Però tutta la questione mi ha fatto riflettere. Non tanto sulla retorica questione della atavica prevaricazione maschile, sulle mancate opportunità di carriera di una donna, sugli stipendi non equivalenti, blabla blabla. Nemmeno sulla discriminazione da maternità che in genere si subisce in questo paese e che sembra essere solo routine.
Riflettevo sulla difficoltà generiche che una donna, nel momento in cui decide di essere madre, affronta. Non da sola sia chiaro, ma anche con il più amorevole dei compagni al proprio fianco una donna/mamma/lavoratrice/compagna deve gestire una mole di lavoro ed informazioni che nemmeno la Dea Kalì.

Trovare tempo per i propri interessi, poi, è quasi utopia.
Basti dire che scrivere per me è diventato un lusso da notte inoltrata o, peggio, da tazza del bagno. E che dire della lettura? Da settanta libri all'anno a poco più di dieci in un attimo, rientrata nella banale mediocrità del lettore medio italiano in un sol gemito di neonato. 

E' bellissima la maternità, una continua scoperta ed emozione; ma chi dice che è naturale e senza conflitti interiori spesso non sa di cosa parla. I conflitti nell'animo di una madre non mancano mai e sono talmente molteplici da sfuggire anche alle manie di controllo più serrate ed ostiche (tipo la mia, ad esempio).
E poi c'è la solitudine. Sì, la sensazione di scalare montagne che non finiscono mai a mani nude, senza mai vedere la cima della montagna. Quelle cosa vischiosa che ti si appiccica al cuore quando torni a casa dal lavoro e tua figlia di due anni ti dice: "No tu, zia!" facendoti gli occhiacci, e ti senti una brutta madre perché stai fuori casa dodici ore e devi essere anche quella che detta le regole. 
La solitudine della stanchezza dopo tre notti senza sonno, delle canzoncine dei cartoni animate che mi rimbombano in testa, la malinconia del non avere più il tempo di guardarsi allo specchio, chè l'orologio corre veloce la mattina.  La paura di guardarcisi dentro u giorno e trovarsi vecchia.

Insomma sì, sono allegra oggi.

Per tirarmi su vado a fare il troll sulla pagina di Adinolfi, così all'improvviso mi ricordo di quanto sono figa.

Venite anche voi?

 

 

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14 marzo 2016 1 14 /03 /marzo /2016 08:00

Ieri sera al supermercato non ho potuto fare a meno di non notare una bambina particolarmente vivace e simpatica che, senza essere fastidiosa, se ne andava in giro tirando il carrellino della spesa. Rideva garrula, col suo cappellino di lana colorato, saltellando tra le corsie. Avrà avuto l'età di Emma, non di più.
Alzando lo sguardo ho incrociato  quello del padre, chiaramente di origine maghrebina, tutto intento ad inseguirla. Dietro di lui, nascosta tra gli scaffali della pasta, la moglie vestita all'occidentale, ma con il suo fazzoletto colorato ordinatamente sistemato sul capo. La bimba era vestita né più né meno di come vanno vestite tante bambine all'asilo con Emma. La mia no che, come dice mia madre, va vestita come un maschiaccio solo con tutte colorate e pantaloni comodi.

Una famiglia come tante, insomma.
L'età di quella bimba di sicuro non sarà stata più di quella di Emma  e anche gli occhi per un attimo mi sono sembrati gli stessi.

Le ho sorriso, così come sorriso alla madre che, quasi sorpresa, ha ricambiato con timidezza.

Ora, adesso, qui vorrei soltanto che mi fosse spiegata una cosa: qual è la differenza sostanziale fra quella bimba e mia figlia. Vorrei capire perché due creature innocenti sbattute in questo angolo di mondo possano sembrare agli occhi di un estraneo così diverse invece di identiche.

Vorrei capire perché due bambine così simili tra di loro per lo Stato italiano siano così diverse nei diritti e dei doveri.

Ora io resterò seduta qui, almeno metaforicamente, finché qualcuno sicuramente più intelligente ed erudito di me mi spiegherà il perché.

Credete che l'attesa sarà lunga?

 

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11 marzo 2016 5 11 /03 /marzo /2016 15:00

Si è fatto nell'ultimo periodo un gran parlare in merito alla legislazione sulle unioni civili, il famigerato ddl Cirinnà. Se ne è fatto un così gran parlare che all'improvviso tutti sembravano essere esperti in materia di diritto di famiglia, manco ci avessero fatto sopra un dottorato. 
Ovviamente senza aver letto cosa fosse in realtà previsto dal decreto legislativo da approvare e senza avere né studi specifici nè competenze: è l'Italia, bellezza.
Perché leggere il testo di legge da approvare quando si può leggere tutto riassunto su siti di alto livello internazionale come il Giomale o Informare per resistere?

Così hanno cominciato a correre le voci più indiscriminate, illazioni talmente spinte a suonare anche al più creduloni degli italiani. In fondo siamo e restiamo un paese cattolico fatto di persone che non vanno in Chiesa se non la sera di Natale per far vedere il cappotto di cachemire appena acquistato, non è che ci si possa aspettare più di tanto.

Proprio come quando si cerca di far capire (inutilmente) la doverosa laicità dello Stato, quando di parla di sesso pubblicamente l'italiano medio sclera. Poco importa se nei momenti di relax s'ammazza di youporn sul telefonino e se vanno in cerca di ragazze straniere sui social: a chiacchiere ti diranno sempre che la famiglia tradizionale è l'unica che esiste, che il giender purtroppo impera e che, signora mia, non se ne può più. 

Sul gender, teoria assurda senza nessun fondamento psicologico se non quello della fobia, ho già parlato sin troppo diffusamente (ve lo siete perso? Lo trovate qui e qui, ad esempio), quindi non vi tedierò oltre.

In merito a tutto il deliro sulla Cirinnà, sul femminismo ad intermittenza. sull'utero in affitto, l'utero è mio e lo gestisco io ma anche no, adozioni, stepchild, Nichi Vendola e compagnia cantata, una mia opinione ce l'ho e anche chiara.
Ma a voi che vi siete strenuamente opposti che ve ne fregava? Perché prendersi tanto puntino per non far riconoscere i diritti degli altri senza che i vostri vengano minimamente intaccati? Perché tanto odio? Io, visto che son tre notti che non dormo e c'ho tempo, mi sono fatta un paio di ipotesi:

1) La guerra tra poveri. Adottare in Italia è facile come fischiare "Con te partirò"  fino alla fine mantenendo la tonalità e la sofferenza, mi rendo conto, è davvero tanta. "E questi mi vogliono passare avanti, così?" E' facile pensarlo, ma non è giusto. L'adozione da parte di una famiglia etro, da una omosessuale o anche da parte di un single dovrebbe essere agevolata dallo Stato e non resa una corsa ad ostacoli, spesso insormontabili per di più.

2) L'insoddisfatto cronico. Non ti piace la tua vita? Ti senti costretto in un ruolo che non ti piace? Ti annoi, ma non sai come uscirne? Odi tutti quelli che si sentono liberi di essere felici? Ah, ecco. Serve aggiungere altro?

3) L'ignorantone. Tutto è sempre stato così e ci deve rimanere. L'ha detto il prete qundi mi fido.

Ora, delle tre categorie il terzo è sicuramente il peggiore, anche perché non è afatto facile spiegare ad una testa di legno che legiferare in merito ad un argomento non vuole dire dargli un giudizio morale, né sottoporlo alla approvazione della massa. 

Mi verrebbe da arrendermi e tacere.

Ma anche no.

 

 

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8 marzo 2016 2 08 /03 /marzo /2016 18:00

Oggi è l'otto marzo, Giornata Internazionale della Donna aka festa della donna, una ricorrenza che è stata velocemente derubricata da commemorazione di un evento luttuoso a sagra della mimosa e dello strip maschile indesiderato.

Oggi,  in questa ricorrenza amena, vorrei porre l'accento sulle spigolature del mio carattere che, ahimè, sono molteplici e multiformi. Un esempio? L'intolleranza. Io non odio, non tollero. Odiare è un sentimento sordo, che cova dentro e fa star male chi lo prova. Io, invece, non tollero, non posso tenermelo dentro e questo comporta l'espulsione a 190 km/h del mio pensiero. Anche non richiesto, chiaro. 
Cosa non tollero?
Non moltissime cose, all'onor del vero.
1) La rabbia. Non l'incazzatura normale, proprio la rabbia: avete presente quel sentimento nero incanalato contro un gruppo, un'etnia, una classe o un orientamento politico, sessuale, religioso che sia. Avete presente quel sentimento immotivato, di rivalsa estrema, di insoddisfazione e malcelato disagio che si canalizza contro un qualcosa di distante? Ecco. Siano gli zingari o le unioni civili poco cambia, l'unico denominatore comune è la voglia di focalizzare la propria rabbia contro qualcuno. Specie se pensano che possa essere più felice (o ricco) di loro.

2) Il razzismo. Non mi venite a dire che ognuno ha la sua opinione, il razzismo NON è una opinione, vuol dire solo essere delle emerite teste di cazzo. E non mi venite a tirar fuori mille storie di disagi, furti, lavori rubati, streghe che volano su una scopa, terrorismo, delinquenza, morti di sonno, invasione delle cavallette.
Se sei razzista sei una testa di cazzo e non vai tutelato. MAI.

3) I leoni da tastiera. Casalinghe di Voghera, anonimi impiegati cravattati, grigi addetti delle Poste che in presenza di un social qualunque si trasformano in predatori agguerriti e lottatori senza requie, salvo poi ritornare al loro stato naturale appena gli si paventa un incontro faccia a faccia. O la polizia postale. NB. 5 volte su 10 si tratta di adepti del M5S, 2 su 10 sono vegani tendenti al fruttariano e i restanti 3 sono solo stronzi (o Adinolfi).

4) Il lattosio. Voglio un gelato artigianale fatto come si deve e non posso mangiarlo.
Mannaggiaallaputtanissimalega.

Attenzione: in tutti questi casi il mio collegamento cervello/bocca rischia di essere troppo corto, regolatevi voi.

Io vi ho avvertito


 

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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Il tarlo della lettura





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